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Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

È stato decisamente un caso. Correva l’anno 2003, stavo cercando lavoro dal momento che mi ero appena laureato e conobbi per caso il mio primo editore. Fu lui a commissionarmi il mio primo racconto (Turkemar, che alcuni anni dopo divenne un romanzo breve) e in seguito insistette per produrre il mio primo romanzo (Confine di Stato). L’anno successivo passai a Marsilio e lì sbocciarono molti altri progetti (fra i quali, il più recente è Settanta, il mio ultimo romanzo).

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Per quanto mi riguarda è essenziale la disciplina: io scrivo tutti i giorni, svariate ore al giorno. Mentre scrivo, o semplicemente quando penso a una storia, è naturale subire l’influsso del cosiddetto “istinto creativo”; la famosa ispirazione, insomma. I due approcci sono collegati, ma mentirei se dicessi che l’ispirazione è fondamentale per scrivere. Parafrasando il celebre motto di Edison: “La scrittura è 1% ispirazione e 99% traspirazione”.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

Come ho detto, io scrivo tutti i giorni (salvo le feste comandate) per almeno tre ore al giorno. A volte si tratta della stesura di un paragrafo, a volte sono singole revisioni, creazioni di scalette. A volte, semplicemente, rispondo alle mail e redigo il mio blog. Ma scrivo. Sempre e comunque. Per tre – quattro ore al dì. Sarebbe francamente una vita di stenti e privazioni quella che sarei costretto a condurre se attendessi l’ispirazione: di solito ho una decina di buone idee l’anno, niente di più. Eppure scrivo per trecento giorni. Vede ben lei…

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Mah, una volta le avrei detto le sigarette. I primi tempi mi ingolfavo di fumo: ingoiavo caramelle balsamiche e dopo fumavo una sigaretta (il mix l’ho sempre trovato entusiasmante). Poi, però, a forza di fumare, mi si sono (giustamente) irritati bronchi e polmoni e quindi prima ho smesso per un periodo, poi ho ripreso svogliatamente. Oggi fumo due – tre sigarette al giorno, ma posso tranquillamente scrivere senza metterne in bocca una. Dunque, a dire il vero, non c’è più un vero rituale quando mi avvicino alla tastiera. Scrivo, e le giornate volano via…

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Le dirò in tutta sincerità che io e i grandi del passato ci frequentiamo poco. Sono un scrittore ossessionato dal presente, e in particolare dal presente italiano, dunque mai e poi mai mi sognerei di andare a disturbare i grandi che furono. Al massimo organizzo una cena coi colleghi in attività (alcuni di loro sono straordinarie forchette oltre che ottime penne).

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

Di mio direi Milano, perché è lì che sono cresciuto come scrittore. E perché è lì che si concentra il gotha dell’industria editoriale del Bel Paese. Tuttavia anche Bologna mi pare un centro nevralgico di tutto rispetto, così come lo è Roma. Dipende cosa si va cercando: quasi ogni città d’Italia offre buone pagine e autori sorprendenti.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

Direi che lo ha decisamente migliorato. Essere pagati per raccontare storie mi pare una straordinaria alternativa al lavoro, non trova anche lei?

La ringrazio e buona scrittura.


Simone Sarasso è nato nel 1978, scrive storie nere per la narrativa, i fumetti, il cinema e la TV. Vive a Novara, e nel (poco) tempo libero fa l’educatore in una scuola elementare. Ha pubblicato racconti in diverse antologie e collabora con alcune riviste (Carmilla, Milano Nera Web Press, Satisfiction, Hot). Settanta (Marsilio), il suo ultimo romanzo, è il secondo capitolo di una trilogia noir sui misteri e le trame della Storia d’Italia dal dopoguerra a Tangentopoli. Il primo volume, Confine di Stato (Marsilio, 2007 è stato finalista al Premio “Scerbanenco-La Stampa” nel 2007.
A ottobre uscirà la graphic novel United we stand (Marsilio), realizzata insieme a Daniele Rudoni.

I suoi siti internet:
http://confinedistato.blogspot.com
www.unitedwestand.it
http://pigproductions.wordpress.com

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Commenti

Grazie Simone dell'intervista. Trovo che quando citi la parolina "disciplina" tu abbia ragione.
Fra le città, molti citano pure Napoli, no?

cipicchia. 10 idee l'anno sono una fottuta enorme quantità. io ne ho una ogni 10 anni.
^_^

@Morgan: Napoli, hai ragione da vendere!
E' da lì che viene il mio amico Angelo Petrella, un vero maestro del genere!
Il suo LA CITTA' PERFETTA è un autentico capolavoro!
@Sergio: Fino, va' là che sei una fucina!

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