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Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

Ho scritto per anni su alcuni quotidiani locali e questo mi ha permesso negli
anni dell'Università di non perdere mai di vista la scrittura come esercizio
meccanico. Ho sempre letto tantissimo: fino a 17 anni i classici, poi la
narrativa italiana degli ultimi 20 anni. Leggere i contemporanei, dopo aver
letto i classici, aiuta a scrivere e a trovare la CONSAPEVOLEZZA della propria scrittura, il vero discrimine tra lo "status" di scrittore e quello di
aspirante scrittore. Il riconoscimento da parte di scrittori già affermati e
della critica, poi, segna inevitabilmente un punto di svolta.

Se consideriamo come estremi l'istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Credo nel talento e nel metodo. Uno scrittore di talento senza metodo è uno
scrittore monco. Uno scrittore che ha metodo ma non ha talento può, al
contrario, scrivere best seller, ma non passerà mai alla storia. Il mix giusto,
la sintesi di queste due istanze connota lo scrittore di razza.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un'ispirazione? Ce ne parli.

Ho scritto la mia prima raccolta di racconti poi diventata l'unico romanzo
pubblicato in un solo mese. Prima di arrivare alla versione definitiva è stato
riscritto altre due volte ed è passato sotto le forche caudine dell'editing per
sei mesi. Questo per dire che l'urgenza di scrivere è indispensabile per
restituire alla pagina scritta l'"IDEA" di fondo. Scrivere, tuttavia,
significa soprattutto riscrivere, limare, stravolgere, creare una struttura e
poi destrutturare. Avere un buon editor è fondamentale. Tornare sui propri
passi, talvolta, è basilare.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Ho sempre scritto dal PC di casa. Avere tranquillità e silenzio intorno è
indispensabile. Ancora di più rileggere un paio di cartelle, dopo averle
stampate, fumando una sigaretta. Da qualche tempo, grazie alla scoperta dei
Notebook portatili (quelli piccoli e leggeri che si possono tenere in mano),
riesco a scrivere un po' dappertutto. Il mio difetto principale è la pigrizia.
Scrivere un romanzo ogni tre, quattro anni, mi sembra un ritmo naturale:
bisognerebbe anche avere il tempo per vivere?. Non mi spiego e ammiro
tantissimo quegli scrittori tipo Genna o Morozzi che ogni 6 mesi scrivono
romanzi da 400 cartelle.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava "sputare" sull'altare dell'arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

I classici sono la base, i contemporanei fanno parte del lavoro. Sono stato
un adolescente sui generis: a parte Bruce Springsteen e Roberto Baggio i miei
idoli erano e sono scrittori. Per anni ho rincorso autori famosi nei luoghi più
disparati: Fiere del Libro, Bar famosi, luoghi dei loro romanzi. Ancora oggi
quando conosco di persona uno scrittore affermato mi emoziono. Con gli
scrittori del passato ho un rapporto meno stretto. Riscoprire alcuni GENI del
nostro Novecento come Gadda, Fenoglio e Tondelli è però importantissimo.

L'avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c'erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

Quella degli scrittori oggi, specie in Italia, è una Confraternita. In senso
buono. C'è solidarietà tra scrittori, specie se appartenenti allo stesso
"filone": i giallisti, gli ex cannibali, i postmoderni. Torino, per certi
versi, è la città degli scrittori. Milano è la capitale dell'Editoria. Ma si
sono sviluppate aree "di provincia" con un carattere letterario ben preciso:
penso all'Emilia di Nori, Morozzi e Brizzi. Al Nord-est di Mozzi, Covacich,
Avoledo, Magris. E mille altre direttrici: quella romana, quella partenopea.


Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

Ho cominciato a sopportare la mia faccia riflessa nello specchio quando ho
pubblicato il mio primo libro. A 27 anni ero troppo vecchio per diventare un
calciatore e troppo scarso per diventare un musicista. Scrivere mi ha dato la
possibilità di esprimermi e di sentirmi, in qualche misura, accettato. L'ingresso
nell'Editoria ufficiale è stato un punto di svolta nella mia vita
anche se, a 32 anni, sono ben consapevole del fatto che col prossimo romanzo,
il secondo, mi gioco tutto.

La ringrazio e buona scrittura.


Johnny 99 ha esordito nel 2005 con il romanzo "Angeli a Perdere", edito da No Reply. Vive tra Como e Lenno, sulla sponda Occidentale del Lago di Como.
Il suo sito è www.johnny99.it.

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