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Frammento 14: Lit-blog italiani, possibile classifica e humus letterario

Mi sono posto una domanda precisa: “Come siamo messi in Italia nei lit-blog?”, in altre parole quali sono i punti di riferimento on line letterari e soprattutto ve ne sono alcuni che rappresentano la cartina di tornasole delle discussioni letterarie nel nostro paese? Ho riflettuto con calma. Vi spiego le ragioni.

Lit-blog di lingua inglese

Dedico ogni giorno una trentina di minuti del mio tempo libero alle discussioni letterarie che si accendono su alcuni literary blog anglosassoni. Ve ne sono alcuni avvincenti, stimolanti, in grado di lasciare una nuova idea, una diversa visione, uno spaccato degli argomenti caldi che coinvolgono scrittori e appassionati, curiosi e intellettuali. Anche i quotidiani si sono lanciati nell’impresa: penso al Guardian o al The New York Times, peraltro con articoli di altissima qualità il più delle volte.
Da qualche anno taglio quanto mi è possibile tempo sulle cose inutili o rimandabili, l’appuntamento quotidiano con loro è imprescindibile. Non solo per il mio inglese che è considerevolmente migliorato, ma per una curiosità che sento importante, sicuro che tali lit-blog mi doneranno qualcosa che prima non avevo.

Sostanza dei lit-blog

Un blog letterario contempla argomenti letterari appunto: recensioni, interviste agli scrittori, riflessioni, iniziative, ecc. Chi apre a tutte le dimensioni possibili e chi ha una “politica editoriale” più marcata o di nicchia. Chi gestisce da solo il proprio lit-blog e chi collabora con altri autori per fornire agli utenti più contenuti. Accademici, critici, editor, scrittori e appassionati di letteratura si incrociano di continuo on line discutendo, relazionandosi sui più disparati argomenti.

Mezzi per giudicare

Qual è lo strumento migliore per soppesare la qualità di un lit-blog letterario italiano? I parametri appartengono al de gustibus non disputandum est oppure è possibile altresì valutare con serietà e plasmare un abbozzo di classifica nazionale? Ecco, questo è uno dei nodi della mia domanda iniziale. Penso alla quantità di link in entrata e in uscita, definiamo tutto ciò in maniera grossolana come l’immagine di un luogo on line autorevole, se molti lo citano. È proprio così? I link sono indicativi dell’autorevolezza di un blog letterario?.
Si guardi per esempio la classifica di BlogBabel che analizza le relazioni reciproche fra i blog italiani: si trovino i lit-blog nel rank generale oppure in quella degli "scrittori". Qui iniziano le perplessità. A iniziare dalla categoria “Scrittori”, nella quale ho chiesto di inserire Sul Romanzo per due motivi precisi:

1- Ho pubblicato on line molti articoli, poesie, racconti negli anni (nella quasi totalità dei casi attraverso pseudonimi).
2- Tratto di letteratura, inserendo recensioni, riflessioni, interviste agli scrittori, ecc.

Quindi, a scanso di equivoci, nonostante io non mi senta uno scrittore, ma un semplice scribacchino come tanti, penso in ogni caso che Sul Romanzo sia degno di appartenere a tale categoria e mi ritrovo addirittura all’ottavo posto (dati del 29 settembre 2009).
Osservo con più attenzione, vedo Vibrisse di Giulio Mozzi o Il Primo Amore, ma non vedo per esempio Nazione Indiana, come è possibile? Un lit-blog così importante che pubblica on line da anni non è nella classifica degli scrittori? Chiaro che soltanto questo elemento ridimensiona subito il mio ottavo posto, considerando pure che Sul Romanzo è nato nell’aprile scorso, cioè soltanto cinque mesi fa.
Altra curiosità. Cerco il blog di Giuseppe Genna e certamente non si può sostenere che egli non sia noto o che non produca contenuti letterari di qualità, eppure nella classifica generale è 8847°. Aumentano ancor più i miei dubbi sulle classifiche. Sia chiaro, il progetto BlogBabel è grandioso, ma le relazioni fra i blog letterari sono indicativi anche della qualità?.
Inoltre, il parametro delle visite quotidiane potrebbe essere non eludibile. Se numerose persone seguono un blog in particolare, forse lì c’è sostanza, anzi è probabile. La quantità non è legata necessariamente alla qualità, ma sarebbe sbagliato non considerarla.

