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Il lume dell'aspirante scrittore - Punteggiatura (parte prima)

di Annalisa Castronovo


Come scrive Federico Roncoroni: «La punteggiatura o interpunzione è l’insieme dei segni convenzionali che servono a regolare e a scandire, nella pagina scritta, il flusso delle parole, delle frasi e dei periodi, in modo da riprodurre il più fedelmente possibile le intonazioni espressive del parlato». Il termine convenzionale implica un’intesa, un comune accordo. Tale accordo ritengo che vada rispettato, pur tenendo presente che esiste un margine di libertà, benché minimo. Insomma, non ci si può alzare una mattina con l’idea di reinventare il codice scritto, avendo la presunzione di essere capiti dai lettori o – peggio – di essere nel giusto in nome di un magico flusso che ci pervade, chiamato stile o “creatività”. Non tutti si chiamano James Joyce e poi per trasgredire da una norma a ragion veduta occorre conoscerla. Perciò andiamo al punto (lo so: pessimo gioco di parole!).

Il punto /./ si usa per indicare una pausa lunga, uno stacco netto, la chiusura di un argomento, la fine di una frase o di un periodo. Inoltre, serve a segnare delle abbreviazioni (ad esempio ecc. ed etc. stanno per eccetera ed et cetera oppure dott. e dott.ssa per dottore e dottoressa) o sigle (quali: D.L. per “Decreto Legge”, C.G.I.L. per “Confederazione Generale Italiana del Lavoro” – che può essere scritta anche senza i punti – e così via). Quando l’abbreviazione si trova alla fine della frase il punto non va raddoppiato. Dunque, tranne che in poche eccezioni, il punto va seguito da uno spazio, da un accapo ­– se c’è una separazione ben distinta dalla frase successiva – e dalla lettera maiuscola.

La virgola /,/, invece, rappresenta una pausa breve. Essa trova collocazione tra i nomi o gli aggettivi che si susseguono in un elenco (in cui gli ultimi due elementi saranno collegati dalla congiunzione e), tra frasi coordinate per asindeto (senza congiunzione, fatta eccezione per l’ultima; per es. “Sono uscito, ho preso l’autobus, sono andato al cinema e sono tornato a casa”) e tra la frase principale e le coordinate introdotte da anzi, ma, però, tuttavia nonché tra questa e le diverse subordinate (relative esplicative, temporali, concessive, ipotetiche, ma non le completive e le interrogative indirette). Proprio nelle subordinate relative la virgola può essere cruciale nel cambiare il senso della frase, in un caso può assumere valore limitativo (ad esempio in “Gli amici che sapevano la verità mi sono stati accanto”, vale a dire che mi sono stati accanto solo quegli amici che sapevano la verità), in un altro quello esplicativo (“Gli amici, che sapevano la verità, mi sono stati accanto”, dunque tutti gli amici erano a conoscenza della verità e mi sono stati accanto). Inoltre, la virgola va posta prima e dopo un inciso, come a incorniciarlo – così come avviene con le lineette – oppure in corrispondenza di un vocativo o di un’apposizione (“Marco, vai a prendere l’aereo per Roma, la capitale d’Italia”). Ecco, invece, i casi in cui non va inserita: tra soggetto e verbo; tra il verbo e il suo complemento oggetto; tra frase principale e proposizione soggettiva, oggettiva o interrogativa indiretta né preferibilmente davanti alla seconda congiunzione di una correlazione (“Sia Sara sia Sonia fanno sport”, “Sia io che tu amiamo la natura”) così come davanti alla congiunzione né (“Non è né carne né pesce”) e alle disgiuntive o e oppure se si trovano in un elenco (“O io o tu o chiunque altro”).

Il punto e virgola /;/ – il cui uso, per così dire, “moderno” è attribuito ad Aldo Manuzio, editore e tipografo, ritenuto anche l’inventore del carattere corsivo (o italico) – serve a creare una pausa intermedia tra quella del punto e quella della virgola. Risulta la scelta appropriata quando occorre collegare proposizioni coordinate complesse in sostituzione della semplice virgola che, in taluni casi, può ingenerare incomprensioni o malintesi, specie se è intenzione di chi scrive creare una separazione, seppur parziale, tra una parte e l’altra di un medesimo macro-concetto (che terminerà col punto). Infatti, il punto e virgola ritorna altresì utile per chiudere e separare tra loro gli elementi di un elenco che siano caratterizzati da apposizioni o espansioni. Ecco degli esempi, entrambi tratti da testi a opera di Alessandro Manzoni:
  1. «Il buon senso c'era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune», caso di semplice pausa intermedia tra il punto e la virgola;
  2. «Come il cane che scorta una mandra di porci, corre or qua or là a quei che si sbandano; ne addenta uno per un orecchio, e lo tira in ischiera; ne spinge un altro col muso; abbaia a un altro che esce di fila in quel momento; così il pellegrino acciuffa un di coloro, che già toccava la soglia, e lo strappa indietro; caccia indietro col bordone uno e un altro che s'avviavan da quella parte; grida agli altri che corron qua e là, senza saper dove; tanto che li raccozzò tutti nel mezzo del cortiletto». Stavolta il punto e virgola mostra bene la connessione delle varie frasi coordinate complesse e, nella proposizione che ho sottolineato, il gioco e la differenza con l’uso della virgola; il risultato, in questo caso, è un periodo ritmato e incalzante. Inoltre, nel presente elenco numerato (ma vale anche per elenchi semplici) ho separato i due elementi mediante l’uso del punto e virgola.

