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Di Morgan Palmas

Alcune parti di questa terza parte:

“I viaggi sono quelli per mare con le navi, non coi treni. L’orizzonte dev’essere vuoto e deve staccare il cielo dall’acqua. Ci dev’essere niente intorno e sopra deve pesare l’immenso, allora è viaggio”.

“Uno di noi si buttava a correre per scappare da un terremoto, da un bombardamento. Correre senza essere inseguiti era bollire l’acqua senza avere la pasta. Ci passarono davanti concentrati nei loro movimenti, sbuffando controvento”.

E ancora:

“Era rientrato in licenza appena in tempo per trovarsi in borghese nel giorno di armistizio, 8 settembre del ’43, quando l’Italia si era arresa e il re era scappato”. 

Sul+Romanzo+giorno_prima_della_felicita.


Ho osservato con attenzione gli spostamenti in questa terza parte. De Luca, oltre a essere assai visivo, ci strappa nei luoghi, non ci porta con delicatezza. I salti sono numerosi. Stesso dicasi a livello temporale, si passa da un ricordo all’altro senza tregua, senza pause e soprattutto senza avere il tempo di assimilarne uno in maniera completa, impadronendoci del contesto, dei fatti, delle azioni. Ci si sposta nella dimensione spazio/tempo con celerità e le riflessioni (filosofiche?) sono espresse non di rado.

Che cosa ne pensate?

Dal mio punto di vista, la scena di “sesso” è debole, poco coinvolgente, poco studiata. Non passa insomma. È bloccata, distaccata. Non so la vostra impressione.

Confesso di avere difficoltà con questo romanzo di De Luca, finora continuo a dirmi che ne ho apprezzati altri del medesimo autore, questo non lo sento ancora mio. Lo trovo debole, strutturato in modo semplice, in alcuni frangenti quasi banale, sembra che vi sia molto meno lavoro rispetto ad altre opere precedenti.

A mercoledì prossimo, quando avremo finito il romanzo. 

Nel frattempo ho estratto a sorte un libro fra quelli proposti (sia nei commenti sia via mail; vi invito a continuare a proporre titoli). 
Il prossimo testo, una volta concluso quello di De Luca, sarà “Il tempo materiale” di Giorgio Vasta. Per quanto mi riguarda ho già letto questo libro, ma sarà allora occasione per approfondire ulteriormente un testo che ritengo fra i più importanti degli ultimi anni. 

Nessun voto finora
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Commenti

Questa è la parte che mi è piaciuta di meno, perché De Luca fa intuire praticamente il finale.
Per il resto, ancora poche emozioni, la scena di sesso ha deluso anche me.

La prima arte del romanzo l'ho trovata interessante. Poi dalla seconda in poi non ho trovato più nulla di particolarmente degno di attenzione. La terza è poco stimolante. Sono d’accordo con le critiche espresse da Morgan e, in più, aggiungerei anche qualche perplessità sul linguaggio. Ci sono ad es. dei dialoghi che trovo poco verosimili, soprattutto quando il protagonista parla con Anna. Ad esempio, a pag. 62 “Ti ho aspettato fino a dimenticare cosa. Mi è rimasta un’attesa nei risvegli, saltando giù dal letto incontro al giorno. Apro la porta non per uscire ma per farlo entrare”. Qui mi pare che ci sia una forte stonatura, perché questo modo di esprimersi arzigogolato non mi pare appropriato con il modo di parlare del protagonista.

Anch'io trovo che questo romanzo sia strutturato in maniera semplice. L'inizio sembrava promettere di più di quello che poi si è rivelato. Tuttavia lo trovo piacevole, non mi spingerei fino a definirlo banale.

Confesso di non aver altro di De Luca e forse questo influisce sul giudizio. Apro una riflessione con Morgan stimolata da alcuni spunti di amici con cui ho parlato di De Luca: hanno affermato lapidari che una volta letto uno dei suoi libri li hai letti tutti, parla sempre delle stesse cose.
Io non saprei, ma spesso ho avuto la stessa sensazione leggendo alcuni degli ultimi libri di Benni.

Il libro funziona per me che non ho letto altro di De Luca, chi già lo conosce probabilmente si aspettava di più: influiscono così tanto le letture precedenti sul giudizio di un libro?
Em.

"E' così che deve fa uno scrittore?. Non deve fare così. Lo scrittore deve essere più piccolo della materia che racconta. Si deve vedere che la storia gli scappa da tutte le parti e che lui ne raccoglie solo un poco. Chi legge ha il gusto dell'abbondanza che trabocca oltre lo scrittore" così si esprime De Luca a pagina 76. E' un ovvio riferimento alle modalità di scrittura utilizzate in questo libro: limitazione, selezione, elemnti singoli che rimandano a quadri più ampi. Il protagonista vive una vita limitata e infelice, non si permette di alzare gli occhi dalla sua piatta quotidianetà di abbandonato, sembra non avere emozioni. In realtà si permette di alzare gli occhi sul cielo solo attraverso i vetri della finestra di Anna, poi lei se ne va e lui rimane soltanto un pezzo di palazzo, che trova compagnia nel portinaio, un altro bimbo che nessuno ha voluto, un altro pezzo di palazzo. Poi Anna, il cielo, la felicità, arriva, ma nn è come lui se l'aspettava, è violenta (cerca di sottometterlo, strozzarlo), vuole usarlo, non baciarlo. La scoperta dei genitori è sgradita, provoca dolore, crea un buco, una mancanza dell'identità fittizia conseguita. I diciott'anni sono arrivati, improvvisi, e l'unica novità che hanno portato è la necessità di conoscere la violenza attraverso la forma bugiarda di capelli marron glacè e l'avorio di un coltello.
La scena di sesso non è emozionante nè coinvolgente, perchè nè passione nè emozione muovono questo "episodio sessuale", è un atto strumentale, un mezzo per Anna. Lui prova solo dolore e accettazione di lei, subisce la volontà dell'amata rischiando di essere "stritolato"(proprio come da bambino aveva rischiato la vita nel recuperare il pallone pur di essere notato da lei). Ci sono molti strappi e salti, è vero, e credo che la cosa sia funzionale allo stato d'animo del protagonista, in fondo è un pò come se il suo dolore, altrimenti silente o accennato, emergesse da questo alternarsi veloce di fatti che non lasciano pensare. Il protagonista non vuole indagare le sue emozioni e i suoi pensieri, lascia a noi il compito di farlo. Chiede troppo al lettore evidentemente. E rischia dunque di diventare banale. Sabrina Mantini

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