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Print on demand: pubblicare libri senza truffe? – parte 2

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Di Morgan Palmas

[Seguito della parte 1]
Un dato che emerge dalla più recente sintesi del Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia è che a fronte di 10335 case editrici censite, soltanto 2600 circa hanno una presenza organizzata sul mercato e con almeno un titolo venduto. Sembrerebbe che quasi 8000 case editrici vivano nell’oblio. Tenete a mente questo dato.

Il print on demand è un mondo, come dicevo nella parte 1 del post, costituito di mille rivoli, parte di questo mondo non cura gli aspetti che le case editrici tradizionali sono tenute a considerare per stare sul mercato. Pensate al codice ISBN, ovvero una stringa di tredici cifre - frutto di un algoritmo numerico - che identifica in modo duraturo un libro in tutto il mondo e che ha diversi vantaggi per gli addetti ai lavori. Non avere un ISBN è un difetto grave all’interno del mercato editoriale.
Le diverse società di print on demand non garantiscono sempre l’ISBN, tanti servizi aggiuntivi possono essere scelti e acquistati uno a uno (oltre l’ISBN, la messa in vendita nel sito, l’attività di promozione, le tutele legali, ecc).
Il print on demand rappresenta circa il 5% dell’intero settore editoriale, ma con ottime prospettive e ritmi di crescita sostenuti dal vento in poppa.

Alcuni dati per capire le ragioni di tale sviluppo. 

Nel 1990 le tirature medie di un libro si aggiravano sulle 7000 copie, nel 2000 erano 4910, nel 2007 ancora più giù: 3980. Una discesa continua. I libri pubblicati ogni anno aumentano, ma la tiratura media diminuisce. Tenete a mente anche questo dato fondamentale.

Il dato medio di tiratura d’un libro per le grandi case editrici è poco più di 5000 copie. Quindi, piccola curiosità e presa di coscienza: quando sentite uno scrittore famoso bearsi del proprio talento, sappiate che il suo libro avrà probabilmente venduto poco più di 5000 copie, non decine di migliaia o centinaia di migliaia, i fortunati da best seller si contano in poche mani. Spesso il marketing è ingannevole in questi casi.

Inoltre, c’è da considerare che se un romanzo è stampato in 3000 copie, quante poi saranno effettivamente vendute? Alcuni dati oramai costanti negli anni dimostrano che non si raggiunge il 50% in media. Avete presente le copertine in cui si legge: “Stampato in 20.000 copie”, ecco, avete capito. Marketing baby!

Le case tradizionali stanno vivendo da tempo una grave crisi, soprattutto quelle grandi puntano ai libri di una stagione, pubblicità sostenuta e poi arrivederci, oblio, fuori catalogo, o quasi. Bene che vada, invece che subito al macero, si finisce venduti a chilogrammo nei supermercati o negli Autogrill delle autostrade, a chilogrammi, sì. E immagino che pensavate al bar di Roncobilaccio sull’Appennino tosco-emiliano: «Madonna mia quanto vende questo…!», no no, ora sapete per quale ragione, nella stragrande maggioranza dei casi.

Altro dato. Le fusioni e le conquiste societarie sono sempre più la regola fra i tre grandi gruppi editoriali italiani: Mondadori, RCS MediaGroup, Mauri Spagnol. Quindi, potere economico uguale potere “politico” (sui canali di distribuzione ovviamente – inutile dire qui che se spesso nelle librerie vedete le case editrici note in bella vista un motivo c’è… e indovinate quale…) uguale maggiore diffusione dei propri libri uguale migliori investimenti. 
Un gatto che si morde la coda? . In questa situazione le piccole e medie case editrici - soprattutto le piccole - sono costrette a fare miracoli per non finire in rosso (che la cosa resti fra noi… sono quasi tutte in rosso, ma non diciamolo in giro che qualcuno è permaloso).

Riprendiamo brevemente i seguenti dati.

1- Circa 8000 case editrici sembrano non attive. Sembrano.
2- I libri pubblicati ogni anno aumentano, ma la tiratura media diminuisce.
3- I grandi gruppi editoriali schiacciano il mercato assottigliando le fette della torta che si dividono la piccola e media editoria.

Secondo voi, tante piccole case editrici apparentemente non attive e altre invece attive che cosa potrebbero fare per rimpinguare le casse?
Bravissimi, avete indovinato: print on demand! 

Magari con un nome diverso, ma facenti capo al medesimo amministratore delegato (non sempre, sia chiaro).

Velocità, costi bassi, si fa leva sul narcisismo degli scrittori, nessun magazzino, abbattuti alcuni costi di ufficio, ricavi subito senza ritardi dovuti alla filiera di distribuzione, ecc… un business incredibile. Ecco una delle ragioni per cui il settore ha il vento in poppa.

Non solo, c’è altro e soprattutto bisogna fare alcune distinzioni precise per non creare fraintendimenti. Pazientate ancora un po'. 
Sabato vi racconterò altre cose che spero per voi interessanti, preparatevi, altri bocconi amari da mandar giù.
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Commenti

Finalmente un po' di verità. Ce n'era bisogno. grazie.
Concordo sulla maggior parte delle considerazioni esposte.

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