Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Come leggere un libro

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Perché è importante leggere

I dolori del giovane scrittore esordiente - parte VIII: il lettore professionista

Sul+Romanzo+Blog+leggere.jpg

Di Simone Marzini

Il lettore professionista è colui che andrà a valutare il vostro manoscritto giunto alla casa editrice.
Gli editori hanno un comitato di lettura, composto appunto da lettori che si occupano di leggere e valutare i manoscritti che arrivano in redazione.
Per alcuni scrittori, quelli rifiutati, sono una sorta di nemesi, di kriptonite per superuomini. Sono la ragione per cui non vengono pubblicati.
In realtà, le ragioni possono essere ben altre, per cui visto l’avvicinarsi del Natale consiglio un interessante libro scovato in rete, che si intitola appunto: "78 ragioni per cui il vostro libro non sarà mai pubblicato & 14 motivi per cui invece potrebbe anche esserlo”di Pat Walsh, edizioni Tea.

In maniera molto cinica descrive le ragioni per cui un romanzo viene scartato, e credo possa costringere uno scrittore a guardarsi un attimino dentro e fare un esame di coscienza letterario. Purtroppo il ruolo del confessore da cui andare per mondare tutti i peccati letterari non esiste ancora, ma prevedo che entro breve ci sarà. Anzi, potremmo farlo qui sul blog.
Alcuni di questi motivi? Quello più rappresentativo secondo me è questo:

Non vi accorgete che non gliene frega niente a nessuno

È fondamentale. Quello che scrivete è interessante solo per voi o comunica qualcosa agli altri? Racchiude una grande verità.
Comunque torniamo ai lettori.
Ho avuto un unico contatto con un lettore, in occasione di un concorso letterario in cui siamo partiti in 16 partecipanti e poi, come succede alle finali dei campionati mondiali di calcio, a ogni serata, partendo dagli ottavi, ci si sfidava in gruppi di 4 autori di cui solo i 2 migliori passavano fino a incoronare il vincitore.
La serata a cui ho partecipato io aveva come giudice un lettore della Feltrinelli, che ha espresso un giudizio sulle opere in concorso e dato un voto.
Il mio è stato uno dei più bassi, anzi l'ultimo a pari merito: mi ha fatto un pistolotto sulla scrittura, sullo stile e menate varie. Ha premiato un racconto che aveva un italiano più aulico, ma che mi ha costretto a tagliarmi la barba 3 volte nel corso della lettura perché mi era venuto un attacco di licantropite e sembravo Tom Hanks in Cast Away. Dai racconti sono stati tratti anche dei cortometraggi, e i voti del regista hanno ribaltato quelli del lettore: il mio era quello che si prestava meglio di tutti alla trasposizione in immagini. Insomma, mettetevi d’accordo.
A fine serata sono andato dal lettore a confrontarmi. Mi sta bene la sua opinione, ma voglio poter prendere le mie difese, quantomeno per un discorso di coerenza personale, spiegare le mie posizioni. Lo so che il mio stile non è "alto", che deriva dalla lettura di migliaia di fumetti, di libri leggeri, dal parlato, ma a me piace così. Alla fine ho capito che lui aveva una concezione della scrittura, dell'espressione, un'eleganza a volte fine a se stessa, che non è la mia e che anzi a me fa venire la narcolessia.
Provocatoriamente gli ho chiesto: «Ma se a lei arriva un romanzo come Twilight, lo stronca di brutto?».
Lui ha risposto praticamente che ne era arrivato uno sul tipo e lui non aveva dato un giudizio completamente negativo.
Cioè, tradotto in italiano corrente, non gli è piaciuto.
Ho continuato con una stoccata: «Spero di non trovare lei a valutarlo, quando manderò il mio romanzo».
Lui, in visibile imbarazzo, mi rispose: «No, no, me lo mandi pure, anzi sarei felice di girarlo in redazione per lei, per farlo leggere».
Questo cosa ci fa capire? Due cose. La prima è che i concorsi letterari possono essere utili, la seconda che la valutazione dipende tanto anche da chi ci legge, da che tipo di lettore troviamo. Se io inviassi il mio romanzo a un lettore come lui, mi stroncherebbe. Come prima di me è successo di essere stroncata a J.K. Rowlings che adesso guarda caso è la donna più ricca d'Inghilterra, più della regina Elisabetta (ok, il paragone non regge). Credo invece che gli editor che hanno rifiutato Harry Potter adesso stiano sotto a un ponte vista Tamigi a prendere il sussidio di disoccupazione. Fortunati loro che in Inghilterra almeno c'è.
Per questo sono convinto che si debba perseverare, se si crede nella propria opera. Magari dei romanzi potenzialmente validi cozzano con il lettore sbagliato, come può accadere. Non basta il talento, ci vogliono anche perseveranza e fortuna. Se lo dice Carver, io ci credo.
Fareste bene a crederlo anche voi e a continuare nel vostro sogno.
Con le solite raccomandazioni di non sborsare soldi.


