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Come fare soldi con la letteratura? - parte 1

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Di Morgan Palmas

Sarà la recente pubblicazione del mio libro, sarà la crisi economica che ahimè continua, sarà la disperazione e la precarietà di taluni, non poche persone negli ultimi mesi mi hanno più o meno chiesto: - Ma secondo te si possono fare soldi con la letteratura? -. In sostanza, la domanda è se la letteratura possa permettere di generare la mesata.

È chiaro che interessandomi da anni alla scrittura tale quesito abbia sfiorato la mia mente in non poche occasioni. Bisognerebbe intendersi sulla quantità di soldi: 100 euro, 500 euro, 2000 euro, quanti? E sotto quale forma all’interno del mondo letterario?
Mi piacerebbe rispondere subito, senza dubbi, desidero tuttavia condividere con voi alcune riflessioni per focalizzare la tematica.

Le domande che mi sono state poste non riguardano il redattore o il correttore di bozze, soltanto per fare due esempi, benché sia chiaro che pure loro potrebbero fare soldi con la letteratura, no, il senso che si desidera consegnare al quesito è se vi sia la possibilità di scrivere un romanzo, una raccolta di racconti, una silloge di poesie o un saggio e percepire di conseguenza la mesata.
Qualcuno sorriderà, gli sembrerà una domanda banale, con risposta ovvia. No, quest’approccio lo ritengo sbagliato. Chi scrive per esempio un romanzo (da questo momento in poi dirò sempre “romanzo”, includendo tuttavia anche le altre forme prima citate) non conosce il più delle volte le dinamiche editoriali, non ha le idee chiare sui diritti d’autore dal punto di vista economico, inoltre, circolano tantissime leggende che confondono ulteriormente le idee.

Il mio eventuale profitto non dipende soltanto da ciò che io ho prodotto, ma dal modo in cui lo produco e lo diffondo. Mi spiego. Avere un romanzo in mano – sia esso perfino un capolavoro – non dice alcunché del profitto, poiché esso riguarda i gusti dei lettori e il loro favore, la stampa, la pubblicità, il mercato editoriale, il network di persone che si conoscono e che potrebbero influire sulle vendite, ecc. La qualità del romanzo non ha nulla a che fare con gli altri elementi, ma senza di loro quella stessa qualità non respirerà nel mondo, se non a livello debole. Ed è inutile affermare che un caso eccezionale su un milione non sia la regola.

Quindi, primo punto: pensare che il proprio romanzo sia sufficiente per guadagnare soldi con la letteratura è un grave errore. Chi spera di fare della propria scrittura un secondo lavoro redditizio o addirittura un primo lavoro, dovrebbe considerare con la necessaria cautela tutto ciò che concerne il contesto entro cui avviene la pubblicazione (prima e dopo).

Fermi!

Mi sembra già di scorgere la direzione dei vostri pensieri: ‘È tutta una questione di conoscenze, bisogna essere machiavellici’, cioè il fine giustifica i mezzi, in altre parole, vuoi vivere di letteratura? Benissimo, inizia a conoscere la gente giusta, frequenta scrittori, editor, redattori, ecc.
Nessuno qui sostiene che sia sbagliato, accade in ogni luogo del mondo e per altre professioni: un biologo dovrà necessariamente frequentare biologi se desidera attirare l’attenzione dei colleghi sulle proprie ricerche; un cuoco parteciperà a manifestazioni dove saranno presenti altri cuochi al fine di stupirli con i suoi piatti prelibati.

Nonostante ciò l’idea generalizzata in Italia è che il nodo della questione cada sempre negli aspetti più turpi del comportamento, come a dire, conosco Tizio non per condivisione amicale di tempo e spazi, ma con l’unico scopo di sfruttare le sue competenze o altre persone a lui riconducibili. Ecco, questo pensiamo spesso nel nostro paese. Non è secondo molti la persona in sé che dovrebbe incuriosire, ma il suo mondo di conoscenze e di professionalità, banalizzando, il tornaconto.

