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Di Morgan Palmas

Buongiorno, vorrei anzitutto chiederle qual è stato il percorso professionale che l’ha portata a divenire editor in una casa editrice.

Buongiorno a lei e grazie per il suo interesse. Il percorso che mi ha condotto negli anni fino a raggiungere la posizione di editor in Bel-Ami Edizioni non è unico. Solitamente chi ricopre questo ruolo è partito da un percorso di propensione letteraria ancor prima delle scelte professionali. Difficilmente si possono trovare editor di ruolo che non abbiano avuto un passato da forte lettore o che non abbiano avuto almeno due o tre racconti nel cassetto in attesa di un giusto destino editoriale. Nel mio caso questo tipo di approccio ha favorito tutto il resto. Fin da piccolissimo, quando entravo nelle librerie prendevo in mano il testo, leggevo la quarta di copertina, davo un rapido sguardo all’interno e poi lo riposavo, carezzando la copertina. Ora mi fa sorridere ripensare a queste scenette, ma sono proprio questo tipo di reazioni personali che successivamente mi hanno spinto ad iscrivermi al liceo classico per poi andare a studiare lingue e civiltà orientali alla Sapienza di Roma e quindi decidere per un master in editoria libraria a cui hanno fatto immediatamente seguito un corso di specializzazione per redattore di casa editrice e lo stage successivo. Dal punto di vista professionale il master presso Via Ripetta a Roma mi ha fornito molti strumenti utili per il mestiere che svolgo. Ma la differenza nel tempo l’ha fatta l’esperienza nelle molte case editrici dove ho lavorato. Ho ricoperto vari ruoli negli anni: traduttore, responsabile commerciale, responsabile marketing, addetto alla comunicazione strategica, lettore, soggettista per copertine e redattore esterno. Ognuno di questi incarichi mi ha regalato una capacità specifica che ho potuto utilizzare per il ruolo successivo, anche quando in apparenza le aree d’interesse risultavano profondamente differenti.

Esistono un percorso standard o canali privilegiati oppure ritiene che vi siano più possibilità per diventare un editor?

Non ho mai creduto nelle standardizzazioni, tanto meno in ambito editoriale. Una risorsa umana che sia in grado di scrivere in un ottimo italiano, che abbia un’eccellente visione strutturale di monografie o periodici con cui cimentarsi e che soprattutto abbia la grandissima dote di saper ascoltare e capire quello che un aspirante scrittore sta cercando di esprimere su carta, a mio giudizio ha tutte le carte in tavola per diventare un brillante editor. Chiaramente l’esperienza sul campo è necessaria, ma questo prescinde dalle varie strutture professionali che da cinque anni a questa parte abbondano nel mercato professionale. Personalmente ho avuto modo di frequentare dei corsi di specializzazione, ma nel caso in cui non fossi riuscito a mettere da parte la somma necessaria per iscrivermi al master e al corso di specializzazione, non avrei comunque rinunciato ad intraprendere questo tipo di carriera. A tal proposito va ricordato che la storia è piena di grandissimi esempi di grandi scrittori che hanno lavorato in casa editrice forti solo della loro capacità di narrare. L’aspetto basilare in questo lavoro è saper comunicare. Capire e trasmettere è fondamentale se si vuole diventare editor.

Come è in concreto la sua giornata lavorativa? Quali sono le sue specificità imprescindibili?

Concretamente la mia giornata non può prescindere dalla lettura di qualche manoscritto. Lo scambio con gli autori è molto frequente ed essenzialmente si svolge tramite mail e qualche telefonata ogni tanto. Nei miei progetti mi piace molto curare il rapporto con gli aspiranti scrittori e anche se a volte occorre insistere su delle correzioni che trovano difficoltà ad essere accettate, in linea di massima riesco a sintonizzarmi abbastanza correttamente sulla lunghezza d’onda degli autori. Inoltre, venendo comunque da un ambito linguistico io ho anche il compito di promuovere gli autori nostrani all’estero o, viceversa, svolgo anche tutte le azioni necessarie per acquistare un titolo straniero per pubblicarlo qui in Italia. Pertanto, nell’ambito della giornata lavorativa, la mail o la telefonata in lingua occupano comunque un loro spazio. A questi scambi con l’esterno vanno aggiunti i confronti interni alla nostra struttura editoriale. Essendo una realtà giovane e costantemente in divenire, nella Bel-Ami Edizioni prediligiamo il costante scambio di opinioni in relazione ai vari compiti da affrontare volta per volta. Andiamo avanti per progetti che possono riguardare un titolo in scadenza, un autore da promuovere, dei corsi professionali da organizzare, una presentazione da allestire; in tutti questi casi il confronto e la “contaminazione” ci aiutano a perfezionare e rifinire la “nostra creatura”. Punto di riferimento in questo contesto multifunzionale è la figura di Cristiano Sabbatini, Amministratore Unico della Bel-Ami Edizioni, che interessandosi di ogni progetto da un lato ci aiuta nella realizzazione finale dall’altro migliora lui stesso le sue conoscenze in ambito editoriale. Credo che sia una scelta intelligente. Le case editrici in cui l’editore è molto lontano dai progetti che la sua struttura porta avanti non risultano mai molto affidabili.

Nel mondo editoriale vede più merito rispetto al “sistema” Italia o reputa invece che il pensiero comune dell’amata raccomandazione sia purtroppo la via più comune? Quali percentuali fra le due?

