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Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

In tutta onestà non saprei precisarlo. Ero molto piccolo, forse cinque o sei anni, avevo letto un romanzo di cui non ricordo il nome e, completamente affascinato, tentai di scrivere qualcosa di simile. Ovviamente dopo pochi capitoli abbandonai il progetto e le mie velleità. I miei genitori ancora in vita incoraggiavano i primi slanci espressivi e ci compravano parecchi libri e ogni strumento utile alla “creazione”; mio fratello Luca poi è polistrumentista compositore (cito i Soluzione e “L’esperienza segna” nuovo disco in arrivo), tecnico del suono e programmatore, e crescendo insieme abbiamo sempre mescolato le varie discipline: insieme si leggeva moltissimo - da Asimov, Bradbury, Clarke (andavamo pazzi per la fantascienza) a Salgari, dai lirici greci e latini, alle favole di Esopo, alla filosofia, fino ad arrivare ai “maledetti” francesi, ai russi, agli inglesi, a Poe, a Joyce, ai contemporanei - si disegnava, si dipingeva, si facevano foto, si guardavano molti film, e provavamo a girare video con sceneggiature primordiali, si ascoltava molta musica, prima la classica, poi l’elettronica, poi Battiato e il rock, si suonava parecchio, si sperimentava, si creavano “cose” e si scrivevano “cose”. Il mio primo incontro è stato di sicuro con la lettura, poi con la scrittura: all’inizio poesie, in seguito racconti e romanzi. Non sempre è stato facile e spesso ho dovuto fare i conti con la dura vita reale. Ma oltre alla passione per la letteratura ho conservato anche quella per la musica, per il cinema, per le arti visive e oggi con Jost Multimedia cerchiamo di far interagire tra loro le varie discipline artistiche. Direi che l’incontro con la scrittura sia stato a tutti gli effetti un’ineluttabile casualità.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Questo temo dovrebbe chiederlo a Piero Angela. In genere quando scrivo un testo tutto è stato pianificato nel dettaglio anche se inevitabilmente voglio essere il più libero possibile mentre scrivo; in precedenza l’idea, nata da input del tutto casuali ed eterogenei che vanno a sovrapporsi e a legarsi tra loro, si è formata nella mia testa ed è maturata, è cresciuta ed è pronta per essere narrata, e basterebbe darle una forma “canonica” per ottenere un risultato lineare, ma il più delle volte decido di “spegnere la luce” e percorrere al buio la strada che mi separa dalla “meta”, in un modo sempre nuovo. Sono in continua ricerca.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

Anche Hemingway scrive di un metodo simile nel suo “Fiesta mobile”. Ho sempre ammirato chi riesce ad avere dedizione assoluta e metodo per ciò che fa e cerco di imitarlo. Io stesso ce li ho, quando mi capita. Scherzi a parte, disciplina e rigore sono fondamentali, ovviamente incastrandoli con il proprio contingente. Purtroppo occorre fare i conti con le incombenze della vita e con il tempo che scorre veloce. Il mio stile? “Nuzzoliano” al 100%.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Di accendere il pc. Ormai ho abbandonato le macchine da scrivere, le penne e i quaderni (temo di essere stato uno degli ultimi sul pianeta). Iniziando molto presto al mattino bevo tre caffè intervallati da altrettante sigarette, leggo le notizie del giorno e gioco a qualcosa. Se vinco parto di slancio; se perdo, lo stesso. Per lavoro non posso spegnere il telefono e quando potrò permettermi di farlo avrò realizzato uno dei sogni della mia vita. Mi piacerebbe ancor di più schiantarlo sul muro.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Anch’io mi sono inchinato davanti alla tomba di Keats, ho baciato la lapide di Wilde, l’altare dell’Arte non l’ho trovato ma lo visiterei volentieri in una giornata di sole magari facendo un pranzo al sacco. Marinetti lo leggo ancora. Leggo e ammiro i grandi scrittori del passato. Leggo e ammiro i grandi scrittori del presente. In sintesi ammiro ogni cosa bella e che sia in grado di darmi qualcosa. Non saprei dirle se la relazione sia cambiata, ma se con questa domanda intende: ti piacerebbe incontrare Checov, Wilde, Dostoevskij, Rimbaud, Baudelaire, Camus, Vian, Sartre, Dickens, Joyce, Carver, Wallace, ecc. ecc. e fare loro un sacco di domande, la mia risposta è sì. Ma confesso che mi piacerebbe anche incontrare Charlize Theron e Gisele Bundchen.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