Proprio pochi giorni fa una persona mi ha detto di essere venuta a sapere da fonti attendibili che una cantante famosa ha ottenuto il successo perché è stata la fidanzata del direttore di una grande etichetta discografica. A dire il vero, c’è stato anche qualcuno di molto importante che ha consigliato a una ragazza di sposare suo figlio per risolvere i problemi lavorativi ed economici, battuta di spirito? Sì, certo, ma la mentalità italiana è nella maggior parte dei casi come la battuta del Presidente del Consiglio.
Io non vorrei che si finisse con liquidare la questione in tali termini. C’è ben altro e ne parlerò già domani.
Nessun voto finora

Commenti

Ciao Morgan,
è vero che "sfonda" prima chi ha le giuste conoscenze, c'è poco da fare il mondo gira in questo modo qui in Italia, le conoscenze si fanno, durante il percoso, anche io sai non conoscevo nessuno e ora, frequento scrittori, redattori, giornalisti ecc... ec...
Il guadagnare con la letteratura, beh, sarebbe bello certo poter fare di una passione un lavoro ma adesso come adesso, oggi come oggi ecc... non penso sia una cosa fattibile, si fanno tanti sogni, si spera che, prima o poi, il nostro romanzo possa divenire un best seller famoso in tutto il mondo e questo certo non ce lo leva nessuno, io sono la prima che ha questo genere di sogni e aspirazioni, per arrivare in alto bisogna, per forza di cose, guardare in alto, altrimenti si rimane sempre sullo stesso punto. E' giusto pensare positivo perchè, con tutte le cose se sentiamo ogni giorno, riguardanti l'editoria, le pubblicazioni, la pubblicizzazione del nostro romanzo e tutto quanto, perderemmo tutte le nostre prospettive di gloria...
Per il momento l'unica cosa che ho guadagnato, dalla pubblicazione del mio romanzo, è stata la soddisfazione personale di averlo pubblicato, commenti positivi non che, tanti "in bocca al lupo" (crepi) e basta... come compenso economico non ho visto nulla e non penso proprio che, per i primi due anni, vedrò l'ombra di un centesimo... quando riuscirò a ricevere la famosa "mesata" per vivere, ve lo farò sapere... per il momento mi va bene così, non sono pretenziosa in quel senso, ma ho molti sogni e speranze e anche se so benissimo che con queste due cose non si mangia, ci aggiungo anche la determinazione di riuscire, un giorno, a realizzare il mio sogno... prima o poi ce la farò e una volta realizzato il mio sogno, la mesata verrà da sè... spero... :-)
Manuela

In effetti, il mercato ci insegna che chi è figlio d'arte o è ben introdotto ha pochi problemi x quel che riguarda pubblicazione, distribuzione e soprattutto promozione; il resto del mondo spesso si trova di fronte a scenari decadenti e demoralizzanti... Conosco una ragazza che per pubblicare con una grande casa editrice regala favori sessuali ad un editor, per esempio. Alla faccia della cultura e di chi le vuol bene.
Avrei una domanda x te: dati i diritti d'autore e ragionando x assurdo (quanti saranno in Italia a vivere di letteratura? 10 persone, arrotondando per eccesso???)quante copie dovrebbe riuscire a vendere un povero scribacchino ogni anno per vivere della sua passione?

Serena

L'illusione che scrivendo ci si possa arricchire più o meno facilmente spinge orde sempre più massicce di romanzieri improvvisati (spesso lettori di pochi libri e anche sbagliati) a inondare le case editrici di dattiloscritti illeggibili, salvo poi inveire contro i soliti raccomandati e contro le cricche letterarie quando i loro lavori vengono rifiutati.

E' questa ricerca del profitto, oltre che della notorietà e di una compensazione alle proprie frustrazioni personali, che muove la maggior parte dei nostri scrittori emergenti.

Se si dicesse chiaro e tondo che scrivendo NON ci si arricchisce e che si può guadagnare molto di più e molto più facilmente dedicandosi ad altre attività, se si rendessero note per una volta le vendite effettive dei libri di scrittori famosi, che nonostante la promozione, le recensioni-marchetta, ecc. non riescono a superare le 3-5.000 copie quando va bene, se si facessero due calcoli...allora penso che gli aspiranti scrittori italiani diminuirebbero del 90% e forse anche oltre.

Bisogna scrivere per passione, per diletto, innanzitutto.
Poi magari si può anche guadagnare qualcosina, ma non potrà mai ripagare tutto il tempo, la fatica, la frustrazione che ci avremo messo.

E' molto più facile arricchirsi giocando a texas hold'em, che scrivendo romanzi.
Scrivendo racconti o poesie, poi, è scientificamente impossibile.

Valentino

@Serena: in Italia vivono di scrittura una decina o poco più di persone.
Gli altri campano grazie all'indotto. Leggi: editing e collaborazioni varie con le case editrici, traduzuioni, corsi di scrittura creativa, giornalismo, ecc.
Sul prezzo di copertina calcola un 10-15% di roylaties e poi fai conti, considerando che - quando va bene - un romanzo italiano vende sulle 3-5.000 copie.
Per le piccole case editrici, anche 1-2.000 copie sono un successo.

