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La classifica dei libri più venduti in Italia, dal 26 ottobre all'1 novembre

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Di Alessandro Puglisi

Le classifiche di vendita: quanto influiscono sul mercato editoriale? Perché finiamo per trovarci davanti quasi sempre gli stessi nomi e cognomi?

Non sembra inutile provare ad esaminare, seppur brevemente, nella speranza che i nomi che saranno fatti riescano a parlare più delle considerazioni in calce, le prime venti posizioni appartenenti alla più recente classifica di vendita dei libri nel nostro paese, in riferimento al periodo compreso tra il 26 ottobre e il 1 novembre (i dati sono tratti da iBuk, e in particolare dal servizio che fornisce le classifiche settimanali di vendite, in relazione al circuito Arianna). Dunque “procediamo”.

In deroga allo stile da “supertelegattone”, il nostro esame prende le mosse dal leader della graduatoria. In prima posizione, infatti, troviamo l’ormai “best-seller man” Dan Brown, con la sua ultima fatica, Il simbolo perduto, edito da Mondadori. Seconda piazza per la “lettera” (sigh, concedetemelo) di Dionigi Tettamanzi, intitolata Ho anch’io qualcosa da dirti Signore. Ottimo ingresso al terzo posto per Niccolò Ammaniti e Che la festa cominci, mentre Andrea Camilleri con La rizzagliata, tiene botta, forse non ai livelli di molte sue opere precedenti, ma pur sempre con un ritmo invidiabile. Il buon Stefano Benni (Pane e tempesta, edito da Feltrinelli) conquista la quinta piazza, precedendo Il tempo invecchia in fretta, ultima raccolta di Antonio Tabucchi. Settimo e ottavo posto rispettivamente per l’immarcescibile e grafomane Stephen King, con The dome, frutto di un progetto risalente ad alcuni anni fa e “finalmente” dato alle stampe, e Il vincitore è solo, del quasi altrettanto prolifico Paulo Coelho. Alla nona piazza troviamo l’immancabile (nostro malgrado) oroscopo 2010, di Paolo Fox, mentre chiude la top ten il romanzo “rivelazione” di Patrick Dennis, Zia Mame, uscito per i tipi di Adelphi.

All’undicesimo posto, l’ultimo lavoro di Cormac McCarthy edito in Italia, Suttree, seguito da Il museo dell’innocenza del premio Nobel per la Letteratura 2006 Orhan Pamuk. Tredicesima posizione per l’albo, in edizione Mondadori, Il compleanno di Asterix e Obelix, mentre la quattordicesima piazza è occupata dal giallo-thriller La porta chiusa, di Anne Holt. Seguono una veterana delle classifiche di vendita, Susanna Tamaro, con Il grande albero e Carlos Ruiz Zafón e il suo L’ombra del vento, del 2001, caso letterario ormai conclamato a livello internazionale. Si attesta alla posizione numero diciassette Venuto al mondo, di Margaret Mazzantini, insignito del Premio Campiello 2009 (l’eco della vittoria del premio letterario, evidentemente, risuona ancora a distanza di tempo). Ultime tre posizioni da prendere in esame: Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano, di Dario Fo, omaggio alla figura e alla vita del patrono della città meneghina, alla posizione numero diciotto. Diciannovesimo (ma, secondo chi scrive, con ottime possibilità di risalire nelle prossime settimane) La regina dei castelli di carta, dalla trilogia del prematuramente scomparso Stieg Larsson. Ventesimo, e ultimo della nostra rassegna, È facile smettere di fumare se sai come farlo, di Allen Carr.

Come è facile riscontrare, per incontrare un nominativo meno “popolare” bisogna scendere giù giù, a capofitto, fino alla decima posizione. Qualche altra considerazione sparsa: in vetta, Brown sembra beneficiare e dell’hype creato ad hoc attorno ad ogni sua creatura letteraria (neanche a dirlo), e del “ritorno di immagine” dato dalla recente sortita cinematografica di Angeli e demoni. D’altro canto, per il resto niente di nuovo sotto il sole; da Ammaniti a Camilleri, da Benni a King, da Coelho fino alla Mazzantini, i “soliti noti” del mercato editoriale italiano. Questo è quanto.