Credo che il sistema della parolina giusta al momento giusto sia ancora molto comune, ma non credo sia l’unica maniera per entrare nel mondo editoriale. Ho visto, nel corso degli anni presso vari editori, alcuni casi di elementi che si trovavano su un posto di lavoro grazie ad un “santo in paradiso”, ma oggettivamente erano pochi esempi rispetto al numero di persone che lavoravano all’interno dell’azienda. Vede, l’editoria è uno di quegli ambiti dove la passione, anche se non sempre, conta ancora tanto. Chi sceglie questo lavoro non lo fa per ripiego. Dunque chi ha le capacità per lavorare in questo settore di solito è in grado di emergere da solo senza ricorrere a fattori esterni. Diversamente le raccomandazioni intervengono in altre aree, là dove un elemento non potrà mai emergere da solo.
Per quanto mi riguarda io ho inviato un Curriculum Vitae al Direttore Editoriale di Bel-Ami Edizioni e dopo una settimana mi hanno chiamato per un colloquio. È tutto.

Se crede nel merito, quali sono le sue azioni quotidiane per favorirlo?

Il bello di questo lavoro è che ogni giorno si ha la possibilità di migliorarsi. Una scrittura particolarmente elaborata, una telefonata particolarmente “tecnica” con dei colleghi a Parigi, uno studio intenso sulla regolamentazione delle pubblicazioni spagnole, sono tutti esempi di attività che raffinano le proprie capacità e rendono più duttile la mente. Nel promuovere un autore o nel correggere la struttura di un testo l’editor sta lavorando con più menti simultaneamente, calandosi ora in un personaggio, ora nell’autore e quindi nel posto dove entrambi faranno la loro comparsa al pubblico. Inoltre lavorando a questi progetti si è sempre proiettati nel futuro, perché bisogna sempre cercare di comprendere ed anticipare la prossima reazione e rispondenza di un pubblico di lettori di fronte ad una presentazione, ad una intervista oppure alla semplice immissione del titolo sul mercato librario. In sostanza è il lavoro stesso, se svolto seriamente, che spinge le forze lavoro a migliorarsi. In tal senso non sono io a favorire la meritocrazia, ma è la gente “di merito” che sarà in grado di farsi notare e quindi di essere scelta per incarichi di una responsabilità sempre crescente.

Che cosa stima in uno scrittore esordiente e che cosa invece detesta?

In questo sarò banale. In generale stimo molto l’umiltà e detesto l’arroganza. Ma questa credo che sia la risposta che la maggior parte degli editor fornisce a questo riguardo. Un esordiente deve avere l’umiltà e la pazienza di ascoltare le persone che seguono la loro fatica letteraria. Lo scambio è importante nella mia concezione di lavoro. Anzi, tra i colleghi delle altre case editrici che ricoprono questo ruolo io sono uno di quelli più “lenti”, proprio perché amo molto curare il rapporto con gli autori cercando di intervenire meno possibile di mia mano e quindi prediligendo il lavoro in concertazione. Tuttavia quando una struttura, un’espressione o un concetto non trovano validità nell’economia del testo bisogna avere l’umiltà di comprenderlo e quindi modificare la stesura. Sembra facile a dirsi, ma non lo è quasi mai. Comunque amo gli esordienti che hanno, per dirla con un’espressione che io e l’editore apprezziamo molto, “una buona visione di gioco”.

Quali sono le qualità di Bel-Ami Edizioni e le prospettive?

Le qualità principali della nostra azienda sono la concretezza e la rapidità con cui si è affacciata sul mercato. In poco più di un anno abbiamo realizzato un buon numero di pubblicazioni e siamo riusciti ad essere presenti alla fiera del libro di Roma e del Cairo. Cristiano Sabbatini è una persona molto fattiva e oltre alle sue capacità personali ha avuto il merito di circondarsi di una squadra composta da elementi validi che, a buon bisogno, hanno anche l’abilità di avvicendarsi nei ruoli predisposti. Analizzando i passi compiuti in questi pochi mesi di attività le prospettive sono davvero incoraggianti, tanto nelle pubblicazioni generaliste quanto in quelle di settore: nel catalogo infatti c’è anche un esempio di manualistica universitaria. Gli autori avvicinatisi alla Bel-Ami Edizioni sono tanti e alcuni di loro vantano già delle pubblicazioni pregresse. Non credo sia frutto del caso questo progressivo e crescente interessamento verso la nostra struttura, includendo in questo discorso anche il vostro blog “Sul Romanzo”.

Che cosa pensa delle case editrici a pagamento?

Si tratta di un sistema che in casa editrice nessuno di noi condivide. L’editoria va aiutata, non va ostacolata. Se un editore non se la sente di investire su un aspirante scrittore, non lo deve fare. Tuttavia se decide di rischiare potrà partire con un limitato numero di copie, potrà coinvolgere maggiormente l’autore invitandolo a darsi da fare nella sua area geografica, ad esempio implementando il passaparola oppure nei casi di maggior coraggio potrà proporre una percentuale molto bassa all’esordiente, ma domandare soldi (e spesso sono davvero tanti) ad un autore che in potenza potrebbe davvero fare la differenza, trovo che sia controproducente per l’intero settore. È chiaro che l’autore va esaminato scrupolosamente, ma una volta risultato idoneo e degno di nota o si rischia o si rifiuta. Non ci sono altre vie di mezzo.

Un consiglio a chi vorrebbe intraprendere l’attività di editor.

Prima imparate a leggere. Leggere seriamente, guardare oltre le righe. Capire il messaggio, capire se è ben trasmesso questo messaggio. In sostanza prima bisogna davvero imparare e amare la propria lingua. Successivamente si dovrà lavorare sulla comunicazione. L’editoria non consta nella vendita di un oggetto, ma si configura come la trasmissione del messaggio che quell’oggetto comporta. Sui testi (universitari o generici che siano) si formano le generazioni e le classi dirigenti di un Paese. Pertanto è importante farlo bene questo lavoro.

La ringrazio e buon lavoro.

Grazie a Lei per la sua attenzione.

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