Conoscere l'editing

Interviste a scrittori

Come scrivere un romanzo in 100 giorni

Curiosità grammaticali

I dolori del giovane scrittore esordiente - parte IV bis

Sul+Romanzo+Blog+Manoscritti.jpg

Di Simone Marzini

Prendo spunto dai commenti al mio precedente post (se non l’avete letto fatelo) per fare alcune considerazioni.
Che susciti scalpore il discorso dell'editore stanco degli invii multipli è sacrosanto, ma tenete conto che molte case editrici hanno messo in atto questa politica, ma senza ritenere opportuno dirlo.
Come? Continuate a leggere e lo scoprirete.

Vediamo prima di capirne il motivo. Sicuramente ogni casa editrice fa le sue valutazioni economiche. Assumere personale che selezioni i manoscritti, come suggeriva un commento, se non si hanno a disposizione un certo tipo di risorse economiche è molto rischioso, e a volte non giustificabile. Il mio amico Marco, sì sempre quello del cammino, ne ho anche altri non preoccupatevi ma questo salta sempre fuori, tempo addietro ha fatto uno stage in una casa editrice. Che mansione gli hanno affibbiato secondo voi? Si, avete indovinato. Leggere i romanzi di esordienti che arrivavano in redazione. E ne giungevano a pacchi, anche se la casa editrice in questione non era una delle più grandi e famose. In tre mesi che è rimasto lì ha letto un bel po’ di manoscritti, e sapete su quanti ha dato un parere positivo? Su nessuno. Anche se era molto tentato da un’opera di seicento pagine che faceva un parallelo fra Brooke di Beautiful e l'America governata da Bush: due a cui tutti perdonano le scappatelle. Il succo del problema quindi è che la maggior parte delle cose che arrivano sono impubblicabili. E qui la colpa non è degli editori. Anche l’editoria soffre il problema dello spam, anche se in maniera meno evoluta: cartaceo, e non digitale.

Come fare a difendersi dall’invio massiccio di manoscritti?
Alcune case editrici hanno trovato delle soluzioni a questo problema. Quelle più grandi hanno messo un firewall antispam: non accettano l’invio di manoscritti, selezionano solamente le opere inviate da agenzie o inoltrate tramite scuole di scrittura.
Navigando in internet ne ho trovate altre invece che chiedono, per poter valutare il manoscritto, l'acquisto di un tot di loro libri. Della serie: lo so che tu mi hai trovato in internet e non mi hai mai comprato in libreria, se vuoi che io ti legga acquista prima i miei libri, guarda il mio lavoro, se ti piace veramente quello che faccio mandami il tuo manoscritto, sarò felice di leggerlo. Magari non diranno proprio così, ma questa frase è stata messa apposta per scatenare i commenti :)

Questo impedisce l'invio multiplo? Certo che no, ma scoraggia gli inviatori compulsivi di manoscritti, gli spammer indiscriminati, almeno questo è l’intento. Non credo che una casa editrice si arricchisca particolarmente chiedendo di comprare due suoi libri a chi ne vuole mandare uno in visione. Non è mica come proporgli un contributo spese di soli tremila euro.
Altre case editrici seguono invece una differente strada, e questa in teoria impedisce l'invio multiplo: selezionano le opere tramite concorso letterario. Per concorrere dovete compilare una scheda di partecipazione in cui vi impegnate a pubblicare con loro se verrete selezionati e a spedire solo materiale inedito. Quindi il pensiero dell'eventuale penale (n.d.a. non conosco i valori legali di queste schede, se sono equiparate a contratti) vi dovrebbe mantenere la coscienza pulita. Alcuni di questi concorsi chiedono una tassa di iscrizione, ne ho già parlato in una delle puntate precedenti, che io vi sconsiglio di versare. Ce ne sono moltissimi di gratuiti. Alcuni come premio del concorso promettono la pubblicazione senza alcuna spesa per l'autore.

Quando sento queste cose mi viene in mente la terza delle tre grazie, non serve che vi dica chi è, vero?
Se il vostro sogno è esclusivamente pubblicare, allora vanno benissimo. Se avete già fatto questa meravigliosa esperienza o se pensate che per un editore pubblicare il vostro romanzo non sia farvi un piacere, magari vorreste anche un riconoscimento economico. Non (esclusivamente) perché siete veniali, ma perché se la differenza tra professionismo e volontariato è che nel primo caso ti pagano e nel secondo no, voi come vorreste essere considerati? Come detto da Morgan nei "Motivi per smettere di scrivere", statisticamente la maggior parte dei romanzi in uscita in Italia fruttano circa 130 euro all'autore. E quasi tutti arriveranno dagli acquisti di parenti e amici, aggiungo io. Ma è uno stato mentale: anche pochi euro ma io voglio essere pagato, perché dar via gratis il frutto delle mie fatiche equivale per me a svilirne il valore. Se ho un rientro, sarò più spronato a organizzare incontri, a sbattermi per far conoscere il mio libro. Se invece non ho dei diritti d’autore, per chi mi sbatto tanto? Per fare arricchire l’editore? Non ci siamo. Piuttosto mi autoproduco.

