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Di Morgan Palmas

Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

Ero in mezzo a un campo di tabacco, lo stavo raccogliendo. A un certo punto, durante la pausa per la colazione, avevo intorno ai 9 anni, ho pensato a mia zia Annamaria. Ho tirato fuori una penna dalla tasca, tutta rosicchiata, e ho scritto un pensiero per lei sulla carta che avvolgeva il mio pezzo di pane e pomodoro. Portarsi una penna da casa? In mezzo a un campo di tabacco? E per cosa? Nel momento in cui mi sono fatto queste domande, ho capito che scrivere era una delle mie priorità.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Esattamente al centro. Io scrivo molto, tantissimo. Quando metto le mani sulla tastiera ho in mente solo l’inizio e la fine. Il resto è estemporaneo. Questo è il primo ‘ciclo’, in questa fase produco il 70% della versione definitiva del testo. Io adotto un metodo a spirale, qualcosa che ha a che fare con il ciclo di produzione di un software. Questo metodo, in poche parole, parte da una sorta di prototipo del testo. Per me ci sono 4 fasi. Nella prima fase penso alla storia, ai personaggi, all’intreccio, alla struttura, alla lingua, all’ambientazione, alla location… La seconda è la prova su carta, scrivo quello che mi viene, partendo dall’output della prima fase. La terza fase consiste nel produrre una serie di osservazioni su quello che ho scritto, individuando modifiche e tuning da effettuare. La quarta è una fase di test, ossia leggo ad alta voce quello che ho scritto, sovente insieme al mio editor. Questo è per me un ciclo. Il primo di questi cicli è quello più lungo, più complicato, e sicuramente quello più creativo. Poi procedo per raffinamenti successivi, ossia ripercorro le fasi dell’intero ciclo più e più volte, fino ad arrivare al prodotto finale, razionalizzato.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

Macché. Diceva Pasolini: “per essere poeti ci vuole molto tempo”, e io non ne ho. Evidentemente Moravia faceva un solo mestiere. Io, come molti altri autori, ne faccio più di uno per sbarcare il lunario. In sostanza, credo molto all’urgenza. Le cose che ho scritto per me erano urgenti, non potevo permettermi di non scriverle. A volte penso di lasciare il mio lavoro di informatico, dedicandomi esclusivamente alla scrittura. Avrei più tempo, mi gestirei meglio il sonno, berrei di meno e avrei una vita sociale decente (con il lavoro che faccio, e la scrittura, davvero non me ne resta molto). Poi ci ripenso. Sento gli altri colleghi che fanno solo questo di mestiere, che sono completamente stritolati dal meccanismo editoriale. E poi mi accorgo di come il ‘mestiere’ ha devastato la loro scrittura (se devi ‘mangiare’, a volte sei costretto a scrivere cose - e di cose – che non ti interessano, che non ti piacciono).

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Delle sigarette. Ne fumo una cinquantina al giorno. Del caffè. Puntuale sulle bozze verso almeno un paio di litri di caffè (sono maldestro alla scrivania). Come dice la mia editor, che vive tra l’altro nella mia stessa casa, la macchia a pagina 1 è il mio marchio di fabbrica, il mio Java-imprimatur. Senza sigarette e senza caffè divento ansioso, non ragiono, mi innervosisco.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Nel corso di un anno, in relazione a quello che leggo, non mi faccio mai mancare un ‘classico’. Prima leggevo solo cose di autori morti. Da una decina d’anni, invece, leggo tutto quello che mi capita a tiro (oddio, non proprio tutto). La relazione? Non penso sia cambiata molto. Uno scrittore, uno scrittore che fa sul serio, non prescinde dalla Letteratura, non se lo può permettere e, soprattutto, se la va a cercare. Poi ci sono gli autorucoli, quelli che hanno letto tre libri nella loro vita e pensano di poter scrivere. Anzi: credono di essere la quintessenza della scrittura, che il mondo non aspettava altro che le loro parole. Leggere, leggere, leggere. Ma non solo lettura. Oggi l’arte è interdisciplinare, e la scrittura – più che nel passato – è intertestuale.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

La piazza virtuale è il luogo ideale d’incontro. Sì, esistono luoghi geografici, reali, dove scrittori si incontrano, parlano, anche se interagiscono poco (quando incontri uno scrittore, ti dice: “Ciao, come sto? Hai letto il mio libro? Che ne pensi?”, in successione così). Questo succede a Napoli, a Roma, a Milano, a Bologna… Ma quest’assetto, un po’ nostalgico, un po’ bohemien, fortunatamente sta scomparendo. La velocità del nostro tempo impone un confronto più immediato, filtrato da uno schermo (e non è un male, a volte). Il mio primo contatto, con quasi tutti gli scrittori che conosco, è avvenuto sul web. E il primo contatto è stato sempre ed esclusivamente un mutuo interesse per la scrittura, null’altro, né narcisismi, né scambi egocentrati.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

‘Scrivere’ ha fatto molto di più che migliorarmi. La Letteratura e la Matematica mi hanno salvato, salvato anche i miei sogni, i miei desideri.

La ringrazio e buona scrittura.
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Commenti

'Scrivere’ ha fatto molto di più che migliorarmi. La Letteratura e la Matematica mi hanno salvato, salvato anche i miei sogni, i miei desideri.

Cosa leggere di più intellettualmente onesto a inizio giornata? Tanti auguri a Luigi Romolo Carrino e alla sua scrittura, che conserva integro e intenso il profumo di quelle foglie di tabacco, l'odore dell'infanzia.

Teresa Ferri

bella intervista, davvero... però Luigi, cerca di fumare meno!!
Renato

sono d'accordo: meno sigarette e caffè!:-)
bello il tuo inizio, e classico: si parte sempre da "noi" e poi ci si guarda intorno.
Complimenti. Clara Spada(hailettoimieilibri:-)?)

Mi associo alla Ferri, mi si stringe il cuore a pensare il povero Carrino tutto incatramato dentro!

trovo che le interviste agli scrittori siano tutte affascinanti e questa è perfetta.Auguri a Carrino Francesca Foglia

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