Ho vissuto in parecchi posti, da Mestre a Palermo, a Roma, a Londra, ecc. e ognuno era una periferia di qualcos’altro. Credo sia il conoscere altre persone che fanno il tuo stesso lavoro o le stesse opportunità lavorative a creare un “centro”. Roma e Milano, Londra e le grandi città in generale, sembrerà la solita banalità, offrono molto perché c’è “tutto” ed è più facile incontrarsi in uno stesso luogo o gravitare intorno a uno stesso editore, uno stesso giornale, una stessa discografica e la frequentazione assidua fa nascere fenomeni più evidenti generati da condivisione di spazi e spesso da amicizia. Per un periodo mi è capitato di incontrarmi a Padova con grandi autori come Mozzi, Bugaro, Covacich, Trevisan, Scarpa e molti altri (tutti presenti sull’antologia “I Nuovi Sentimenti” di Marsilio) ed è stato “costruttivo” perché parlavamo di libri e di vita, ho imparato molto da loro. Oggi è Jost Multimedia il nostro “centro”: manca solo la presenza fisica (io ora sto a Mestre, i Soluzione a Roma, e altri artisti, videomaker, narratori, disegnatori, ecc. che abitano nei posti più assurdi in Italia e all’estero) ma collaboriamo attivamente e costantemente utilizzando ogni tecnologia disponibile, incontrandoci fisicamente agli eventi che creiamo. Inoltre comunico via internet e via telefono con amici autori, artisti, musicisti, registi, ecc. disseminati per il mondo (la lista è davvero lunga) ed è un po’ come frequentarli. Sinceramente se uno fa bene le sue “cose” può anche vivere in Groenlandia e parlare solo con gli orsi polari (anzi a volte è meglio). Amo gli orsi polari. In ogni caso, viaggio parecchio.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

I miei desideri non sono strettamente legati alla letteratura o allo scrivere. Piuttosto ad un benessere interiore che ricerco di continuo, anche attraverso la scrittura. Non saprei dire se l’attività di scrittura abbia migliorato o peggiorato la mia esistenza, ho vissuto solo questa esperienza vitale e immagino che come per ogni vita ci siano periodi blu, rossi, neri, gialli, verdi, grigi, e, sfiga permettendo, non è mica male.

La ringrazio e buona scrittura.

Anch’io la ringrazio per la sua gentilezza.



Massimiliano Nuzzolo è nato a Mestre nel 1971, sotto il segno dell’Acquario, e lì risiede dopo insistite peregrinazioni in giro per il mondo. Ha esordito nel 2004 con il romanzo L’ultimo disco dei Cure, vincitore del Premio Greppi dedicato ai Giovani e ai Nuovi Linguaggi, ha partecipato a numerose antologie (da citare I nuovi sentimenti, Marsilio e Dizionario affettivo della lingua Italiana, Fandango). Del 2007 è il cinico e divertente libro di poesia “post mortem” Tre metri sotto terra con le illustrazioni di Giorgio Finamore (Coniglio editore) divenuto un progetto musicale a firma Jacopo Gobber e Davide Girimondo. Il suo nuovo romanzo si intitola Eterno riposo. Nel 2010 pubblicherà per Ugo Mursia Editore Music is my radar antologia sulla musica che vede la partecipazione di autori italiani e stranieri e le cui royalties saranno interamente devolute all’associazione umanitaria Amref. Esperto di musica e di culture giovanili, collabora occasionalmente con i Servizi Sociali del Comune di Venezia, con enti e giornali. Insieme al fratello Luca, dirige Jost Multimedia, label attiva nella musica, letteratura e video, che produce i Soluzione (www.myspace.com/soluzione) e altri artisti di varia natura, e cortometraggi e videoclip che hanno ottenuto risultati degni di nota presso svariati festival internazionali.

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