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Intervista a Silvia De Marchi - editor Mangrovie Edizioni

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Di Morgan Palmas

Buongiorno, vorrei anzitutto chiederle qual è stato il percorso professionale che l’ha portata a divenire editor in una casa editrice.

Io sono stata una persona molto fortunata! Ho iniziato facendo un corso di formazione editoriale dopo la laurea, finito il corso ho saputo da un amico scrittore che la sua casa editrice cercava laureati per uno stage di selezione per editor e ho mandato il CV. Sono stata selezionata e ho superato lo stage.
Difficile è entrare in questo mondo, poi, chi resiste, trova in qualche modo una propria collocazione.
La mia passione per l’editoria è sbocciata mentre scrivevo la tesi di laurea in filosofia, mi sono accorta di provare un certo piacere nella cura maniacale dei dettagli, della forma, della scelta del font e dell’impaginazione, nel dare un’omogeneità alla stesura delle note…
Lavorando in una casa editrice, soprattutto in una piccola come la mia Mangrovie Edizioni, si capisce però ben presto che il lavoro di editor non è solo quello meramente intellettuale del correttore di forma e concetti… è altrettanto nobile e importante fare i pacchetti per spedire i libri, montare lo stand in fiera, farsi spiegare come funziona la stampa dal tipografo, insomma, c’è un fare molto concreto anche nel lavoro dell’editor.

Esistono un percorso standard o canali privilegiati oppure ritiene che vi siano più possibilità per diventare un editor?

Mah, io vedo che oggi molti ragazzi entrano in una redazione grazie allo stage che segue dopo un corso di formazione editoriale. Se c’è uno “standard” forse è questo… è anche vero poi che le case editrici sono spesso a gestione familiare e dunque i criteri di assunzione dipendono anche molto dalla rete di legami e conoscenze dell’editore stesso.

Come è in concreto la sua giornata lavorativa? Quali sono le sue specificità imprescindibili?

La cosa bella del mio lavoro è che in effetti non c’è una “giornata tipo”. C’è senz’altro una piccola routine quotidiana ma il lavoro varia molto a seconda del periodo dell’anno e delle esigenze del momento. La mia giornata inizia di solito con la lettura della posta elettronica, poi mi divido tra gli editing da portare avanti e i dattiloscritti da valutare. Poi ci sono le incombenze quotidiane che possono essere appunto la spedizione delle copie omaggio per i giornalisti, la chiusura delle copertine, la scrittura di una quarta di copertina, telefonate o incontri col tipografo… sono abbastanza puntigliosa e mi piace controllare personalmente la costruzione del libro, le bozze di stampa e l’allestimento!

Nel mondo editoriale vede più merito rispetto al “sistema” Italia o reputa invece che il pensiero comune dell’amata raccomandazione sia purtroppo la via più comune? Quali percentuali fra le due?

No, non credo che nel mondo editoriale ci sia un grosso problema relativo alle raccomandazioni. Come spiegato, spesso le aziende sono a gestione familiare, dunque che i famigliari dell’editore o editrice lavorino nell’azienda di famiglia non la leggerei come una pratica di raccomandazione, mi sembra cosa tutto sommato normale.
Inoltre, dato che l’obiettivo delle casa editrici, come di tutte le aziende, è di avere un utile, un fatturato attivo, e dato che raggiungerlo in un’impresa culturale costa davvero sudore e fatica, nessuno può permettersi il lusso di mantenere una persona in redazione solo perché raccomandata.

Se crede nel merito, quali sono le sue azioni quotidiane per favorirlo?

Mah, io credo nel merito nel senso che credo nelle cose belle e fatte bene. Sono convinta che un buon lavoro alla fine lasci il segno e chi lavora bene prima o poi abbia la sua occasione per dimostrarlo. Sono una romantica in questo! :)
Le mie azioni quotidiane sono limitate a quanto in mio potere… io valuto dattiloscritti e ovviamente ricevono la proposta di contratto solo quelli che secondo me hanno davvero un valore letterario.

Che cosa stima in uno scrittore esordiente e che cosa invece detesta?

Negli esordienti apprezzo molto, anzi moltissimo l’umiltà, la capacità di fare squadra con la casa editrice, l’intelligenza di capire che il lavoro non finisce quando il libro va in stampa ma è proprio lì che inizia sul serio. Un buon autore è quello che “si sporca le mani”, è disponibile a mettersi in gioco.
Al contrario la saccenteria è molto fastidiosa e impedisce di lavorare bene sul testo, sia per quel che riguarda l’editing che per la promozione.

Quali sono le qualità di Mangrovie Edizioni e le prospettive?

Mangrovie Edizioni è una bella scommessa! È una casa editrice che ha scelto una linea editoriale chiara e molto specifica. Noi pubblichiamo scrittori migranti, cioè scrittori stranieri, immigrati, che hanno scelto la lingua italiana come lingua d’espressione letteraria. Pubblichiamo inoltre saggi e scritti sull’intercultura e reportage.
Credo molto nella letteratura della migrazione, nella nuova letteratura italiana prodotta da questi italieni, uomini e donne che vengono in Italia con lo loro valigia piena di cultura, saperi, sapori e rivivificano la lingua italiana reinventandosi in essa. La loro mi sembra la proposta letteraria più interessante al momento, non è un caso che molte case editrici grandi come l’Einaudi o medie ma di belle speranze come E/O stiano dedicando loro una particolare attenzione.
Mangrovie Edizioni sta scommettendo su questo, sul futuro creolo e meticcio della letteratura italiana, e questa mi sembra una gran bella sfida che ci impegnerà per molti anni!

Che cosa pensa delle case editrici a pagamento?

Enrico Berlinguer parlava di idee lunghe e idee corte. Mentre le prime viaggiano verso il futuro e fanno propria una logica di progettualità, le seconde, le idee corte si esauriscono nel breve periodo. Pubblicare a pagamento è in questo senso un’idea corta, ingrassa al momento le casse della casa editrice ma la depaupera di dignità, ingrassa l’ego dello scrittore che si vede finalmente il dattiloscritto pubblicato ma ne diminuisce lo spessore.

Un consiglio a chi vorrebbe intraprendere l’attività di editor.

Leggere molto, la lettura rafforza la tenacia e la pazienza, sviluppa il senso estetico letterario; inoltre credo sia importante nutrire una vivace curiosità per l’ambiente editoriale, frequentare le fiere del libro, conoscere le case editrici e i loro progetti.

La ringrazio e buon lavoro.

Grazie a lei per avermi dato questa opportunità!
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