Potete pubblicare gratis qualche racconto, qualche poesia, ma per il romanzo che state scrivendo da mesi e che non vi fa dormire la notte? Non merita un trattamento migliore?
Quindi un contratto di edizione standard non ci sta mai male. Nelle prossime puntate vedremo anche la parte dei contratti editoriali, non preoccupatevi.

Ci sono infine altri concorsi che invece ai vincitori elargiscono premi in denaro e/o contratto di edizione e/o copie gratis. Ecco, io di solito prendo in considerazione questi. Ma non vinco mai.
Anzi no, una volta ho vinto, secondo classificato in un concorso di fumetti. Nel bando c’era scritto: verrà pubblicato un albo con le storie degli esordienti selezionati e verrete pagati secondo le tariffe usuali dell’editore.
Siccome non ho visto un centesimo si vede che l’editore ha delle tariffe più basse di quel che pensavo. In realtà l’albo poi non è mai uscito. Alle volte succede anche questo.


Sostieni Sul Romanzo!

Nessun voto finora

Commenti

Anche io faccio molto anzi praticamente tutto quello che faccio gratuitamente, ho pubblicato un romanzo circa un mese fa con una casa editrice che non mi ha chiesto contributo e fin qui mi va bene, l'importante è che la distribuzione vada per il meglio, ancora non è stato distribuito nelle librerie, siccome è un romanzo per ragazzi mi sto "sbattendo" per fare
colloqui con insegnanti di italiano e presidi, ho stilato un programma di presentazione per quasi 20 classi tra prime e seconde medie e tutto questo lo faccio gratuitamente, comprese le tre ore per classe...tutto senza un soldo con l'unica speranza che qualcuno acquisti il mio romanzo...ci devo, per forza di cose, credere altrimenti il mio entusiasmo va a farsi benedire insieme a tutto il tempo e il lavoro che ci ho messo...curo una rubrica culturale su un quotidiano on-line, la mia rubrica tratta di eventi culturali in più leggo e recensisco libri, con in fine l'intervista all'autore...leggere un libro non è cosa che ti porta via poco tempo...e tutto questo lo faccio gratis, con la speranza che prima o poi qualcuno si accorga del mio lavoro e noti il mio nome...ho pubblicato, oltre al romanzo, alcuni racconti e poesie...gratuitamente! Che dobbiamo fare? La vita dello scrittore emergente non è facile anzi...se non hai un nome già conosciuto le grandi case editrici non ti calcolano nemmeno, in più sono nel gruppo di lettura di un'associazione che indice concorsi di racconti e poesie inoltre faccio per loro anche un altro tipo di lavoro non indifferente, e tutto gratis! Un vecchio detto dice "chi semina raccoglie" speriamo di raccogliere presto...tutto ciò che faccio lo faccio con passione perchè mi piace scrivere e mi piace questo mondo anche se a volte, molte volte, è ingiusto con chi, come me, si da tanto da fare e non viene ripagato...certo che però vedere il proprio nome scritto sotto di un articolo, un'intervista, una recensione o quant'altro è sempre bello..."l'ho scritto io" dici...eh si l'hai scritto tu...e tutto questo va sul tuo curriculum letterario dove, non è necessario scrivere che fai tutto questo gratuitamente...
Grazie.
Manuela Vio