Lit-blog italiani

Qui entra in gioco il gusto personale. In ambito italiano seguo - in ordine sparso - i seguenti blog letterari (ammesso che i loro gestori li considerino tali…): Nazione Indiana, Il Primo Amore, Giuseppe Genna, La Poesia E Lo Spirito, Letteratitudine, Vibrisse, Booksblog, Carmilla, La Dimora Del Tempo Sospeso, Altri Appunti, Arte Insieme. Non voglio fare torto a qualcuno, ne seguo occasionalmente altri, ma di frequente quelli che ho citato.
Nota immediata. Fra i blog segnalati si parla anche di altro, di politica o di vicende personali, talora argomenti assai lontani dalla letteratura. Dunque, uno dei temi che subito riscontro è che fra i lit-blog italiani qualcuno affronta spesso non solo ciò che inerisce alla letteratura e alla scrittura. E se si vuole essere ancora più precisi: la politica entra con forza nelle discussioni.
La prima percezione senza ambiguità è che in Italia i saperi sono interconnessi con la politica non di rado, frutto forse della politicizzazione dei mezzi di comunicazione. L’Italia on line è spaccata come la società, o di qua o di là, e il resto ne è influenzato, in questo caso la letteratura. Le eccezioni sono pochissime.

La ricerca fra le oscurità

Interessante leggere recensioni; interessante scoprire che in tale libreria vi sarà il tale autore a presentare il suo libro; interessante pure individuare i gruppetti consortili che se la cantano e se la suonano, linkandosi di continuo a vicenda; interessante molte altre cose.
Ma la mia domanda iniziale è: “Come siamo messi in Italia nei lit-blog?”. Sono interessato alle discussioni di “frontiera letteraria”, a quelle che trovo di frequente nel mondo anglosassone, dove si polemizza e si ragiona su argomenti che scatenano ondate di confronti, rimandando a forum o a commenti particolari, dove altresì celebri scrittori e critici si contendono la palma dell’originalità di vedute, suscitando ulteriori dibattiti nella carta stampata.

Per quale motivo in Italia ho difficoltà a trovare il medesimo humus? Per quali ragioni, nonostante le discussioni non manchino e vi siano esimi contributi, non è così facile indicare uno o più lit-blog che siano DAVVERO la cartina di tornasole degli argomenti letterari più caldi e dibattuti del nostro paese? Sono soltanto impressioni sbagliate le mie?.
Ho come la sensazione che perfino nella letteratura (beata ingenuità…) sia diffuso il “sistema paese”, in cui la vetrina e la pubblicità interessata fra persone d’un gruppo vengano prima dei contenuti veri e propri. Come a dire, ci sono più scrittori che lettori? Le vendite non se la stanno passando bene data la crisi? Beh, meglio puntare alla fidelizzazione dei sempre meno numerosi clienti piuttosto che perdere tempo in confronti contenutistici che bruciano gli animi forse, ma non portano vendite, alias denaro.

Sguardo esterofilo e fuga non solo di cervelli, pure di lit-click

Queste sono le considerazioni che con il tempo mi hanno portato sempre più a dare spazio ai lit-blog anglosassoni rispetto agli italiani, nei quali trovo - italica virtù? - meno passione letteraria rispetto ai colleghi di lingua inglese, abbandonandosi a giorni alterni alla vetrina del “me la canto e me la suono” più che alla produzione di contenuti stimolanti.
Anche qui, senza ambiguità, non è mia intenzione gettare nel calderone tutti i lit-blog del nostro paese, mi sembra di essere stato chiaro in questo, bensì spiegare perché mi pare di osservare sempre meno humus nelle discussioni, quasi che, da un lato, gli scrittori badino soltanto non di rado alla fidelizzazione dei lettori, oltre a scovarne altri, dall’altro lato, una certa consuetudine a non rischiare, a non condividere le proprie profonde idee sulla scrittura e sulla letteratura, per non parlare di ciò che si pensa con nomi e cognomi sul mondo delle case editrici (nell’ultimo aspetto, non posso non segnalare il coraggio e la genuinità di Remo Bassini, uno dei pochi che conosco a chiamare le cose per nome e cognome).

Conclusione

Deduco quindi dalle mie grossolane impressioni che in Italia non siamo messi bene nei lit-blog, considerato anche che ho avuto modo negli anni di conversare su questo con persone competenti e preparate, io sono soltanto un Signor Nessuno con la passione per la letteratura, nulla più. Ma le mie impressioni sono così fuori luogo e lontane dalla realtà oppure avete considerazioni simili?.

