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Come leggere un libro

Perché è importante leggere

100 ottimi motivi per piantarla di scrivere - Lezione 9

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Teognide scrisse:

“Sii saggio, non carpire né ricchezza né onori
con azioni non giuste e vergognose,
e sappi questo: non frequentare la gente dappoco,
ma resta sempre presso i galantuomini;
con loro bevi e pranza, e siediti pure fra loro,
e piaci loro, che ti dà prestigio.
Ma il bene imparalo da gente per bene. Ad unirti
con i dappoco perdi il cervello che hai”.

Al medesimo modo, frequentare i libri di certi scrittori piuttosto che altri condiziona la psiche con conseguenze differenti; le parole dappoco possono essere ferine, in grado di divorare e distruggere il gusto.

Farsi consigliare da un’ottima recensione o, meglio, da un amico colto e fidato permette di porre qualche filtro alla scelta di lettura, fornisce gli strumenti per valutare con attenzione se leggere o meno un particolare libro.
Essere una pecora nel consumo di cultura non è così nobile.

Ecco un altro ottimo motivo, piantatela di scrivere, prendetevi un po’ di tempo per riflettere sulle modalità con cui scegliete un libro.

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Commenti

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Io non leggo un libro di un contemporaneo da molto, forse troppo tempo. Mi tuffo sempre sui classici, forse perché ritengo che i meritevoli tra i vivi siano davvero pochi.
Sono un lettore riflessivo. Comprerei decine di libri alla volta, è vero, ma tutti libri per i quali ho maturato una certa curiosità.
In questo momento sto finendo di leggere "Fahrenheit 451" di Bradbury, un testo che era in coda da almeno 10 anni e che avevo sempre rinviato e si tratta del 15° quest'anno. Ecco, io non credo che quelle di Bradbury siano parole dappoco, anzi ci sono parti che sono molto belle e non ci sono dubbi nella sua collocazione tra i classici intramontabili della letteratura, ma, per una appassionatissimo lettore di Orwell come io sono, "Fahrenheit 451" rimarrà sempre il fratello minore di "1984". La "Famiglia" di Bradbury non potrà mai vincere sull'occhio vigile e attento del "Grande fratello" che ci osserva.

Sono più o meno d'accordo. Che sia necessario leggere e fare buone letture mi sembra assodato.
Capire cosa sia una "buona lettura" credo sia anche dovuto al gusto personale che sicuramente va educato. Si sceglie ciò che pensiamo ci possa piacere poi si tentano anche altre letture che forse non rientrano nei nostri gusti ma che ci offrono una visione più ampia e ci aprono altri mondi. Magari non ci piacciono ma ci fanno comunque scoprire delle cose.
Io uso questo metodo, ma lo faccio con il prestito bibliotecario. Vado, scelgo autori che non conosco ancora e che (forse) non mi piacciono. Non spendo soldi e allargo gli orizzonti senza rimpiangere il portafoglio vuoto e un libro che non mi ha soddisfatta del tutto.
Ho avuto anche molte belle sorprese.

@Anonimo: con il massimo rispetto e senza provocazione, a me pare che dato l'argomento del post il tuo modo di segnalare quel link sia assai triste e non mi stimoli affatto ad aprirlo.

@Marcello: come non volare sui classici? Ma il discorso che fai sui meritevoli, bah, non so. Non perché uno è morto significa che vale e che sarà nelle tue corde, neppure se è vivo lo scrittore. L'argomento secondo me è assai più complesso e non può essere limitato dalla guerra fra classici e contemporanei. No?

@Morena: sulle belle sorprese, eh sì, talvolta accadono cose meravigliose...

io credo di aver letto più numeri di Alan Ford e Dylan Dog che grandi classici. Credo che la scrittura sia viva, e come tale si evolva o involva a seconda delle epoche, ma meglio quello che un immobilità statica e sterile.
Parli delle pecore... beh, ci danno lana, latte formaggio e carne, mica sono tanto da sottovalutare. Molto meglio dei ratti :)
finita questa parentesi vado a dare la mia perla di saggezza: credo che sia giusto leggere di tutto, anche le cose più schifide, per aver modo di crearsi un gusto personale. Basta fermarsi ad analizzare le cose che si leggono e non solo assorbirle come spugne. Ci sono degli autori di cui mi piace molto leggere quello che scrivono anche se quello che scrivono non mi piace.
Ma forse sono strano io...

senza tono polemico, beninteso, ma non condivo (espressione tenera) l'avversione per i contemporanei. il problema è che i classici li hanno già scelti e consacrati, mentre per i contemporanei ci tocca fare le sforzo di sceglierceli da noi... cosa c'è di più entusiasmante? g.

