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Ritratto dell'artista da giovane 2: zia Jane in cappellino di velluto con editori filibustieri

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Di Giovanni Ragonesi

È sempre oltremodo sconveniente lasciarsi andare alle pubbliche manifestazioni di commozione. Ma com’è possibile trattenere gli umori liquidi al loro posto - dietro le palpebre - quando ci si trova alla British Library, quando, proprio accanto alla postazione dove si può ascoltare un intervento radiofonico di Virginia Woolf, dietro una teca di vetro, ti ritrovi il piccolo scrittoio in mogano sul quale lavorava Jane Austen?

Lo scrittoio era sistemato nel salone di casa e lì zia Jane si sedeva a scrivere ogni giorno. Si alzava al mattino presto e per prima cosa, approfittando del sonno degli altri, si esercitava al pianoforte, con discrezione per non infastidire con la sua totale assenza di talento musicale. Terminati gli esercizi si dedicava alla colazione, dopodichè si sedeva al suo scrittoio e prendeva a scrivere sino a quando il cigolio della porta non l’avvisava che stava per entrare qualcuno, al che copriva i suoi fogli con la carta assorbente, smetteva i panni di scrittrice e si faceva avvolgere dai ritmi familiari.

La stessa scena si ripeteva più volte nella giornata, le toccava occuparsi delle scorte di zucchero e vino, ma terminati i lavori domestici tornava al suo piccolo scrittoio; intratteneva uno stormo di nipoti, chiacchierava amabilmente con parenti, amici, cognate e visitatori, viaggiava in continuazione in lungo e largo per le strade dell’Hampshire, nell’Inghilterra meridionale, tra Rowling e Bath e Southampton e Kintbury e Dawlish e Manydawn e qualche viaggio a Londra e poi ancora Ibthorpe e i soggiorni estivi a Eastbourne e i parenti a Godmersham, cavalli e carrozze e tazze di tè in locande di campagna, ma appena poteva tornava al suo scrittoio in mogano, al cui interno conservava i suoi quaderni: Volume the First, Volume the Second, Volume the Third.

La piccola Jane aveva iniziato a scrivere da giovanissima, i suoi primi racconti risalgono ai suoi 15 anni, ma già all’età di 11, seguendo la squisita maniera delle gentry di campagna, abbozzava scene teatrali che poi venivano rappresentate in famiglia come vedremo anni dopo in Mansfield Park e come vedremo anche in tempi più recenti nelle pagine di Espiazione di McEwan.

Il suo mondo è sereno e tranquillo, i balli stagionali nelle sale Regency sono l’evento che più l’entusiasma e la passione smodata per cappellini di velluto e nastrini la accomuna alle sue coetanee; conosce il mondo della marina militare grazie ai due fratelli maggiori futuri ammiragli; legge la storia inglese nelle pagine di Hume, di Robertson e Goldsmith e ne trarrà un piccolo breviario parodistico della storia monarchica da leggere alla sera dopo cena; conosce e si delizia con i romanzi di Richardson, gli scritti di Johnson, i primi lavori di Walter Scott, la moda del romanzo sentimentale e quella del romanzo gotico e di entrambe scriverà delle parodie: la giovane Jane si prende gioco di tutto; le regole sociali strutturano il suo immaginario ma il suo rigore razionale e il suo brio caratteriale riescono già a strutturare una architettura di sentimenti e relazioni e visioni e concezioni del mondo che – ripetiamo con Pietro Citati – stanno accanto a quelle di Tolstoj e di Balzac.

Nel 1796 ha pronto un primo romanzo, sviluppato da un racconto, Elinore and Marianne, il romanzo s’intitola First Impression e il padre, oltre alla sorella Cassandra e alla madre e alla cara amica Martha Lloyd, ne è deliziato e con orgoglio e garbo si assume il compito di proporlo a un famoso editore, Cadell:

«Novembre 1797.
Signore, ho un romanzo manoscritto, che occuperà tre volumi, press’a poco la lunghezza di Evelina di miss Burney. Son ben consapevole dell’importanza che ha per un’opera di questo genere fare la prima apparizione con un editore rispettato, e per questo mi rivolgo a lei. Le sarei molto obbligato se ella volesse informarmi se può interessarsene, quale può essere la spesa per pubblicarlo a spese e rischio dell’autore, quale prezzo lei chiede per l’autorità letteraria, se dopo attento esame l’opera fosse approvata. A un suo segno positivo spedirò il lavoro.
Sono il suo umile servo, Gorge Austen.»

La proposta fu sbrigativamente rifiutata a giro posta, il manoscritto rimesso in un cassetto per poi essere ripreso e riscritto nel 1806 e diventare Orgoglio e Pregiudizio, pietra miliare della narrativa austeniana.

Il rifiuto non turbò la giovane Jane che essenzialmente scriveva per diletto. Sapeva che era cosa assai sconveniente per una fanciulla scrivere romanzi, soprattutto per una fanciulla a cui bisognava trovare un marito: il conoscere l’italiano e il francese erano cose ben viste, così come era apprezzabile una certa destrezza con la tastiera del clavicembalo, il fare pudico e la disinvoltura nella conversazione virtù di cui una perfetta moglie non poteva fare a meno, ma un uso minimamente ritenuto eccessivo di facoltà immaginative o vagamente intellettuali escludeva qualsiasi ragazza, per quanto di altre pregevoli doti fosse fornita, dal mercato matrimoniale. Zia Jane si trovò di fatti a sconsigliare ripetutamente una giovane nipote che anch’essa si dilettava nella scrittura; la esortava, comprendendo quanto questa pratica potesse essere innocua e fonte di grande divertimento, a dedicarsi alle storie in età più adulta, almeno dopo i 17 anni… a matrimonio combinato insomma.

