In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Perché è importante leggere

Come leggere un libro

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Frammento Otto: coglione lo scrittore o il lettore?

Ho letto questo, in risposta all’articolo di Mozzi.
Bellotto scrive: “Mi è capitato di frequentare per un certo periodo alcuni scrittori italiani e posso dire senz’ombra di dubbio che sono in stragrande maggioranza dei memorabili coglioni”, oltre ad altre confidenze altrettanto poco diplomatiche. Ignoro i veri motivi di tale analisi.
Ignoro anche che cosa significhi essere uno scrittore di professione. Parlo da scribacchino, da lettore e curioso. Mi chiedo alcune cose.

Entro in libreria, pago 10-15 euro un romanzo, mi piace o non mi piace non importa, però sono consapevole, se dovessi rifarmi alle frasi di Bellotto, che sto donando il più delle volte una porzione di benessere a un coglione, a un ipocrita, a un permaloso, ecc. Accade in tutte le arti verrebbe da dire, da quando acquisto una tela alla visione di uno spettacolo di danza. Normale, assoluta normalità. Peccato che questo non sistemi la questione, almeno per quanto mi concerne. Perché donare pezzi di benessere a un coglione, con tutte le caratteristiche che Bellotto descrive, non mi sta bene, per nulla.

Fermi, fermi. Sto parlando di un libro, dieci o quindici euro, sì, vero, ma quei pochi euro moltiplicati per migliaia di copie pagano un mutuo, riempiono un frigorifero di cibo, permettono giustamente allo scrittore di continuare a scrivere. E donano forse il tempo di fare salotti, incontrare gente, creare progetti nuovi con le persone giuste, intessere inciuci e poteri più o meno trasversali. Alla faccia mia, o nostra, mentre io continuo ad acquistare i loro libri con la differenza che non ho il tempo per fare salotti, ecc.
Quindi, banalizzando, neppure troppo, una mia piccola scelta di acquisto concede non soltanto una porzione di benessere (legittima e/o meritoria), bensì, senza dubbio, nella maggior parte dei casi, il tempo per organizzare inciuci, alleanze, possibilità di un originale egotismo, insaporito magari di comparsate nello schermo (pagate con gettoni di presenza), ospitate in radio (ulteriore pubblicità), collaborazioni giornalistiche (pagate anch’esse), ecc.
Il territorio non mi è nuovo, basti seguire le polemiche dei premi letterari o le lotte fra i grandi gruppi editoriali e subito appare chiaro quanto ahimè l’unico coglione in tutta questa situazione sono io, assieme a tanti altri lettori che si fanno affascinare – forse – dai mondi fittizi, scevri di meditazioni sugli aspetti caratteriali dell’autore.
Non sono importanti? Davvero possiamo scindere l’opera dall’artista e valutare la prima senza farsi influenzare da altro?.
E non sono neppure tematiche nuove, quanti filoni di pensiero hanno sviluppato studi su tali argomenti di discussione. Ciononostante, in ciò vorrei farvi soffermare per qualche attimo, sarebbe illusorio non dare per scontate tali dinamiche? Forse sì, perché da che mondo è mondo così funziona nell’arte.

Quante opere letterarie non sarebbero state un successo se i lettori avessero prima cercato informazioni sull’autore? E una volta stabilito che un ego antipatico non meriti un solo euro, punirli con l’indifferenza. Sistema fantasioso, lontano da una consapevolezza concreta e attuabile. Non so, forse. Oggi, con l’aiuto di internet, vi è una grande disponibilità di informazioni, altresì sulle vite degli artisti, in particolare degli scrittori. Possono fregare con il marketing una volta, non la seconda, o almeno questa è la speranza. Allora viva le interviste, le voci dei diretti interessati, e, in parte, quelle che inserisco sul mio blog hanno la funzione siffatta. Vedo che cosa scrivi, ti conosco, e poi decido se leggerti o meno.

Se sempre più gente sarà meno schiava delle mode e degli effetti del marketing, la risposta del pubblico sarà più completa, e rispettosa di un’etica dell’acquisto che sembrerà forse
ancora illusoria oggi, ma fra cinquant’anni o cento?.


Stiamo vivendo un periodo della storia peculiare, le guerre mediatiche possono colpire una singola persona o esaltarla, certo, al medesimo tempo, le parole dirette degli scrittori dicono molto su di loro, si espongono nelle virtù e nei difetti se soltanto i giornalisti facessero domande serie, e non, come il più delle volte accade, adulazioni, vezzeggiamenti, frasi di circostanza perché nella vita non si sa mai… magari quello ti presenta l’altro, l’altro ti invita con l’altro e il cerchio si chiude non di rado fra ipocrisie e squallide raccomandazioni (ops, segnalazioni) che nulla spesso hanno a che fare con il merito.

