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Pirateria ed editoria: che cosa sta accadendo?

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Di Morgan Palmas

Stiamo vivendo un’epoca di grandi cambiamenti nel mondo editoriale, uno dei temi più dibattuti è rappresentato dalla pirateria dei libri.
Le vendite nel settore dei libri digitali è in crescita continua, ma aumenta anche l’utilizzo di Emule, Bit Torrent, Shareaza o DC++, programmi che permettono la condivisione, il cosiddetto file-sharing. Si parla di milioni di scambi illegali ogni giorno, una quantità di file che vaga da un pc all’altro senza che nessuno possa mettere freno.

Prima fu un problema del mondo della musica (chi non conosce qualcuno che ha decine di giga di musica piratata?), ora l’editoria sta subendo la medesima sorte, con la possibile conseguenza di avere librerie intere in un computer.

Le preoccupazioni sono notevoli e la velocità con cui le “mutazioni” sono già in atto, in particolare nei paesi di lingua inglese, costringono gli addetti ai lavori a dibatterne senza indugi, è necessario essere preparati ad affrontare la nuova rivoluzione che non tarderà a giungere in Italia.
Un best seller, un libro di ricette di primi piatti, un saggio di informatica, una silloge di poesie, un testo universitario di fisica, una raccolta di racconti per bambini, tutto può essere rubato nell’epoca del file-sharing. La natura del problema potrebbe imporre la chiusura drammatica di numerose aziende legate ai settori editoriali, pensate per esempio a una tipografia.

Gli scrittori stessi hanno opinioni assai diverse: c’è chi, come Paulo Coelho, ha firmato un contratto esclusivo con Amazon per 17 suoi titoli, e chi invece non ha neppure idea di che cosa siano termini come ebook, file-sharing, ecc. Si pensi all’ultimo libro di Dan Brown, già scaricato decine di migliaia di volte poco dopo la sua uscita nelle librerie.
Non solo gli scrittori emanano scelte agli antipodi, le case editrici non sono da meno: la confusione domina, o meglio, la non capacità di valutare i rischi della pirateria, la quale, senza dubbio, non rovinerà il mercato dei libri, ma lo muterà inesorabilmente negli anni a venire. Chi avrà strumenti e capitali per considerare le strategie di mercato in maniera efficace potrà difendersi, chi non li avrà rischierà la chiusura, soprattutto fra le piccole imprese.

Ma attenti, non si sta qui affermando che il file-sharing sia nefasto tout court, vi sarà, come sempre in ogni avanzamento tecnologico, chi prenderà la palla al balzo per creare nuovi business. Inoltre, leggete questi due articoli di Wu Ming, ancora attualissimi:

La tematica è assai più complessa di quanto potrebbe sembrare a una prima analisi di superficie. Per non parlare del ruolo che sta assumendo on line Google Books, argomento che è entrato negli ultimi mesi con forza nei Parlamenti di non pochi paesi, i quali temono di vedere l’illegalità distruggere interi settori economici.
La Francia sta facendo i primi passi concreti, assai apprezzati da altri paesi.
Torneremo ancora a parlare di diritti d’autore e pirateria, vi faccio una piccola anticipazione provocatoria:  

potrebbe il file- sharing illegale aiutare 
uno scrittore emergente?


Martedì 19 gennaio la prossima puntata.
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Commenti

L'autore David Pogue ha fatto un esperimento, e ne parla qui: http://pogue.blogs.nytimes.com/2009/12/17/should-e-books-be-copy-protected/
Ha messo in vendita senza protezioni un suo libro, come PDF. Dopo un anno col suo editore ha confrontato le vendite realizzate dalla copia cartacea. Sono leggermente aumentate. D'accordo, si tratta di un caso. Però...

Ti posso dire che sono molto preoccupata.
Perché credo che ci vogliano anche limiti, regole e rispetto. Ci sono libri che si trovano anche a 4,00€, non solo a 45,00€.
Quindi perchè scaricare, se la motivazione con i cd era il prezzo alto?
E che gusto c'è ad avere un libro nel pc e non cartaceo?
Io sono per il cartaceo.... lo ammetto..

@Marco: io ritengo che non si possa e non di debba sottovalutare la potenzialità del download, però deve essere usato con raziocinio.

@Occhi di Notte: anch'io sono "pro-carta". Il pdf (o qualunque altro formato elettronico) mi sembra sterile, privo di quella dose di magia che risiede su ogni foglio ricamato dalle parole.

Ehi, qui c'è un altro che si spaccia per "Marco"! Uffa, mi tocca cambiare nome... Da oggi in poi sarò Marco Debe!

Per quanto riguarda l'articolo di Morgan, beh, è proprio quello che penso io: la pirateria editoriale divulgherà e se non diventerà grande come quella musicale, è solo perché sono più le persone che ascoltano musica, di quelle che leggono libri. Rimane comunque il fatto che tutto ciò sarà un grosso problema per quelli del mestiere, ma voglio aggiungere: secondo me gli scrittori ci guadagneranno di più. Può sembrare una follia, lo capisco, ma questo mi dice la testa...

io sono da sempre favorevole al copyleft.
non credo faccia calare le vendite ma anzi che le favorisca (se il prodotto è buono)

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