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Di Simone Marzini

Leggevo l'altro giorno su un forum una risposta di un editore che lamentava l'invio multiplo a più case editrici dei manoscritti. Nella risposta affermava (copio e incollo per non sbagliare): NON prenderemo in considerazione proposte inviate contemporaneamente a più case editrici. Non sa quanto tempo (che per gli autori e' gratuito, ma per me no) ci si perde!
Siccome si dice il peccato ma non il peccatore, non faccio nomi.

Cosa dire di questa affermazione? Che in un mondo ideale sarebbe anche sacrosanta. Immagino l'editore leggere pile di manoscritti, a quanto pare ne arrivano veramente tanti a quasi tutte le case editrici, selezionare un'opera in cui crede e scoprire che in realtà è stata ceduta a un altro. Fa quantomeno incazzare. E' come stare dietro a una tipa, offrirle la cena, farle dei regali, mandare sms con poesie sdolcinate e poi passa uno mai visto prima e lei vi lascia lì impalati. Fa tanto incazzare.
Però è così che va la vita.
Ora, considerando gli autori come corteggiatori e le case editrici come belle donne, la soluzione più semplice per riuscire a concludere qualcosa è ovviamente la famosa tecnica del rastrello, che mi ha reso celebre nelle tre Venezie: impegnarsi su più fronti per ottenere dei risultati. Ovviamente comporta un dispendio energetico, economico e mentale non indifferente, ma finché non si intraprende un rapporto serio non è che uno può aspettare nudo in giardino seduto su uno sdraio sperando che una paracadutista smutandata gli cada in grembo, no?
Quindi l'invio multiplo è un'esigenza, almeno fino a che non verranno cambiati i criteri di selezione in maniera che siano più rapidi. Voi quando andate in libreria come fate a scegliere un libro? Lo guardate, leggete la presentazione sulla quarta di copertina e poi qualche pagina e se vi attira decidete di acquistarlo? No, perché mi risulta strano pensare che le case editrici non usino lo stesso metodo: se dopo aver letto sinossi e un paio di capitoli vedono che è un'opera interessante chiedono di inviare il resto. Così se dicessero: il tempo di attesa è di un mese poi in caso vi facciamo sapere, allora l'invio multiplo non sarebbe giustificato. Ma così non è e quindi bisogna aumentare le probabilità aumentando gli invii. Fermo restando che ricevere più offerte di contratto aumenta il vostro potere contrattuale, cosa non da sottovalutare. Mi permetto solamente di consigliarvi di non fare un invio a tappeto, ma di selezionare bene e di scegliere delle case editrici serie che non vi chiedano contributo. Per quelle, se proprio non ne potete fare a meno (ma so che potete), c'è sempre tempo dopo.

Ci sono anche altre alternative all'invio multiplo.
La prima che mi viene in mente è affidare il vostro manoscritto a un'agenzia letteraria: saranno loro a fare gli invii multipli al posto vostro. E' una soluzione che stavo valutando anche io, mi sto informando sui costi. Anche in questo caso si tratta di un investimento: l'agenzia chiede un pagamento per la valutazione dell’opera e in cambio vi manda una scheda di valutazione, ma non è garantito che decida di rappresentarvi. E' indubbio che se una delle agenzie più titolate vi prende sotto la sua ala protettrice per voi molte strade si aprono. E' come avere il telepass.
Un’altra possibilità è partecipare a concorsi letterari per inediti. Ce ne sono tanti e ci torneremo la prossima settimana, come per le agenzie letterarie meritano un post dedicato.
Ma c'è una quarta strada, secondo me la più affascinante. Se Maometto non va alla montagna allora è la montagna ad andare da Maometto. Dovete quindi fare in modo che le case editrici si interessino a voi. Come fare? Beh, anche gli editori e i professionisti della carta stampata leggono i blog . Ci sono diversi casi di persone scoperte in rete divenute famose. Diablo cody, che da spogliarellista è passata a premio oscar per aver scritto Juno. Andando in Italia mi viene in mente Selvaggia Lucarelli, anche se avere due bocce così l'ha sicuramente aiutata. Zoro, dalla rete a Parla con me su rai3. Pulsatilla, e di esempi ce ne sono tanti altri.
Ovviamente la concorrenza su web è ancora più spietata, ma ci sono delle cose che possono giocare a vostro favore: il passaparola, per esempio. E’ una potente arma di diffusione di massa.
Oppure vi basterà seguire il decalogo per avere un blog di sicuro successo che mi sono appena inventato:

