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Intervista a Teresa Ferri

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Di Morgan Palmas

Buongiorno, vorrei anzitutto chiederle qual è stato il percorso professionale che l´ha portata a insegnare teoria e tecniche di scrittura.

Dopo aver insegnato “Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea”, la mia Facoltà mi affidò l’insegnamento di “Teoria della letteratura”, materia interdisciplinare, in quanto richiede il padroneggiamento non solo della letteratura e delle teorie e metodologie a essa connesse, ma anche di altre materie quali la linguistica, l’estetica, la filosofia, ecc.. Con la riforma universitaria, successivamente, si decise di abbinare alla riflessione squisitamente teorica la verifica sul campo delle suddette teorie, anche con l’istituzione di laboratori di scrittura all’interno dei moduli.

Perché una persona potrebbe o dovrebbe imparare tali tecniche?

Sono tecniche molto importanti da non relegare nel pur ampio ambito del letterario e dell’insegnamento, in quanto consentono la costruzione/decostruzione di qualsiasi testo, dal politico al pubblicitario, al giornalistico, al forense. Appropriarsi di queste tecniche non consente soltanto di smontare un testo altrui e/o elaborarne con consapevolezza uno proprio, letterario o non, ma soprattutto salvaguarda dal rischio di farsi ricettacoli passivi di spot e messaggi tesi a manipolare il ricevente e a farne un cieco e obbediente destinatario.

Quanti suoi allievi sono riusciti poi a pubblicare una loro opera?

Per quel che mi risulta, hanno già pubblicato raccolte di poesia 5 miei tesisti, cioè studenti che nel corso degli anni si sono laureati con me e inoltre uno che sta attualmente preparando la sua tesi. Poi avrei anche un “allievo” incrociato sul web, quindi virtuale almeno agli inizi, che ha pubblicato, e con successo, ma preferisco non farne il nome, anche se è lui stesso a considerarsi tale. Provvederà lui stesso se lo riterrà.
Comunque tutti i miei ex tesisti, una volta laureatisi, hanno fatto i concorsi e li hanno vinti: ora insegnano e sono di ruolo. I più recenti purtroppo non hanno avuto e non hanno ancora neppure la possibilità di sottoporsi a concorso, in quanto non ne bandiscono da anni.

Crede che per pubblicare con una grande casa editrice conti più il merito o la "conoscenza" di "qualcuno"? Quali percentuali fra le due?

Il merito oggi non conta più nulla purtroppo, in nessun campo.

Se crede nel merito, quali sono le sue azioni quotidiane per favorirlo?

Credo profondamente nel merito anche se sono cosciente che oggi è una pura utopia. Cerco innanzitutto di essere giusta e di risvegliare quotidianamente l’interesse nei miei studenti, mirando non solo ad ampliare i loro orizzonti sulle teorie e sui testi letterari (lavoro per cui vengo retribuita), ma soprattutto impegnandomi a comunicar loro la mia passione per la lettura e la scrittura, per il letterario in senso ampio. Un mio obiettivo-cardine è che si approprino della parola, che mettano in discussione tutto, a partire da quel che dico, che sottopongano a riflessione tutto quel che sentono o leggono e che non si limitino a prestare distrattamente orecchio e a prendere appunti meccanicamente. La passione è fondamentale. Contemporaneamente, mi adopero anche a non accendere in loro illusioni che potrebbero danneggiarli in seguito, vista la situazione aberrante in cui versano l’università, lo studio, la cultura, e anche per questo, in vista del loro futuro lavorativo, cerco di farne soggetti attivi, pensanti e partecipi.

Che cosa pensa della scuole di scrittura creativa italiane se riflette in termini di qualità?

Anche qui il discorso sarebbe ampio e potrebbe risultare impopolare. Quando parlo di “passione”, essa si riferisce esclusivamente all’oggetto letterario (nel mio caso) e non passeggia per i mercati del paraletterario.

Ritiene che blog come Sul Romanzo possano essere utili in tale senso e quali sono i rischi all´orizzonte per le proposte on line?

