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Primo racconto classificato nel concorso "Sul Romanzo Blog"

Il proposito natalizio (Serena Dalle Rive)

«Fantastico!»
«Che cosa fantastico?», lei.
«Non stai sentendo?»
«No, sto pensando ad altro».
Due vite, così diverse. Da anni. Uno schiavo della televisione, l’altra dei suoi pensieri. Eppure condividono pianti e spazi, gioie e tempi, eccetto il lavoro.
Lui dice per otto ore al giorno che cosa gli altri dovrebbero dire, lei invece ascolta che cosa gli altri hanno da dire. Sembra una naturale conseguenza: la sera, dopo cena, Sara non ha la minima intenzione di ascoltare, pensa solo a se stessa o almeno si illude di farlo. Quando arriva a casa, verso le sette, la prima cosa che vede è la gatta, la coccola, le parla, la rincorre, sistema la lettiera, riempie la ciotola; le prende il musetto, la fissa agli occhi, vedendo in qualche modo se stessa. Da tempo sta pensando di portare un’altra gatta in casa, per fare compagnia a Gessica. Poi, come spesso accade, rimanda e non si combina nulla. Sistemata la gatta, accende la radio e inizia a cucinare, aspettando che rientri Mauro, il quale s’è già sfogato per circa un’ora in palestra.
«Non ci crederai che cosa mi ha detto Chiara!»
«Dimmi»
«Sembra che Luca abbia messo le corna a Elisa…»
«Che cosa significa sembra…»
«Sembra perché Chiara ha sentito senza volere una telefonata di lui all’ufficio!»
«Continuo a non capire» dice Sara.
Mauro inizia a spiegarle che Luca non va più d’accordo con Elisa da mesi, ne parla con i colleghi a volte e si capisce che c’è aria di crisi nel matrimonio, come tanti altri matrimoni. Si tira avanti, le litigate aumentano, talvolta una parola di troppo, poi ci si abbraccia, si piange, si fa l’amore, si crede che tutto sia nuovamente tranquillo, finché non si accende l’ennesima guerra coniugale. Solo che Luca ha deciso di cambiare vita, non si può andare avanti in quel modo. Mauro racconta con dovizia di particolari la telefonata rubata e Sara s’accorge che il marito è coinvolto, quasi volesse vivere lui la medesima situazione.
Primi giorni di dicembre del 2009, il Natale sta arrivando, l’ennesimo. L’ubriacatura consumistica inizia con i migliori auspici, o almeno migliori rispetto a quelli dell’anno precedente, quando si era in piena crisi. Tutto sembra migliorare, l’economia ha ripreso, dice Mauro. Sara non ci crede molto, ma tant’è. Il mese scorso sono tornati in banca: seconda negoziazione del mutuo. Lei lavora, certo, grazie a Dio, anche se il suo orario è stato ridotto, mentre lui, assieme ai colleghi, ha firmato alcuni mesi fa una riduzione dello stipendio, per sostenere la crescita dell’azienda che sta alla frutta, si direbbe. Poi ci si chiede dove siano i sindacati, bah, rimane il fatto che o si accetta o si rischia il licenziamento o almeno la guerra da parte dei colleghi, i quali, per la maggior parte, non vogliono i bastoni fra le ruote. La gente sviluppa una modalità che prima sembrava più blanda: l’omologazione alle idee della maggioranza che si frequenta. Ci si ascolta tutti meno, si accetta con più passività, perché dannarsi l’anima se tanto poi le cose non cambiano? E allora si firmano i contratti e gli accordi più incredibili, il pensiero è: ‘Basta che mi lasciate in pace’. Ecco, quel basta che mi lasciate in pace è diventato un me ne fotto. Chi se ne frega del continuo berciare dei politici… Chi se ne frega di Berlusconi o Bersani… Chi se ne frega dell’ambiente o dell’onda universitaria, di Boffo o di Libero… Tanti ne se fottono, hanno delegato a chi legifera, hanno delegato a Signorini la moralità o i pettegolezzi, hanno delegato alle Iene l’informazione, hanno delegato ad altri che non contano nulla se non per la loro popolarità televisiva. Sara pensa di continuo a ciò, non riesce a tirarsi fuori dalla testa certi pensieri e ritiene ormai Mauro figlio di cotanta stupidità collettiva. Ama una persona che però al medesimo tempo detesta culturalmente, o forse nell’approccio culturale.
