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Intervista a Michele Marziani

Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

Non ricordo a che età abbia cominciato a scrivere, ma a 16 anni
collaboravo già con un piccolo giornale del Lago d'Orta, avevo una
rubrica di satira. Leggere è sempre stata una cosa di casa, sono
cresciuto tra i libri. Ho una foto di quando avevo un anno di età e
cercavo a tutti i costi di rubare un libro sul tavolo di mio padre.
Ecco: ho sempre frequentato la scrittura, da lettore e da autore. Da
lettore soprattutto.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Non saprei, per me scrivere è una necessità, direi una funzione
vitale, ma non lo faccio né d'istinto, né razionalmente. Direi
piuttosto che è un percorso di concretizzazione del pensiero.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

Quando comincio a scrivere un libro non mangio, non dormo, non
frequento nessuno finché non finisco. Poi, terminata la prima stesura,
lavoro di cesello, con calma, con una certa costanza, ma a volte ho
bisogno di staccarmi dal fare, dall'artigianato dello scrivere. C'è
metodo, ma non rigidità. C'è necessità, impellenza, imperio di una
storia che mi ordina di essere scritta.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Non posso fare a meno del mio dito mignolo, il sinistro. Quando mi
incanto lo tengo tra i denti all'altezza della prima falange e oggi ho
un callo che potrei chiamare il callo dello scrittore. Per anni ho
avuto bisogno di fumare scrivendo, poi ho avuto la ventura di
smettere. Mi circondo di oggetti, se scrivo in casa: dizionari, fogli
di appunti, penne, matite, gomme, temperini, pennarelli... Il più
delle volte però scrivo in viaggio e quindi ho con me solo il computer
portatile. La mia è spesso scrittura ferroviaria, nel senso di vissuta
in treno.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Nel mio romanzo "La signora del caviale" tutti, tranne il protagonista
che un po' se la prende, citano Keats a memoria, mentre una sola
persona parla di Marinetti e in qualche modo si commenta da sola...
Insomma, entrambi gli esempi sono nel testo.
Ho iniziato a raccontare storie sognando di essere come Jack Kerouac,
poi sono passato a John Fante. Però sul mio comodino ci sono sempre
l'Iliade, Guerra e Pace e Il mulino del Po di Bacchelli, per inciso
uno dei grandi romanzi italiani più sottovalutati della nostra
letteratura. Quando mi lascio prendere dallo sconforto leggo Pavese.
La letteratura è fortunatamente infinita e quindi mi ci perdo dentro
come in una passeggiata, anzi nella Passeggiata di Robert Walser.

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

Sono sempre stato un marginale, un po' orso, uno che rifugge i luoghi
d'incontro. A me piacciono i libri, che si trovano in tutte le
librerie e mi interesso poco di scrittori e dei luoghi dove si
concentrano. Di chi scrive amo le parole e quelle sono ovunque. Dal
vivo, ogni giorno, preferisco frequentare persone che si occupano
d'altro. Le cose da raccontare si raccolgono per strada, il confronto
con altri si fa nelle pagine dei libri, non ai tavoli del caffè.
Magari poi sbaglio, nel senso che questo modo di sentire mi taglia
fuori, però credo nella forza della scrittura, penso sia sufficiente.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

Beh, io nella vita ho sempre e solo desiderato scrivere. E leggere. La
letteratura è il luogo dei miei desideri.

La ringrazio e buona scrittura.


http://www.michelemarziani.org

Michele Marziani è nato a Rimini nel 1962 dove attualmente risiede. Ha vissuto a lungo sul lago d'Orta e a Milano. "La signora del caviale" è il suo terzo romanzo dopo "La trota ai tempi di Zorro" (DeriveApprodi, 2006) e "Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta" (Cult Editore, 2008). Narratore resistente (i suoi romanzi sono uno specchio di alcune delle inquietudini del nostro tempo) e anche autore di diversi libri dedicati ai viaggi, al cibo, al vino e alla cultura enogastronomica intesa come difesa e valorizzazione dei territori, della "contadinità" e delle forme alternative di mercato. Tra questi: "Lungo il Po" (Guido Tommasi Editore, 2008). Dopo vent'anni di giornalismo ha deciso di vivere solo di libri.

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Commenti

ecco. Questa intervista mi piace molto (le risposte, ovvio. Le domande sono sempre uguali)
Ho visitato il sito di Marziani e ho letto qua e là. Ho pure scaricato il pdf 'trota'. Ho già letto l'incipit ed è molto bello. Poi leggerò il resto.

anche a me è piaciuta molto.

Io ho cominciato leggendo "La trota ai tempi di Zorro" e non ho più smesso! :-)

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