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Scrivere un romanzo (II) – Lezione 3.b Il personaggio principale

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Nella terza lezione del primo corso vi avevo chiesto di pensare al personaggio principale. Una prima modalità per inoltrarsi nella creazione delle basi di un romanzo. La cosa più semplice da fare è immaginare Tizio o Caio con determinate caratteristiche.
Appare evidente - cerchiamo pian piano di dare un senso di complessità maggiore al secondo corso - che la necessità di un unico personaggio principale non è esclusiva, potrebbero essere due i personaggi principali oppure un gruppo di persone, una famiglia, una classe di alunni. Il senso della parola “principale” inerisce alla possibilità di assorbire uno sviluppo all’interno delle unità narrative che possa risultare solido e vigoroso: quantità e qualità di presenze. Un carattere che evolve; alcune azioni che si ripetono; vicende in cui si ritorna spesso a quel nome o gruppo di persone.

Il “principale” scatena conseguenze, ricordi, emozioni, pensieri, azioni, psicologie, in una parola: l’intreccio. Senza il personaggio o i personaggi principali viene meno l’intreccio, o meglio, non potrebbe essere attuato. Tutto un romanzo gira attorno a qualcuno che è in primo piano. Per tali motivi il primo piano va sviluppato con attenzione, dai segni più noti ai dettagli più nascosti.
Per facilitare la spiegazione ora dirò sempre “un personaggio”, ma tenete sempre presente quanto detto finora.

Un personaggio “è qualcosa” e “rivela qualcosa”. Il più delle volte i due aspetti viaggiano su temporalità differenti. Il lato “è qualcosa” lo crea l’autore della storia, il quale scopre durante la scrittura o almeno nella fase precedente la scrittura le caratteristiche del personaggio; si tratta poi di rendere definitivo nelle pagine l’altro aspetto: “rivela qualcosa”.

La scoperta e la manifestazione.

Esempio concreto. Supponiamo di voler descrivere la paura di una ragazza: il giudizio delle persone. Non vi sarebbe nulla di più scontato e triste in una storia scoprire tale timore in forma didascalica, cioè scritto come se fosse una lista della spesa. L’arte del romanziere esplode nella sua forza quando il lettore deduce le preoccupazioni della giovane attraverso azioni, pensieri, situazioni, mai in forma diretta.
“Silvia aveva un timore: il giudizio della gente”, ecco, una frase simile spegne la curiosità del lettore, perché deve leggere ancora la vicende di Silvia se già è sicuro di ciò? La curiosità va alimentata, non spenta.
Ora siete concentrati su “è qualcosa”, siate già certi che “rivela qualcosa” andrà pensato, non traslato. Una prima distinzione.

Una seconda distinzione. Il lato “è qualcosa” potrebbe modificarsi, anzi vi consiglio già di immaginare qualche trasformazione. Un ragazzo sano che perde l’uso della mano a causa di un incidente; una donna abbandonata dal suo uomo che inizia a fumare da adulta; un anziano che dopo una vita di lavoro si mette a dipingere; una ragazza che in seguito ad alcune situazioni diventa razzista, mentre prima era tollerante delle diversità; gli esempi potrebbero essere innumerevoli.
Nel pensare il personaggio principale cominciate a visualizzarlo e a prevedere qualche possibile cambiamento, annotate tutte le idee che vi sovvengono alla mente, ci lavorerete poi con calma.

Siate originali!

Scrivere soltanto che Marco ha i capelli biondi non è originale.
Marco ha i capelli biondi, ricci e lunghi all’altezza delle spalle. L’età gli sta dando qualche capello bianco, li cura ogni giorno, li tocca con la mano sinistra spesso, se li taglia da solo ogni mese, aggiungete particolari, abitudini, ci siamo intesi.

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Commenti

Come iniziate a pensare a un personaggio? Avete qualche consiglio da condividere qui?

