Georges Perec: un uomo che cammina
Autore: Paolo MelissiMer, 03/02/2010 - 10:19
Di Paolo Melissi
Un riflesso evidente di un'idea del camminare intesa come momento di affermazione o di ricerca identitaria, compare di continuo nelle pagine del terzo romanzo breve di Georges Perec. Un uomo che dorme, scritto nel 1967, che vedrà anche una versione cinematografica (con il regista Bernard Queysanne).
Potrebbe dirsi il racconto di una deriva, di un autoannientamento per non essere annientato, di un protagonista che alterna lunghi momenti di stasi ad altrettanto lunghi vagabondaggi. Il libro, in cui unico personaggio vive in una zona della città in cui visse lo stesso Perec, è anche il racconto di una deriva inscritta in uno spazio in cui il camminare/esplorazione ricollega tra loro luoghi della città, che spinge all'esplorazione. L'atto del camminare si connota come riposta al disagio individuale, lo spazio non è ancora stato nitidamente messo a fuoco, non è ancora oggetto di indagine sistematica, consapevole.
Nei vagabondaggi di Un uomo che dorme, comunque, riecheggia tutto lo spirito perecchiano dell'esploratore metropolitano, dell'appassionato utente dello spazio cittadino:
Con un rigore encomiabile regoli i tuoi itinerari. Esplori Parigi strada a strada, dal Parc Montsouris ai Buttes-Chaumont, dal Palais de la Défense al Ministére de la Guerre, dalla Tour Eiffel alle Catacombes.
Cammini ancora a caso, ti perdi, giri in tondo. Ti prefiggi, ogni tanto, mete ridicole. Daumesnil, Clignancourt, il Boulevard Ganvion Saint-Cyr, il museo postale.
Tutto Un uomo che dorme è giocato sul rapporto tra immobilità e tendenza alla dromomania, pulsione quest'ultima che vede il protagonista del racconto percorrere instancabilmente le strade della città, a volte in preda a un bisogno "anestetico".
La notte quando, solo in mezzo alla folla dei Grands Boulevards, riesci quasi a sentirti felice del rumore e delle luci, del movimento, dell'oblio. Non hai bisogno di parlare, di volere. Segui il flusso che va e viene dalla République alla Madeleine, dalla Madeleine alla République.
Al camminare, all'esplorazione che spesso si fa necessità compulsiva, si associa l'osservazione, la contemplazione dell'infinitamente piccolo, del quotidiano, dell'apparentemente insignificante:
T'inoltri nell'isola Saint-Louis, prendi la rue de Vaugirard, vai verso Péreire, verso Chateau-Landon. Cammini lentamente, torni sui tuoi passi, subisci le vetrine; esposizioni di droghieri, elettricisti, merciai, rigattieri. Vai a sederti sul parapetto del ponte Louis-Philippe e guardi farsi e disfarsi un mulinello sotto gli archi, l'avvallamento a forma di imbuto che senza posa si scava e si colma davanti agli speroni. Vaporetti, chiatte, passano più lontano, turbando a lungo andare i giochi dell'acqua contro i pilastri. Su tutto il lungofiume, pescatori seduti, immobili, seguono con gli occhi l'inflessibile deriva dei galleggianti.
In altri casi l'errare si accompagna a complesse operazioni mentali, a classificazioni:
Ti trascini. T'inventi una classifica delle strade, dei quartieri, dei fabbricati; i quartieri folli, i quartieri morti, le strade-mercato, le strade dormitorio, le strade cimitero, le facciate nude, le facciate corrose, le facciate contraffatte.
oppure:
Escogiti peripli complicati, irti di divieti che ti costringono a lunghi giri. Vai a vedere i monumenti. Enumeri le chiese, le statue equestri, gli orinatoi, i ristoranti russi. Vai a vedere i grandi lavori lungo gli argini, vicino alle porte, le strade sventrate simili a campi arati, le canalizzazioni, i fabbricati rasi al suolo.
o a esplorazioni sistematiche:
Scopri i passaggi: Passage Choiseul, Passage des Panoramas, Passage Jouffroy, Passage Verdeau, con i loro venditori di modellini, di pipe, di gioielli in strass, di timbri, i lustrascarpe, i banconi di hot-dogs. Leggi, uno a uno, i biglietti da visita sbiaditi affissi nelle vetrine di un incisore: Dottor Raphael Crubellier, stomatologo laureato presso la Facoltà di Medicina di Parigi, Marcel-Emil Burnachs S.A.R.L. Tutto per i tappeti, Monsieur e Madame Serge Valène, 11 rue Lagarde, 2140735; Riunione dell'Associazione degli ex alunni del collegio Geoffroy Saint-Hilaire, Menu: Delizie di mare su letto di ghiaccio, Bloc del Périgord al caviale, Bella argentata del lago.