Un blog come “Sul Romanzo” è utile per svegliare e/o tener vivi gli interessi, ma certamente c’è il rischio, che poi si corre ovunque sul web, di essere saccheggiati, visti il dilettantismo, la scarsa preparazione, l’assoluta mancanza di idee, di cui sono malati i nostri giorni. Inoltre occorrerebbe stare attenti a non fomentare illusioni e, nello stesso tempo, a impedire immotivati narcisismi. La ormai lunga esperienza maturata sul web mi ha portato a vedere tante tante cose molto opinabili e in diversi casi ho avuto anche il piacere di veder uscire “mostri” dallo schermo (meglio scherzarci su).

Escluso lei, ci indichi qualche nome di insegnante di scrittura creativa in Italia che reputi professionale e originale, anche in ambito accademico.

Io ebbi modo di seguire dei corsi di Raffaele Crovi e mi piacquero molto: seri e rigorosi. Poi ricordo con entusiasmo un ciclo di conferenze tra teoria e pratica letteraria tenuto dal poeta Andrea Zanzotto nell’ambito appunto di quello che è stato il primo Laboratorio di scrittura in Italia: splendido. Zanzotto è fine teorico, oltre a essere un grande poeta.

Quale consiglio darebbe a una persona che sta decidendo come valutare la serietà di un corso di scrittura creativa, non universitario?

Consiglierei di leggere, leggere, leggere molto i classici e accompagnare tali letture con lo studio delle teorie e delle metodologie letterarie. Se poi volesse seguire uno di questi corsi, beh si dovrebbe informare capillarmente e a largo raggio. Voglio sperare che ce ne sia qualcuno serio.

La ringrazio e buon lavoro.
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Commenti

bellissima testimonianza di rispetto e onestà nei riguardi dell scrittura. scrivere è un mestiere che, in quanto tale, richiede gavetta e fatica. lo avevo scritto in un mio articolo su "la palestra della scrittura" http://www.palestradellascrittura.it/dettaglio.aspx?ID=ELE0000398 grazie morgan, come sempre
geraldine

Grazie a Morgan e a Teresa Ferri.
Sara

@Geraldine: ringrazio io, lo sai.
@Sara: è tutto un ringraziamento qui :)

Un'intervista disvelante, oserei dire, anche se per me non più tanto... Ma solo perché sono "l'allievo incrociato sul web" :))) e gli argomenti sulla scrittura qui trattati sono stati - e sono - oggetto di tante discussioni con Teresa.
Beh, ormai sono molti anni che ci conosciamo. Quando ci siamo incontrati, io e Teresa, avevo pubblicato solo "Il Settimo Senso" (una raccolta di 20 poesie).
Custodisco gelosamente tutti gli appunti che Teresa mi fece sulla prima versione di Pozzoromolo (parlo di 5, 6 anni fa): allora si intitolava "Amore di DOnna". E poi il lavoro con i miei "Esercizi sulla madre" (ricordi Teresa? Gli ultimi appunti sulla versione definitiva me li hai fatti a Fiuggi, a settembre del 2005, che fra me e te ci siamo fumati 45 sigarette in 4 ore :))))

Per me è stata una fortuna. Teresa mi ha spronato, insegnato, corretto, rispettato.
Siamo amici, certo. Ma conoscendola so che tutto quello che ha fatto per me è solo perché ha creduto nella mia scrittura.
Teresa infatti è 'terribile' da questo punto di vista (e meno male!). Lo dimostra anche il fatto che su "Acqua Storta" (il mio primo romanzo) mi ha fatto tutta una serie di appunti, anche a romanzo pubblicato :))), non tutti positivi :)

Ogni volta che ho un dubbio, ogni volta che mi prendono i diavoli e non riesco ad avere lucidità, basta una telefonata a Teresa. lei mi ascolta, mi spiega, mi indirizza, e mi rassicura. Con Pozzo ad esempio, a 3 gg prima di andare in stampa, lei mi aveva fatto notare l'uso improprio di alcuni vocaboli per il registro usato in Acqua Storta. Ebbene, ho bloccato tutto, e mi sono rivisto le bozze già chiuse di Pozzo.
A volte lei mi fa notare che ho reiterato un errore, e io mi arrabbio con me stesso, mi infurio più che altro, perché penso di essere proprio una testa dura su certe cose. Lei invece mi rassicura. Una delle cose che mi dice sempre è "La scrittura è piena di trappole", quasi a consolarmi certo, ma questo mi ha anche insegnato che, una volta scritto un testo, bisogna prenderne anche distanza per 'lavorarlo'.

Grazie Teresa, te lo dico anche qui.
E grazie a Morgan per questa intervista

Gino

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