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Print on demand: pubblicare libri senza truffe? – parte 1

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Di Morgan Palmas

[Seguito dell'articolo di ieri]

Il print on demand (POD) - la pubblicazione su richiesta – è un servizio di stampa basato sull’effettiva domanda. Non vi sono copie in magazzino, la tecnologia digitale permette la realizzazione di un certo numero di copie che coincide sempre con la quantità della domanda appunto.
L’eziologia del fenomeno in questo caso è necessaria.

Tutto è iniziato molti anni addietro, i prodromi erano palesi da secoli, le persone desiderano comunicare, fra queste non pochi prediligono la scrittura e/o essa è necessaria per attestare creatività o scientificità. Non è soltanto una questione letteraria.

Si pensi alle accademie. Le pubblicazioni scientifiche rappresentano uno dei mezzi per illustrare risultati di ricerca, vi sono riviste di settore e parametri di impact factor (il rapporto fra la quantità di citazioni di un articolo e il numero di articoli pubblicati nella medesima quantità di tempo, in altre parole l’importanza di uno studio rispetto ai “colleghi” che trattano simili o uguali ambiti di ricerca). Le citazioni, in realtà, nascondono, oltre esimi contributi al sapere, anche pressioni di lobby e alleanze, ça va sans dire, ecco la ragione per la quale a volte uno studio potrebbe non vedersi pubblicato in una prestigiosa rivista, ripiegando su altre meno importanti dal punto di vista dell’impact factor.
Le dinamiche sono complesse, la mia potrebbe sembrare una banalizzazione, non è questo l’intento, rimane però vero un fatto: non sono pochi i ricercatori che vedendosi magari rifiutare articoli per motivi di merito e altre volte per questioni di potere “politico” dal British Medical Journal o da Physical Review - due esempi fra i molti -, tentino di diffondere quanto più possibile i loro studi in altro modo.
Si intuisce quanto il print on demand sia in questo caso un sostegno concreto, sfruttando la tecnologia digitale, oltrepassando laboriosi ostacoli e delicati canali che sono certamente nel 90% questioni di merito, ma non sempre, non lasciamoci travolgere dall’ipocrisia per una volta.

Perché ho citato questo esempio poco ortodosso per parlare di letteratura? Perché il print on demand è un mondo costituito di innumerevoli rivoli, a seconda dell’ambito. Essere consapevoli di ciò permette di comprendere per quali motivi vi sia stata un’onda di sviluppo in tali settori dell’economia, non è solo una questione di una silloge poetica, molto, ma molto di più. E l’effetto volano ha generato il resto.

Nel campo che ci interessa particolarmente, quello dedicato alla letteratura (non accademica), la stampa digitale ha permesso a moltissimi di creare il proprio libro, sia esso un romanzo, una raccolta di racconti, una serie di lettere della nonna o un serissimo saggio di mokṣa induista. La tecnologia ha colmato vuoti non coperti dall’editoria tradizionale, vuoti che concernono sia un mercato in sviluppo come quello della scrittura sia, non di rado coincidenti, temi che trovano humus esplosivo nel narcisismo di tante persone.

Numerose società di print on demand preparano tutti gli ingranaggi di marketing, ma solo alla fine la pubblicazione vera e propria (quando è ordinato il libro): pubblicità on line, comunicati stampa, ecc. 

È un business sul venduto, non sul potenzialmente venduto. 

Ed è un business nei casi di tiratura bassa, nei casi invece di alte tirature i costi della stampa digitale non sono convenienti rispetto alla stampa tradizionale. Tuttavia è evidente che i dati di vendita media di un libro vanno a vantaggio di chi fa tirature minime, nell’ordine al massimo delle centinaia di copie. Qui è il nodo. Si utilizza un mercato vastissimo, dove il narcisismo di tanti scrittori vale 50 o 100 copie di un libro (madre, figlio, parenti, amici, conoscenti, ecc). È una microeconomia moltiplicata su migliaia e milioni di autori.

Non è solo narcisismo. Si pensi all’indipendenza dei diritti, ai guadagni. Serietà vuole che non si creino due categorie ad hoc: da un lato le case editrici “serie”, dall’altro lato quelle print on demand. Gravissimo abbaglio. Gli studi di settore parlano chiaro: la commistione fra i due - un tempo agli antipodi – si manifesta sempre più con il tempo.
Da queste prime informazioni sul print on demand avrete compreso che non si può generalizzare se non con un eccesso di superficialità: le sfere sono intersecate, i fili legati in modi imprevedibili.
Giovedì entreremo nei dettagli, capirete meglio perché ho scritto queste ultime frasi. 

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Commenti

Giovedì entreremo nello specifico, molte le questioni del print on demand.
Avete avuto esperienze simili? Le raccontate?

mi sembra assolutamente interessante, vorrei davvero saperne di più.

Morgan contano le tre copie della mia tesi di laurea da distribuire alle vecchie zie? :-)
Scherzi a parte, personalmente è l'unica forma di print on demand che tollero, insieme alle foto di matrimoni-battesimi-comunioni eccetera e ai libretti personalizzati che faceva una volta la Chicco (o li fa ancora adesso? mah..) quando nasce un bambino. Stop.

Si io ho avuto l'esperienza con http://www.youcanprint.it e devo dire come mi sono trovato benissimo. Stampano, pubblicano e vendono online i tuoi libri davvero. I prezzi sono ottimi e inoltre rispetto almiolibro per esempio ci sono esperti editoriali davvero a tua disposizione. Inoltre se il libro lo ritengono valido con una loro etichetta collegata ti fanno proposte di pubblicazione.

Io mi sono trovata a dover scegliere tra ilmiolibro, & MyBook (consigliata da un amico che aveva già pubblicato) e Youcanp. Ho contattato gli editori, valutato le offerte e i servizi e alla fine mi ha convinta più il secondo http://www.andmybook.it anche loro danno la possibilità di ripubblicare con Caravaggio editore, ma più che altro sono stati gentilissimi e mi hanno dato alcuni servizi gratis. Ovviamente la speranza resta quella di pubblicare con un editore tradizionale, però per ora mi va bene anche così insomma.

Ops ho scritto un papiro per poi leggere che sono messaggi del 2010 :)

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