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Di Michele Ruele

Qualche intervento su questo blog ha chiamato l’attenzione verso il mondo dell’eros. Ho pensato a qualche frase dello scrittore Paolo Nori, in Pubblici discorsi (Quodlibet, 2008), quando dice, più o meno (cito a memoria) che la letteratura italiana in fondo non è un buon posto dove stare, piena di sospiri e di desiri, tutta astrazioni e cancellazione dei corpi, dove si mangia e soprattutto non si scopa mai.
Credo che abbia ragione, in generale. La letteratura italiana, ma soprattutto la poesia, soprattutto prima del Novecento, tende molto alla smaterializzazione, in effetti.

Il letterato Giuseppe Chiarini, un amico di Giosuè Carducci con cui aveva fondato il cenacolo degli “Amici pedanti”, restò così scandalizzato una volta che lesse delle poesie spinte di D’Annunzio da Intermezzo di rime da non essere più capace di concentrarsi sul saggio su Heine che stava scrivendo e da chiedere l’intervento del procuratore del re contro quel “canto da lupanare”. Ma non era niente di che, in realtà. D’Annunzio quando ripubblicò alcuni anni più tardi Intermezzo fece delle correzioni in cui l’eros era più esplicito, e aggiunse delle poesie sulle quali le storie letterarie non registrano (purtroppo) la reazione di Chiarini. Per esempio, Invocazione:

Bocca amata, soave e pur dolente,
qual già finsero l’Arte e il Sogno mio;
ambigua forma, tolta a un semidio,
al bello Ermafrodito adolescente;
o bocca sinuosa umida ardente
che a me, dove più forte urge il desio,
a me sommerso in un profondo oblio
suggi la vita infaticabilmente;
gran chioma diffusa in su' ginocchi
miei nel dolce atto; o fredda man che spandi
il brivido e mi senti abbrividire;
o voi, tra i lunghi cigli languidi occhi,
che v'aprite al mio grido ultimo e grandi
lampeggiate guardandomi morire,
oh ch'io muoja, ch'io muoja al fin di vera
morte e quel grido il grido ultimo sia
veramente e di lacrime la mia
spoglia s'irrori ne la dolce sera…

Sì, d’accordo, l’atto è esplicito ma decisamente imbalsamato dalla retorica (così Fausto Curi, nel saggio Eros e senilità, in Il possibile verbale, Pendragon).

Più esplicito e più moderno (?) il crepuscolare Corrado Govoni. La sua prima raccolta, Le fiale, fu depurata dall’editore dalla sezione intitolata Vas Luxuriae, ventuno sonetti non verecondi riscoperti da Lanfranco Caretti all’inizio degli anni Settanta; questo era dedicato a Lucrezia Borgia:

O Lucrezia biondissima, sapiente
più di Locusta in mescere veleni,
più morbida d’un giovine serpente
nel torcere le tue paffute reni;

o dotta in cavalcare gli impazienti
corsieri ed i quieti palafreni,
io vorrei con la mia mano furente
palpare la tua gola ed i tuoi seni.

Vorrei la tua schiena incandescente
mordere, e in una lotta disperata
goderti fino a la sodisfazione:

quindi, stanco, voluttuosamente
leccare la tua vulva contornata
da un foltissimo e lucido tosone.

Ma poi forse ha ragione Paolo Nori, le reticenze non sono solo dei lettori, che conoscono poco la sezione erotica della poesia italiana, ma soprattutto degli scrittori. Che quando si liberano tendono piuttosto a un certo voyeurismo. Ungaretti, nelle Stagioni (dal Sentimento del tempo):

O seni appena germogliati,
già sospirosi,
colmi e trepidi alle furtive mire,
v’ho
adocchiati.

Quanto a simbologie più o meno consapevoli, ce n’è parecchio. Paolo Poli leggeva qualche anno fa le poesie di Ada Negri piene di aratri e giovani contadini sudati. E soprattutto tutto l’armamentario della sublimazione erotica di Pascoli, per esempio in I filugelli:

Ma tu ti sganci il candido corsetto,
o bionda Rosa. Fuori è chiaro il sole,
e due colombi tubano sul tetto

Ti slacci il busto. Odore di vïole
bianche è nell'orto. Oh! lascia come prima.
Bello è come è. Non altro fior ci vuole.

Ci son due bocci ch'hanno il rosso in cima.
Nessun voto finora
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Commenti

È sfuggito un refuso: Covoni per Govoni; forse è colpa di Word :-)

@Giuseppe: abbiamo corretto, grazie, era sfuggito sia a Michele che a me.

altro refuso? Lanfranco Cretti o Caretti?
francesco.bailo@gmail.com

Due refusi in un post, inaccettabile, davvero, soprattutto perché lo hanno riletto 4 occhi. La stanchezza e la fretta.
Scusate. Grazie Francesco.

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