1) Aggiornare almeno quotidianamente il blog o sito
2) Se siete già dei personaggi noti sfruttare la vostra notorietà, raccontando cose del tipo che anche voi fate la cacca, in modo da creare empatia col lettore. Se non lo siete dovete creare un alone di mistero intorno a voi.
3) Scambiare il più possibile link con altre persone, per la teoria dei 6 gradi di separazione potreste anche ritrovare la vostra ex fidanzata dell’asilo.
4) Lasciare commenti, possibilmente intelligenti, nei blog più seguiti. Siamo un popolo curioso e in molti cliccheranno sul vostro profilo, se poi troveranno qualcosa che gli piace (punto 7) torneranno a leggervi.
5) Scrivere cose intelligenti e utili: quando nel mio ormai defunto blog descrissi come costruire una trappola ammazza lumache con la birra le visite si sono impennate, e continuavano con regolarità. Erano seconde solo a "zoccolo di cammello".
6) Comparire in facebook, myspace, twitter, deviantart e tutti i social network esistenti al mondo con un numero di amici che neanche in otto vite riuscireste a conoscere.
7) Mettere immagini di uomini e donne nude (i più gettonati sono il calendario dei rugbisti francesi per la prima categoria e la tettona del grande fratello per la seconda).
8) Parlare male del governo in carica, che sia di destra o di sinistra.

Con questi semplici accorgimenti vedrete che il vostro blog avrà un aumento vertiginoso delle visite. Come dite, le voci sono 8 e non 10? Mi consolo: vuol dire che siete arrivati a leggere fino alla fine.


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Commenti

vi consiglio questo video www.vimeo.com/user2571171

ma è delizioso questo post, Simone :)

grazie, avevo paura fosse troppo radical chic :-P

Post fantastico, complimenti. Mi interessa molto il discorso "agenzia letteraria", lo approfondirai? Potrebbe essere davvero una soluzione ottimale. Si paga un contributo, ok, e perché non dovremmo? Se ci crediamo possiamo anche investire no? Ma almeno non stiamo pagando per una truffa, stiamo pagando qualcuno che lavora per noi e che cerca di trovare una casa editrice disposta a pubblicarci. Sicuramente, facendolo di mestiere, l'agenzia letteraria avrà molte più possibilità di noi di riuscire ad arrivare ad una pubblicazione. Sempre che decida di rappresentarci. Ma se la cifra non è immonda, potrebbe essere il primo tentativo; male che vada faremo come si è sempre fatto. Non vedo l'ora che tu ne riparli Simone, grazie, ciao.

io sarei più cauta con le agenzie letterarie. si offrono di leggere il manoscritto (a pagamento) e poi ti propongono un editing (costoso) e poi...

a meno che Simone non abbia notizie diverse.

delizioso. confermo.

Ciao! Mi permetto di aggiungere un ulteriore estensione al consiglio 6): cercare di aumentare il più possibile il page ranking del blog. Così si possono scalare le classifiche di Google! In genere l'utente si sofferma sui primi due/tre risultati della pagina e salta tutti gli altri,anche se magari hanno contenuti migliori.
Quindi è fondamentale avere quanti più possibili link esterni
PS. D'accordissimo con il consiglio 7. Qualche anno fa, quando avevo un blog su LiveMSN, misi, senza badarci troppo, una mia foto in bichini. Improvvisamente le statistiche di visita subirono un'impennata mai vista. Qualcuno aveva messo un link a quella foto su un forum... Un successone. :-P

Guarda Marco, sto facendo delle ricerche top secret al riguardo. Per la prossima settimana spero di trovare delle informazioni utili.

Morena, credo che di truffatori sia pieno il mondo, letterario e non, quindi anche lì è una questione di fortuna.
Grazie dei complimenti, arrossisco ^_^

Giulietta: io quando ho messo la mia foto in costume sono stato censurato da internet eheheh :-P
Per il page rank volevo inserire anche un discorso sulle varie piattaforme, ma non volevo pubblicizzare alcune rispetto ad altre. anche se uno facilmente può immaginare che un motore di ricerca favorisca i suoi portali rispetto agli altri.

