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100 ottimi motivi per piantarla di scrivere – prima parte

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Sms, siti, blog, forum, chat, social network, immaginare un fiume di parole non è sufficiente, si dovrebbe ricorrere a termini quali anno luce o parsec affinché si possa fantasticando porre in un unico luogo lineare e bene ordinato la smisurata quantità di parole che le nuove tecnologie hanno concesso a tutti noi. Talvolta mi chiedo se si trascorre oramai più tempo a scrivere che a parlare.

Per quanto mi concerne ho trascorso alcuni periodi della mia vita profondamente immerso fra le parole scritte. Pochi colloqui orali, solo i necessari, c’erano giorni in cui parlavo non più di dieci quindici minuti, conseguenza anche di lavori al pc, lontano da tanti bla bla bla. Aggiungiamo a ciò il fatto di soffrire di una forma lieve di dislessia, nel senso che inverto non di rado sillabe o lettere di una parola quando parlo e altre cosine noiose che non vi racconto, perciò intuite che scrivere è sempre più divenuta una mia ossessione, a danno della lingua parlata. E scrivere in modo corretto pure, schiavo della massima di Diderot che non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene. Controllare, ricontrollare, perfezionista all’inverosimile, ciò che vedo scritto lo gestisco assai meglio del parlato. Sembra una banalità, ma chi soffre di dislessia - con i necessari distingui di gravità - comprende che la sostanza dei significati sia peculiare, un’intensità con sfumature dolorose. Forse, a livello inconscio, temo di sbrodolare le parole comunicandole a voce, e a pensarci con più calma riconosco che il mio essere estroverso e assai partecipe nelle occasioni in cui sono in compagnia credo che sia una reazione che tenti di esorcizzare le mie difficoltà. Ma questa è un’altra storia.

Io soffro di “scritturite”, sia per lavoro che per passione scrivo in maniera abbondante tutti i giorni, tsunami di parole. Negli ultimi tempi mi sono chiesto se non sia il caso di darmi una bella regolata, ho preso una piega che ha forse tratti patologici.

Oltre il lavoro, per il quale scrivo e correggo scrivendo, sono succube della scrittura, dalle mail per gestire le collaborazioni del blog Sul Romanzo agli appunti sul moleskine, dall’utilizzo dell’agenda all’elaborare poesie, racconti, romanzi et similia.
Domenica scorsa mi sono chiesto: quante occasioni sto perdendo, schiavo come sono della scrittura? Uscite con gli amici, chiacchierate con qualche persona, ecc. Da qualche tempo lavoro a casa al pc per molte ore ogni giorno. La mia voce, senza che spieghi i dettagli, si accende alle sei del mattino circa e poi le occasioni sono rarissime fino a sera dopo cena quando riprendo a parlare con la mia fidanzata. E, in realtà, neanche tanto neppure la sera, data la stanchezza di entrambi. Vi sto aprendo una finestra sulla mia vita personale per contestualizzare altrimenti non ci si comprende.

Sono sempre più attratto dai suoni delle parole per ribellione delle parole stesse che gridano una presenza che nego loro senza cautela. A complicare il quadro generale c’è una mia strisciante misantropia che mi ha allontanato dalla realtà fisica dei contatti umani. Trovo molta gente insopportabile, lontana dalla semplicità che a me piace. Non vorrei calcare troppo i toni, certo è che mi sento in disarmonia con la società da tempo, irreparabilmente.
Frequento molta gente on line e ciò mi permette di schiacciare la X quando voglio o ignorare quando ritengo giusto farlo. Perché devo perdere ore a confrontarmi con chi spesso vomita arroganza e prepotenza nei dialoghi? Non so voi, ma io, finché non ho cercato con più consapevolezza un delicato isolamento, ho riscontrato negli ultimi anni una diffusione a cascata di comportamenti maleducati, volgari, qualunquisti, presuntuosi.
Illo tempore pensavo che se avessi conosciuto cento persone magari una poteva davvero stupirmi e diventarmi amica, allora caffè, incontri al pub, conferenze, insomma riempivo il tempo libero di socialità. Ora mi sono stancato anche di quella, cercare che cosa? La persona compatibile rimanendo deluso nel 99% dei casi? No, basta.

In rete, ecco uno dei motivi che mi ha spinto più verso la scrittura che l’oralità, posso scegliere, conoscere per temi, condividere con distacco, valutare con calma, senza invischiarmi in comportamenti che detesto nei rapporti fisici.
Se conosco una persona on line con cui ragionare di filosofia politica non ho bisogno di odorare il suo alito fastidioso, la sua voce sgradevolmente squillante, i suoi discorsi logorroici, i suoi sfoghi lamentosi, ecc. Se accade on line schiaccio la X, ignoro, salto frasi. Semplice? Sì, ma mi semplifica la vita. Questo è certo.