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Commenti

Io sono un appassionato di Stephen King e dal suo esempio ho capito che chi si impegna nella scrittura veramente e lascia tutto il resto, riesce a farne un lavoro. Mi spiego: King fa lo scrittore, non fa altro. All'inizio della sua carriera, quando ha pubblicato Carrie, ha deciso che voleva, e forse che poteva (con Carrie, per la vendita dell'edizione economica ha fatto parecchi soldi) vivere di sola scrittura. E allora sotto, a scrivere per otto ore al giorno come fosse un lavoro fulltime, e infatti è quello che è riuscito a farne: il suo lavoro full-time. Non ha avuto problemi a fare successo con tutti gli altri romanzi e, giustamente secondo me, continua a trovarsi in alto nelle classifiche, dopo anni e anni che scrive. E' un grande esempio di professionalità, di volontà e costanza. E' forse dovuto al grande impegno di King se ho questa grande passione per la scrittura. Quel che voglio dire è che ci sono tanti scrittori che hanno un altro lavoro e pochi che invece riescono a campare dignitosamente (in alcuni casi, vedi King, MOLTO dignitosamente) soltanto con la scrittura. E quelle poche persone secondo me vanno apprezzate, ammirate. Quelle poche persone hanno avuto il coraggio di mollare tutto e iniziare a scrivere, scrivere e scrivere, credendo sempre in loro stessi. Non mi illudo di essere Stephen King, né di avere anche solo un decimo della sua bravura, ma quel che spero è di diventare un giorno come lui, come quelle altre poche persone; riuscire a vivere di sola scrittura sarebbe per me vivere di un sogno, il mio sogno. Ma per fare questo ci vuole la grande prima e abbondante iniezione di fiducia. King ha avuto Carrie, io spero di avere Altrove, il romanzo che sto scrivendo, ma so che tutto potrebbe rimanere anche solo un sogno e non so come la prenderò. Mi farò forza, probabilmente, penserò che anche King, quand'era un ragazzo, fallì i suoi primi 3 tentativi, però poi si rimboccò le maniche e non ne fallì mai più uno.

@Marco: hai letto On writing di King? ora vive di sola scrittura (e anche molto bene) ma ha avuto anni molto difficili all'inizio, con lavori umilissimi e i bambini piccoli da crescere. alla sera dopo il lavoro scriveva sulla macchina da scrivere tenuta sulle ginocchia, dentro ad una roulotte fredda.
certo, bisogna scrivere, scrivere, scrivere (io credo che la scrittura vada esercitata) ma bisogna anche avere molto altro dentro.
e lui lo ebbe :)

se non si è capito, io adoro il caro Stevie.
Di On writing ho già parlato in tanti post. Lo tengo sempre sul comodino. se una sera non ho niente da leggere (potrebbe capitare. magari ho lasciato il libro di sotto e mi secca alzarmi), lo apro a caso e me lo godo. ha delle pagine spassosissime (pagine che peraltro so a memoria, ma volete mettere vedere le parole scritte su carta?).
da lì ho iniziato davvero a scrivere. dall'uscita del libro nel 2001. lo aspettavo. dev'essere l'unico libro che ho comprato appena uscito...

chiedo scusa a Puglisi. Parlare di Stephen mi fa perdere la testa.
Ho letto il post, molto accurato e anche triste (nel contenuto, non nell'esposizione). Ci sarebbe da mettere via la penna e le idee, lasciare perdere tutto.
Ma. Non è possibile. Lo sapete bene. Certo, è utile sapere i dati. serve a capire che è difficile arrivare in mezzo alla lista di certi nomi.
Però questo non deve significare impeganrsi meno.
anzi.
e vorrei aggiungere altro ma devo scappare...

aggiungo (oggi sono a comode rate senza interessi):
oltre a ciò sopra esposto, qualsiasi programma televisvo che parli di libri, che presenti libri, riesce ad invitare sempre le stesse persone, gli stessi autori che girano da un programma all'altro, aggiungendo vendite a classifiche.
insomma, sarebbe bello che qualcuno proponesse anche autori mai sentiti, romanzi (saggi e altro) non reperibili agli ipermercati.
utopica? sì, sono anche questo :)

e ora me ne vado. buona domenica a tutti. io sarò a Pero. Se volete venire: aperitivo con gli autori, ore 10,45 :)

uso di spazio pubblico per interessi privati. lo so.

La cosa consolante è non vedere "Amore 14" annoverato in questa mesta graduatoria.
Scusate, ma uno sfogo, ogni tanto (non dico spesso), me lo devo pur concedere.

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