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Gruppo letterario: Pozzoromolo - step 4

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Di Morgan Palmas

Siamo giunti all’ultimo appuntamento con Pozzoromolo, mi auguro che sia stata una lettura interessante e che i commenti abbiano trovato una loro ragione in quanto a utilità e stimolo. 
In primo luogo, desidero ringraziare Carrino che ci ha accompagnato durante i quattro appuntamenti; in secondo luogo, ringrazio tutti i partecipanti.

Un primo gruppo si è formato, speriamo che se ne aggiungano altri strada facendo.

Veniamo a Pozzoromolo. Dobbiamo tentare qualche timida conclusione.
Confesso che io sono partito perplesso nell’affrontare il romanzo, pur apprezzando alcuni elementi che erano palesi dalle primissime pagine. Però la difficoltà maggiore per me è di essere abituato a una struttura narrativa con certi canoni rispettati, chiaro che leggere le parole di Gioia mi ha confuso non poco nei primi due step. Parole, flussi di coscienza, monologhi interiori, mezze verità, insomma tutto complicava il quadro e ho avuto qualche ostacolo da superare.
Poi sono entrato nel romanzo o forse Carrino ci ha fatto entrare (sorriso) e allora la confusione è divenuta chiarezza, il primo giudizio grossolano è diventata lucidità.
Il romanzo non ha soltanto un suo perché, verrebbe da dire, ma una sua forza, che è quella di trascinarti emozionalmente nelle situazioni “vissute” da Gioia. Lo ribadisco ancora, il lavoro sulla lingua e sui registri a me è piaciuto non poco, forse una delle qualità migliori del libro.
Inoltre, ho visto la tecnica degli ostacoli e degli imprevisti utilizzata con saggezza ed efficacia, è di pochi questa qualità.
Non so la sensazione che vi ha donato l’epilogo, a me è parso un cerchio che si chiudesse in armonia con la domanda centrale che mi ronzava in testa dall’inizio: «Ma Gioia… che ci fa qui?».
Che cosa vi è piaciuto di più e che cosa vi ha convinto oppure non convinto del romanzo?

Sul+Romanzo+Pozzoromolo.jpg


In questa prima esperienza ho cercato di “dirigere” i lavori senza appesantire troppo l’analisi del testo, cercando di fare alcune pennellate qua e là per fornire la base su cui commentare. Vedo che la risposta è stata più che discreta da parte di molti.

Il prossimo libro sarà “Il giorno prima della felicità” di Erri De Luca, sono 133 pagine, diviso 4 fa 33, quindi, primo step entro mercoledì prossimo sarà di 33 pagine, per semplificarci la vita giungeremo a pagina 34 in alto: “fine di settembre”. 

Sul+Romanzo+giorno_prima_della_felicita.


L’impegno sarà meno gravoso essendo un romanzo più breve rispetto a Pozzoromolo. Cercheremo tuttavia di aumentare il livello qualitativo di analisi, aggiungendo elementi che vedrete già da mercoledì prossimo. Un passo alla volta, la conoscete la filosofia di Sul Romanzo.
A mercoledì, e ora commentiamo per l’ultima volta il bel romanzo di Carrino, il quale, se non lo sapete, sarà un candidato per il premio Strega 2010. Bravo Luigi! :)

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Commenti

L'ultima parte scioglie ogni interrogativo. Gioia è nell'ospedale psichiatrico perchè ha aggredito il padre e ucciso la madre, Gioia è lì perchè nessuno la ha amata e resterà lì per sempre senza ricordare perchè è lì. Non c'è un motivo reale per il quale lei è lì, si è solo difesa dall'indifferenza e dalla crudeltà del mondo. Ma è lì perchè il mondo segue leggi apparenti ben precise che non si possono aggirare nè violare. Non risalirà dal pozzo. Io ho apprezzato molto la struttura (destrutturata) perfetta nel suo gioco di rimandi. Formidabile è anche l'idea delle registrazioni che svelano la verità rivelata dall'inconscio (e poi dimenticata di nuovo). Il lavoro sulla lingua è indubbiamente accurato, ma nn mi ha colpita particolarmente. Mi è piaciuto l'uso di più registri e la contaminazione poesia-prosa. Leggere questo romanzo è come entrare in un labirinto nel quale ti perdi ... finchè all'improvviso l'uscita ti si para davanti.
Sabrina