La maggior parte degli scrittori italiani, esclusi i Faletti che sono sempre pochissimi, guadagnano una miseria o poco più...

Valentino

@Manuela Vio: molti anni fa pensavo nei miei sogni più deliziosi che la scrittura potesse divenire la mia prima attività, lo davo al 99% realizzabile; poi è iniziato un percorso di consapevolezza nutrito di tantisse letture ad hoc, chiacchierate ad hoc, conferenze ad hoc, corsi ad hoc e quella percentuale andava scendendo sempre più; allo stato attuale, molto più intelligentemente, credo che la percentuale del sogno si snodi fra lo 0,2% e lo 0,4%, a seconda dell'umore. In questo percorso ho enucleato senza accorgermene quanto mi sembrava invece scontato: l'amore per la scrittura e la letteratura. Se un tempo mi parevano interessi forti, oggi, grazie a quella enucleazione, al pari di uno scultore che toglie il marmo ridondante, sono divenuti amori viscerali, indipendentemente se la scrittura mi farà guadagnare un euro o un milione di euro in vita. E, dal canto mio, davvero, questa constatazione mi ha rasserenato.

@Serena: la tua domanda è imprecisa se si parla di soldi, bisognerebbe specificare. Quanto ti interessa guadagnare al mese? E poi comprendi il numero di copie che costantemente dovresti vendere, ha ben risposto sotto Valentino.

@valentino: le tue sono parole che condivido in toto.

Piaccia o no, è proprio come dice Morgan.
Sfido chiunque a dimostrare il contrario.

io so di sicuro che scrivendo non si realizza la mesata ma questo è l'ultimo dei miei pensieri.
non si può pensare di vivere di sola scrittura fino a quando (ed è toccato a pochi) te ne accorgi da solo.
scrivere è solo Passione.
punto.
[le royalties sul 10-15% sono già alte. più vicino al vero un 7-8%]

Valentino: vangelo. Il giorno in cui vorrò far su qualche soldo con la letteratura non scriverò un romanzo né fonderò una casa editrice. Investirò comprando un parco mezzi e metterò in piedi un service di distibuzione a prezzi concorrenziali.

Morena: personalmente credo che la Passione - quella con la 'P' maiuscola, come dici tu - sia proprio quello che ci frega tutti! Se amo troppo quello che faccio, è inevitabile che io per primo stenterò a riconoscergli la dignità di un'autentica professione. Ma in Italia le cose stanno così. Sappiamo che gli editori non pagano; sappiamo che le condizioni sono miserevoli: ma nonostante tutto continuiamo a raccontare, a proporre, a sperare. Siamo malati di Passione. O forse, semplicemente, vittime di un atavico senso di colpa tutto italiano che ti porta a pensare che il lavoro è sofferenza: e che se non soffri facendo quello che fai, allora non meriti di guadagnare un centesimo. E' brutto da dire, ma un filo di razionalità e di cinismo in più da parte degli autori (tanto per cominciare) non guasterebbe. Certo, finché noi saremo i primi a essere ben lieti di farci spremere in cambio di niente - o giusto per la gloria fasulla di vedere il nostro nome stampato su una copertina, per firmare un paio di autografi ai nostri amici - allora la situazione non cambierà di una virgola...

L.

Ho conosciuto ben tre scrittori che vivono di scrittura, ma nessuno di loro si limita ai romanzi. Infatti si occupano di corsi di scrittura creativa e attività affini. Si tratta tuttavia di autori con contratti Einaudi, Bompiani e Guanda, a cui gli editori corrispondono, fra le altre cose, rimborsi spese per le loro presentazioni nelle varie parti d'Italia dove si recano. Io che ho pubblicato con un editore medio-piccolo non potrei mai valutare questa possibilità. Infatti la mia casa editrice mi pagherà una percentuale sulle vendite talmente esigua che neppure se vendessi 5000 copie potrei parlare di un vero guandagno. Aggiungo che è già tanto se ho avuto qualche copia (gratis s'intende)in più da dare ai relatori delle varie presentazioni. Non ho e non avrò rimborsi spese per i viaggi e i soggiorni, tutti a spese mie. Perciò semmai dovessi avere un guadagno dalla pubblicazione, sarebbe di non più due o trecento euro (nelle previsioni più rosee). Da questi ne dovrei detrarre almeno 400 di spese vive sostenute. D'altronde se si considera la ripartiziona media dei ricavati della vendita di un libro, si può constatare come il grosso vada nelle mani del distributore. Certamente l'autore è quello che percepisce di meno, dato che una parte va al libraio e un'altra all'editore a cui si aggiungono le spese di tipografia.

