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In ricordo di Mario Rigoni Stern – Frammento 17

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Qui nel vicentino è stata dedicata una scuola primaria a Mario Rigoni Stern, l’unica finora in Italia. La cerimonia di inaugurazione si è celebrata il 4 aprile scorso, mentre ieri Montecchio Precalcino ha onorato il grande scrittore con una serata speciale.
Quando sono arrivato al luogo dell’evento la sala era già gremita, non pochi - il sottoscritto incluso - hanno cercato ulteriori sedie nelle aule scolastiche per seguire più comodi i ricordi e i canti di Bepi De Marzi, grande amico di Rigoni Stern.
Centinaia di persone hanno ascoltato i canti preferiti dallo scrittore di Asiago (intonati non solo da De Marzi e il suo coro, altresì spesso dalla gente seduta in sala) e gli aneddoti più curiosi.

“La notte di Natale ritornò il freddo asciutto che tagliava la pelle e il cielo ritornò a risplendere con tutte le sue stelle; si sentì anche qualche coro dalla parte della contrada Bald, erano le ragazze che cantavano Darnaach viatarsong iahr”.
[L’anno della vittoria]

Mentre ascoltavamo in sacro silenzio, rotto da qualche fragoroso applauso, ho pensato a un articolo che avevo dedicato a Luigi Meneghello esattamente due anni fa, quando ancora vivevo a Roma. La provincia di Vicenza ha subito due gravi perdite in un biennio e quelle parole che avevo scritto mi rimbombano nella testa ancor più:

“Forse ciò che più detesto della mia terra d’origine è questo: siamo stati zona di confine, in prima linea durante i conflitti bellici. Dovremmo avere nel sangue la solidarietà e la pietà, invece sembra che lo sviluppo economico che abbiamo promosso ci abbia fatto dimenticare da dove veniamo: dalle umili origini dei nostri contadini. Con il trascorrere degli anni le voci e le memorie degli anziani spariranno, non ci saranno più i Meneghello o i Rigoni Stern a descriverci chi eravamo, che cosa facevamo per sopravvivere e a narrarci le vicende d’un tempo lungo il fiume Astico, come fece Zanella, o Guido Piovene con il suo stile assai peculiare. I libri di sicuro rimarranno, ma chi li leggerà?”.

Ieri si parlava di dolore e guerra, di solitudine e fame. E, manco a dirlo parlando di Rigoni Stern, dell’italianità, dell’orgoglio di essere italiani, delle sofferenze belliche di tanti nostri soldati.
Non potevo non avere un pensiero malizioso… Mi sono guardato attorno, l’età media era piuttosto alta e ho pensato a quanti leghisti mi erano vicini e quanti di loro avessero capito le parole contenute ne Il sergente nella neve o in Quota Albania. Perché comprendere la storia delle due guerre mondiali, entrare con le viscere nei romanzi di Rigoni Stern, cercare le vere ragioni della nostra identità come italiani implica l’abbandono di regionalismi anacronistici e localismi ridicoli, almeno nel senso democratico di sovranità nazionale.

Possibile che, mi chiedevo, esistano ancora persone con vocazione separatista nel territorio italico? Possibile che si parli con sprezzo dei “terroni” quando con il sacrificio di milioni di siciliani e veneti, marchigiani e pugliesi si sono combattute due guerre per strappare ai nemici lembi di terra di confine? Queste due domande mi tormentano da anni, non solo perché il mio DNA è frutto di Veneto e Sardegna, quindi, a rigor di logica, di polentonia e terronia, ma soprattutto perché leggendo Mario Rigoni Stern, comprendendo la sua mentalità, il suo rispetto per il “forestiero”, ovunque sia la sua origine, no, non è possibile sentirsi leghisti, sarebbe un’offesa alle sue parole.
La mia non è una critica politologica, ma culturale.

Bepi De Marzi ha raccontato ieri che Rigoni Stern aveva un amico marocchino che qualche volta lo andava a trovare. Sua moglie, quando lo vedeva sopraggiungere, chiamava il marito: «Mario, xe rivà el to amico paesan!» (Mario, è arrivato il tuo amico paesano), chiaro messaggio che dimostrava come il celebre scrittore di Asiago intendeva la fratellanza fra popoli. Egli riteneva paesano un marocchino o un russo, un toscano o un calabrese.

Non voglio rubarvi altro tempo, ascoltate questa meravigliosa intervista.


[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Mw-10y2kAqQ]

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Commenti

Avevo scritto un commento lungo e articolato, ma Blogger mi ha tradito e ha mandato tutta in fumo in un solo clic.
Ho apprezzato molto il tuo articolo, così come ho apprezzato molto l'intervento di Rigoni Stern che fa parte di quei "grandi vecchi" sulle cui spalle si è poggiato il nostro Paese. Peccato che individui come lui, forse, non ne esistono più o ne sono rimasti davvero troppo pochi perché possano fare davvero la differenza.

sì, una generazione che sta scomparendo, e mette tristezza. chi è vissuto con la guerra, con il dolore, con le privazioni

Caro Morgan, che bello questo tuo articolo... Provo sempre un nodo di commozione, quando sento il nome di Mario Rigoni Stern. Lo stesso che provo quando sento il nome di Tiziano Terzani.
Ricordo bene il tuo articolo su Meneghello, che generosamente mi avevi regalato.
A Mario Rigoni Stern ho dedicato anch'io, in passato, alcuni post. Spero non ti dispiaccia se ti incollo qui il link del più dettagliato.
http://rossiorizzonti.splinder.com/post/12851387/Grandi+Vecchi
Sei sempre grande, Morgan. Sempre un Resistente.

Ti abbraccio

Milvia

@Marcello: blogger è furbo caro mio... :) grandi vecchi, sì.
@Paolo: tristezza? Tanta.
@Milvia: stavo per piangere l'altra sera, alcuni canti erano da pelle d'oca.

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