Bello questo post!
Il discorso sulle agenzie letterarie interessa anche a me, puoi dirci qualcosa di più?
Ciao!

Gran tiro, Simone.
Una cosa è certa. Dopo questo pezzo, ti sei
svoltato un altro lettore affezionato! :))

L.

Al di là di questo, comunque, sarei davvero
curioso di sapere nome e cognome del CIALTRONE
di cui parli in questo articolo. O, perlomeno,
fare in modo che chiunque possa avere il link
di quella conversazione, o qualche indizio per
capire di chi si tratta. Giusto, così, per poterlo mettere sulla lista nera di quelli da evitare come la peste bubbonica.

Mettetevi bene in testa una cosa: uno scrittore è un libero professionista. E, in quanto tale, finché non mette la sua firma su un regolare contratto editoriale, non deve rendere conto a nessuno del modo in cui decide di muoversi sul mercato. Se io scelgo di inviare il mio inedito a dieci, cento o cinquecento editori sono AFFARACCI MIEI.
Affaracci di cui nessuno è tenuto a sapere. Punto e basta.

'NON prenderemo in considerazione proposte inviate contemporaneamente a più case editrici. Non sa quanto tempo (che per gli autori e' gratuito, ma per me no) ci si perde!'

Quest'affermazione è di una scorrettezza mostruosa. Sarebbe come a dire che si sta chiedendo l'esclusiva su un qualcosa che non solo non si ha ancora deciso se acquistare o meno, ma che nemmeno si ha ancora valutato.
Il che è un controsenso sotto tutti i punti
di vista (logico, legale, etico / morale...)
Se poi si arriva persino ad affermare che il tempo degli editori ha un prezzo, mentre quello degli scrittori no (!!!), beh, la caratura del soggetto in questione diventa abbastanza palese...

Ancora, L.

Simpatico e brillante il post. Ma mi chiedo una cosa: chi invia un manoscritto avvertendo che lo ha inviato anche ad altre cento case editrici?
Come fa questa casa editrice a pretendere e garantirsi l'esclusiva sulla lettura del manoscritto (che con buona probabilità boccerà)?

E' logico: il signore in questione passerà tutte le sue giornate a bombardare di telefonate tutte le altre redazioni di case editrici italiane, per farsi aggiornare in tempo reale su tutti i manoscritti che ciascuna di esse riceve.
Ecco spiegata la ragione per cui poi non ha il tempo di fare quello per cui in teoria è pagato: leggere.

:))

L.

Trovo anch'io nel complesso molto carino il post.
Premetto che personalmente nutro forti dubbi verso le agenzie letterarie, per vari motivi, ma ci saranno altre occasioni per approfondire a riguardo.
Concordo pienamente invece con quello che dice Amonimo L.
Mi fa a dir poco imbufalire la questione che il tempo dell'editore costi e quello dell'autore no. E' aberrante!
Provo a sintetizzare in 2 punti:
1. Moltissimi editori si dimenticano sempre che dopo il loro nome hanno delle sigle: spa, srl, snc o comunque una partita iva. Sono imprese! E da quando esiste l'economia moderna, esiste IL RISCHIO D'IMPRESA! Moltissimi editori invece vorrebbero fare impresa mettendo a rischio i soldi non propri ma dell'autore. Così sono capaci tutti! Parlo di coloro che chiedono contributi enormi o addirittura mettono un prezzo solo al proprio tempo! E qui oltre ad impresa parliamo anche di arte!! Nulla di etico, di professionale, di impresa, di serio. Nulla di diverso dai grossi gruppi industriali che coprono i propri rischi con i soldi dello Stato. E questo accade sempre di più. E' una forma di capitalismo un pò comunista!!
2. Credo che quasi tutti gli scribacchini, io per primo, lavorino, come dipendenti o altro, per molte ore al giorno e spesso hanno anche altri impegni magari di volontariato. Però c'hanno quel "fuoco" che li spinge a scrivere, scrivere e sognare. Per fare questo usano la notte, la mattina all'alba, rubano tempo ad altre cose. Perchè lo scribacchino non è un animale originale che si mette lì, in una settimana allegramente scrive un romanzo e poi per egocentrismo e narcisismo lo invia a 100 case editrici a casaccio. Dietro c'è sempre un lavoro titanico che tocca il sangue e l'anima. Quanto valore "economico" ha tutto questo lavoro dello scribacchino per questo cialtrone che si fa chiamare editore???!
Mi fermo perchè altrimenti rischio di annoiarvi ma sono davvero indignato su questo punto. A me sinceramente non interessa sapere chi sia questo editore ma credo piuttosto che, se si potesse, sarebbe bene fargli avere i nostri pareri, chiunque esso sia.
Buona giornata.
RUDI