Io, sia chiaro, mi sento un coglione disilluso. Però, cerco di farmi fregare poco, e alcuni scrittori che ritengo scandalosamente sovrastimati e detestabili dal punto di vista umano non prenderanno mai più un altro euro dal sottoscritto.
Voi che cosa ne pensate?.

Nessun voto finora

Commenti

Il mio tentativo di ragionamento si basa sulla prospettiva di Bellotto. Devo dire, dal canto mio, che gli scrittori che ho conosciuto direttamente - magari per poche parole - mi hanno lasciato una visione non assai lontana dalla sua. Però i miei casi statistici non sono numerosi e ho conosciuto anche gente che ha pubblicato molto cortese ed educata.

uh, direi che sono sulla stessa lunghezza d'onda. tempo fa scrissi un post: Il blogger è anche un uomo? Nel post parlavo dei blogger ma anche dei blogger scrittori.
Non posso scindere l'uomo (o donna che sia. l'essere umano insomma)da ciò che scrive.
Se penso sia una persona che non mi piace, potrebbe essere anche Hemingway redivivo, ma sceglierei di non leggerlo.
Perciò, spesso faccio 'prime letture' di scrittori che ancora non conosco prendendo i libri dalla biblioteca :)

Poi, anch'io ho conosciuto tanta (beh, tanta...) gente che ha pubblicato ed è molto cortese ed educata. Nonostante.

Intervengo perchè sento questa discussione molto vicina. Sintetizzo in punti se no quà facciamo notte!
1. Premessa: parliamo di ARTE, di SCRITTORI, non di scribacchini.
Che voglio dire? Parlo di una scrittura di alta qualità.
2. Il tocco magico della creazione: lo sapete bene, cari amici che scrivete, l'atto della creazione ti porta spesso al di fuori di te stesso. Non è una cosa mistica, è solo che (almeno per me, quindi sfacciatamente generalizzo) i neuroni incominciano a compiere associazioni che spesso non sono la persona che scrive.
3. Missione biblioteche: purtroppo non troppo realizzabile al sud dove le biblioteche latitano (esperienza personale), le stesse sono invece una miniera troppo spesso ignorata. Consentono di accedere a dei veri e propri tesori, una volta incontrati i quali, si fa il percorso inverso, cioè si corre in libreria per avere una copia di quella esperienza memorabile che è stata la lettura.
Il resto domani che ora devo correre....

Bellotto spara sul mucchio ma non fa nomi (se non per specificare che Mozzi non fa parte del gruppo). Lui e' meno egocentrico dei suoi colleghi? I suoi libri piu' validi? Vale la pena parlarne?

ah, il senso è se sapeste quanto sono scemi mica li arricchite, capisco.

Un ragazzo oggi mi ha detto sai, questo romanzo mi interessa (citando un autore quasi sconosciuto, tralaltro bravissimo)

mi fa: lo scarico da internet e me lo leggo, pensando che si possa raggiungere la letteratura come si fa con la musica (pensa te)

ci ho pensato su...

bè, se così fosse, ovvero se la letteratura si diffondesse in modo "parallelo", "universale" e "gratuito", forse le cose sarebbero molto differenti e non ce ne fregherebbe una cippa di diventare scrittori famosi ovvero ricchi e potenti, ce ne fregherebbe solo di scovare cose belle da leggere

(e magari a nessuno interesserebbe più scrivere, perchè non ci guadagni e non diventi nessuno...)

evabè, sono semplici fantasie.
ciao.

Quando scelgo un libro vado a vedere subito sulla quarta di copertina da che 'ambiente' viene lo scrittore. In Italia uno scrittore che abbia fatto solo lo scrittore, o un lavoro 'comune' che non c'entri con la letteratura, non esiste o quasi (Cavina è un'eccellente eccezione!): sceneggiatori, attori, registi, giornalisti, affollano gli scaffali di pagine spesso troppo autoreferenziali che nulla hanno a che fare con l'arte della letteratura. Diciamo che nel nostro paese scrivere libri è diventato una moda, uno status-symbol. La gente scrive per darsi un tono: veline, calciatori, deficienti da reality... Insomma, alla fine, preferisco i classici che poi anche loro avranno avuto le proprie pecche, ma...per lo meno non ricevono più i diritti!