Una cosa sola vorrei chiedere a Luigi da quando, a tarda notte, ho finito il suo libro: ma Gioia ora come sta? Mica la posso lasciare lì e non curarmene più.
Continuo a pensare che la prima parte di Pozzoromolo respinga, allontani, come le persone che hanno un vuoto d'amore. Sembra che l'autore (oso) abbia caratterizzato(con struttura, registro linguistico, tempo e spazio, ecc.) la prima parte del suo Pozzoromolo in modo così respingente, duro, non solo per meglio rappresentare la diffidenza d'amore, il dolore che, se riconosciuto, fa uscire pazzi ma anche per lasciare passare un suo personale messaggio sulla letteratura. Messaggio che riprende a fine romanzo, citando Giorgio Vasta e Alessio Arena. Con questo libro ci dice che cosa sia per lui fare letteratura, ci indica una strada da percorrere per non scivolare nella 'putrida fiction'. Questo è il compito di uno scrittore: non solo raccontare storie ma interrogarsi sull'arte. E scrivere di conseguenza. Per questo ritengo importante che Pozzoromolo sia candidato allo Strega 2010. E mi stupisce non poco. Non di certo per la sua qualità letteraria, semmai per la qualità del premio. Ma questo è il consueto brontolio para-intellettuale che vi risparmio perché annoia anche me.
Insomma Gioia ora che fa?
Sara

qualcuno mi ha detto che ci sono problemi con i commenti qui, grrrrr, speriamo che si sistemi presto la cosa. Perdonate il disguido non previsto.

Alla fine di questa prima avventura posso dire, in modo molto naturale e sentito, che:

1) Pozzoromolo mi è piaciuto molto. Ad avermi catturato non è tanto la storia di Gioia, ma il suo modo di esprimersi, di scrivere. Il linguaggio che ha usato Carrino mi ha coinvolto particolarmente, proprio per un'originalità e una caratterizzazione ottime. Sono molto contento che sia tra i candidati al Premio Strega 2010, faccio il tifo per lui! Tra le altre cose non potrò fare a meno di fare una breve recensione sul mio blog, nato da poco più di una settimana, proprio perché il romanzo mi ha colpito davvero.

2) Considerando com'è strutturato il libro, com'è stato usato il linguaggio e come vengono vissuti i ricordi da Gioia, chiedo una vostra interpretazione del "capitolo" (non ricordo la pagina e non sono a casa per controllare) nel quale Gioia è lucidissima e, in un linguaggio molto apprezzabile, si rivolge al dottore affermando di scrivere male affinché lui non capisca. Ecco, quello mi sembra il capitolo più significativo dell'intero romanzo e credo che contenga dentro di sé una metafora, un significato profondo. E' come se l'autore intervenisse sul testo dichiarando "Gioia è viva! Siete voi quelli morti!". Sarei proprio curioso di sapere cosa ne pensa Carrino, al quale rinnovo i miei complimenti.

3) Infine una cosa negativa, ma Morgan la conosce già: la divisione in 4 step la trovo a mio avviso troppo lunga nel tempo, con la conseguente perdita di parte del piacere della lettura. Mi chiedo come sarà adesso "Il giorno prima della felicità",lungo nemmeno la metà di "Pozzoromolo"...

Mi aggiungo anch'io ai complimenti a Carrino, anche a me Pozzoromolo è piaciuto molto e sicuramente il lavoro sulla lingua è il suo punto di forza. A mio avviso è l'elemento determinante per farci entrare nel mondo di Gioia, ancora più della struttura/non struttura del romanzo.

Analizzando la struttura, la cosa che mi ha lasciato più interrogativi è lo spazio dedicato al racconto della vita di Gioia all'interno del manicomio. Quelle pagine svolgono diverse funzioni all'interno del romanzo (il contrasto col passato, la follia, la diversità e altro ancora) ma non hanno una vera e propria progressione, a parte l'apice finale del tentato suicidio. A un certo punto sembra che Anna o Mancuso possano avere un ruolo attivo nella storia ma poi tutto il presente narrato si richiude su Gioia.

Immagino che sia una scelta precisa, e direi anche efficace, ma mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate in merito. L'idea che si stesse sviluppando una storia anche nel manicomio e non solo "dentro Gioia" è stata soltanto una mia impressione?

Spero di essere stato chiaro, stasera mi sento un po' Gioia, mi capisco da solo.