Classici, contemporanei, romanzi, poesie, saggi. Credo di aver letto un poco di tutto nella mia lunga vita. Ah, dimenticavo le favole da Esopo a Grimm ed a Collodi. Credo che si possa scegliere un libro dal risvolto di copertina, dal titolo, dal nome del suo autore, da una recensione attendibile, ma soprattutto da un passaparola attendibile. Bisognerebbe poi rileggere, almeno di tanto in tanto qualche libro che non ci è piaciuto:ogni età ed ogni momento sono perfetti per un libro e gli danno colore e forza
Mariella

Sono stato frainteso, ritengo. Ci sono contemporanei di valore, non lo metto in dubbio (in tutti i generi letterari). È vero, come ha detto qualcuno, che i classici (ce ne sono alcuni anche tra i viventi, comunque) sono stati già consacrati, mentre gli altri dobbiamo sceglierli da noi.
La mia riflessione non verteva sulla contrapposizione, troppo semplicistaca, tra classici e contemporanei (sono abbastanza contrario alle dicotomie assiomiche), quello che constatavo era piuttosto come, nel mio caso, molto spesso, quando devo scegliere il libro da acquistare, trovo più stimolante un libro un po' datato piuttosto che l'ultima fatica editoriale di questo o quell'autore. Almeno che non mi colpisca davvero.
Un libro mi deve dare qualcosa, se alla fine della lettura non mi ha lasciato nulla, vuol dire che ho sprecato il mio tempo.
Sono un autore anch'io, questo discorso mi dà un po' la zappa sui piedi, lo capisco. Però è pur vero che troppo spesso, oggi, vengono immessi nel mercato libri che non valgono l'investimento di tempo necessario perché siano letti. Mentre chi vale davvero, deve arracare per ottenere qualche briciola.

Non ho mai letto un libro su consiglio di amici, nemmeno su consiglio della ragazza. Si può dire semmai che è vero il contrario, cioè che loro hanno letto libri che consigliavo io. Questo perché, quando scelgo un libro, devo essere convinto io e solo io di cosa sto acquistando. Con lui trascorrerò del tempo, e in quel tempo non ci saranno amici né ragazza, ci sarò io, io da solo. Leggo sia classici che attuali, perché ognuno è in grado di darmi qualcosa di diverso. E' ovvio che, nella scelta del classico, mi affido spesso a quella che è stata la critica della letteratura; ma dopo aver letto uno o due libri di un autore, i successivi entrano in casa per pura volontà mia, senza più critica che tenga. E sono d'accordo con chi dice di leggere alcuni libri per curiosità, anche se quasi convinto fin dal principio che il libro non gli piacerà. E' importante per me leggere anche libri che non mi piacciono, perché comunque leggendo si imparano tante cose.

Come Simone scrive, anch'io lessi a suo tempo fumetti "differenti". Tutti quelli di Max&Bunker; erano fantastici. Leggevo a quei tempi anche Guido Crepax e la sua Valentina. C'era qualcosa di nuovo nel mondo della "letteratura leggera". Il mio primo, vero e serio libro fu quello di Thomas Mann intitolato Le teste scambiate. Mi scervellai di capire perché per trovare la soluzione ai propri problemi il protaginista scrisse decine di pagine, mentre la soluzione era semplice e logica. Poi, a distanza di anni, lo rilessi e capii; nello scrivere bisogna far vivere e pulsare il cuore di chi interpreta la parte di protagonista e non é detto che il finale, la soluzione sia l'ancorstory del racconto. Anzi potrebbe essere un accesorio.

Leggere ha molto valore, non soltanto per chi ama scrivere e miri a qualche riconoscimento. Leggere aiuta molto anche a chi non scrive, a chi non ha titoli di studio ma che vuol essere ascoltato nella tavolata dove Tognide siede a capotavola e la gente dabbene ascolta (primo comandamento) e poi parla (secondo comandamento).

Terzo comandmento; non fare tuo un lavoro svolto da altri.

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