Devo confessare che la faccenda della terza grazia mi ha fatto un po' ridere.
A parte questo, credo che tu abbia ragione su molti versanti. Pubblicare per pubblicare non ha senso, bisogna che il progetto editoriale di chi compra i diritti del tuo libro sia, come minimo, convincente e che preveda un certo guadagno da parte dell'autore. Altrimenti non ha più senso.
Il mondo della scrittura, così come quello della musica, così come (aggiungo io) quello della ricerca, in Italia, sono malati. Sono malati perché in un certo qual modo abbandonati a se stessi. È questo che mortifica il mercato della cultura e soprattutto frustra gli autori.
Secondo me, un individuo che decide di pagare più di 3000€ per pubblicare un romanzo è come minimo folle. Se vuoi promuovere come si deve il tuo lavoro e pubblichi con un piccolo editore, ti devi mettere in testa che almeno una trentina di copie di tasca tua le dovrai comprare (per consegnarle a giornali, riviste, istituzioni, spedirlo a concorsi ecc.) inutile provare a raccontarsi frottole, ma questo non giustifica una spesa esorbitante, anche perché – è giusto ricordarlo – i contratti seri prevedono l'acquisto scontato per l'autore. Se pubblichi con un grande editore, il discorso è differente poiché pensa a tutto lui e tu non devi fare altro che presentarti all'ora e nel posto prestabiliti e farti quattro chiacchiere con gli intervenuti.
Io scrivo su questo blog una rubrica sul marketing e la comunicazione in ambito editoriale e credo che i nostri due discorsi siano perfettamente intrecciabili, perché ritengo che alla fine quello che manca, nel nostro Paese (oltre a una legge che che possa incentivare il mercato interno), sia la capacità reale degli editori di fare impresa e, da parte di alcuni, l'indole innata di truffare il prossimo in maniera assolutamente lecita, puntando sull'egotismo e il narcisismo degli individui che si ritengono "artisti" e che poi non valgono una calzetta, sia per la forma che per il contenuto.
Insomma, il discorso è lungo e frastagliato e forse è meglio che la chiudo qui.

ciao, allora io ammetto di esagerare nei miei giudizi alle volte, in certi casi sono provocatori, ma nascondono sempre un fondo di verità. Ora, quello che a me infastidisce particolarmente è non considerare quello che si fa una cosa meritevole di essere pagata.
Non so se mi spiego, ma per esempio Marcello dice giustamente dell'acquisto di copie da dare in giro. Ora, per me le copie da dare ai giornalisti, alle riviste ecc. dovrebbero essere a carico dell'editore, ma vabbè passiamoci sopra. Parliamo degli sconti: con uno sconto del 50% dal prezzo di copertina all'autore, l'editore non ci va in perdita, anzi. Il problema è che le copie te le fanno acquistare con uno sconto del 20%, che è inferiore a quello della libreria. Ora, io sono l'autore del libro e devo pagarlo più della libreria? Non mi pare un discorso molto etico. In più di solito da contratto le copie scontate non finiscono nel calcolo delle royalies dell'autore. Come dire: cornuto e mazziato.
Ora, io non sto mica a dire che sia sbagliato fare le cose per passione, se questo è quello che le persone si sentono di fare. Dico solo: attenzione a non rovinare il mercato. Un conto sono le attività senza scopo di lucro, o che rendono un servizio utile, e un conto quelle che spillano quattrini. L'editoria a pagamento è un chiaro sintomo di una malattia sociale più grande. Il mio libro di repubblica ammicca ai desideri delle persone di pubblicare, ma cosa offre se non un servizio di stampa? niente altro...

@Simone: attenzione, io condivido il tuo discorso (come avevo premesso) e sono contrario a ogni tipo di stamperia. Anche la faccenda dello sconto e delle copie da dare in giro non fa una piega. Hai ragione quando dici che dovrebbero essere a carico dell'editore, ma questo dipende molto dalle capacità dell'editore. Come avevo già scritto: una cosa è pubblicare con un grosso editore, un'altra è pubblicare con un piccolo editore. Bisogna fare dei conti, tutto qui.
Che poi il mercato sia pieno di libri scritti da individui che non avrebbero meritato la pubblicazione, su questo non ci sono dubbi, ma, ribadisco, quello è il risultato di editori truffatori, non solo di autori scarsi.

hai ragione Simone. Le copie da mandare a giornalisti e riviste le deve mandare l'editore.. Al limite io comprerò quelle che voglio regalare personalmente. Sulla percentuale di sconto ci sono modalità diverse: dal 30% al 40%. E non abbiamo (hai) ancora parlato del contratto. anche lì c'è di tutto...

Ecco, credo che da questi articoli di Simone e di altri collaboratori si possa arrivare piano piano a formulare un ebook (ASSOLUTAMENTE GRATUITO), da scaricare dal blog per fornire strumenti utili a uno scrittore esordiente. Vedo sempre più truffe in giro, non so voi.

Anzi: la butto là, e perché non pensiamo di formare una squadra che scriva questo eBook da pubblicare gratuitamente on line fra qualche mese? Con calma, senza scadenze. Ognuno si prende un argomento, poi gli altri leggono, correggono, contribuiscono con altro materiale, ecc. Che cosa ne dite?
3-4-5 persone.

