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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 69

È indirizzato a un bacino d’utenza particolare il vostro romanzo? In altre parole, c’è un target di persone cui mirate? È così importante saperlo?.
C’è chi vorrebbe definire il proprio lettore con ricchezza di dettagli: colto, meridionale, occhi azzurri, buone maniere; a parte gli scherzi, liberatevi dell’idea di identificare il vostro lettore, saranno i lettori appunto a giudicare.

Durante la scrittura qualcuno potrebbe esitare di fronte alle seguenti domande: ‘Che cosa penserà mia madre se lo leggerà?’ o ‘che faccia faranno i miei figli?’ o ‘la mia amica si vergognerà di me?’. Non pensate di esserne immuni, in realtà, tutti, mentre scrivono, più o meno consapevolmente, si chiedono talvolta i possibili pensieri di reazione da parte delle persone conosciute o di un lettore medio.
E qualcuno potrebbe esserne turbato, o almeno farlo riflettere sull’opportunità o meno di inserire una determinata scena narrativa.

È comprensibile relazionarsi con la società e tentare di prevederne le reazioni, ma questo non dovrebbe mai divenire troppo spesso un argomento di riflessione durante la stesura del romanzo. Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono decine di scrittori che pesano ogni singola parola dei loro libri sulla base delle risposte del lettore medio. Bene. Se lo pensassi pure io, avrei iniziato dalla prima lezione a parlarvi di pubblicità, marketing, sondaggi, ricerche di mercato, furbizia commerciale, aumento delle vendite, mode. No, non è il mio approccio.

Io sto cercando nel mio piccolo di condividere alcune grossolane riflessioni, affinché si tenti di pensare la letteratura in modo un poco più complesso di come è stata ridotta da certi cialtroni della contemporaneità letteraria. Non tanto per distinguersi, non tanto per sentirsi migliori, neppure per elargire critiche feroci verso taluni, quanto invece per il rispetto che nutro verso la letteratura.
Una cosa è pensare di scrivere per entrare nelle viscere di un lettore (lezione 35), per emozionarlo, per strappargli l’anima, per portarlo in mondi fittizi con passione; un’altra cosa è scrivere romanzi per pensare esclusivamente al portafogli del lettore e al proprio.
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Commenti

E con questa [bellissima] lezione 'abbiamo' risposto alla domanda che qualcuno mi ha fatto:
"Ma tu sai chi è Morgan?"
"No. E non mi interessa"
"Allora perché lo segui?"
"Perché ho letto il suo blog e ho capito che ama la scrittura e che sa ciò che sta dicendo. Per sapere chi è mi è bastato leggere ciò che scrive".

embè, presa dall'impeto di dire ciò di cui sopra, mi sono dimenticata di commentare il resto:
Che cosa penserà chi leggerà il mio romanzo?
Io so che ciò che sto scrivendo dividerà i miei lettori, e anche i miei amici.
La prova l'ho avuta quando un amico ha letto le prime pagine. Abbiamo anche discusso su ciò che avevo scritto, e lui ha cercato di controbattere ad ogni mia scena scritta.
(e per un po' di tempo non ci siamo parlati)
Questa cosa mi ha dato la misura di ciò che potrebbe accadere.
Ma non mi ha fatto smettere di scrivere.
E poi, è stata la storia che è venuta a cercare me, non vicervesa. Io stavo scrivendo un altro romanzo.
Se la storia mi ha cercata il motivo ci sarà :)

Una lezione, questa, che affronta in maniera sensata e lucida - come sempre, mi verrebbe da scrivere - un aspetto che non può essere ignorato. Stavolta concordo con Morena: è la storia a cercare chi scrive, talvolta sono alcuni personaggi che bussano con insistenza alla sua porta. Un motivo c'è sempre, anche per questo ;-))

anche Pirandello confessava di avere i personaggi in sala di attesa

@Morena: su Morgan manco so io chi è, ma lo seguo a tratti, con curiosità. Sui personaggi e sulla storia mi accade lo stesso. Il tuo amico si ricrederà!

@Anna Maria: che qualcuno pensi di me che dico cose sensate e lucide mi fa sorridere con piacere. Posso stampare questo commento e portarlo a qualcuno che m'è venuto ora in mente? ;)

@Antonio: eh sì.