Gianfranco

E infatti, Gianfranco, un problema viene proprio dalla quantità sterminata di piccoli editori esistenti in Italia. Se avessi una bacchetta magica abolirei tutte quelle strutture che non riescono a pagare gli anticipi agli autori. O quantomento ad ammortizzare l'impossibilità di questa forma di pagamento con delle percentuali serie sulle vendite (non sotto il 33%, come accade all'estero); con dei pagamenti puntuali e con una copertura totale di tutte le spese. Tutto quello che si trova sotto questa soglia minima di tolleranza dovrebbe essere cancellato. Dovrebbero sopravvivere soltanto le strutture abbastanza forti a livello professionale e distributivo da poter garantire un trattamento perlomeno decente ai propri autori. Pubblicare sarebbe più difficile, certo; e lo spazio per gli esordienti sarebbe ben più ristretto: ma accidenti, perlomeno chi arrivasse a staccare il suo bel contratto d'edizione avrebbe poi tutte le garanzie per fare della sua passione un qualcosa di simile a un vero mestiere.

L.

Caro Morgan ho un solo commento per il tuo post: Parole sante!

con 'scrivere è solo passione' intendo dire che non si dovrebbe scrivere pensando ai guadagni o a come rendere 'appetibile' un testo.
io credo di essere molto dignitosa. scrivo perché è ciò che voglio fare. e nonostante, io mi diverta molto, lo trovo a tratti anche faticoso. non come scaricare un camion, naturalmente.

Nessuno pretende di scrivere pensando al guadagno o al marketing. Fin qui siam tutti d'accordo. Ma un conto è scrivere, un conto è pubblicare. E mi pare che molto spesso il probema venga proprio dalla sovrapposizione / confusione di queste due cose diversissime tra loro. Un bravo scrittore deve essere schizofrenico. Tanto viscerale e istintivo quanto racconta, quanto freddo e calcolatore quando propone. Dici che scrivere ti costa fatica, no? Allora dimmi, è pensabile che il frutto della tua fatica abbia come unica ricompensa la mera pubblicazione e la distribuzione nelle librerie? Non sarebbe come dire che l'unica ricompensa del camionista sarà quella di poter girare il mondo sul suo camion? Dignità, invece, per me vuol dire avere il coraggio di pretendere un riconoscimento effettivo e un trattamento umano da parte di un editore. Essere scrittori con una dignità significa dire 'No, grazie tante' a chi inonda il nostro manoscritto di complimenti... e poi si offre di pubblicarlo gratis, o a condizioni pidocchiose. Essere scrittori con una dignità, oggi, in Italia, vuol dire sapersi anche tirare indietro, se necessario: a costo, magari, di rischiare non vedere mai la propria opera pubblicata.

L.

condivido. io ho discusso parecchio con il mio editore per cambiare certe clausole. e discuterò di sicuro anche con il prossimo. ma forse anche no. chi può saperlo?

Spero di no. Spero che il tuo prossimo editore sia uno di quelli con i quali non c'è nulla da discutere. :))

L.

Voglio fare un'altra osservazione.
Noto come il sogno di molti aspiranti scrittori o scrittori emergenti sia quello di vivere di sola scrittura.
Personalmente, una prospettiva del genere mi terrorizzerebbe. Essere in balia dei mutevoli umori degli editori, del gusto del pubblico, ecc.
Tutto questo mi sembra essere una condanna, più che una fortuna.
Molto meglio, per me, avere un altro lavoro, possibilmente che non abbia nulla a che fare con la letteratura, e poi scrivere per pura passione, come secondo o terzo lavoro.
Così si è veramente liberi di scrivere quello che più ci piace e di mandare a quel paese chi se lo merita...

