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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 85

Uno dei problemi da sciogliere quando si decide di scrivere un romanzo è la scelta dei tempi verbali, in particolare le questioni si complicano nel caso del passato: meglio un imperfetto o un passato prossimo? Un passato remoto? E i trapassati sono eludibili? Come relazionarli?.
Non è qui la sede per riflettere su nozioni che potete approfondire nella grammatica che già dovreste avere da tempo al vostro fianco, io voglio offrirvi qualche spunto.

Molto dipende dallo stile di ognuno, provate però a soffermarvi sulla costruzione di una storia d’un romanzo, vi accorgerete che il passato remoto e l’imperfetto sono i più utilizzati, il primo con un’idea di precisione oramai definita, lontana dal presente, il secondo con un’accezione di durata, quasi a voler evidenziare il tempo che intercorre durante l’evoluzione delle situazioni narrate. Il passato remoto è davanti ai vostri occhi, netto e chiaro, l’imperfetto è più vago a livello visivo, quasi fosse più lontano.

Se dovessi scegliere un’immagine per trasmettervi la mia visione, nella Primavera di Botticelli userei il passato remoto per descrivere i nove personaggi, da Mercurio al vento Boreo, mentre per parlarvi dei frutti e degli alberi opterei per l’altro tempo verbale. Comprendo tuttavia che possa essere una visione del tutto personale e soggettiva.

Il passato prossimo invece si lega al presente anche se raccontate un fatto passato: “Paolo ha iniziato a lavorare in quella agenzia due anni fa”. I trapassati, nelle due differenti funzioni, sono sempre legati a un fatto passato, infatti sono due tempi relativi, essi tuttavia sono utilizzati sempre meno, il trapassato remoto per esempio è spesso sostituito dal passato remoto.

I rapporti fra i tempi verbali al passato concernono la grammatica, in primo luogo, e lo stile. Quest’ultimo può assumere forme peculiari e originali. Il consiglio che mi sento di darvi con convinzione è di non lasciare al caso la scelta dei tempi verbali al passato, riflettete, indagate le vostre abitudini di scrittura, alternate prospettive di descrizione, non siate monotoni e pressappochisti.
Non c’è un tempo migliore dell’altro, hanno funzioni diverse, suonano differentemente, si abbinano qualche volta fra loro con magie incredibili e palesano la bellezza della scrittura di un autore.
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Commenti

Considerazioni sulle quali vale la pena di soffermarsi. Penso a Thomas Mann e alla premessa a "La montagna incantata" e penso anche alla scena del film "La classe", nella quale si parla di tempi e modi verbali:
www.youtube.com/watch?v=YeFN9rqLsd0

E per una tesi di laurea?Una tesi storica?cosa mi consigli?

@Anna Maria: vero. Sul film citato, uhm, non lo conoscevo, grazie. Lo guarderò.

@Viola: non posso consigliare nulla, è un altro mondo una tesi di laurea.

@ Anna Maria: ho visto il video. Interessante questo film. Ho anche immaginato una lezione con noi tutti seduti nei banchi e il prof che ci spiega l'uso dei verbi :)

@Morena: sono felice che abbia visto la sequenza indicata. Mi ha colpito tanto, da segnalarla anche sul mio blog, anche se in un contesto di riferimento diverso (solita deformazione professionale, la mia). Il prof, comunque, non si batte, hai ragione

Ho bisogno di un consiglio.
Quando andavo al liceo mi hanno sempre insegnato che quando si comincia a scrivere un testo con un determinato tempo verbale bisogna mantenere il suddetto per tutta la narrazione. Quindi, secondo questo criterio, se decido di utilizzare il passato remoto dovrei adoperare sempre il passato remoto. Trovo la suddetta "regola" alquanto restrittiva e di conseguenza mi sorge il dubbio:
E' corretto utilizzare diverse forse verbali al tempo passato, ad esempio il passato remoto, l'imperfetto e il trapassato prossimo?

Propongo un banale esempio:
<>

Se dovessi scrivere:
<< Mi svegliai di soprassalto. Dormii malissimo e mi sentii incredibilmente stanca.>> non renderei il concetto come sopra.

Illuminami!
Grazie :)

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