Ciao, preferisco evitare di mettere nomi al momento. L'editore ha indicato nel forum che a breve metterà queste cose sul suo sito ufficiale e allora provvederò a segnalarlo.
Io credo sia una provocazione, un disagio dato dal lavorare tanto e poi non ottenere niente. Avete ragione quando dite che sono delle società e come tali è assurdo questo ragionamento, infatti (ma ci tornerò nelle prossime settimane) i piccoli editori adesso iniziano a selezionare i manoscritti tramite l'organizzazione di concorsi. E lì devi compilare una scheda di partecipazione e quindi non puoi mandarlo a destra e a manca. Arrivare a questo però porta delle controindicazioni per l'autore, ma ne parlerò in seguito, vorrei che la mia rubrica fosse longeva e non posso bruciarmi tutto subito :)
Per le agenzie letterarie ho iniziato il pezzo oggi, sarà online la prossima settimana.
Ciao!
Simo

RUDI: Vangelo. Dalla prima all'ultima parola.

Simone: sei troppo buono. Sei un editore che
ha il problema del troppo materiale ricevuto?
Due sono i casi. 1) Assumi del personale per
leggerlo e smistarlo. 2) Se non lo fai perché
il personale costa, vuoi dire che non hai abbastanza soldi per essere un editore.
Quindi chiudi baracca e fai dell'altro.

L.

non è un discorso di essere troppo buono, è che ho un'età in cui ormai ho capito come gira il mondo e non me la prendo più di tanto. La situazione dell'editoria non è come tu la immagini, molte case editrici sono composte da due persone che lo fanno con passione, non per un discorso meramente economico. Non mi scandalizzo per chi dice queste cose, al massimo mi scandalizzavo per chi chiede 2000 euro per pubblicarti il romanzo. Adesso non mi scandalizzo nemmeno più per quello...

Post veramente piacevole.
È giusto giocarsi le proprie carte. Se si dovesse inviare un manoscritto alla volta, si diventerebbe vecchi. Dovrebbero velocizzare la lettura, non c'è dubbio, probabilmente attraverso la richiesta esplicita delle sinossi, in modo da fare una prima cernita. Pensate a un romanzo di 400 cartelle (lunghezza media, insomma). Mediamente si riesce a leggere una pagina ogni 3 minuti, questo significa che, nel caso in esempio, servirebbero 1.200 minuti, cioè 20 ore. Se una casa editrice riceve 100 manoscritti al mese (cioè 1200 all'anno), significa che serviranno 400 ore di lavoro, vale a dire circa 16 giorni di lettura continua e senza sosta (immagino che possa essere impossibile dedicare tutto quel tempo alla lettura, se non altro per una cosa nota come curva dell'attenzione).
Un filtro è necessario, altrimenti l'affollamento diventerebbe insostenibile, come in realtà è.
Morale della favola?
In realtà nessuna. Penso soltanto che gli autori devono essere pazienti, inviare i manoscritti agli editori che ritengono adeguati (mai a pioggia) e valutare con attenzione le offerte che pervengono.
Per quanto riguarda le agenzie letterarie, io ci avevo pensato, poi ho firmato con un editore che mi ha fatto una proposta interessante: vedremo come andrà a finire quest'avventura. Se non dovesse andare per il meglio, però, ritengo che l'agenzia potrebbe essere una soluzione.

Capisco che non è facile convincere un bravo agente a rappresentare uno scrittore esordiente, ma credo sia meglio diffidare delle agenzie letterarie che chiedono un compenso per leggere un romanzo. E' (più o meno) lo stesso discorso dell'editore che si fa pagare per pubblicare. Se un editore o un agente crede nel mio lavoro di scrittore, deve essere disposto ad investire (denaro, tempo, fatica etc. etc.) su di me, con la prospettiva di guadagnare vendendo i miei libri o i diritti per i miei libri. Se mi chiede del denaro per pubblicarmi o per leggermi, significa che si parte con il piede sbagliato

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