Valentino

da qualche giorno è stato aperto il sito

www.historyrebelution.wikispaces.com

è un esperimento di un romanzo collettivo/storytelling basato su eventi storici personaggi reali.
e' nelle fasi preliminari, ma potrebbe diventare un capolavoro... e, se gli utenti-scrittori saranno daccordo potrebbe anche essere pubblicato, una volta concluso, attraverso siti come lulu.com.
che ne dite?
spero possa interessarvi.
potete trovare altre informazioni anche su

www.facebook.com/pages/History-Rebelution/243938110955?ref=mf

@ Valentino.
In quello che dici non c'è niente di sbagliato.
Fare letterattura per hobbistica è sacrosanto, e ovviamente non toglie nulla al valore dell'opera in sé. C'è tuttavia, a mio modo di vedere, un dovere morale che ogni autore, o aspirante tale, dovrebbe imporsi: quello di non alimentare, in nessun caso, un mercato corrotto, completamente impazzito, che danneggia sé stesso, gli autori, i lettori. Chi scrive per il piacere di farlo ha a sua disposizione le immense praterie del Web - che come giustamente sottolinei in un altro passaggio, a volte possono rivelarsi anche più fruttuose della carta stampata. Ma chi decide di pubblicare a tutti i costi (anche gratuitamente, anche arrivando a pagare di tasca sua la stampa del proprio lavoro), deve aver ben chiaro in testa che così facendo sta arrecando un danno non solo a se stesso, ma anche a tutti coloro che, in modo del tutto legittimo, ambiscono a fare della scrittura un mestiere con cui pagarsi affitto e bollette.
Che ne pensi?

L.

Purtroppo niente e nessuno potrà mai scoraggiare gli aspiranti scrittori dal farsi succhiare denaro dalla vanity press, come si chiama in america.
Una cosa cmq è ricorrere a servizi di print-on-demand come lulu che possono avere anche una loro utilità, un'altra cosa è alimentare il fertile sottobosco di tipografie spacciate per case editrici che lucrano sulle velleità degli scrittori della domenica.
Come diceva qualcuno, la madre degli idioti è sempre incinta.

Valentino

@Valentino: forse hai ragione, la madre degli idioti è sempre incinta, ma, credimi, per le tante esperienze che ho sentito negli anni e soprattutto negli ultimi mesi con Sul Romanzo, spesso non è stupidità, ma mancanza di informazione. Tutto qui. Chi sa poco si fa fregare di più. Senza alcun dubbio. E a volte anche la rete non aiuta, creando leggende e falsità.

Concordo con Morgan. Soprattutto mi sembra sbagliato considerarla una battaglia persa in partenza. I commenti che scrivo su questo blog sono tra le pochissime cose che butto giù tanto per il gusto di fare - perché lo trovo molto stimolante. Molto difficilmente metto (né ho mai messo, né mai metterò) mano alla tastiera se non ci intravedo una prospettiva vantaggiosa. E se sono arrivato dove sono arrivato (vivo con il mestiere della scrittura da quasi nove anni consecutivi, senza interruzioni), beh: posso affermare che il merito sia anche di questa mia sostanziale intransigenza. L'intransigenza che mi ha spinto a rifiutare, ora come ai miei esordi, le marchette tanto per guadagnarci un po' in termini pubblicitari; le proposte facilone; la pacca sulle spalle dell'editore che ti chiede se 'per caso' non hai qualcosa di pronto da mandargli subito - che sarebbe tanto contento di guardarlo; il direttore editoriale amico di amici che ti chiama per supplicarti di riempirgli il buco in collana, e che comunque te ci guadagnerai lo stesso perché 'hey, amico, è sempre meglio pubblicare che niente'. Insomma, tutta quella montagna di vaccate che tu, Valentino, riunisci sotto il nome di 'vanity press' - brr, ma questo termine esiste per davvero?
Un briciolo di rigore in più, gente...
Solo questo si chiede.
Non è difficile.
Anche perché, citando zio William, 'Puttana una volta, puttana per sempre'. E' giusto che i giovani sappiano anche questo: che se parti svendendoti, allora molto difficilmente riuscirai a dare a te stesso - e a quello che scrivi - il giusto valore.
Fidatevi.

L.

@Ramades: sono in commercio decine e decine di manuali dedicati alla scrittura creativa, non ultimo il tuo. Ci sono inoltre libri che spiegano ai non addetti come funziona il mondo editoriale.
Infine, ci sono ormai davvero tanti lit-blog, non ultimo questo, che fanno informazione mirata.
Se qualcuno resta ciò nonostante ignorante, penso che sia ad attribuire esclusivamente alla sua pigrizia mentale, se non come già detto sopra all'idiozia, spesso più potente di qualsiasi avvertimento e comunicazione.
A riprova, si vedano le masse che continuano a credere negli oroscopi, negli avvistamenti di ufo o nelle madonne che lacrimano...

Valentino

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Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

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