Nel 1803, all’età di 28 anni, quindi oramai abbondantemente al di fuori da una età propizia e favorevole ai congiungimenti nuziali, zia Jane, un po’ premendo sulla moda che per tutto l’ultimo decennio del ‘700, da Il castello di Otranto di Horace Walpole, aveva animato discussioni letterarie e biblioteche ambulanti e drammaturgie educative, si propose nuovamente di pubblicare un romanzo, L’abbazia di Northhanger.

Il manoscritto venne spedito alla Crosbie & C. di Londra. L’editore acquistò subito per 10 sterline il manoscritto, ma non lo mandò mai in stampa.

Dato che il tempo all’epoca scorreva più lentamente e dato che la nostra Jane non aveva alcuna urgenza d’esordire né velleità alla Brönte, trascorsero ben sei anni prima che nel 1809 si chiedesse conto all’editore della mancata pubblicazione.

«Signori, nella primavera del 1803 Voi acquistaste da un signore di nome Seymour il manoscritto di un romanzo intitolato Susan, pagando la somma di 10 sterline. Sono ormai trascorsi sei anni; ma per quanto mi consta quest’opera (di cui io stessa sono l’autrice) non è stata data alle stampe, sebbene al momento dell’acquisto fosse stata prevista una pubblicazione tempestiva. L’unico modo che ho di spiegarmi tale incredibile circostanza è di supporre che il manoscritto sia andato perduto per qualche atto di negligenza; se così fosse, sono disposta a fornirVene un’altra copia, sempre che Voi siate intenzionati a farne uso e Vi impegniate a non indugiare oltre, una volta ricevuto il manoscritto. […] Nel caso non dovessi ricevere nessun cenno da parte Vostra, mi considererei libera di assicurarmi la pubblicazione della mia opera rivolgendomi altrove. Con i migliori saluti.»

Tre giorni dopo l’editore rispose:

«Gentile Signora,
riceviamo la Vostra lettera del 5 scorso. È vero che all’epoca da Voi menzionata noi acquistammo dal sig. Seymour il manoscritto di un romanzo intitolato Susan, e che gli corrispondemmo la somma di 10 sterline (di cui conserviamo una sua ricevuta debitamente timbrata). Ma non fu stabilita nessuna scadenza per la pubblicazione dell’opera, né siamo obbligati a pubblicarla. Se Voi, o chiunque altro, doveste procedere alla pubblicazione, noi adiremmo per le vie legali per far bloccare la vendita. Siamo tuttavia disposti a restituirVi il manoscritto per la stessa cifra da noi pagata all’atto dell’acquisto. Distinti saluti.»

I tentativi di pubblicazione de L’abbazia di Northanger non verranno più contemplati dai pensieri di zia Jane, la quale finalmente riuscirà a esordire con Ragione e Sentimento nel 1811, con un regolare contratto per un’altra casa editrice, non facendo riportare il suo nome sul frontespizio del libro perché voleva rimanere anonima e guadagnando dalle vendite 150 onorevoli - ma scarse – sterline che considerò tuttavia un guadagno straordinario.

Solo dopo la pubblicazione di Orgoglio e Pregiudizio, nel 1813, il suo nome, seppur non stampato cominciò a circolare. Diversi critici ne scrissero compiaciute e lodevoli recensioni e il pubblico di lettori la leggeva con diletto, ma senza tributarle allori. L’unica soddisfazione letteraria la ricevette mentre curava il fratello Henry febbricitante. Il medico che si recò presso la dimora di Hans Place per approntare le cure era un medico di corte che informò Miss Jane Austen che sua altezza reale il Principe Reggente aveva letto tutti i suoi libri e che ne possedeva una collezione completa in ognuna delle sue residenze.

Nel 1817, quando oramai Zia Jane era sepolta nella Cattedrale di Winchester (a seguito di una lunga malattia dai medici moderni diagnosticata come probabile Morbo di Addison) dove ogni tanto qualche lettore andava a cercarne la lapide incuriosendo il sagrestano ignaro di chi fosse, uno dei fratelli riprese i contatti con l’editore Crosbie & C. per riacquistare i diritti del romanzo inedito della sorella. L’editore si mostrò ben lieto di riavere le 10 sterline buttate al vento 14 anni addietro e di restituire il manoscritto. Soltanto ad affare concluso il negoziatore si prese la libertà di informarlo che l’autrice era la stessa di Orgoglio e Pregiudizio.

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Commenti

Ma quanto mi piacciono questi tuoi interventi!
Davvero, trovo queste righe su Jane Austin così sobrie, delicate e sincere da ricordare un po' il tratto dell'artista di cui parli.
Complimenti, Giovanni, questi interventi mi riempiono l'anima.

Sottoscrivo le tue parole Marcello. Mi accade lo stesso.

Quando avevo circa quattordici anni ho letto "Orgoglio e pregiudizio" quasi fino ad impararlo a memoria e questo scritto che ci fa immergere nel mondo della Austen mi è molto piaciuto
Mariella

Veramente lodevole

... sospiro...

vi ringrazio... mi fate commuovere pur non essendo dei tavolini di mogano, ed è una sensazione a me insolita. g.r.

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