Dell'articolo di Bellotto condivido in particolar modo una cosa: laddove dice che ci deve essere carne e sangue, cioè una dannatissima storia da raccontare. Io, lettore, se non c'è questa chiudo il libro. Ed è vero, purtroppo, che moltissimi autori italiani mi risultano insopportabilmente noiosi perchè scrivono di sè, o meglio di nulla. Però sono anche quelli che conoscono solo gli addetti ai lavori, gente che si loda tra di loro.
Però non sono d'accordo che dovremmo conoscere la loro vita, prima di comprare un libro. Piuttosto conoscere loro, ma questo non è possibile. E allora non resta che toccare con mano, magari aspettando l'edizione economica, se non si è convinti. Sono in tanti quelli che da me non hanno avuto la seconda occasione.
Lilli

Ho conosciuto di persona solo giovani scrittori esordienti o comunque quasi sconosciuti. Alcuni simpatici e intelligenti, altri già "montati" e pieni di sè, solo per il fatto di aver pubblicato. Gi altri, quelli arrivati e già famosi,li conosco solo attraverso interviste lette o ascoltate in TV. E devo dire che, in effetti, mi lascio senz'altro condizionare dall'impressione che ne ricevo. Non leggo libri di chi non mi piace come persona.Anche se talvolta sono restata delusa da letture fatte solo perchè avevo trovato gradevole ed interessante lo scrittore.
Mi piace andare nelle piccole librerie polverose, quelle dove si sente ancora l'odore della carta e si respira un'aria antica (da noi a Napoli ce n'è ancora qualcuna)e scovare libretti di autori ormai dimenticati. Qualche volta si riscoprono tesori.

Sono d'accordo, sottolineo solo - qualora fosse necessario - che qualche volta la nobiltà delle idee si accompagna a una nobiltà d'animo, peccato sia sempre più raro questo fenomeno. Accetto lo spunto e condivido la missione.

Bé, sai, io credo che la media di chi legge si accontenta di poco... dentro a qualche libro sconosciuto si può anche trovare un piccolo tesoro, ma dietro al libro stracommercializzato, spesso, non c'è proprio niente. Allora certamente è coglione chi compra al pari di chi scrive. Un libro - per come la penso - è parte integrante dello scrittore (o dello scribacchino) ed allo stesso tempo non lo è. Certamente leggere la vita, i pensieri, il mondo di uno scrittore è fondamentale: ci sono libri che ho comprato perché la quarta di copertina mi incuriosiva. Difficilmente ne sono rimasta delusa.
Ciao^^^

Non sono una scritrice di professione, semmai una "scrivente", come direbbe Gadda, cioè una persona che non scrive in vista della pubblicazione, ma per esigenze interiori. Alcune cose mi sono state anche pubblicate su rivista e altre sono in vista di pubblicazione, ma non è questione per me di professione-ricchezza-status sociale. L'arte come professione è un'invenzione borghese, inserita nell'inquadramento generale di una produttività industriale redditizia per il singolo e soprattutto per le aziende del settore. Spesso per sostenere la frenetica produttività e la concorrenza gli scrittori di professione sono costretti a ritmi innaturali e all'obbedienza rispetto a generi e contenuti più vendibili, con la conseguenza di fornire prodotti di scarso valore, merci come altre, prive di pathos e intensità. Per me non sarà mai così, poiché non scrivo per vivere, sopravvivere o diventare ricca, cosa di cui non m'importa un fico secco. Scrivo per partecipare al comune discorso sul mondo, sulla mia/nostra esperienza di vita sulla terra, come dall'inizio della storia. E leggo per conoscere l'esperienza degli altri su questo fatto ancora misterioso e meraviglioso che è la vita. Leggo soprattutto libri delle biblioteche, vere miniere d'oro. Se acquisto dei volumi non penso di arricchire nessuno ma di conoscre meglio autori interessanti, che spesso non sono ricchi, anzi in molti casi hanno fatto vari mestieri, hanno vissuto tragici momenti, hanno sofferto.
Roberta

@Morena: ho letto il post che hai scritto. Davvero interessante.

@Suomii: scrittura di alta qualità scrivi, grande e complessa questione...

@Emanuele: il tuo messaggio è più che chiaro.

@Cristina13: sì forse un sogno il tuo... forse.

@Alessandra: quel "darsi un tono", sì vero, a volte glielo danno i ghost writer...

@Lilli: anche per me sono tanti quella della NON seconda occasione.

@Ida: piccole librerie polverose, sì, condivido del tutto. Putroppo dalle mie parti c'è la tendenza alla ricerca del nuovo, un nuovo che non sa di nulla talvolta.

@Cristiana: nobiltà d'animo? Mi accontenterei di vedere qualcuno di animo di questi tempi, poi, penseremo alla nobiltà d'animo...

@Daniela: l'accontentarsi di poco, giusto, la tendenza è questa e mi chiedo quanto la televisione influisca sulle nuove generazioni.

@Roberta: comprendo il tuo spirito che mi pare raro e prezioso. Scrivi per partecipare al comune discorso sul mondo, questa me la appunto, mi sembra una saggia frase.

