Come leggere un libro

Perché è importante leggere

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Editori a pagamento: pubblicare libri senza truffe

Sul+Romanzo+narcisismo.jpg

Di Morgan Palmas

Gli editori a pagamento sono una piaga non solo nel nostro paese, è un fenomeno globalizzato da tempo. Questo articolo non condanna chi ha deciso di impegnare il proprio denaro liberamente e legittimamente, sono scelte personali, le mie parole cercheranno invece di portare all’attenzione dei lettori di Sul Romanzo certi aspetti, alcuni dei quali talvolta poco chiari o non evidenti.

Il rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2009 attesta la pubblicazione di circa 59.000 titoli nel 2008 (235.000.000 di copie), per un giro di affari di 3,5 miliardi di euro. Il fenomeno dell’editoria a pagamento trova un terreno fertile all’interno di questa grande fetta economica, perché sono tantissime le persone che pur di avere il proprio libro pubblicato percorrono la strada più semplice per ottenere un risultato concreto.

Non è un accadimento degli ultimi tempi, recente invece è l’animata discussione sul senso etico ed economico di tale pratica, ne ha parlato perfino Umberto Eco nel suo “Il pendolo di Foucault”. Ora leggete questi nomi: W.Whitman, M.Twain, H.D.Thoreau, M.Proust, A.Moravia, E.A.Poe, P.Verlaine, G.B.Shaw, A.Rimbaud, L.Carroll, sì, avete capito bene, pagarono per pubblicare le loro opere, soprattutto all’inizio della carriera, la lista sarebbe lunga.
Quindi, qualcuno potrebbe affermare: «Se l’hanno fatto loro…». No, se sentite un editore che vi racconta simili balle, rispondete subito: «Uè, magari lo pubblico il libro con te facendomi spennare, ma mica sono scemo!», e vi spiego per quale ragione.

Al tempo dei giganti della letteratura non esisteva la stampa digitale, la tecnologia non aveva ancora vissuto l’evoluzione che conosciamo e perciò, nonostante qualche scrittore abbia intrapreso la strada della pubblicazione a pagamento, le condizioni erano del tutto differenti, v’era una qualità e una dedizione al testo che per nulla assomigliano alle truffe di oggi. Truffe che, sia chiaro, il più delle volte trovano la complicità dello scrittore esordiente, desideroso di vanità. Non è un caso che nel mondo anglosassone il fenomeno sia definito vanity press.

Il giro di affari editoriale soltanto negli Stati Uniti è di dieci volte rispetto all’Italia, nel 2008 sono stati pubblicati quasi 500.000 titoli e gli APS (Autori a Proprie Spese, direbbe Eco) rappresentano una fetta non indifferente di tale mercato, in continua crescita.

Eileen Gittins, amministratore delegato di Blurb, una casa editrice print on demand – poi faremo le necessarie distinzioni – ha portato il fatturato in due anni da uno a trenta milioni di dollari, dichiarando con genuinità, beata lei, che la maggior parte dei libri hanno venduto una sola copia, quella dell’autore stesso. Fatturati che non rispecchiano spesso la qualità letteraria, basti pensare che Robert “Bob” Young, amministratore delegato di Lulu, ha dichiarato: «Abbiamo semplicemente pubblicato la più vasta raccolta della peggior poesia di tutta la storia dell’umanità».

Esistono altresì casi fortunati. Lisa Genova, dopo avere scritto il suo primo romanzo, si era vista ignorare da circa 100 agenti letterari. Decise così di pubblicarlo da sé pagando 450 dollari a iUniverse (una delle più importanti società americane di print on demand). Fu poi un agente letterario a contattarla, la rete di conoscenze si era intanto messa in moto e Lisa Genova si vide in poco tempo scalare le classifiche con una casa editrice reale, non a pagamento, finendo al quinto posto dei best seller sul New York Times. Come a dire, una rondine non fa primavera, ma vi sono le eccezioni.