Ancora complimenti a Carrino.
Emanuele

Lascio un breve commento: se non avessi letto Pzzoromolo insieme a voi probabilmente non sarei riuscito ad apprezzarlo. I vari commenti mi hanno aiutato a capire meglio il testo. E' un romanzo che va conquistato, una lettura molto faticosa, ma che lascia il segno. Ne parlerò anch'io nel mio blog. Sarebbe meraviglioso se vincesse il premio strega!
In bocca al lupo Carrino!
Renato

un ultima riflessione... ricordo che quando "La solitudine dei numeri primi" ha vinto il premio strega, tutti al mare (e quando dico tutti intendo davvero tutti) lo leggevano sotto l'ombrellone. Ma Pozzoromolo è una lettura da spiaggia?? Ahi ahi
:)

Buongiorno a tutti, ero rimasta indietro ma ho recuperato alla grande e finito Pozzoromolo cambiando non di poco il mio giudizio.
Sì, alla fine mi è piaciuto molto. E' stata dura p'er i primi due step, come avevo già detto in commenti precedenti, il romanzo mi catturava e mi mollava, mi intrigava e mi confondeva. Poi però, la seconda parte, è stata per me come un autostrada spianata verso la mente di Gioia, verso il suo cuore e il suo profondo dolore che mi ha fatto star male non poco.
Carrino è stato molto bravo a portarsi dietro il lettore in questo modo, ogni parola di Pozzoromolo a mio parere ha una sua ragione di esistere ed è perfetta lì dove sta, anche se all'inizio non l'avrei detto. Quelle filastrocche e canzoncine inizialmente mi innervosivano, devo dire la verità, interrompevano il mio filo invisibile, poi però si sono amalgamate bene nel tutto e sono dicventate parte integrante ed essenziale del romanzo, di Gioia.
Bello il modo in cui si arriva a Gioia che non è più donna ma uomo, struggente e inquetante la sua vita, le nuvole che pian piano si diradano sul perché sia rinchiusa lì dentro. Un lavoro incredibile fatto per confonderci e ammaliarci, proprio come è confusa Gioia.
Sono molto contenta di questa lettura, mi ha dato senz'altro qualcosa in più.
Appena riesco vado a cercare "Il giorno prima della felicità" e comincio a leggere.
Buona lettura e buona giornata a tutti.
Donatella

L'esterno "piatto" dell'ospedale psichiatrico,secondo me, è la cornice. Serve a far esplodere la storia interna. Alla fine sembra che anche all'esterno qualcosa accada: un nuovo dottore, simpatico e giovane, un tentativo di domanda esterna da parte di Gioia. Ma è apparenza, Gioia nn vorrà mai uscire dal suo pozzo proprio come E. Dickinson non uscì mai dalla sua stanza. Le motivazioni sono le stesse per entrambe ed io non fatico a capirle perchè spesso esse sono appartenute ed ancora appartengono anche a me ... Sabrina

comincio questo intervento ringraziando morgan per l'ospitalità, e tutti voi che avete avuto la costanza di seguire questi 4 appuntamenti molto, molto gratificanti.

- Gioia sta bene, vive nel suo OPG, e cerca tuttora la sua verità, quella ragione che ancora non sente, che la fa restare nella sua stanza (proprio come EMily, sì). Ne sentirete ancora parlare, e credo anche molto presto (vedasi alla voce "Esercizi sulla madre").

- Oggi è il 18 febbraio, fa decisamente più caldo rispetto a ieri. Sono sicuro: Gioia oggi è andata dalla sua mamma quercia per farle, avere, un abbraccio.

- Anna ha preso una settimana di ferie, ma è ancora l'infermiera di Gioia. Mancuso è a casa sua, a vedere pomeriggio 5 della D'Urso. Oggi, a pranzo, c'erano gnocchi alla sorrentina.

- L'OPG. Il posto dove Gioia è stata più felice, più amata. Ma non c'è una storia, una persona, che possa in qualche modo 'entrare' nel suo cortocircuito. Per questo motivo, tutto ciò che la circonda, è secondario. Siamo noi, e solo noi, a voler sapere di più su Anna, su Mancuso, su Allocca... Ma a Gioia, tutto questo, non interessa granché...

Luigi + Gioia

estratto da "esercizio 4: la madre sterile"
(Esercizi sulla madre)

[...]
Ho pronunciato milioni di volte il tuo nome e non l’ho mai sentito. Perché io non riesco a sentirlo, il tuo nome. Perché è difficile parlare e ascoltare nello stesso tempo.
Voglio scriverti che la sera ti penso.
Che ogni sera ti penso.
Te lo voglio scrivere.
Voglio scriverti, mamma, che ho cercato sulle mie labbra il suono del tuo nome, con le dita.
Le parole pronunciate a fior di labbra sono inganno, pudore e disonore, mai sollievo.
Le parole, a dirle, passano e nessuno se le ricorda più.
Nel tempo non le dici più.
Non perché erano false. Solo, non sono più vere e non ha più valore dirle. Non ti viene da dirle.