Sostieni Sul Romanzo!

Nessun voto finora

Commenti

Grande! :D
Grazie per questo messaggio di speranza e d'incoraggiamento, inoltre, è sempre utile conoscere le esperienze altrui, ne farò tesoro!

Quest'uomo dice cose molto sagge :)

Io non ho più neppure voglia di spendere i 50 euro delle fotocopie del manoscritto da inviare alle case editrici, invece. Sono lì che ogni volta penso: e se pubblicassi con Lulu e via? Poi, le conoscenze che mi sono fatta e l'esperienza mi dice "no! che poi non ti pubblicano più per davvero" perché "leggenda" vuole che se hai pubblicato anche una volta sola con una casa a pagamento o con self-publishing poi le case editrici non ti prendono più in considerazione...
E così, il mio manoscritto è stato letto da amici e scrittori, tutti criticissimi e educati a dovere a stroncarmi il manoscritto, e me lo hanno lodato, osannato a volte, e continuano a chiedermi altro di mio da leggere... e io che faccio? Decido di smettere di scrivere, tanto...
adc

Caro Simone sono stato a lungo lettore per una importante casa editrice e posso garantirti che un lettore che valuta un manoscritto partendo dai suoi gusti personali, fa male il suo lavoro. Il lettore deve compilare una scheda molto dettagliata, riportando la trama del romanzo e giudizi precisi sullo stile (descrizioni, personaggi, dialoghi). Solo alla fine e sulla base di tutto, dà il suo parere sulla pubblicabilità o meno del volume. Ciò che voglio dire è che, di solito, si deve tenere conto di aspetti rigorosamente tecnici, che non hanno a che vedere coi gusti personali. Io non ho mai avuto difficoltà a segnalare come pubblicabili libri lontanissimi da me, ma nei quali ravvisavo elementi validi ai fini della pubblicazione.
Saluti,
Giovanni

Ah, questo male di 'preservare il canone'. Questi 'lettori' non vanno al di là del loro naso. Quelli dello scritto bello in quanto scolastico - in pratica, non sono né italianisti coscienti né, tanto meno linguisti (quanto meno di formazione) però hanno uno scopo - quello di proteggere il gruppo sociale a cui appartengono, con delle ordalie vere e proprie: dentro o fuori dalla torre d'avorio.
Poi ci lamentiamo che in Italia il 60% della gente non ha mai letto un libro di narrativa (Censis).

Io ne conobbi uno di questi personaggi, non faccio nomi, che mi disse - se vuoi scrivere solo a Musil, a Proust, a Verga, a Kafka ti devi rifare - e parlare dei veri mali del sotto-proletariato, tutto ciò che ha a che fare con il fantastico, lo stravagante, il surreale, è robaccia per borghesucci, roba ottocentesca per borghesi... Io lo chiamo pregiudizio - e non credo che il genere letterario (definizio per altro che detesto) abbia nulla direttamente a che vedere con 'il mondo sociale e del pensiero', Calvino ha curato una raccoltina di racconti fantastici dell'Ottocento, Todorov ha dedicato uno dei suoi lavori più curiosi a questa letteratura, Lew cercava di proporre fantascienza-alta, che parlasse dei problemi che sorgono nel rapporto uomo-scienza... Per finire, se qualcuno la pensa diversamente domani vado da Evangelisti e gli dico, ehi senti: solo a Musil... Chissà che mi dice.

