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Riflessione: La scrittura creativa di illusioni

di Luca Pirani

La ricerca sul più importante motore di ricerca è stata la prima azione eseguita per iniziare la riflessione che propongo al vostro blog. Ho inserito “scrittura creativa” e premuto invio. Ho ottenuto 219.000 o 3.420.000 risultati, a seconda che si mettano i termini fra virgolette o meno. Una miriade di documenti nei quali vi sono anche corsi e seminari, in città e in un agriturismo in collina, in un monastero umbro e in un caffè letterario. Quanta gente gravita attorno al mondo della scrittura creativa? È utile frequentare un corso di scrittura creativa e soprattutto è efficace ai fini della pubblicazione? Si tengano tali domande ferme, giro l’angolo, ritorno in un secondo momento.

Tempo fa mi capitò in mano il “Manuale di scrittura creativa” di Roberto Cotroneo, decisi di acquistarlo e di leggerlo, alla ricerca di autorevoli suggerimenti da parte di uno scrittore di successo. Non trovai perle di saggezza molto diverse da quelle dei corsi che avevo già frequentato, ciononostante mi colpì una risposta di Cotroneo. La domanda seguente: “È meglio provare con editori grandi o rivolgersi ai piccoli?” nell’invio di un manoscritto, e lui risponde: “Sfatiamo una leggenda. Non c’è nessuna differenza”. Mi metto di nuovo al pc, il mio solito motore di ricerca e inizio a inserire le case editrici più conosciute in Italia. Scopro per la maggior parte indirizzi utili, modalità di contatto, ecc. Gentili, pronti a leggere un’opera inviata. Tempi di lettura variabili, quando è evidenziato. Allora posso coltivare una piccola speranza che il tal del tali leggerà il mio romanzo. Entro nei siti delle grandi case editrici e scruto le novità, soltanto nomi noti o celebri, credo di avere trovato uno o due nomi che non conoscevo. Domanda: quanti manoscritti arriveranno ogni giorno sui tavoli degli editor? E perché vedo solo nomi già conosciuti? Qualcosa non mi torna: non è che le illusioni di tanti aspiranti scrittori producano esse stesse un mercato all’interno del quale gli scambi economici non sono indifferenti? Quanto più la casa editrice è piccola tanto più non conosco i nomi. Per quale ragione Cotroneo sfata una leggenda che sembra essere reale, vera, confermata dalle ricerche che ho fatto? Qualcosa non mi torna.
Proseguo nel vicino angolo, torno poi.

Ora Roberto Cotroneo è divenuto direttore della Luiss Writing School, nuovissima esperienza accademica italiana che ha come obiettivo la formazione di professionisti della creatività. Assieme a lui altri nomi dell’intellighenzia letteraria: Corrado Augias, Roberto Santachiara, Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri, Cinzia Tani, fra i molti. L’inizio di un iter che appare come il proseguimento di scenari già evoluti nel mondo anglosassone, la professionalizzazione, termine orribile, della scrittura creativa. Non più ambiti ristretti che riguardano la pubblicità per un copywriter o la correzione di bozze per un editor, prima, molto prima, la professionalizzazione dell’atto creativo, imparando a scrivere un racconto o una sceneggiatura.
Non solo le università. La Mondadori ha organizzato il mese scorso un laboratorio di scrittura con docenti come Antonio Franchini e Massimo Manfredi, fra gli altri.
Qualcosa non mi torna anche qui.
Ricapitolando: fioccano i corsi di scrittura creativa; secondo Cotroneo non c’è nessuna differenza nell’inviare un manoscritto a una grande o piccola casa editrice; trovo fra quelle più grandi soltanto nomi noti, eccetto rarissime eccezioni; la professionalizzazione incalza.

Ripeto le domande iniziali: quanta gente gravita attorno al mondo della scrittura creativa? È utile frequentare un corso di scrittura creativa e soprattutto è efficace ai fini della pubblicazione?.
L’impressione, si badi bene, una semplice impressione, è che più di qualcuno ha compreso che nel nostro paese ci sono non poche persone che sono disposte a pagare fior di quattrini per coltivare la propria illusione nell’ambito della scrittura.
Se, alla luce dei dati, ogni anno sono più di 50.000 i titoli pubblicati in Italia e una percentuale tragicamente esigua riesce a sfondare le 2 o 3000 copie vendute, per un guadagno pressoché irrisorio, perché la professionalizzazione conquista di continuo nuovi territori di mercato? Si vendono professionalità o illusioni se poi i grandi canali di distribuzione di cultura creativa sono mantenuti dai soliti noti?.
Vi giro la domanda, qual è la vostra opinione?
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Commenti

Rispondo a modo mio alla domanda che sento echeggiare, a giusta ragione, da un po' di tempo. Lo faccio con un citazione letteraria, dal mondo di lingua tedesca, tanto per cambiare: Mario e il mago, lo faccio con un'altra domanda: vi sembra tanto cambiato il nostro paese da quello che dipingeva Thomas Mann, da quello che si faceva ipnotizzare dal cavalier Cipolla?

Molte domande. Sceglierò una sola risposta per ora: frequentare un corso di scrittura creativa non è utile al fine della pubblicazione. Di questo sono certa.

E credo anche che frequentare un corso di scrittura creativa non serva a 'creare' uno scrittore. Posso anche stampare un disegno di Picasso sul mio abito, ma se il tessuto è un orribile misto sintetico che appena ti siedi sembra stato nella cuccia del cane... allora, ho sprecato il mio Picasso.
Se la stoffa non è buona. Tant'è.
Se, invece, il tessuto fosse un twill di seta pura, allora il disegno di Picasso valorizzerebbe ulteriormente il mio abito.

e meno male che volevo rispondere ad una sola domanda :)

In qualità di copywriter, ogni tanto autrice e attualmente insegnante di scrittura, posso dire che un corso di scrittura creativa è più a un percorso di autoconoscenza. Ciò che chiedo ai miei allievi è di mettersi davvero in gioco e di valutare il proprio rapporto con la scrittura. Insomma, la domanda è: abbiamo davvero qualcosa da dire? Siamo in grado di dirlo? Abbiamo maturato un rapporto sano con la scrittura e ne riconosciamo pregi e difetti? Siamo noi a dare qualcosa alla scrittura o è la scrittura che dà qualcosa a noi? Sono assolutamente d'accordo sul fatto che non insegna a scrivere, ma di certo si può aiutare una persona a sfatare le sue illusioni o a usare il suo talento con maggiore consapevolezza. Siamo pieni di libri vuoti che non hanno niente da dire. Nel mio piccolo, sono le persone che mi interessano e il loro livello di consapevolezza del proprio talento. Se escono motivati e consapevoli dal corso, per me è già un gran risultato. E chi vuole andare avanti lo fa (non importa la dimensione della casa editrice) con tutto un altro approccio. Che magari lo porta al successo. Chi lo sa.

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