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Secondo racconto classificato nel concorso "Sul Romanzo Blog"

Arrivederci (Giacomo Zova)

Drin, drin, drin… porca miseriaccia che sonno! Ogni mattina, ogni giorno eccetto la domenica e festività, da diciannove anni. Busta paga: 1140 euro. Affitto, bollette, cibo, figli, assicurazioni, ecc. Dopo meno di un mese sono in attesa, finché vado in banca, digito il codice, guardo quanto posso prelevare e da lì capisco subito se è già sceso lo stipendio, mica abbiamo risparmi noi. L’ho detto a mia moglie poco tempo fa: - Se capita un funerale, come la paghiamo la bara? -, la buttiamo sul ridere, ma c’è poco da scherzare. Non si riesce a risparmiare nulla da anni, il poco che accumuli lo spendi in una vacanza senza tanti lussi d’estate, il gelato di Fabio, il più piccolo, la paghetta di Paolo, il più grande, non posso farlo andare fuori con gli amici senza un euro, e una pizza due volte tutti assieme. Scegliamo sempre lo stesso posto per la tenda, cuciniamo noi con i prodotti che abbiamo acquistato al discount prima di partire. Che vita di merda. Qui non si tratta di fare chissà che cosa, ma di mera sopravvivenza. Non so chi ha pensato l’economia, fa schifo, ecco, fa schifo. A volte però penso che non vorrei essere il padrone, sì, ha una villa, una gran bella macchina, mangia nei ristoranti, si tenesse tutto, meglio la nostra vita, più tranquilla, di merda, ma tranquilla. Vedo quando chiama l’avvocato o il commercialista, sempre un problema, sempre un ritardo, sempre stressato. E vota il Berlusca, dice sempre che con lui si ruba più facilmente, fatture, verbali, cose così insomma. Ce lo dice vantandosi. Io che cosa posso rubare… mi dovrei portare a casa un computer dagli uffici amministrativi o un telaio dal magazzino, potessi rubare, facile a dirlo.
Dai, si scherza, solo che mia moglie si infastidisce sentendo che le racconto queste cose, ha ragione, ma se dovessi prendermela per ogni battuta che sento in fabbrica dovrei cambiare lavoro, ne sento di tutti i colori, sulle donne, sui politici, sui preti, sui personaggi famosi, sulle famiglie degli altri. Non si può mica stare zitti, bisogna ridere, se non ridiamo che cosa ci rimane da fare…
L’altro giorno: - Piero, cosa fai a Natale?
- Che cosa vuoi che faccia, mi romperò le palle come al solito con i parenti di Luisa!
E giù a ridere, a sparlare. Almeno ci passa meglio il tempo.
Mi viene in mente quando cominciai a lavorare qui, il mio primo e ultimo lavoro, non sapevo nulla, mi pareva una novità continua, ora non imparo nulla da anni, so tutto ciò che serve, devo ripetere le operazioni, dalla prima all’ultima, per tante volte ogni giorno. Come gli altri. Be’, non tutti, quasi tutti. Noi poveracci speriamo nella botta di culo, perché di questo si tratta: si vorrebbe andare al gioco dei pacchi o al milionario o si piglia un gratta e vinci, non si risolve tutto con i soldi, ma se invece di 1140 euro, avessi 2140 euro al mese farei una vita interamente differente. 1000 euro in più fanno la differenza, certo. Poi sento che fanno la finanziaria da miliardi di euro, danno miliardi di qua, miliardi di là, io non vedo nulla di questi miliardi, ma 1140 euro al mese sudati fino all’ultimo centesimo.
L’altro giorno sentivo il telegiornale e quell’imbecille di Capezzone, uno degli uomini più venduti del paese, dichiarava che le famiglie devono stare calme perché i consumi sono ripartiti e siamo messi meglio degli altri paesi, gli venisse un colpo, si rende conto di che cosa significhi vivere con 1140 euro al mese? Ne hanno la minima idea lui e il suo schifoso padrone? Uno è buono, io lo sono, certa gente però davvero mi fa diventare cattivo, riesce a farmi uscire la parte peggiore, a calci in culo li prenderei.
