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Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

Buongiorno. Ho iniziato a scrivere narrativa più o meno quando avevo quindici anni, ma naturalmente i libri mi interessavano moltissimo anche prima. Sono sempre stato un lettore forte. A quindici anni mi sono reso conto che mi venivano in mente delle piccole situazioni inventate, nate da alcuni elementi della realtà che la mia testa finiva per ricombinare in modo suo. E così, per sgombrare i depositi dell'immaginazione, ho iniziato a scrivere. Di lì in poi è iniziato un percorso di riflessione per mettere sotto controllo il lavoro dell'immaginazione e per cercare una voce che fosse mia.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Totalmente dalla parte della razionalità consapevole.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

Dipende da cosa devo scrivere. Se si tratta di un racconto che mi è chiesto (per una rivista, per un'antologia, per un reading) un mese prima della scadenza cerco di scrivere il testo in due, al massimo tre giorni di seguito, lavorando tutte le ore che posso. Poi faccio passare due settimane e riapro il file per riscrivere. Poi faccio passare altre due settimane per riscrivere nuovamente e consegnare.
Se si tratta di un libro mio per le prime due settimane cerco di scrivere qualche ora tutti i giorni, in modo da accumulare abbastanza pagine da farmi dire: “ecco, il libro esiste, si tratta solo di andare avanti”. Poi continuo a lavorare più distesamente, finché non ho chiuso la prima stesura, che viene vista e rivista per alcuni mesi.
In ogni caso: all'iniziale “ispirazione” si sostituisce ben presto il “progetto”, che ha le sue scansioni, le sue paratie, i suoi ritmi, e che permette di non smarrirsi tra una seduta di lavoro e l'altra.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Non posso fare a meno della visione chiara di come evolverà la trama, e in maniera piuttosto dettagliata.
L'aneddoto è questo: una sola volta ho iniziato a scrivere un racconto pensando che mi sarebbe venuto in mente un buon finale mentre lo scrivevo. In fondo sapevo come iniziava e come si svolgeva, no? Be', il finale che non avevo in mente prima di mettermi a scrivere non l'ho trovato neanche durante la scrittura, e il racconto me l'ha finito un amico scrittore, Gianluca Morozzi (l'abbiamo poi pubblicato firmandolo insieme).

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Provo piacere nella lettura dei grandi libri. È sempre stato così, continuerà a essere così. Essendo nel frattempo diventato uno scrittore oggi ho forse più mezzi di un tempo per misurare questa grandezza, il che fa aumentare il piacere della lettura. Nella speranza che si tratti, ogni volta, di una lettura nutritiva.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

Vedo che a Roma, molto più che a Milano, si fa salotto. Però mi pare allo stesso tempo che finisca per essere un salotto più di chiacchiere che di ragionamenti, più di aperitivi che di sedute alla scrivania. Esistono però scrittori che si cercano tra loro e dialogano, anche a distanza, e è stato reso più spiccio grazie alla tecnologia. In effetti, nessuno degli scrittori con cui più mi confronto vive attorno a me.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

Non lo so dire. Però scrivere fa parte della mia identità di persona e cercare di rendersi conto della propria identità per svilupparla non fa mai male.

La ringrazio e buona scrittura.


Gabriele Dadati (Piacenza, 1982) ha pubblicato i racconti di Sorvegliato dai fantasmi (peQuod, 2006; nuova edizione Barbera Editore, 2008), premio Dante Graziosi e finalista come Libro dell’anno per Fahrenheit di Radio 3 Rai, e il romanzo Il libro nero del mondo (Gaffi, 2009). Collabora al quotidiano «Libertà», dirige la rivista «Ore piccole» ed è tra gli autori di Booksweb.tv, la televisione dei libri ideata da Alessandra Casella.


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