Qualcuno forse avrà le idee confuse: editoria a pagamento, print on demand, self publishing, ecc... sono necessarie alcune distinzioni, perché molte truffe sono portate in atto grazie alla confusione che spesso ancora è forte quando si trattano queste tematiche.
Credo che il blog Sul Romanzo, dedicato in tanti articoli agli scrittori esordienti, abbia l’onere di fare chiarezza.
Domani inizieremo a parlare di print on demand e intanto vi segnalo questa importante iniziativa di zero91

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.5 (2 voti)

Commenti

"si dovrebbe considerare uno scrittore come un malfattore, che solo rarissimamente merita l'assoluzione, o la grazia: sarebbe un rimedio contro l'eccesso di libri."

Ma certo! Oggi gli editori anche per le difficoltà che hanno sonocostretti a difendersi nel mestiere che fanno. Se non fosse per le sponsorizzazioni che troppo genericamente creano della dipendenze nella case editrici sarebbe tutto più bello... L'eccesso di libri consta nell'eccesso di libri poco buoni e nella mania di ricorrere alla pubblicazione come un risultato da raggiungere... quindi pessimi libri si stampano perchè con i denari si sorvola sulla pessima qualità...ormai si sà...

Ho pubblicato a pagamento. E, non contento, ho pagato pure un agente che mi illudeva, in malafede, di poter spingere il mio volume nelle librerie. Alla fine la realtà è che ho venduto 100 copie a mano, perchè in libreria il libro non è mai arrivato. Nemmeno a ordinarlo: impiegava così tanto che i librai cancellavano l'ordine.
Però...
Ho ottenuto tanti pareri positivi che mi hanno spinto a crederci. Così ho iniziato a fare concorsi e ho vinto qualche premio di discreta importanza. Ora ho un agente serio e il mio nuovo romanzo è al vaglio di due editori di primo livello. Senza quel libro a pagamento forse non sarei mai arrivato a quello (poco, ma soddisfacente) che ho adesso.
Credo che l'importante sia prendere una stampa a pagamento per quello che è: un modo per avere un testo decoroso da far leggere a chi può offrirci un parere qualificato. Aspettarsi di più mi sembra abbastanza illusorio.

L'editore è uno che li vende i libri. Per cui, io che li scrivo, gli fornisco materiale da vendere. Quindi, è LUI che deve pagare me, non io lui. Starà al venditore selezionare la merce scadente da quella da mettere sul mercato. Non ho mai sentito di produttori di bulloni pagare i ferramenta per metterli sul loro bancone. Ma scherziamo?

Io da domani apro un bel calzaturificio. Chi vuole lavorare con me deve contribuire all'acquisto dei macchinari, all'affitto dei locali. NON gli dò stipendio, bensì 10 paia di scarpe ogni mese da vendere come e quando vuole. IN più, nel contratto, mi firmate una clausola dove vi impegnate a pubblicizzare e a presentare (gratis) le scarpe prodotte.
Chi aderisce? :-)

Antonio Lusci

La considerazione a monte di tutto è che quello degli scrittori diventa, con la pubblicazione a pagamento, un settore inflazionato. Un rigore etico, da ricercarsi nel divieto assoluto di sborsare, sarebbe auspicabile per persuadere il potenziale lettore (non quello che divora 10-20 libri all'anno)a stazionare qualche minuto di più in libreria. Credo, dunque, che in qualunque settore la selezione sia l'unico criterio per non squalificare chi si cimenta e cerca di dar prova di qualità. Tutto questo senza ignorare che anche tra chi non ha pagato per pubblicare (io sono fra questi)si annidano gli autori di opere di pessima qualità e, viceversa, si possano trovare ottimi scrittori all'interno dell'editoria a pagamento.
Mi è già capitato di scrivere qui che ho penato prima di pubblicare senza oboli per l'editore, e aggiungo che probabilmente ciò non è stato dovuto solo alla distrazione degli editori a cui mi ero rivolto ma anche all'inadeguatezza di ciò che proponevo. Detto ciò, non credo di aver acquisito tutte le abilità necessarie per definirmi scrittore, ma ho raggiunto una base di partenza che significa avere alle spalle un piccolo editore, una visibilità molto ridotta, ma la sicurezza di non avere barattato nulla. Se tornassi indietro, mi comporterei allo stesso modo.