Nessun voto finora

Commenti

Mi associo al tuo pensiero. Sono d'accordo sul fatto che ci siano tanti gruppi che se la cantano e se la suonano. Penso anche che esista un atteggiamento qualunquista/individualista di molti scrittori.
Inoltre sono convinta che molti pensino solo a creare un rapporto di fidelizzazione e di ingresso nel blog piuttosto che scrivere ciò che sentono.
E sulle classifiche di blogbabel vorrei dire che si basano sul sistema dei link al blog. ma chi li fa questi link?

Su Remo Bassini non posso che concordare. La sua genuinità è ciò che mi piacerebbe trovare in giro ma ormai anche questa è merce rara.

Prima di tutto, mi corre l'obbligo di una precisazione: Arteinsieme non è un blog, ma un portale e quindi non sono possibili commenti, accessibili invece con L'armonia delle parole.
Che non ci sia un preciso blog di riferimento, un salotto in cui sia possibile discutere di letteratura ad alto livello, senza essere autoreferenziali, non è del tutto esatto. Letteratitudine, per esempio, è un luogo di forti stimoli per gli argomenti trattati e la capacità propositiva di molti di quelli che intervengono.
Dobbiamo, però, considerare un fatto, senza il quale non si potrebbe comprendere il problema. Nei cosiddetti blog letterari i partecipanti sono ricorrenti e spesso si trovano loro interventi su uno e anche su altri blog. Questo sta a dimostrare che le persone interessate e capaci culturalmente non sono molte. Del resto, voglio citare alcuni dati sulla situazione culturale degli italiani, dati che provengono da una fonte certa, cioè da uno studioso come Lucio D'Arcangelo, che ho avuto il piacere d'intervistare, autore di testi famosi sulla lingua italiana. Se da noi ci sono quasi 5 milioni di analfabeti, gli analfabetizzati, cioè gente che ha scuola ha imparato a leggere e a scrivere, ma che poi ha dimenticato per non aver più scritto o letto se non in via del tutto sporadica, sono una ventina di milioni. Aggiungo che fra i laureati sono in consistente aumento quelli incapaci di scrivere e parlare in un italiano corretto, gente che praticamente non legge libri, se non in villeggiatura e sempre cose molto leggere.
Si è quasi persa così la figura dell'intellettuale, per il quale la discussione letteraria, oltre che una passione, diventa l'occasione per esporre i suoi pensieri e per ascoltare quelli degli altri.
Il quandro non è pessimo, ma drammatico ed è il sintomo di una decadenza culturale che interessa il nostro paese da diversi anni. Ciò è anche frutto di politiche nemmeno tanto occulte, che non stimolano l'acquisizione di cultura, perchè la conoscenza implica una capacità critica che potrebbe rivelarsi pericolosa per la classe politica che presiede alle sorti del paese.

Renzo Montagnoli

La riflessione principale è molto interessante. Anche se confrontare la realtà inglese (l'Inghilterra è uno dei paesi al mondo in cui si legge di più, mediamente) con l'Italia (uno dei paesi in cui si legge meno) è come sparare ai pesci in un barile.
Io ritengo che la situazione culturale del nostro paese sia frustrata da un continuo e sistematico attacco portato nei confronti della Cultura con la "c" maiuscola da parte di tutta la classe politica. Il motivo è semplice: più i cittadini sono ignoranti, più facile è raggirarli.
Purtroppo mano a mano che passa il tempo, questa situazione si incrina sempre di più e risollevarsi diventa sempre più difficile.
Riguardo a quanto sostenuto da Renzo, non posso che accodarmi alla sua posizione, anche se, a mio avviso, 20milioni di analfabbetizzati, mi sembra un bnumero esorbitante. Credo che, purtroppo, le nostre case editrici abbiano una forte responsabilità nell'avere costruito un'immagine noiosa del leggere; molti considerano leggere un'attività elitaria e altamente noiosa, altri lo ritengono un ripiego. Credo che sia fondamentale uno svecchiamento dell'immagine del libro. Comprendo che molti autori che si ammantano in un aura di misticismo artistico possano storcere il muso. Quello editoriale, che lo vogliamo o no, è un mercato, come tutti gli altri e, se vogliamo incrementare i lettori, lo possiamo fare solo attraverso strategie ponderate che spingano avanti gli autori migliori.
Bisogna instaurare un processo che al momento è a uno stato aberrante. In passato e in molti paesi del mondo anche tutt'oggi, se scrivi diventi "famoso" e ottieni il rispetto del pubblico. In Italia, invece, è necessario che tu sia prima di tutto famoso, soprattutto in TV, per riuscire a ottenere un grande successo letterario (escluse forse poche eccezioni). È una realtà magra, lo capisco.

