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"Geometria notturna" di A.L. Kennedy

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Di Alessandro Puglisi

Ci sono libri che sfuggono al lettore. Finisci di leggerli e sei colto dalla sensazione di non essere riuscito a possederli, e che forse non ci riuscirai mai. Sembra proprio essere questo il caso di Geometria notturna, raccolta di racconti, edita in Italia da Minimum Fax (tradotta da Federica Aceto), di A. L. Kennedy, poliedrica scrittrice, giornalista e finanche autrice di monologhi teatrali.

Scozzese, nata a Dundee nel 1965, in questi quindici testi disseziona i rapporti umani, in particolare quello uomo-donna, da entrambi i punti di vista, riportando alla luce il senso della comunanza di sentimenti, di quella magnifica e operosa congiuntura che avviene negli affetti. Con sorprendente perizia e stile secco, l’autrice ci presenta una galleria di personaggi, quasi tutti di mezza età, sorpresi in appartamenti vuoti, di oggetti e più spesso di affetti, di presenze umane; sotto la neve, seduti sull’erba, o a letto, come nello splendido (uno dei più belli) racconto che dà il titolo al libro; la cui denominazione completa è Geometria notturna e i treni per Garscadden, nel quale l’intreccio di due corpi, vivi e pulsanti, ma colti nel rilassamento e nel sonno, diventa una mappa dell’interpersonalità, che a un certo punto, in corrispondenza di un cambiamento nel rapporto, si ridefinisce, e disorienta.

Sembrano fondamentali le dinamiche della corporeità nei testi della Kennedy, così come precise e circostanziate sono sempre le descrizioni fisiche e dell’abbigliamento. Il fisico giunge a diventare ineffabilmente una terra di confine; talvolta si de-forma, si de-localizza, dà l’impressione di essere istanza di qualcos’altro, come in Cap O‘Rushes, la cui protagonista sospetta di avere un goblin per marito.

E fondante è pure il ruolo del ricordo. Se è vero che la memoria distorce la realtà che è stata, tutte le prose inserite nel volume in oggetto hanno il passo dei ricordi, l’incedere sinuoso e frammentario allo stesso tempo, i ripensamenti, il distacco o il dolersi per la mancanza di esso. Quantunque la scrittura di A. L. Kennedy mostri solidità, e la qualità si attesti costantemente su livelli alti, è necessario, a mo’ di (forse pretenziosa? Speriamo di no) “guida alla lettura”, segnalare, estemporaneamente e con nessuno spirito tassonomico (che sarebbe appunto inutile in quest’ambito) quelli che, a parer di chi scrive, sono i pezzi migliori e poi in particolare i due racconti i quali, oltre al già citato Geometria notturna e i treni per Garscadden, paiono riassumere la poetica e costituire il livello più alto di scrittura e orchestrazione narrativa. Nella prima categoria faremo rientrare almeno Sweet Memory Will Die, Polvere di stelle e Le povere anime, brevi e delicati affreschi di memoria, di stati d’esistenza perduti. Nella seconda, con certezza, Il ruolo dei silenzi illustri nella storia scozzese e Bix. Il primo, forse il brano dalla maggiore profondità e inventiva, storia di una donna che si occupa di inventare fatti, “arricchire” la realtà, “dare un aspetto avventuroso” al quotidiano, che scrive necrologi di persone ancora in vita e finisce per ri-scrivere la sua stessa vicenda; il secondo, cronaca precisa, chirurgica, dell’avvizzimento e della morte di un amore affondato nell’abitudine, resoconto di intime “no man’s land”.

Da leggere a luce fioca, senza fretta ma con presenza forte di spirito; dunque, per usare una frase che appare in uno dei racconti (non diciamo quale per gentilezza nei confronti del potenziale lettore): «C’è solo una cosa che desidero più della prova di essere esistita, ed è la prova di esistere mentre ancora ci sono».
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