‘Perché è diventato così negli anni?’, pensa ogni mattina Sara. Si risponde che è la televisione la causa, ci sono tuttavia anche le scelte delle singole persone, è un fenomeno induttivo ma anche arbitrario. Si inizia in sordina, si guarda il Grande Fratello per curiosità e poi si rimane invischiati perché qualche professionista sta esattamente pensando come fregarti, come certe caramelle, ne mangi per curiosità e poi vorresti continuare a trangugiarle. Dov’è il confine fra scelta personale e reazione istintiva?
Non si dà pace Sara, il suo matrimonio è in crisi perché non si parla più, o forse Mauro vorrebbe parlare sempre degli argomenti televisivi; la televisione non è narrazione del reale, ma utilizzo delle scene reali accorpate e interpretate ad hoc per trasmettere un messaggio pensato e ponderato da qualcuno. La vita è sempre più allontanamento dalla realtà e tuffo nei mondi fittizi che taluni inventano in maniera funzionale. Questi sono i pensieri di Sara. Per non parlare di Facebook, dove Mauro ogni giorno entra, condivide articoli con gli amici, dice. Sara non sa o non vuole sapere.
Finzioni. Ecco, finzioni. Esse invadono il quotidiano di ogni persona, chi si fa travolgere in modo esagerato e chi meno. Mi incazzo con Mauro quando parla dei miei problemi con Elisa con gli amici di Facebook, lo so che lo fa spesso e Sara lo ascolta a casa, che cosa potrebbe fare con un marito così impiccione? Io metto le corna a Elisa, sì, è così. Mauro non sa, gli altri non sanno, ma è stata Elisa a cominciare, è state lei a tradire, e il patto è stato chiaro: tu mi hai messo le corna per qualche mese? Ottimo, ora però lo faccio anch’io, si fa pari. Nessuna colpa, nessun rancore, siamo pari. La verità non è mai come appare, mai. Li sto studiando i colleghi, voglio vedere fino a dove riescono ad arrivare, quanto bastardi possono essere. Invidiosi. Vorrebbero la mia stessa vita, una moglie bella e riservata, e un’amante supergnocca con cui fare tutto ciò che la moglie non fa. Semplice no? Finzioni.
Quali sono le finzioni? Quelle mie dichiarate con Elisa oppure quelle di Mauro che prende per il culo Sara e fa la provola con la tipa della palestra? Ci prendiamo tutti per il culo, questa è la verità, chi più chi meno, non cambia molto, la stessa sostanza.
I tempi sono questi, li abbiamo resi poveri, poverissimi. Sembrano finzioni, sono la vita, che se ne fotte e galoppa. Mauro o Luca, Sara o Elisa, la vita va, non guarda in faccia nessuno.
Basterebbe una piccola azione quotidiana: una bugia in meno e una verità in più. Abituarsi a non esagerare, a non raccontarle con i colleghi, ad essere quanto più vicini alla verità. Un metodo di vita che inizi con questa piccola azione da eseguire ogni giorno. Da oggi provo, qualche finzione in meno. Forse non salvo il matrimonio, ma salverò me stesso.


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Commenti

Perplesso. Molto perplesso. Aspetterò di leggere gli altri due classificati. Racconti così ne ho visti a bizzeffe nei corsi di scrittura creativa. Io li ritengo sfoghi più che racconti. E poi non sembra molto in tema con il bando o sbaglio?
Alex

Con tutto il rispetto possibile immaginabile, questo racconto non mi piace molto. Come ha detto anche Alex prima di me, mi sembra uno sfogo più che un racconto. Rimango perplesso anche io...

Il problema è spesso questo: uscire dal proprio flusso di coscienza (O averne uno "speciale", mai sentito, spiazzante, cosa rara)ed entrare comunque in una narrazione di fatti&cose.; Il mondo non vuole sentire ribadito "che i tempi sono poveri", si pretende una narrazione che evidenzi senza enunciare.
saverio

Che racconto noioso. Viene detto tutto e non mostrato nulla. Il dialogo non c'è. Una serie di dichiarazioni. E meno male che è il primo classificato. E come nei precedenti si parla di politica,anche se per un instante. Non si può fare a meno, giusto? Ma chi ha scelto sto racconto?

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