Una veloce precisazione: osserva meglio la classifica di Blogbabel. Nazione Indiana è, da sempre, entro i primi 20 blog nella classifica generale, spesso è nei primi dieci, ed è, da sempre, il lit-blog più letto in Italia. (non è sotto la categoria scrittori, ma blog di gruppo. perché? Boh).
Sull'autoincensazione: noi non pubblichiamo MAI recensioni ai nostri stessi libri, ne recensioni di un redattore rivolta ad un altro redattore, per evitare eventuali "autocompiacimenti".
Su fare i nomi: be', io ormai, a furia di farli, devo stare attento a dove cammino, mi aspetto una coltellata alle spalle prima o poi! ;-)

salutoni e buon lavoro,
G.B.

@Morena: sempre lontani nella visuale io e te eh? :)
Sull'individualismo è così, tanti scrittori vivono nella propria bolla, che sia un bene o un male non so di preciso, ma io temo più la seconda ipotesi.

@Renzo: hai ragione su Arte Insieme, è un errore mio, sarà che lo considero da tempo al pari di un lit-blog perché trovo di continuo preziose informazioni. Avrei dovuto citare L'armonia delle parole, vero, che è più un lit-blog, ma sarà che ora pigio direttamente dalla mail con la tua news, insomma ci siamo compresi, credo. Nulla da eccepire quindi.
Per il resto che cosa posso dire? Posso confutare quanto scrivi?

@Marcello: si dice spesso "più i cittadini sono ignoranti ecc", ma davvero è così in "alto"? Oppure appartiene semplicemente a uno stile del disinteresse più che a una azione mirata e meditata? Dubbi, i miei. Secondo me, li sopravvalutiamo, anche nel pensare le azioni. Poi che nella logica della poltrona entrino disinformazione o notizie celate, beh, sono sotto gli occhi di tutti, da una parte e dall'altra. Chi con i "gossip" chi con le scalate alle banche, no?

@Gianni: lo so, è indubbio. Io mi stupisco che sia di gruppo la categoria e non quella degli scrittori, tutto qui.
Sull'autoincensazione la vostra politica mi pare di buon senso, e lo apprezzo, convieni con me però che non sono pochi ad attuare azioni diverse.
Sui nomi... lo so Gianni, ti leggo da tempo qua e là :) ti sei ridimensionato pure secondo me.
Grazie per il tuo primo intervento qui, gradito.

@Morgan:
niente di grave per la segnalazione, che peraltro fa sempre piacere.
"Posso confutare quanto scrivi?" Ma certamente, ci mancherebbe altro, a meno che non abbiamo un'identità di vedute.

Renzo Montagnoli

@Renzo: la mia domanda era retorica, nel senso che sul resto del tuo commento la penso allo stesso modo. Potrei inserire qualche altra considerazione che mi gira in testa, ma la sostanza non cambia, arriviamo alle medesime conclusioni ahimè.

Io mi trovo per caso qui tra voi. Non sono una scrittrice, forse sono una cantastorie, nient'altro.
Ho un blog di quelli frequentati abbastanza, non solo da amici, le presenze giornaliere ci sono.
Ma per me è sorprendente, come lo è anche aver pubblicato sillogi poetiche.
Frequento a mia volta blog di scrittura, a volte bene accolta, talora quasi ignorata.
Ma io mi accontento di vivere questi anni immersa in questo mondo virtuale che mi ha fatto conoscere menti straordinarie, amici che mai avrei potuto avvicinare altrimenti.
Mi piace esistere scrivendo e comunicando il mio strano mondo.
Certo non sono all'altezza di quei lit blog da te citati, ma qui mi sento a mio agio, e spero di continuare una frequentazione piacevole.

Caro Morgan, ti ringrazio della citazione del mio blog nel tuo pregevole articolo.

Permettimi, comunque, di nutrire nei confronti delle classifiche, in generale, gli stessi dubbi (userei ben altro termine, ma non è il caso) che palesi nel tuo scritto. Ingigantiti, se possibile, fino a tracimare nel campo delle certezze (tutte mie, sia ben chiaro): sull'assoluta inutilità e aleatorietà della cosa - e questo detto con il massimo rispetto per coloro che lavorano ad approntarle, in primis "Blogbabel".

Saranno pure i parametri utilizzati e il gioco di sponda di alcuni blog e dei loro "satelliti", ma trovo inconcepibile, tanto per fare un esempio, che un blog che totalizza 1500 visite in un giorno, con quattro links dall'estero e una cinquantina di commenti di buon livello, retroceda, il giorno dopo, di cinquanta/sessanta posizioni, e un blog che di commenti ne fa un centinaio (quando tutti i parenti sono in casa, però), senza commenti, grazie al richiamo di un nugolo di links familiari (alcuni creati ad arte), scali, nello stesso lasso di tempo, un centinaio di posizioni...