Gli aspetti positivi li vedo eccome, condivido nella fisicità soltanto a una certa fase di conoscenza, se mi ispira la persona. Salto del tutto il passaggio precedente del darsi la mano (soffro di iperidrosi quindi meglio ancora per me) e poi «Piacere Morgan» e tutti gli step più o meno contemplati dalla buona educazione fra sconosciuti che si incontrano per la prima volta.

In breve, invece di conoscere cento persone e perdere il più delle volte un sacco di tempo perché non vedo alcuna affinità, prima di trovare un essere umano compatibile con me, accelero on line tali fasi. Mi piace molto la gente che stimola la mia testa, con argomenti che non conosco o domande originali, da lì parto, quindi metto subito ciò al primo posto. E conosco gli aspetti che più mi intrigano in una persona. Evito il faccio cose, vedo gente, mi dirigo verso quanto mi piace, capendo dall’altra parte con chi ho a che fare.
Queste sono le premesse e domani continuerò a spiegarvi perché nonostante ciò sia giunto alla conclusione di trovare cento motivi per piantarla di scrivere.
Vi sono altri fra voi con esperienze simili? Forse. Raccontate qui, per favore, condividendo impressioni.

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Commenti

Hai centrato in pieno due punti fondamentali:
1) la parola scritta prende piede e schiaccia sempre più spesso la parola in senso di suono (con tutte queste forme di comunicazione virtuale quasi non ci si vede più)
2) scrivere può diventare così ossessivo da sembrare patologico.
Il primo libro che ho letto è stato "piccole donne" in versione tascabile, regalo di uno zio a Natale perchè non mi conosceva bene e non sapeva cosa comprarmi. Mi sono riconosciuta per nome e carattere nella protagonista jo e mi sono innamorata della lettura. Da allora ho letto di tutto e se qualcuno mi chiedeva cosa desideravo per regalo in qualche occasione rispondevo: un libro. Alle medie mio padre che, non si era quasi mai interessato di queste cose, decise di accompagnarmi a scuola per il primo giorno. Era il primo giorno alle medie. Avevo lasciato la quinta elementare e tutti i miei compagni, decisamente era un momento delicato per me. Era tardi. Arrivai ultima. Non mi piaceva com'ero vestita. Mio padre con la grazia di un elefante, vedendo che mi vergognavo per il ritardo, bussò alla porta, l'aprì e mi gettò dentro. Che imbarazzo! Ancora me lo ricordo. Tante facce sconosciute che mi guardavano e io lì con indosso il vestito bianco con il ricamo di una finestra mentre avrei voluto un semplice paio di jeans. A casa ho pianto disperatamente perchè non volevo più andare a scuola, mia madre per confortarmi mi disse "scrivi quello che hai provato, rileggilo... capirai che non è così grave e passerà". Funzionò. Da quel giorno tenni un diario dove appuntavo tutto, purtroppo non mi accadevano spesso cose particolari quindi iniziai a inventare. Storie, racconti, personaggi, amici. Vivevo in un mondo tutto mio e parlavo pochissimo. Vivevo la scrittura come forma privata. Un giorno mia madre lesse il mio diario e qualche mio racconto. Mi vergognai e deposi le armi. Scrivere era pericoloso perché contestabile, le parole invece volando via si potevano dimenticare. Non le ho neanche mai chiesto cose ne pensava, forse avrà creduto che fossi matta o peggio che avessi davvero fatto tutto quello che avevo scritto. Sono cresciuta con una forte timidezza che in età adulta ho combattuto nel senso opposto parlando sempre, tanto e troppo. Ho ripreso a scrivere da qualche anno per non uccidere di parole quelli che mi stanno intorno :) dando loro la possibilità di ascoltare le mie parole e i miei racconti se vogliono oppure no. Decisamente credo di essere malata di qualcosa.

Forse sono uscita fuori tema...mi scuso

Giorgia

Giorgia

Mi riconosco molto in quello che hai scritto.
Passo anch'io ore al pc, scrivo moltissimo per svariati motivi e nella maggior parte dei casi preferisco stabilire un solido contatto "virtuale" attraverso scambio di email, letture di blog, ecc. con le nuove conoscenze prima di passare, quando è possibile, alla fase 2, ovvero ad un contatto fisico, di cui non sempre avverto l'esigenza. Del resto non amo parlare a lungo e mi sono sempre espressa meglio per iscritto che a voce: a scuola odiavo essere interrogata, mentre i compiti scritti non mi preoccupavano quasi mai.
Odio la gente che parla troppo e inutilmente, però onestamente bisogna ammettere che anche la rete è piena di parole inutili, e i grafomani si sprecano........