Io credo che il buon uso del punto e virgola possa incidere grandemente sulla cifra stilistica di un buon scrittore.

Il tipo di pausa associato ai due punti /:/, nella lettura, è analogo a quello del punto e virgola, ma essi hanno una diversa funzione: servono a esplicare quanto scritto prima degli stessi. Servono a introdurre una spiegazione oppure una conseguenza di ciò che li precede (per es. possono sostituire una congiunzione causale, così la frase “Mi sono messa a dieta, perché stavo diventando troppo grassa” può diventare “Mi sono messa a dieta: stavo diventando troppo grassa”). Allo stesso modo, dunque, i due punti introducono: un elenco (come nel caso già mostrato o in questo), un esempio o una citazione, una precisazione o una spiegazione (ad es. “Pensava solo a una cosa: mangiare” o anche “Mi spinsi nel fitto del bosco: era buio”), un discorso diretto (per es. «Il padre le domandò: “A che ora tornerai a casa?”»). I due punti non possono essere usati tra predicato verbale e relativo complemento oggetto, anche nell’eventualità che quest’ultimo sia costituito da un elenco (non si scriverà “Nino magia: cipolle, carote, fragole e banane”, ma si può scrivere “Nino magia un sacco di cose: cipolle, carote, fragole e banane”).

Infine – in questa prima parte – si tratterà del punto interrogativo /?/ e del punto esclamativo /!/, che si utilizzano rispettivamente per indicare il tono ascendente tipico delle domande dirette l’uno e l’intonazione discendente delle frasi esclamative e delle interiezioni (ad es. “Uffa!” e “Ahimè!”) l’altro; essi vanno usati solo uno per volta e non in serie per quanto si voglia marcare lo sbigottimento, l’incomprensione o qualsiasi altra emozione. Possono però essere posti insieme per esprimere stupore o incredulità (per es. “Lara, la sorella brutta, si è sposata?!”) e anche in questo caso due (uno per ciascun tipo) sono più che sufficienti. Inoltre, dopo il punto interrogativo o esclamativo segue di regola la lettera maiuscola, ma se si succedono più domande o esclamazioni, strettamente collegate fra loro, quelle che seguono la prima possono cominciare con la minuscola (ad es. “Dove sei stato oggi? con chi? perché?” o, per esempio, dal primo capitolo de I promessi sposi di A. Manzoni: «Misericordia! cos'ha, signor padrone?»).

Nella seconda parte di questa “infarinata” sulla punteggiatura prenderò in esame altri segni d’interpunzione, vale a dire: i puntini di sospensione, il trattino, le virgolette e le lineette.

Alla prossima.
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Commenti

Grazie, chiaro e con begli esempi.

"Io credo che il buon uso del punto e virgola possa incidere grandemente sulla cifra stilistica di un buon scrittore".

Sarà.
a me sembtra che indichi piuttosto la competenza e l'attenzione di un buon correttore di bozze.
Mi auguro che lo scrittore abbia ben altro per la testa che i punti e virgole :-)

@CircoloBaldoni: Non c'è di che. Sono felice che sia di vostro gradimento.

@luca masali: Siamo d'accordo sul fatto che un buon correttore di bozze debba sapersi destreggiare a menadito tra virgole, due punti, punti e virgola e quant'altro. Ma ritengo altrettanto vero che quanto meno uno scrittore necessiti dell'intervento del correttore tanto più si possa ritenere tale, dando per assodato il suo ingegno, la creatività, l'immaginazione e la capacità di rendere al meglio immagini, dialoghi, pensieri e azioni che pure sono necessari a fare la differenza fra gli autori. L'uno e l'altro aspetto - a parer mio - fanno uno scrittore completo e di talento. Solo sul primo, però, si può lavorare anche partendo da zero, mentre sull'altro fronte credo che la natura dell'individuo sia discriminante (anche se leggere e allenare la mente aiutano).

Certo! i punti e le virgole e i punti e virgola... sono il mio punto di arrivo dopo aver scritto quello che avevo da dire...

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