Gianfranco Cambosu

ho avuto la fortuna di pubblicare tre libri. Anzi, per la precisione, sono "loro" che si sono fatti pubblicare, recensire, intervistare... credo di essere un caso raro, forse unico. Non avrei mai pubblicato pagando io ma sono molto timida. E dubbiosa. Clara Spada

ho pubblicato tre raccolte di poesia, tiratura limitata, ma non a pagamento, nessuna pubblicità. il poco venduto tramite blog e conoscento vari.
Dicono che la poesia non vende.
quindi non ho speranze.
avrei altre raccolte già pronte, ma non saprei davvero come promuovere i miei libri.

Ho già pubblicato un romanzo, non a pagamento ma con un editore che è stato totalmente assente per quanto concerne la promozione del mio libro, peraltro quasi introvabile perchè distribuito malissimo. Inoltre le mie royalties sulle vendite sarebbero partite dopo la 501esima copia venduta (ma come e dove se il libro non si trovava?) nella misura del 5%. Morale: mi sono comprata con uno sconto del 30% sul prezzo di copertina varie copie che ho venduto alle presentazioni organizzate da me medesima su tutto il territorio nazionale, ma molte le ho anche regalate per promozione.
Ora ho mandato il mio secondo romanzo a varie case editrici mediograndi. Mi ha risposto una di queste, inviandomi un fac-simile di contratto i cui punti salienti mettono in chiaro che le royalties partiranno dalla prima copia venduta e loro si impegnano a garantire tutto ciò che è commercializzazione, distribuzione, pubblicità, promozione, etc. oltre ovviamente all'editing e alla stampa. Però si vogliono garantire un centinaio di copie che acquisterei con il 20% di sconto sul prezzo di copertina. Per un totale di poco più di 1100 e spicci euro.
A differenza del primo editore, i cui titoli erano quasi introvabili, se non su IBS, questo editore ho constatato essere ben distribuito, i cui titoli casomai ordinabili e facilmente reperibili in tutte le librerie, inoltre come editori, a differenza del primo, sono sempre presenti in tutte le fiere dell'editoria. Scrittori-amici che hanno già pubblicato con questa casa edirice garantiscono sulla sua serietà e lealtà.
Ma io sono piena di dubbi e non ho ancora firmato. Che fareste voi? Qualcuno può consigliarmi?

rispondo all'anonima delle 18.43
Ho pubblicato il mio primo romanzo senza contributo, però finora il 90% delle copie vendute le ho vendute io. Non mi lamento però perchè su queste copie ho avuto il 50% di royalties. Su quelle vendute dall'editore ho avuto il 10% ma dalla prima copia.
Per il mio secondo romanzo ho ricevuto la seguente offerta da una casa editrice un po' piu grande della prima: 700 euro per una tiratura di 500 copie di un romanzo di un centinaio di pagine (e mi davano 20 copie omaggio). Era un'offerta interessante però ho preferito rifiutare per principio. Tieni conto, nella tua decisione che il prezzo richiesto come contributo dovrebbe essere proporzionale a tiratura, formato, grammatura carta/copertina, rilegatura. Io in rete ho trovato queste informazioni "Un libro nel formato più comune, 15×21 cm di 200 pagine, stampato in una tiratura di 500 copie – ovvero il doppio della tiratura di solito proposta – con materiali di buona qualità (carta avorio 100 gr, copertina 300 gr, lucida e spessa) costa in totale 1319€".
Probabilmente chi ti chiede 1100 euro di contributo non investe denaro su di te, almeno che la tiratura non sia molto alta.
Renato

Ci sono già passata, dicevano: libro pubblicazione gratuita, ma con l'obbligo di comperare alcune copie a prezzo molto più basso del tuo. Conclusione: le mie copie (80) le ho quasi tutte regalate e il resto non ho visto niente pur essendo a conoscenza che ha venduto dei libri. Pubblicità abbastanza, riscontro economico: nessuno. E' una tattica, alcune case editrici fanno così per invogliare.