Il titolo mi entusiasma, come spesso accade.
E mi ricorda cosa diceva un mio saggio cugino... "Ci sono 100 motivi per non cambiare la mia macchina e il numero uno è che non ho i soldi. Gli altri 99 non contano nulla di fronte al primo."
Potrei quindi non voler sapere cosa scriverai nella seconda o terza parte o quarta del tuo intervento, perché l'unico motivo che considero per smettere di scrivere potrebbe esser quello di non esser capace di scrivere. Ma poi mi son detto: mica ho smesso di andare in bicicletta quando mi hanno tolto le rotelle e son caduto dopo un metro?
Quindi il motivo per smettere potrebbe non essere quello di non saper scrivere, bensì quello di non sapersi leggere.
Dal 1970, parto da quando avevo 14 anni e al primo anni di superiori, vivo tra le parole dette, sussurrate, urlate, masticate, ciancicate, vomitate, etc... etc...
Vengo da una generazione che ha cavalcato le parole, le assemblee, le riunioni di autocoscienza, le compagnie di freaks o politiche, il post sessantotto, il confronto-scontro famiglia-società-coppia. Lo slogan era "Parliamone". Nel privato ne sono stato vittima e carnefice.
Nel pubblico ho fatto dal 1977 il commerciante, a contatto con la gente 10 ore al giorno. Parole, parole, parole. Spesso senza senso.
Così per compensare il diluvio, l'alluvione da parole ho cominciato a chiudere le orecchie, dedicare il mio cervello solo in minima parte alla conversazione. Anche perché mi piace la conversazione, non la discussione. Ci sarà una differenza se accetto una e non sopporta l'altra.
Poi sono passato alla scrittura. Non vi racconterò che a due anni ho dettato la mia prima poesia, a cinque ho scritto il mio primo racconto e a dieci avevo finito il mio romanzo migliore. Non vi racconterò che la carne esplode se non scrivo, che sviluppo tutto il giorno storie e personaggi, scrivendo ovunque appunti come una anima in pena. scrivevo e scrivo per sfogare la mia voglia di conversazione con qualcuno che non trovo dietro l'uscio di casa.
Internet e altre tecnologie mi hanno aiutato e facilitato la vita, sociale e non.
Non mi piacciono le chat, apprezzo gli sms, impazzisco per le mail. Le tre cose sono conseguenze del mio essere. La chat è spesso come quello che ti ferma per strada o al bar, ti mette una mano sulla spalla o sull'avambraccio, non ti lascia mai. Gli sms consentono un poco di respiro, a meno che non becchi uno che allena la punta delle dita con te per mancanza di un videogioco o del neurone preposto. Le mail risolvono il problema... ho tempo per scrivere e per rispondere. Un buon motivo per continuare a scrivere, quindi sono le mail.
Ma la domanda quale era? Smettere di scrivere, 100 motivi....
Se avevi ipotizzato di smettere di scrivere per essere più presente con le persone che attraversano o potrebbero attraversare la tua vita, la mia risposta è NO!
Scrivere non allontana, anzi. Fa meno danni di parole dette, sussurrate, urlate, masticate, ciancicate, vomitate, etc... etc...
Dalla mia decennale esperienza di vita-non vita, in questi ultimi tempi ho intuito, dire capito mi sembra troppo, che varrebbe la pena di parlare solo con i ragazzi, i bambini. Con i propri, con quelli degli altri, con tutti. Perché solo arrivando a loro in tempo utile si può sperare di lasciare un mondo diverso. Loro sono invasi dalle parole, da un paio di migliaio di parole, sempre quelle.
E allora NON smetto di scrivere per 100 motivi. Il primo è che spero di lasciare qualche parola in più, scritta per certificare il mio non essere d'accordo con quello che mi circonda. Gli altri 99 non contano nulla di fronte al primo.

io pratico sia la scrittura che il parlare, probabilmente sono meno selettiva di te (è un rimprovero che mi fa sempre Valentina) e quindi mi trovo spesso a dover arginare fiumi di parole che mi buttano addosso persino sconosciuti, per ora non mi pesa anzi mi incuriosisce, mi piace scrivere perchè mi sono sempre ritenuta carente nell'esposizione scritta delle mie idee e lo trovo un esercizio stimolante per la mente, mi piace ascoltare quello che le persone hanno da raccontare perchè c'è sempre da imparare, scrivere su un blog è prima di tutto un atto narcisistico, per alcuni un esercizio di stile, per altri catartico

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Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

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