P.s.: ho un mal di testa assurdo.

caro Simone, anch'io come Giovanni ho lavorato per alcune case editrici importanti come lettrice e concordo perfettamente con quanto scrive lui. Di mio aggiungerei: le case editrici ti pagano (pochissimo) per leggere i manoscritti, quindi ti richiedono un servizio, che consiste nel trovare testi che corrispondano alla loro linea editoriale e che magari gli facciano guadagnare dei soldi. Questo significa che lo scrittore, se vuole aumentare le sue probabilità di essere pubblicato, dovrebbe prestare particolare cura nello scegliere l'editore a cui invia il manoscritto: un editore la cui linea editoriale corrisponda al suo stile, ai suoi temi, alla sua poetica. Mi è capitato di selezionare dei testi per un editore medio e molto attento nell'individuare nuove leve: sul sito specificava di prendere in considerazione soltanto fiction, ma era travolto da manoscritti di poesie, opere teatrali, saggi storici.
Poi, probabilmente l'ambiente dei concorsi letterari è molto diverso.

Ciao, allora il discorso lettori ha diviso il pubblico :)
Me lo aspettavo. Ho appositamente citato il caso di Harry Potter, potrei citarne anche molti altri. Quello che intendo dire io, è che visto anche i fatti che mi danno ragione, è che non bisogna arrendersi tanto presto perchè non è detto che le opere che non convincono gli addetti al settore non piacciano al pubblico o non possano avere successo. Poi sulla qualità dei lettori, io ne ho conosciuto uno solo che non era molto illuminato probabilmente. Il fatto che l'ultimo commento dica che le case editrici pagano pochissimo mi lascia un po' spiazzato: cosa intendi dire?
Sulla scelta dell'editore ne sono consapevole, l'ho scritto anche nei precedenti post.
Ciao!
S.
p.s. per Morena: uomo? sono ancora un ragazzo :-P (magari)

Ma come vengono selezionati questi lettori super? Nel senso: come fanno a capire che sono idonei che hanno competenze e via dicendo?
RIspetto Twilinght e la scuola americana e inglese... beh, dai.. non c'è paragone con la nsotra..
Noi stiamo ancora a guardare se un libro è scritto in gergo pseudo fascista... figuriamoci!

Dimenticavo...... GRAZIE per questo messaggio di incoraggiamento. DAvvero.

E' vero che il lettore scrive una valutazione in genere molto tecnica, di cui il giudizio è solo la parte finale: c'è un riassunto molto dettagliato e una parte stilistica (se vuoi te ne mando una di esempio). Il punto è che non è il lettore a decidere se pubblicare un manoscritto, ma, naturalmente, il direttore editoriale che si basa, spesso, sulle schede di più lettori. E non è detto che una valutazione negativa di un lettore porti necessariamente all'accantonamento del dattiloscritto.
Ciau

A.

Sempre che lo leggano, il manoscritto! Capita spesso che resti lì a fare polvere per mesi o che venga addirittura cestinato senza che nessuno ci abbia mai posto un'occhio, dico uno, sopra.
Mi ricordo di una casa editrice che dopo neanche tre giorni, mi rispose che il mio manoscritto non corrispondeva alla loro linea editoriale. Eppure, ero stata sul loro sito a scartabellare il loro catalogo per ore e quindi ero sicura del fatto mio.
Poi, parlando con altri, ho scoperto che diverse case editrici fanno così. Non leggono neanche il titolo, fanno: questo sì, questo no, e lo mandano in lettura. bel sistema, proprio professionale!