Ho firmato un contratto con una casa editrice a pagamento.
per ogni libro venduto da loro avrei guadagnato un euro, 50, loro in un pre-contratto mi hanno fatto promesse da fiaba sulla pubblicità che avrebbero fatto sul mio libro. Accorgendomi che dopo aver incassato 5000 euro circa, la casa ed. non stava facendo un bel nulla, per la promozione, mi sono rivolt ad un avvocato e ora con grande sgomento, mi sono accorta che il mio contratto da me firmato con questo editore dura 20 anni e l'editore, se il libro dovesse andare in ristampa ha 2 anni per decidere se la farà o meno!
Sto spendendo ancora per promuovere il libro, ma so che questo editore mi ha in pugno e io nn mi potrò staccare facilmente da lui. So che è una mia grave colpa aver firmato il contratto senza malizia da parte mia, ma so ancora di più che di farabutti ce ne sono da nn finire. Lui per farmi firmare ha voluto che andassi da lui, in un'altra città in modo che io nn avessi avuto il tempo o l'idea di mostrare il contratto ad un legale! Guardatevi dai farabutti!!!!

Secondo me il core business (i "picciuli!") della piccola e mediopiccola editoria nostrana da almeno un decennio si è spostato radicalmente dalla domanda (lettore) all'offerta (scrittore).

Questo stravolgimento della più importante legge di mercato - favorito da passaggi intermedi ancora poco approfonditi (print on demand - varie forme di contributi - ecc ecc)fa sì che non vi sia più una Cura per l'editing, rispetto per il testo, un unico agire condiviso tra editore e scrittore... facendo di quest'ultimo l'anello debole/da spennare.

Ovviamente sto estremizzando senza i dovuti distinguo, pensiamo però ai 35.000 titoli "nuovi" (su di un totale di quasi 60.000) stampati nel corso del 2009 per farsi un'idea di come non sia così tanto estrema la mia analisi.

LordA
http://grazianodelorda.splinder.com/

Io ho pubblicato con una piccola casa editrice a pagamento la the Writer e mi sono trovata benissimo,ho venduto già un bel pò di copie e sono comunque pubblicizzata sul loro sito.Rispetto ad altre case editrici a pagamento ho pagato una cifra irrisoria.

credo che gli inglesi hanno dato la definizione giusta al fenomeno. Vanity press. Gli eap non sono che specchi per le allodole. Prostituti che vendono la soddisfazione di vedere il proprio nome su un libro. Di essere definiti scrittori.
E' come la meretrice che di sussurra 'come sai fare bene l'amore, sei un bel maschio'....
Meglio cercare un editore serio all'infinito e non trovarlo, a volte. Significa che devi smettere, oppure cercare una 'combinazione', un aiuto politico, conoscenze. Ma se non vali anche queste scale crolleranno...

per il team dell'editing

Scusate, ma se il romanzo è pubblicabile e ha ottime possibilità commerciali, ovvero di trovare un editore che non ti chieda libri da comprare, quote di 'collaborazione', che si avvale di un ottimo distributore, di un piano di promozione, ovvero un editore serio.... perchè dovrei pagarmi l'editing, se questo è un servizio che le case editrici serie hanno in dotazione, ed è notoriamente gratis?