Punto primo: In Italia uno scrittore puro non esiste (o quasi) perche' morirebbe di fame. Quindi in quarta di copertina si scopre che quasi tutti fanno un altro lavoro (conosco un direttore di banca che e' uno dei migliori scrittori attualmente sugli scaffali in Italia) e questo, mi si consenta, non vuole affatto dire che scrivere sia una moda, quanto piuttosto che di scrittura (letteraria) non si campa.
Punto secondo: non conosco scrittori (e ne conosco parecchi) che scrivano per arricchirsi, perche', come specificato al punto primo, si contano sulle dita di UNA mano quelli che possono in Italia permettersi di non fare altro: Eco (ma e' anche docente universitario), Faletti, Baricco, Saviano... Aggiungete voi. Quindi l'idea di scaricare gratuitamente le opere migliori da Internet la sottoscriverei (in quanto scrittrice o scribacchina se preferite) perche' nell'ordine mi interessa: scrivere quel che sento, condividere con i lettori. A oggi, dopo 6 romanzi pubblicati, ho totalizzato la bella cifra di circa un migliaio di euro di diritti d'autore da dividere con la mia socia (scrivo a quattro mani) e non mi lamento. Non erano i soldi lo scopo;
Punto terzo: e' il libro che conta, non chi l'ha scritto. Moravia era una persona decisamente poco simpatica, per non parlare di Hemingway. L'arte non si giudica mai dall'artista. Caravaggio era un assassino, Mozart era uno stronzetto e via discorrendo. Quindi quando entro in libreria compro il libro che mi chiama, senza pormi il problema se i diritti su quei 15 euro (il 10% se l'autore e' fortunato o molto famoso) andranno a un coglione oppure ad una persona degna di stima. Io compro la sua scrittura e quella giudico.
Laura

@ Laura:
Condivido ciò che hai scritto sugli scrittori che fanno anche altri lavori. Non si è meno scrittori se si fa il direttore di banca o l'autista di autobus.
E condivido pure il resto.

Vorrei fare una precisazione di ciò che ho scritto nel mio commnento:
con "persona che non mi piace" intendo uno scrittore che trasporti sulla carta un'immagine di sé e delle sue parole ad uso e consumo dei lettori.
quindi, mi va bene anche uno stronzetto, ma vorrei uno stronzetto sincero.
se poi è poco simpatico, mi piacerebbe ancora di più.
ed è vero che l'arte non si giudica mai dall'artista - e io comunque non giudico, ma esprimo solo il mio piacere in certe letture piuttosto che in altre -, ma se l'arte non è sincera non è vera arte.
se si scrive pensando solo a formare un prodotto commestibile, se si formano parole e frasi per impressionare e basta, se si cerca la storia per 'stupire' o il linguaggio di rottura, sono letture che non mi interessano.

in quanto a scaricare le opere da internet, io sono favorevole. il mio primo libro l'ho reso disponibile sul web da subito, perché ciò che mi interessava non era pubblicare, quanto far arrivare le mie parole (belle o meno, poco importa) a chi potevano interessare. M.

Condivido al 100% le opinioni espresse da Laura Costantini; mai valutare un libro (un romanzo in particolare) partendo dall'opinione che si ha dell'autore come persona. E questo vale un po' per tutti i settori dove l'estro e l'abilità fanno la differenza, dallo sport alla ristorazione. Cosí come a Ibrahimovic non si chiede di essere simpatico, allo scrittore non si dovrebbe chiedere di essere un superuomo senza difetti. Ció che conta é l'opera, e non se l'autore è un insopportabile "coglione" pieno di sé o una personcina a modo e alla mano.

Quando scelgo un libro, cerco una storia. Mi interessa solo quello. Non me ne frega neanche niente se quella storia rappresenti un'opera d'arte o meno, lo so che che Fabio Volo non vale Victor Hugo, ma non ci trovo niente di strano o di sbagliato a preferire l'uno e non l'altro.

Cerco una storia, un linguaggio e un tono a me congeniali, e il resto non mi interessa. Non mi interessa se lo scrittore è sincero, se è un bastardo, un venduto, un incapace o uno sbruffone che si sta arricchendo a miei spese.

Capita a volta che mi interessi dopo, se la storia mi è particolarmente piaciuta, informarmi sulla vita dell'autore per capire quali sono i meccanismi e le motivazioni da cui è nato quel determinato romanzo. Se dietro quella storia c'è un percorso preciso o casuale. E anche, visto che anche a me piace scrivere, per vedere se riesco a carpirne qualche segreto.

Se dietro queste ricerche trovo una bella persona, meglio. Ovvio, mi fa piacere. Ma se non fosse così, la cosa non mi disturba. Se ritengo i suoi prodotti validi li leggo lo stesso.

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.