OT: Morgan, una ne pensi e 100 ne fai, birbone! :)
Lisa

Ot pure io: la prossima volta che ti becco ti prendo a schiaffi. E non scherzo. ;)
L'altro tolstojano

eheheheheh :)

va bene. mi sono concessa una risata alle spalle del Prof. Ora sto meglio. Molto meglio ('molto' è corsivo)

e ora posso rispondere al quesito:
per pensare al personaggio mi è indispensabile una sua frase, un suo gesto, un pensiero. dopo cerco i entrare in contatto con lui, delineandolo sempre di più e definendolo meglio.

Alcuni scrittori famosi creano schede su tutti i personaggi del loro romanzo. Data di nascita, nome, padre, madre, lavoro, passioni, note varie, ecc... E a volte lo fanno anche per personaggi secondari. vi parlo di scrittori classici.
Altri invece creano schede di personaggi che poi un giorno useranno collocandoli dentro una storia. Io personalmente non ci riesco a dare così tanti dettagli di un personaggio a me stesso, ma andrebbe fatta una cosa simile.
Io inizio a scrivere e poi il personaggio viene fuori man mano, poi mi annoto le sue caratteristiche. Le date di nascita sono importanti per esempio. Non che si debbano dare tutti i dettagli al lettore, basta che chi scrive li abbia chiari per se e non cambi nome o giorno del compleanno ai personaggi facendogli festeggiare, per esempio, il compleanno una volta in inverno e poi un'altra volta d'estate :) .
Come si crea un personaggio? Beh, la vita reale ne offre molti, poi sta a noi caratterizzarli bene e renderli diversi e poco banali. :)

Giovanni

Si può semplicemente osservare una persona in metropolitana o per strada e pensare dove sta andando e perché, magari se sta ascoltando della musica che genere è. Osservare come si veste, magari come parla. In treno poi si ha anche più tempo per tirare fuori un personaggio. Ci sono persone che parlano che fanno delle cose, quindi possono colpirci per un gesto, per una parola o per altro. Per esempio, ho scritto un racconto che si svolge su un treno e ho inserito un personaggio reale che ho incontrato in treno caratterizzandolo a modo mio con la sua storia personale che ovviamente non conosco della persona a cui mi sono ispirato. Non è difficile trovare un personaggio, magari il difficile è caratterizzarlo e definirlo in modo da riuscire a calarlo in una storia. Certe volte viene di istinto, altre volte un po' meno.

Giovanni

Condivido l'idea dell'osservazione di quello che ci circonda, anche una banale e noiosa fila all'ufficio postale può essere estremamente "produttiva" per trovare dei personaggi. A volte sono storie di terze persone che ci vengono raccontate, vicini di casa che non ci sono più, che si sono trasferiti, parenti lontani che hanno avuto una vita singolare. A volte sono i fatti di cronaca, soprattutto cronaca nera, quelli che nei giornali hanno solo lo spazio di dieci righe. Persone scomparse, morti misteriose, gesti di insana follia... Non è difficile trovare un personaggio, quello che non riesco ancora a fare e amarlo, o odiarlo, al punto tale da scriverne con disciplina, con dedizione... Ecco sì, direi che la dedizione soprattutto mi fa difetto, dopo qualche giorno trovo sempre "qualcun altro" più interessante.
Stella.

Io, come tecnica principale, osservo le persone che mi circondando, soprattutto quando mi trovo in spazi pubblici, e le osservo. Gli osservatori possono essere i più disparati, ovviamente... (adoro la stazione e la metropolitana). Il pensiero che quelle persone ignoraino di essere state analizzate ed immortalare in un libro mi fa sorridere. Ogniqualvolta le reincontro, anche casualmente, non posso fare a meno di osservarle, per carpire altri dettagli da regalare ai miei personaggi. Tornando alla questione dello sviluppo e al come descrivere il personaggio, io preferisco essere, fin da subito, molto accurata, per non dare troppo spazio ad idee sbagliate o che possano trarre in inganno il lettore. Che il personaggio possa cambiare, poi, è un'altra questione...

Scusate gli errori di battutura...
L'anonimo di prima.

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