@Morgan...io ci sto per l'e-book fammi sapere ok!?
Comunque, la mia casa editrice mi fa lo sconto del 30% sulle copie che acquisto io, ne ho acquistate 30 più le 5 in omaggio come da contratto, calcolando che di quelle trenta ne ho ancora 13 perchè tutte le altre le ho dovute dare via gratuitamente agli insegnanti, presidi e a qualche giornalista, e poi non parliamo degli amici...mi sa che al posto di guadagnarci con il proprio romanzo, qui si va in perdita perchè calcoliamo anche solo le presentazioni in giro per l'Italia...il viaggio, l'hotel, il mangiare ecc...calcolando che sul prezzo di copertina l'autore, che sarei io, ha diritto al 5% non credo che questo convenga molto, ma essendo scrittori emergenti, per il momento, non possiamo nemmeno pretendere più di tanto...certo il minimo indispensabile...ma nemmeno quello a volte! Pensando tutto lo sforzo che abbiamo fatto per scrivere il nostro romanzo, farlo pubblicare, cercare una casa editrice disposta a stamparlo senza contributo, pubblicizzarlo e cercare di venderlo, mi sa che lo sforzo minore è stato proprio quello di scriverlo...ce ne sarebbero di cose da dire su questa faccenda che penso che un e-book faccia proprio al caso nostro e di chi sta pubblicando!
Che poi se contiamo le ore che ho perso per andare a fare il colloquio con presidi ed insegnanti e le ore che perderò per tutte le 20 classi aderenti all'iniziativa...mi conviene?!! Certo che la risposta è: NO! Ma lo faccio lo stesso altrimenti come faccio a pubblicizzare il mio romanzo? Sperando che possa diventare, per il prossimo anno scolastico il testo di narrattiva...magari!!!!
Grazie.
Manuela

Domanda: supponiamo per assurdo di avere la bravura e la fortuna necessarie per essere pubblicati. Supponiamo poi di essere pagati diciamo il 10% del prezzo di copertina per ogni libro venduto. Ecco. Per libro venduto cosa si intende? Il libro che viene venduto A una libreria, o il libro che viene venduto DA una libreria? Cioè, si conteggiano gli acquisti dei lettori, o gli acquisti di librerie e negozi, indipendentemente dal fatto che poi lo vendino al lettore o no? E altra domanda: l'editore è sempre ONESTO sul numero di copie vendute, o anche lì c'è la mafia?

@Marco: il conteggio sulle copie vendute viene fatto riguardo alle copie effettivamente acquistate del consumatore finale (il lettore),anche perché la libreria non paga le copie invendute (esercitando il cosiddetto diritto di resa) e alcune volte acquista dai distributori direttamente in conto vendita (cioè pagando soltanto le copie effettivamente vendute). Per quanto riguarda il tuo dubbio, ogni contratto si basa sulla fiducia reciproca tra le parti. Il numero di copie vendute è facilmente ricavabile in sede di controllo fiscale confrontando i documenti contabili dell'editore. Se poi trovi l'editore disonesto allora dovrai intentare una causa legale e chiedere i danni. Per contratto, l'editore è tenuto a inviarti ogni anno un resoconto delle vendite effettive.

@Morgan: l'idea di un e-book è molto carina. Ma credo che ci sia bisogno che si concertino gli argomenti (e i capitoli) in modo che ognuno possa scegliere il capitolo da scrivere. Come per la scrittura di qualsiasi saggio, è necessario comporre l'indice, prima di procedere. Detto questo, io sarei disponibile.

@Marco: si Marco, Marcello ha proprio ragione, il numero di copie dalle quali tu ricaveresti qualcosa sono quelle che il lettore compra non quelle acquistate dalla libreria al tuo editore, purtroppo, se sei uno scrittore emergente, le librerie tengono in esposizione il tuo libro per un paio di mesi e le copie che non vengono vendute ritornano al mittente, cioè all'editore...è dura sai...
@Marcello/Morgan: sono d'accordo con te Marcello che per procedere con l'e-book si debba prima stilare un indice...basta farlo! :-)
Grazie
Manuela

più che un indice direi che bisogna fare la griglia :)
comunque ci sto.
per i contratti saranno prossimamente, prima c'è la puntata sulle agenzie letterarie

Sono perfettamente d’accordo con Manuela Vio.
Io personalmente ho pubblicato con una piccola casa editrice, sconosciuta a i più, che mi l’acquisto di 70 copie con uno sconto del 11,5%. I diritti d’autore del 15% li ricevo per i libri venduti dopo la ristampa. Mi garantivano la collaborazione per UNA presentazione (che non ho mai potuto organizzare per problemi di salute…).
Non sono stata brava come Manuela nella auto-pubblicizzazione e l’ammiro molto per tutto il lavoro che ha fatto e sta facendo. Ti auguro un’ottima riuscita.
Ma credo che un po’ di gavetta ci sia in tutti i lavori autonomi: pensate forse che il neo-avvocato o il neo-ingegnere comincino subito a lavorare e a guadagnare? No, devo affiancare uno studio che spesso li strutta e non li paga.
Per l’e-book parteciperei volentieri, magari portando la mia personale esperienza.

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.