Ho un cuore che non sa parlare, un lutto che non si può lenire. Io so scrivere e solo questo so fare, solo questo.
Saprei essere perfetto, parlare come i dottori mi dicono di fare, come vogliono che io parli…
Ma scrivere, mamma.
Guardo le parole sul foglio e se non mi convincono, se non sono quelle che si avvicinano di più al tuo nome, io so che posso cambiarle.
Le parole scritte suonano.
A scriverle restano. Sempre.
Ho lasciato che tu parlassi con la mia mano, attraverso la manutenzione del nostro abbandono. Ho scritto per me la tua voce. Ho scritto il tuo suono notte dopo notte, anno dopo anno, stanza dopo stanza, madre dopo madre.

È dentro le tue vocali che tutto il mio mondo si risolve.

La ‘a’ dolce come il miele stretta tra la stessa consonante detta a labbra strette, come la ‘emme’.
Tre volte ‘emme’ in una sola parola.
Due ‘a’ abbracciate da due ‘m’. Due ‘a’ come un urlo preciso, stretto, dalla M che comincia il tuo nome, il nome più bello del mondo.
Siamo come due punti su un cerchio mamma, che si muovono senza fine, senza inizio.
Siamo come tante storie e una sola. Sei una madre, dieci madri.
È buffo, è la ‘m’ a rappresentare la mia vita. M come maschio come memoria come mente come mani come mancanza. M come morte macchia malattia menzogna manoscritto. M come mutilazione. M come manicomio. M come male. M come madre.

Mamma, sono senza memoria.
Per questo posso avere tutti i ricordi che voglio.
Per trovarti ho dovuto mancarmi anch’io.
Ma non ho mai avuto una vita migliore di questa, lo sai?

Come sei bella mamma. Girata di spalle con le tue ali grandi, le tue ali gigantesse. Tu che spaventi gli angeli, così stretta nel cappotto sembri ancora più magra.

Il sacchetto della spesa appeso alla mano dondola in armonia col tuo passo deciso. Nel torcerti rapida, verso di me, i muscoli si tendono e il tuo collo pare una grondaia. I tuoi piedi sono lunghi, l'attaccatura con la caviglia forma un angolo retto e sei alta. Assomigli all'otto di spade delle carte napoletane.
Adesso mi vedi, qui sul gradino.
Mi vieni incontro.
Mi hai raggiunto.
Lasci cadere la busta della spesa, tendi le braccia, apri le tue ali.
Stai per stringermi, lo so.
Stai per darmi un bacio.
Stai per dirmi: “Scusami. Scusami, se ho fatto tardi”.
Nulla, non fa niente. Ora sei qui. È questo che conta.
[...]

Luigi

Grazie Luigi, anche di questi ultimi tuoi interventi. Mi sento solo di dire grazie.
Un abbraccio.

Per trovarti ho dovuto mancarmi anch'io.
Sono contenta che Gioia stia bene, che la sua quercia si prenda cura di lei. Anna non fa mica troppe ferie? Perché poi a Gioia manca troppo. E questo dr. Allocca? Un cognome poco rassicurante. Insomma Luigi, abbine cura.
Grazie
Sara

Grazie per questo interessante approfondimento sul libro. Era la prima volta che partecipavo ad un gruppo di lettura ed ho trovato l'esperienza molto interessante. Anche se sono una che scrive poco, che interviene poco, ma preferisco leggere, e pensarci su.
Il finale di Pozzoromolo non è stato una sorpresa, era come se la storia di Gioia fosse già dentro di me. Credo che il modo di scrivere di Luigi aiuti talmente tanto il lettore ad immedesimarsi, da farlo diventare parte della storia. tanto che i motivi delle degenza di Gioia li intuisce via via che si dipana la storia. Gioia voleva essere sua madre. E non potevano esserci due donne uguali, una delle due doveva soccombere. Gioia prende il posto della madre per entrare nel cuore del padre.
Bel libro, di cui continuo a rimuginare.

solo per scusarmi dell'assenza. sono stata via una settimana, fuori città, fuori internet, fuori tutto.ma ho letto e apprezzato i commenti altrui. A mercoledì per la nuova analisi.
Grazie Luigi.Ancora.

Anche io ringrazio Luigi, troppo tardi arrivo... grazie per le emozioni e ora grazie per l'esercizio 4.
E un grazie Morgan, grande.
Giusy

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