Grazie

anonimo 2

Per il signor Palmas

La Signora Anna Maria Trevale, vostra collaboratrice, come si legge sulla sua biografia, ha pubblicato con 'Prospettiva editrice' un editore che pubblica tramite acquisto libri (narrativa) e manca dell'editing. Un editore a doppio binario, si dice.
Se Prospettiva fosse una delle case editrici con le quali collabora, tutto il discorso di sopra sarebbe un grande specchio per le allodole fesse.

anonimo

Anonimo 2:
Questione editing: corretto quanto sostiene, ma l'editing delle case editrici è incluso nell'investimento delle case editrici appunto, in altre parole quando si vuole investire tempo su un'opera ancora non pubblicata: Domanda: come si arriva a questo? Soltanto dopo che il testo è reputato "maturo" per la pubblicazione. Per migliorare un testo ecco l'editing prima di presentarsi a una casa editrice, per migliorare le possibilità di accettazione da parte di un editor. Le case editrici ricevono tanti inediti ogni settimana, è importante presentarsi a loro in maniera efficace e con un testo "maturo".

Questione scelte collaboratori. Non abbiamo mai sindacato sulle singole scelte dei collaboratori, a noi interessa che non si parli di quei libri nel blog o nella webzine. Perciò, quando un collaboratore decide di pubblicare a pagamento è una libera scelta, che Sul Romanzo rispetta ma non condivide. L'importante è che non vi siano recensioni a libri a pagamento nel blog e nella webzine, ripeto.

Editing, testo 'maturo'. Chi mi assicura che l'editing sia un lavoro fatto a regola d''arte, ovvero invece di migliorare il testo, lo peggiora? L'editing può essere diverso tra un editore e un altro, tra un agente e un'altro, credo. Non ci sono canoni di 'maturità' in un testo, a meno che per editing s'intenda guarire bozze, periodi prolissi o ineleganti, difformità e incongruenze, consecutio temporum...

grazie.

..... ma del resto mi rendo conto che a quanto scritto sopra, lei mi avrebbe risposto 'signor anonimo, vada a leggersi l'articolo relativo a 'editing'.' L'ho letto e sono d'accordo con lei, visto che diciamo più o meno la stessa cosa. Mi permetta però di farle notare che il vostro compenso per l'editing, quantunque lei si sia informato presso i concorrenti, sia abbastanza esorbitante. Continuo a sostenere che se il manoscritto, ovvero la storia che lei ha sottomano la rende non dico entusiasta, ma almeno ci crede, non vi è il bisogno che chiedere il compenso per l'editing, che è a cura della casa editrice, lo ripeto. Lei, dottor Palmas, non si farebbe mai 'scappare' un testo per poche centinaia di euro.

Anonimo, sempre lo stesso.

Gentile Anonimo, la "maturità" letteraria è inserita in un quadro complesso che concerne anche le forme del gusto che si intersecano fra autore ed editor, e, come giustamente ha fatto notare lei, non vi sono canoni standardizzati. Questo subisce una permutazione nel mercato e ogni impresa fa delle scelte, condivisibili o meno.
Le racconto un fatto, avvenuto circa due mesi fa.
Ricevo una mail da parte di un signore per un editing al suo testo. Mi spiega nel dettaglio alcune sue necessità. Gli scrivo che per intenderci dovrebbe inviare l'inedito, così che io possa comprendere con precisione. Leggo e arrivo famelico al punto finale. Scrivo al signore e gli chiedo di poter rappresentare il testo. Lui accetta. Contrattualizziamo la rappresentanza. Costo per il signore zero euro, io sono talmente convinto della sua scrittura che procedo senza esitazione e ho ricevuto pochi giorni fa buone notizie da un noto editore. Non avevo dubbi.
Non mi faccio scappare un testo, certo. Ma il testo deve stupirmi, deve farmi capire che avrò pochi ostacoli con un editore.
Quante volte mi è capitato dal 2010? Una. Quella che le ho raccontato.
Altrimenti l'editing è un servizio come un qualsiasi altro servizio. L'autore sceglie. Mi permetta di banalizzare, ma spero di rendere l'idea: non ordina il medico di eseguire un editing.
Sono scelte.

Un'ultima domanda, dottor Palmas.
Le Case editrici con le quali abitualmente collabora la Sua Agenzia...
Mi risponderà?
Comunque, La ringrazio per l'attenzione.