Io credo che l'Italia sia immatura ancora in tanti settori.
Giochicchiamo con il gossip.
Ma poi manca maturità e competenza in tanti, tanti ambiti.
Uno di questi è l'editoria.
Basti pensare che molto dipende anche dalla tessera del sindacato che hai in tasca, o dalle tue idee e via dicendo... alcuni hanno fortuna in questo Paese solo perchè pubblicamente dicono: viva il rosso! (diciamo cosi'.,...)
Anche nella musica!

Non credo che le case editrici non leggano i manoscritti, almeno quelle che lo indicano sul loro sito. Anche perchè un esordiente per loro è meno costoso rispetto a un autore famoso e spesso più facilmente vendibile.
x A. Sarebbe interessante vedere una scheda di valutazione, se puoi mandarla alla mail del sito o a simone.marzini@gmail.com
Ciao!

Io non ci posso credere comunque che una casa editrice butti via un manoscritto senza averlo nemmeno mai aperto. Ragazzi, ma cosa ci vuole a leggere 3 pagine per ogni libro che arriva? 3 pagine equivalgono a nemmeno 3 minuti (arrotondiamo a 3). Se un lettore lavora 8 ore al giorno, in 8 ore ha letto le prime 3 pagine di 160 manoscritti. Non penso che ogni casa editrice riceva più di 160 manoscritti al giorno, e questo è il lavoro di un solo lettore, poi ovviamente i lettori sono più d'uno nelle grosse case editrici. Leggendo le prime 3 pagine non sei ancora in grado di formulare un guidizio totalmente oggettivo, ma almeno sei in grado di capire se fa proprio schifo o se vale la pena andare avanti nella lettura. Una casa editrice non può ricevere centinaia di migliaia di manoscritti, ma nemmeno decine di migliaia, dov'è tutta questa gente che riesce a scrivere un libro intero? Dai... riceverà molti manoscritti, ma con 2-3 lettori a lavorare, penso siano benissimo in grado di leggere almeno l'inizio di tutti quelli che gli arrivano e di continuare poi solamente su quelli in cui credono di più. Alla fine sarà una selezione graduale. Magari da 160 libri ne continueranno a leggere 30, di 30 ne continueranno 10, di dieci ne finiranno 3, di quei 3 uno o nessuno sarà pubblicato. Non lo so, io ipotizzo, ma non è possibile che la casa editrice butti via senza nemmeno aprire e leggere le prime 2-3 pagine. Dai... altrimenti davvero...

Si sta facendo un po' di confusione. Nessuna casa editrice, o forse solo Mondadori, può permettersi di pagare una persona che faccia il lettore a tempo indeterminato. Soprattutto il lettore di manoscritti che arrivano per posta. E' un lavoro totalmente antieconomico, perché in genere, tra le spedizioni, si riesce a trovare un manoscritto, un dattiloscritto decente (e decente non vuol dire che poi sia pubblicabile: potrebbe, banalmente, non essere in linea con la politica editoriale della casa editrice) su milioni - e non sto esagerando. Al lettore professionista, che viene pagato per stilare una scheda di lettura - ed è esterno alla casa editrice - vengono forniti i manoscritti o i dattiloscritti che in casa editrice necessitano di una valutazione più approfondita, quei testi cioè che hanno già passato una prima fase di selezione (che può essere: qualcuno in CE ha letto due righe e gli sembrava decente, ma non ha tempo di leggerlo; è arrivato tramite uno scrittore della CE; è arrivato tramite un agente; ecc) e che il direttore editoriale non ha tempo di leggere oppure ha letto ma preferisce avere anche una valutazione di altre persone. E' una pratica che si capisce meglio parlando di saggi (si fa leggere il lavoro a un esperto del settore) o con i libri stranieri già pubblicati all'estero.
Detto questo: spesso nelle case editrici guardano tutti i manoscritti che arrivano - a meno che non sia esplicitamente detto il contrario nel sito, vedi Minimum Fax, vedi Feltrinelli - ma questo è un lavoro tra i tanti e non il più importante.

Simone, non trovo il file, mi sa che la scheda te la do a mano.
A.

grazie

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.