La vendetta contro quei buffoni è pronta, ne ho parlato con serietà a Luisa il mese scorso. Lei mi ha guardato perplessa, poi mi ha chiesto se scherzavo, “no”, ho replicato. Ci stiamo informando, sarà dura, ma i miei figli devono avere una vita diversa dalla mia. Con quei 1140 euro che cosa posso dare loro? La conclusione è bella e pronta: se non posso dare nulla io, ovunque sia, dato che sono un operaio, allora sarà lo Stato a farlo per me, non questo di certo. L’Italia è un paese per benestanti, gli altri, tanti, fanno una vita di merda. Ho un vecchio amico in Danimarca, mi ha raccontato cose che sembrano fantascienza. Ci mancherà il cibo, il clima, il mare, per quanto riguarda il resto non ci mancherà nulla. Ora Federico si sta attivando per trovarmi un primo lavoro, sembra che le paghe lì siano nettamente superiori.
- Sì, però la vita costa di più! - mi ha detto un mio collega qualche giorno fa.
Federico mi ha detto di non ascoltarli, che non sanno nulla e parlano a vanvera, lui con un lavoro semplice riesce a risparmiare assieme alla moglie ogni mese almeno 500-600 euro, anche lei fa un lavoro semplicissimo, lavora per conto delle Poste danesi. E noi dovremmo stare qui a fare la fame, ad arrabbiarmi sentendo le chiacchiere di Ballarò o leggendo le battaglie consolatrici di Repubblica? No, basta. Si tenessero le loro speranze, io non voglio più speranza per la mia famiglia, voglio fatti concreti.
Siamo già andati in banca per un prestito, abbiamo chiesto 8000 euro, questi soldi sono la nostra vera speranza: la prossima settimana, quando saranno nel nostro conto, prendo una settimana di ferie a gennaio, ho arretrati e vado da Federico a cercare casa e lavoro. All’inizio non sarà facile, lontani, appena mi sono sistemato, facciamo tutta la burocrazia e in pochi mesi faccio salire là tutti, così intanto Paolo e Fabio finiscono l’anno scolastico.
Veline, escort, feste in Sardegna, bla-bla inutili, voglio che diventino un bruttissimo ricordo del mio passato, del nostro passato. Qui non cambierà mai nulla, siamo noi che dobbiamo cambiare, abbandonando questo paese disgraziato. Nessuno vuole davvero che gli italiani abbiano una vita migliore, se fosse così, qualcuno dovrebbe fare a meno di qualche privilegio, figuriamoci.
Arrivederci Italia, tenetevi il Berlusca e tutti gli altri cretini.


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Commenti

Personalmente preferisco questo a quello che ha vinto, anche se neanche questo mi convince poi tantissimo. Boh, saranno gusti, ma questi racconti (sia il primo classificato che il secondo) mi sembrano degli sfoghi e non dei veri e propri racconti. Questo è già più un racconto rispetto al primo ed è per questo probabilmente che mi è piaciuto di più, però mi sembrano molto privi di fantasia. Cioè, qui le cose vengono dette così come sono, non vengono fatte metafore o giochi di parole. Può essere un sistema anche questo, ma non lo preferisco. L'arte per me è anche fantasia, non solo scrivere un resoconto di quelle che sono le cose, che tutti già vedono e sanno. Almeno, ripeto, secondo me...

E questo è un racconto? È una banale sproloquio contro il governo. In un racconto mi aspetto molto, ma molto, ma molto di più. Un conflitto, una soluzione, un po' di stile, fanaztsia. È uno sproloquio bello è buono. Ma che roba è arrivata per essere stato selezionato questo racconto? oppure non hanno saputo selezionare? Pazzesco!

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