o ancora:
Hai fatto, dopo tanti altri, un pellegrinaggio a Saint-Julien le Pauvre, hai girato in tondo all'ingresso delle catacombe, ti sei piantato sotto la Tour Eiffel, sei salito in cima a monumenti, hai attraversato tutti i ponti, costeggiato tutte le rive, visitato tutti i musei, Guimet, Cernuschi, Carnavalet, Bourdelle, Delacroix, Nissim de Camondo, il Palais de la Découverte, l'Aquarium del Trocadéro, hai visto le rose di Bagatelle, Montmartre di sera, le Halles all'alba, la stazione Saint-Lazare all'ora di punta, la Concorde a mezzogiorno del 15 agosto.Ma turistica, culturale, oppure deludente, insulsa, o perfino provocatoria (la rue de la Pompe, la rue des Saussaies, la place Beauvau, il quai des Orfèvres) che fosse la meta, restava pur sempre una meta, cioè una tensione, una volontà, un'emozione. Il tuo turismo, perfino disilluso e risibile, nonostante il lontano ricordo dei Surrealisti, restava fonte di vigilanza, impiego del tempo, misura di spazio.
Un uomo che dorme rappresenta il momento dell'opera di Perec in cui si assiste alla messa in moto di quel processo di interrogazione riguardo all'agire individuale in relazione allo spazio cittadino, dal cui brulicante tessuto possono emergere luoghi a cui la memoria sia in grado di appigliarsi, luoghi con cui stabilire un rapporto. Perché "la città ha una storia e una personalità: un certo numero d'individui vi si riconosce e questa identificazione collettiva non è esclusiva, al contrario, è fatta di rapporti singoli che ciascuno può stabilire con essa" (Augé, Pour.). L'iterazione dell'atto del camminare, i passi ripetuti all'infinto, uno dietro l'altro sui selciati della città si fanno per Perec operazione salvifica e "terapeutica":
Camminare incessante, infaticabile. Cammini come un uomo che portasse invisibili valige, cammini come un uomo che seguisse la sua ombra, camminata da cieco da sonnambulo, avanzi con passo meccanico, interminabilmente, fino a dimenticare che cammini. Bighellone minuzioso, nictobate perfetto, ectoplasma che un lenzuolo fluttuante farebbe erroneamente passare per un fantasma incapace di far paura perfino ai bambini piccoli. Camminatore infaticabile, attraversi Parigi da parte a parte, ogni sera, emergendo dal buco nero della tua stanza, dalle tue scale fatiscenti, dal tuo cortile silenzioso; oltre le grandi zone di luce e di rumore: l'Opéra, i Boulevard, gli Champs-Elysées, saint-Germain, Montparnasse, sprofondi verso la città morta, verso Péreire o Saint-Antoine, verso la rue de Longchamp, il boulevard de l'Hopital, la rue Oberkampf, la rue Vercingétorix.
Ma, già in Un uomo che dorme, il rapporto che lo scrittore-protagonista instaura con lo spazio cittadino non è un semplice abbandonarsi, non è flanerie nel senso di lasciarsi andare al flusso dei propri passi all’interno di un mondo sconosciuto, confuso e multiforme. Nelle pagine del libro, infatti, fanno la loro comparsa, anche se in modo ancora abbozzato e non ancora del tutto cosciente, quelle forme di riflessione relative al rapporto con lo spazio che troveranno la loro compiutezza nelle opere successive. Il Perec-Uomo che dorme esce dal guscio della sua stanza per camminare, per esaurire il suo malessere in estenuanti camminate ma, contemporaneamente, mettendo in atto quegli atti di classificazione, di costruzione di griglie che contribuiscono a “contenere” lo spazio, ad addomesticarlo, a sottoporlo a una serie di delimitazioni grazie alle quali possa dimostrarsi abitabile, comprensibile e, soprattutto, “utile” ad avviare un processo di ricostruzione della propria personalità.
BIBLIOGRAFIA
Georges Perec, Un uomo che dorme
Georges Perec, Specie di spazi
Marc Augé, Pour une anthropologie des mondes contemporaines


































Commenti
Molto interessante. Non conoscevo questo libro di Perec. L'ho già segnato.
Vorrei averlo qui subito.
Grazie. Molto interessante anche il confronto con la 'flânerie' di Baudelaire.
Tra l'altro proprio ieri facevo strani pensieri su un certo modo di andare per le strade e questo libro mi sembra un modo per avvicinarmi ulteriormente a ciò che vorrei immaginare. (questo è un pensiero mio che non serve qui ma è uscito da solo. abbiate pazienza) :)
il libro tra l'altro è stato ristampato dall'eccellente casa editrice Quodlibet
Invia nuovo commento