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Di Morgan Palmas

Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

Ci sono due tipi di bambini: quelli che giocano e quelli che leggono.
Io non ero molto bravo a socializzare e leggevo: prima fumetti, poi i libri di mia sorella maggiore... La lettura era un'esperienza talmente forte e totale, che non vi era differenza tra quello che leggevo e quello che immaginavo. E quasi subito ho cercato di mettere su carta le storie che sognavo a occhi aperti. Ho cominciato a scrivere alle elementari, brevi raccontini. Poi alle medie. Non ho più smesso, anche se le prime cose che ho pubblicato, intorno ai vent'anni, sono stati articoli per quotidiani e riviste. La fiction è arrivata dopo.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Istinto creativo. Quando comincio un romanzo, so cosa voglio dire e
dove voglio andare, ma non so come ci andrò. Invento lo scenario e una
trama, e lascio che siano i personaggi a muoversi dentro di essa.
Cerco di sentire le loro voci. Non faccio scalette e tracce precise,
se non quando arrivo verso la fine del romanzo, per vedere se torna
tutto. A quel punto, spesso sono costretto a riscrivere. La mia
scrittura è immersiva, come lo era la lettura da bambino, io sono lì
con loro. Poi, certo, esiste anche la razionalità. Intanto nelle
premesse: la trama deve stare in piedi, altrimenti non comincio a
scrivere. Poi nel giudicare severamente quello che ho fatto. Sono un
buon editor, anche di me stesso, per quanto ho sempre bisogno di un
occhio esterno per chiudere il lavoro.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

Io scrivo sempre, solo che non scrivo solo romanzi. La mia attività
comprende anche quella di sceneggiatore e blogger (per non parlare del
lavoro editoriale). Questo fa sì che spesso il mio lavoro sia
frammentario: comincio a scrivere qualcosa, sono costretto a
interrompermi, lo riprendo. L'unica fase davvero "uniforme" è quella
di chiusura di un romanzo. Dura circa un mese e scrivo solo quello. Ma
per me scrivere non significa stare davanti al computer. Prima scrivo
in testa, di solito la mattina nel dormiveglia, o la sera prima di
addormentarmi. E' lì che costruisco i passaggi che di giorno
trascrivo. Ma le idee mi arrivano in ogni momento. Comunque, ho ritmi
da impiegato modello. Comincio a scrivere intorno alle 8 e trenta del
mattino, e smetto intorno alle venti. Tranne il sabato e la domenica,
che scrivo solo il pomeriggio o la mattina tardi. Ma sono circa tre
anni che non stacco, nemmeno in vacanza. Adesso mi sa che lo farò,
terminata la sceneggiatura che sto scrivendo e dopo aver buttato giù
la trama del prossimo romanzo.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Ho bisogno di solitudine e silenzio. E poi di sigarette e caffé. Tutta
roba banale, come vede. Ultimamente sono passato alla sigaretta
elettronica, con poca soddisfazione. Ma me l'ero ripromesso una volta
terminato l'ultimo romanzo.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Io ho rubato tutto quello che potevo rubare, dai grandi e dai piccoli.
Non frequento cimiteri e non costruisco altari. Ma non mi considero
un artista, solo un artigiano delle parole.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove laletteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

Diciamo che gli sceneggiatori sono concentrati a Roma, mentre gli
scrittori sono sparpagliati. Il dibattito letterario mi sembra che sia
su Internet ora, ma lo trovo orrendamente palloso e avvitato su se
stesso.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

Entrambe le cose. La scrittura paga i miei conti e i miei capricci, e
mi ha permesso di incontrare persone e frequentare ambienti dove, con
le mie origini proletarie, non avrei potuto accedere in altro modo. Ma
mi ha anche reso un disadattato e un asociale, chiuso nel suo buco
pieno di fumo e cazzate.

La ringrazio e buona scrittura.

Grazie a a lei.

Il mio sito è www.sandronedazieri.it
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Commenti

Morgan, complimenti
bella intervista!

Ciao Sandrone, e buon lavoro
Claudia

Mi piace molto Dazieri, che leggo spesso. Nelle sue risposte trovo coerenza con ciò che scrive nel suo sito o nei blog, e ciò mi piace molto.

Complimenti per l'intervista e un saluto a Sandrone Dazieri di cui seguo il blog con molto interesse :) e che un giorno spero di incontrare.

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