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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 84

Quale tipo di energia si scatena finché una parola segue l’altra, allorquando impugniamo la penna o battiamo i polpastrelli sulla tastiera? Un’energia che si accompagni a emozioni e, sentendo Thomas Stearns Eliot, il solo modo di esprimere un’emozione in forma artistica è di trovare un “correlativo oggettivo”; cioè una serie di oggetti, una situazione, una catena di avvenimenti che rappresenti la formula di quella particolare emozione.

Siete seduti, pronti, o meglio, vorreste essere pronti per inoltrarvi nei mondi fittizi del romanzo che state portando avanti; pensieri, momenti di non tempo, attimi per così dire senza tempo, il nulla, poi il risveglio, le imposizioni razionali o gli istinti creativi, e ancora gli attimi indefinibili, e ancora pensieri; un caos di preparazione, un ultimo anelito di presente per varcare poi la porta del fantastico. Ecco, in quei precisi momenti prima della scrittura o fra le scritture, si dovrebbe palesare il “Tu ne quaesieris, scire nefas” di Orazio, a che cosa serve chiedere, non è lecito saperlo. Quale sorte ci abbiano dato gli dei non potremmo mai intuirlo, sperare nel domani per quale ragione se non sappiamo se vi sarà un domani? Allora l’attimo presente dovrebbe divenire il fulcro dell’azione di ognuno.

Non temere il foglio bianco, non temere lo sviluppo della storia, non temere l’inadeguatezza propria di fronte alle esigenze delle unità narrative: concentrarsi nella scrittura del presente è il vero segreto. La griglia che avete faticosamente resa ricca di particolari e i fogli dei personaggi che avete plasmato siano le vostre bussole finché scrivete.
L’energia sta in questo: un percorso illuminato e una forza d’animo che diventi un chiodo fisso. Voi dovreste essere tormentati dalle vostre storie, dai personaggi, dalle descrizioni, dai cambiamenti di scena, dall’utilizzo della lingua, ecc. Un tormento positivo che vi costringa a scrivere di continuo.

Se non riuscite ad andare avanti con intensità ed emozione, leggete alcuni passi di libri che amate (lezione 12), scovate articoli di giornale che vi possano fornire qualche costrutto o un’idea originale, pensate a una congiunzione che usate poco, talora capita che un semplice gesto curioso strofini il vostro cervello al punto giusto che giunge d’incanto un’onda nuova dentro di voi.
Non giudicate mentre scrivete, dedicatevi soltanto alla scrittura, al flusso che vi conduce in una dimensione di abbandono. E sforzatevi di trovare la concentrazione per procedere, l’ispirazione, in parte, sta in questo, non in un’attesa passiva.
Oggi avete il solito obiettivo: una cartella e mezza almeno (lezione 9). Fatelo. Nessuna scusa.
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Commenti

Grandioso :)

Chi? Cosa? Come?

Ossantocielo!
E io che scrivo come se i versi mi fossero deattati da chissà dove!...
Spero che per la poesia le cose funzionino diversamente. Altrimenti, che cosa avrei scritto finora?
Un caro saluto

@cristina: la poesia è un altro mondo, davvero un altro mondo, e più avanti ho voglia di parlarne. Che resti fra noi, se dovessi pensare a quale forma io ami di più in letteratura non avrei dubbi: la poesia. ;)
Ma ho riflettuto di più nel tempo sul romanzo, credo.

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