Morgan, ti autorizzo a stampare il mio commento con tanto di nome e cognome dell'autrice, a portarlo a chi ti viene in mente, a usarlo come prova in processi letterari (come quelli che mettevo in scena con i miei studenti). Un dettaglio ti potrà essere utile: il tema di un'antologia che ho curato tanti anni fa è stato il motivo del doppio nella letteratura di lingua tedesca. Forse sarà per questo che sono sempre portata a vedere lati che altri non colgono?
;-)) Scherzi a parte, mi ripeto: qui leggo passione, senso dell'umorismo, cognizione di causa e lucidità. Altrove mi capita di leggere umorali e narcisistici 'sgarbi'.

sinceramente, non vedo come qualcuno che si dichiari amante della letteratura, con il nobile intento di ripensarla in modo più complesso rispetto a come è stata ridotta da certi cialtroni della contemporaneità letteraria, possa al contempo impegnarsi nello scrivere post che titolano "Come scrivere un romanzo in 100 giorni" e per di più essere arrivato alla "lezione" 69.

Ovviamente questo è solo il mio parere.

Caro/a Noa
se non ci vedi, metti degli occhiali. Non hai letto all'inizio che questa è una sfida?
Soprattutto una sfida con sè stessi?
Mariella

@Anna Maria: :) grazie per i tuoi complimenti. Magari sono un narcisistico Sgarbi anch'io e semplicemente mi sto frenando per non sembrarlo...

@Noa: nessuno ha detto che vuole ripensare la letteratura in modo più complesso (non ne ho le competenze), ma ho scritto "Io sto cercando nel mio piccolo di condividere alcune grossolane riflessioni, affinché si tenti di pensare la letteratura in modo un poco più complesso di come è stata ridotta da certi cialtroni della contemporaneità letteraria" che mi sembra una cosa molto diversa.
E poi, sinceramente: qual è il conflitto fra amare la letteratura e proporre un possibile metodo per scrivere un romanzo in 100 giorni, del quale io stesso ne ho beneficiato?

@Mariella: e sì che gli occhiali li porto pure io... bah :)

@ Mariella: si che ho visto. Per questo la cosa mi ha sorpreso a maggior ragione. Tra l'altro, non era mia intenzione imbastire qui una polemica dai toni aspri. La mia voleva essere solo un'osservazione relativa al contrasto tra i contenuti (ed alle intenzioni) dei post e il titolo degli stessi.

@Morgan: io ilconflitto lo vedo (e forse avrò bisogno di una visita oculistica). Fondamentalmente per il fatto che nel mio immaginario, ad un amante della letteratura non verrebbe mai in mente di proporre una "ricetta" su come scrivere un romanzo in 100 giorni. Io non sto discutendo dei contenuti dei tuoi post. So solo dicendo che mettergli un titolo che sembra un offerta da supermercato ne inficia i nobili fini. A questo si aggiunge il "rifiuto" di un atteggiamento da "ratatouille" nei confronti della letteratura. Non tutti possono - per fortuna - scrivere. Io per primo.

Ribadisco che questo è solo un mio pensiero e nulla più. E probabilmente è sbagliato. Nessuna intenzione di urlare asprezze da pulpiti altissimi su cui non ho mai avuto intenzione di salire. Se il mio intervento è stato interpretato come un "attacco", non era mia intenzione e me ne scuso.

@Noa: non devi scusarti di nulla se, come dici, la tua intenzione è di avere uno scambio pacifico, almeno così è parso a me. Il conflitto che tu vedi e che io non vedo trova il suo nodo di distinguo in un singolo elemento, forse: io ho dimenticato da tempo una visione artistica e affascinante della scrittura. Una cosa sono i Balzac, i Calvino, i Proust, i Musil; un'altra cosa una semplice persona che prova a scrivere un romanzo. Un'ovvietà? Sì, ma bisogna averlo chiaro nella propria testa. Chi scrive non offende i classici, sono mondi talmente lontani che il confronto è davvero fuori luogo. Come confrontare il giocatore di calcio di terza categoria e Maradona, che senso ha confrontarli?
Il titolo che tu definisci "offerta di mercato" è un titolo netto, senza ambiguità, comprensibile da tutti. Potevo essere più ermetico e delicato, non mi interessa fare poesia con i titoli, bensì essere immediato, in modo da essere chiaro. Non tutti possono scrivere, dici. Giusto, lo penso anch'io. Però per capirlo bisogna almeno provarci, poi ognuno tira i remi in barca e riflette strada facendo.
A presto e grazie per il tuo intervento.

Per Noa... semmai leggerà questo post.
Quando si sentenzia (come io ho percepito), non serve nascondersi dietro frasi come "Nessuna intenzione di urlare asprezze da pulpiti altissimi su cui non ho mai avuto intenzione di salire". Ci sei salito eccome su quel pulpito... e dalle tue frasi io me ne stavo lì sotto, tra la "povera gente" il cui unico pensiero era:"sono le persone come te che ostacolano i sogni della gente. La vita non è mai stata definita... Non ci sono geni e persone elette... Ci sono potenzialità latenti e oppurtunità!".

Claudia

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