Chi prende sul serio tutto questo, si presta a un gioco di cui continua ad essere ignoto (o forse troppo noto) il fine.

L'unico criterio, a mio modo di vedere, in rete come nella vita, è quello della qualità: il resto, quando va bene, è cialtroneria pura: da parte di chi crede di diventare più *importante* avanzando nelle graduatorie di merito...

Con stima, un caro saluto.

fm

ciao Morgan.
Lpels è fin dal titolo al confine tra realtà diverse.
l'ho sempre visto come uno spazio libero e aperto, a cominciare dall'estrazione diversa dei suoi redattori.
mi pare difficilmente inquadrabile in una categoria troppo rigida.

Avevo scritto una serie di cose che però paiono sparite...
Riassumendo:
- le classifiche così come le statiche e ogni altro strumento che si avvale di numeri, richiedono interpretazioni e per quanto mi riguarda hanno un peso relativamente inutile in letteratura. Tendono a confondere, presuppongono gradi di 'priorità' generali che poco o nulla hanno a che fare con la necessità di leggere, studiare, ragionare, riflettere di ognuno;
- personalmente credo che i lit-blog rispecchino in parte la realtà culturale-editoriale italiana frammentata dove si fatica ad accordarsi perfino sull'uso dei termini (intellettuale? Cultura? Letteratura?), dove si legge poco ma soprattutto dove la cultura pare spesso un 'surplus' facilmente accantonabile e dunque non sempre la letteratura è effettivamente alla portata di tutti o meglio: non sempre tutti riescono ad avvicinarla anche con strumenti minimi di comprensione;
- concordo con fm sul fattore 'qualità' ovvero sul ricercare quei lit-blog capaci di arricchire, stimolare, spostare visuali, incuriosire, scatenare condivisioni e reazioi;
- non so se l'appartenere a questo o quel lit-blog, circolo chiuso o aperto, lit-friends, o altro debba necessariamente definire un 'io sono'. Credo che ognuno si attribuisca questo o quel titolo secondo criteri soggettivi, imperfetti e indubbiamente egoistici (perché negarlo?). Ma se 'per essere' bisogna collaborare/fare parte di/stare dentro questo o quello, non mi sembra ci si stia più occupando di letteratura, cultura bensì di altro.

un saluto a tutti,
Barbara Gozzi

BlogBabel permetteva di assegnare un'unica categoria ai blog, perciò Nazione Indiana è rimasta "blog di gruppo" anche per sottolineare temi diversi da quelli endoletterari che trattiamo ogni giorno.
Negli ultimi tempi (fine 2008) ho cercato di classificare meglio i dati in BlogBabel (ero uno degli editor):
http://bacheca.nazioneindiana.com/topic/progetto-mappa-dei-blog-letterari-italiani
Purtroppo poi il progetto BlogBabel ha perso completamente vitalità rimanendo una (buona) fotografia dello stato a metà 2008.

A settembre 2009 è stato messo in vendita ed aquistato da Liquida.it chee spero lo faccia rifiorire come merita. Ancora oggi è uno degli strumenti più accurati per seguire la blogosfera italiana.

Per integrare l'articolo, potresti aggiungere una curiosità: lo scrittore e commentatore più "cacciato" (temuto?) dai titolari di blog letterari italiani è senz'altro Lucio Angelini, di www.lucioangelini.splinder.com . L'ultima a negarmi per sempre l'accesso al suo blog (perché non in linea con il suo pensiero) è stata la stessa Loredana Lipperini che ti cita oggi: ma solo da quando ho sbugiardato la bufala del New Italian Epic, di cui è stata connivente. Vedi:

http://lucioangelini.splinder.com/post/20100370/LA+BEFFA+A+CASTELVECCHI+...

Ciao. Lucio

Chiedo venia per il ritardo del mio intervento.
Intanto ti ringrazio per aver citato Letteratitudine.
Non conosco benissimo la situazione dei blog letterari stranieri, non comunque al punto da poter fare un confronto con la realtà italiana.
L'unica considerazione che mi viene in mente è che ciascuno dei blog che hai citato ha una propria identità ed offre una "voce personalizzata" nel contesto generale della blogosfera letteraria. E già questo non mi sembra poco...
Ancora grazie e complimenti per il lavoro che stai svolgendo.
Un caro saluto a tutti gli intervenuti.
Massimo Maugeri
http://letteratitudine.blog.kataweb.it/

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Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

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