Sarò lieto di risponderle.
Mi scriva a info@sulromanzo.it
perché stiamo esulando dall'argomento dell'articolo.
Grazie.

Ma di cosa parlate. Faccio un esempio: se Morgan Palmas si facesse pagare per l'editing da autori che lo contattano? Dunque se anche lui "sfruttasse" i giovani scrittori esordienti? Cosa pensereste? Attenti perché se volete trovare dei cattivi nell'editoria sbagliate a cercarli solo nei piccoli editori. Certo meglio sparare sui piccoli tappandosi naso occhi e orecchie con i grandi. Questo il vero male dell'editoria. Emerge solo la punta dell'iceberg.

Se la mia agenzia propone un editing non lascia spazio ad ambiguità, non promette cose che non accadranno, si propone un servizio, come tantissimi altri servizi di altri settori, e lo si esegue.
L'editoria a pagamento invece illude, lascia intendere all'autore che vi sarà una pubblicazione senza definirne i particolari, soprattutto nell'ambito della distribuzione. Così l'autore pensa di trovare il proprio libro nelle librerie e invece poi scopre che non c'è da nessuna parte. Soltanto per citare un esempio, ce ne sarebbero molti.
Sono cose molto diverse e basterebbe avere l'onestà intellettuale per riconoscerlo.

Salvo qualche eccezione, il lettore che utilizza (e più volte!) un editore a pagamento:
1 . o non ha pazienza
2. o non ha umiltà: di cercare, di lasciarsi consigliare, di ascoltare le critiche, e infine, di accettare che i suoi scritti non meritano la pubblicazione.
Prima dei discorsi circa gli aspetti pratici, etici, economici, eccetera, infatti, sta la questione della QUALITA' di ciò che si scrive: per il 90% arrivano dagli editori schifezze o banalità.
La generalizzata carenza di umiltà è la vera piaga, dimostrata dal vittimismo con cui si punta il dito contro gli editori a pagamento, che (quasi sempre) non rapinano né estorcono alcunché, bensì propongono contratti liberamente firmabili o non firmabili.

Buongiorno a tutti, vorrei esprimere la mia opinione in proposito.
Un commento dice: “L'editore è uno che li vende i libri. Per cui, io che li scrivo, gli fornisco materiale da vendere. Quindi, è lui che deve pagare me, non io lui.”. Secondo me facciamo finta di non capire che nella quasi totalità dei casi, anche se le opere sono capolavori, non si vendono per niente! E se restiamo su questa metafora mercantilistica, che pregio è quello di fornire una merce per cui non c'è richiesta? Non si può trattare l'editore come uno che vende merce, ma come uno che tenta (tenta!) di fare da intermediario tra libri e lettori. I grandi non ci prendono neanche in considerazione se non siamo personaggi della televisione, i piccoli senza un contributo non ce la faranno mai (perchè ripeto che i nostri libri NON VENDONO), il self publishing è del tutto privo di filtri, quindi?
Non difendo a priori l'editoria a pagamento, ma direi che è il male minore. Se avessimo una massa di lettori qualificati ed editori che andassero dietro a questi gusti, sarebbe un'altra cosa. Mettete da parte il rancore e ragionate guardando alla realtà!

Credo che Matteo abbia ragione, ma se posso dire la mia non penso che il problema sia l'editoria a pagamento, ma i prezzi che propone. Troppo alti a mio giudizio e vi spiego perché. Un istituto storico della mia città ha pubblicato la mia tesi di dottorato, di solito gli studi si trova chi li finanzia, infatti per le miei cinquecento copie le istituzioni e una banca hanno dato 1200 euro. Negli ultimi mesi ho contattato varie case editrici per una raccolta di poesie, mi hanno chiesto cifre tipo 1800 euro per duecento copie. La migliore offerta 850 euro per cento copie. Non sono i costi della tipografia. La casa editrice ci vuole guadagnare, certo, ma così prende due volte il costo della tipografia, secondo me vuol dire approfittarsi degli autori emergenti.

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.