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"Nessuna scuola mi consola" di Chiara Valerio

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Di Alessia Colognesi

Facciamo un gioco. Facciamo finta che il vostro tempo, stanco di andare sempre avanti sia tornato indietro come un gambero e voi siete fra i banchi di scuola, ma questa volta potete scegliere chi essere.
Grazie al vostro “tempo gamberetto” avete un punto di vantaggio, per voi nessun ruolo ha più segreti e se la memoria vi inganna, perché i ricordi della scuola sono annebbiati, potete leggere “Nessuna scuola mi consola”.
Un’ultima raccomandazione per la lettura: “Sappiate tornare indietro coi pensieri e siate camaleontici!”. Leggere aiuta a vedere le cose con occhi nuovi, solo se le osservi da un’altra prospettiva.

Io, che ho sempre odiato i numeri insieme ai professori di mate e i loro lamenti, ho scelto di essere Alessandra Fiocco, trent’anni con una cattedra di matematica precaria.
Dopo un collegio dei docenti interminabile, per allontanarsi dal brusio lagnoso dei colleghi che non fanno che criticare qualsiasi cosa, chiude gli occhi, sorseggia la schiuma amara del caffè di una macchinetta vicino alla sala professori e rimane ipnotizzata da un’immagine che ha impresso nella mente.
Quando si riprende è certa che tutta quella frustrazione che invade la scuola possa essere curata con un gruppo di autoaiuto, perché, come ogni dipendenza, essere docenti a lungo andare ti rende incapace di reagire a una scuola vecchia e burocrate, inadatta a vivere le “intricatezze” quotidiane.

Ad occhi chiusi, sola tra i suoi pensieri, Alessandra Fiocco ha intravisto tutti i colleghi. Si erano incontrati a scuola, ma era un luogo diverso, era di notte, senza più studenti né verbali.
Stavano seduti in sala professori al buio a far scorrere parole davanti alla fiammella di una piccola candela di compleanno, lei aveva preso la parola: “Sfogatevi!” gli stava sussurrando.

Narratrice d’eccezione, Chiara Valerio, alias Alessandra Fiocco, con l’energia giovane di chi non si è ancora fatta plasmare dai meccanismi arrugginiti della scuola italiana, è un Don Chisciotte che come un pesce fuor d’acqua si dimena in un’alchimia di parole e denuncia come testimone oculare una scuola bistrattata e abbandonata a sé stessa.

È una bella sensazione leggere della scuola quando a scuola non ci vai più. Ci si sente un po' come quando si cambia casa. Dopo molti anni ripassi di lì e una luce calda dalla finestra ti invita a entrare.
È tutto più nitido, il tempo illumina i ricordi e li smussa come un’onda di risacca. Quando si ritira la osservi dalla giusta distanza e non hai più paura. Allora scorri le parole sempre più velocemente mentre gli occhi scappano fra le righe e vuoi scoprire come va a finire la scuola di Chiara Valerio.

“Nessuna scuola mi consola” è nostalgia. Mentre i discorsi intricati dei professori si alternano agli interventi degli studenti e le lamentele dei genitori arrivano alle orecchie del preside, il lettore si ritrova ad annuire sorridendo dietro la porta socchiusa della sala professori.
Ci sono tutti, come in un presepe vivente, stanno sempre a discutere, si arrabbiano, ridono, bisticciano e non smettono di mettere firme sulle circolari. Non è cambiato nulla, i prof. non sono cresciuti, talmente assuefatti dalla giovinezza e dalla spensieratezza da essere rimasti sempre uguali.

La scrittura fluida e ricca di metafore di Chiara Valerio ricorda una dimostrazione matematica studiata per definire il sistema caotico della scuola italiana. Dopo aver scomposto a suon di metafore e guizzi di libertà letteraria la scuola nei suoi componenti principali, il preside, i professori, gli studenti, i genitori, la scrittrice propone un ordine ideale raggiungibile solo con un patto:
“Mai più dare del professore a chicchessia. Professore è chi ci riesce”.
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