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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 67

La spiritualità compenetra la vita. L’ateo convinto nega la credenza ma nel farlo ne parla, ne discute, si distingue, si difende. Il mondo interiore è con tutta probabilità uno dei viaggi più affascinanti da osservare. Perfino gli indifferenti, di fronte alla sofferenza o alla morte, sono costretti a porsi le domande più importanti dell’esistenza.
Astruso dunque evitare a piè pari tale tematica in un romanzo, se accade una morte tragica un personaggio indagherà sul senso dell’anima del defunto; se vi è un matrimonio in chiesa gli sposi penseranno al significato spirituale contratto; se nasce un figlio si rifletterà sulla bellezza del mistero del concepimento. Innumerevoli i possibili esempi.

E la spiritualità – spesso così celata o evidente in forme bizzarre – crea talora grandi equivoci. Non di rado chi si ritiene essere non credente viene etichettato come ateo, ma l’ateismo è una delle forme di trattare i mondi interiori. E non intendo soltanto una conversione in altre religioni (un cattolico che diventa per esempio buddista). Esistono i panteisti, gli agnostici, i panpsichisti, i deisti, i neopagani, ecc, oltre alle numerose modalità di essere atei. Giudicare un non credente semplicemente ateo è una forma di ignoranza. Un’ignoranza comoda, un giudizio netto, un modo di difendersi da chi si ritiene diverso, ma pur sempre una pigrizia spirituale.

Vi starete chiedendo che cosa c’entrino questi discorsi per la creazione di un romanzo. C’entrano eccome. Se intendete narrare le psicologie di un personaggio bisognerebbe fare attenzione anche alla sua spiritualità, alle sfumature della spiritualità, ai percorsi interiori. È solito pregare? Parla di metafisica e religione? Legge i testi sacri? È confuso o sereno pensando alla morte? Quale rapporto ha con la sua vita? È devoto ai santi? Si reca qualche volta al cimitero? Che cosa pensa della cremazione, dell’aborto o del matrimonio? È disinteressato a tali argomenti? E per quali ragioni? Come si rapporta alla sofferenza altrui? È egoista, altruista, si fa coinvolgere o no?.

La visione del mondo di un personaggio
è intimamente legata alla sua spiritualità.

L’unico punto fermo è che il mondo interiore non è dato e definito, è un viaggio, un cammino. Se volete coinvolgere ancor più il lettore dovreste fare comprendere quel cammino appunto, rivelandolo per ognuno dei personaggi, non in forma indubbiamente didascalica, bensì con azioni, pensieri, gesti, sguardi, monologhi, parole.

“Come tanti altri, sono uno che senza troppi pregiudizi, senza paura del nuovo o del ridicolo, cerca. Cercando, ho forse trovato la cura perfetta per il mio cancro? Certo no, ma almeno ora son sicuro che quella cura non esiste, perché non esistono scorciatoie a nulla: non certo alla salute, non alla felicità o alla saggezza. Niente di tutto questo può essere istantaneo. Ognuno deve cercare a modo suo, ognuno deve fare il proprio cammino, perché uno stesso posto può significare cose diverse a seconda di chi lo visita”.
[“Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani]
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Commenti

Anche questa è una tappa fondamentale nel cammino per la scrittura di un romanzo, ma anche (le due cose raramente sono disgiunte) una irrinunciabile prospettiva di lettura. Sottoscrivo ogni singola parola sulla necessità di superare le etichette sbrigative e sulla ricerca come parola chiave della vita interiore (lo scrivo senza timore di essere catalogata come triste relitto degli anni Settanta, trovo questa 'inattualità', che condivido con i 'tanti altri' di cui parla Tiziano Terzani, senz'altro più dinamica e affascinante della narcisistica vacuità tanto in voga). Proprio la sensibile credibilità con la quale è narrato il cammino interiore dei due personaggi principali, padre e figlia, de "Il cielo e le parole" di Maurizio Ceccarani (romanzo del quale avrei voluto inviarti la recensione, Morgan, se non fosse stato superato il limite temporale da te fissato per la pubblicazione del testo recensito, in questo caso l'anno 2006) costituisce uno dei pregi principali del libro. Grazie anche per questa lezione

oh, accidenti, prof. qui mi cogli impreparata. o meglio, confusa.
che significa tutto ciò?

non può esistere un personaggio, e un romanzo intero, in cui le questioni spirituali non vengono mai toccate?
vorrei discutere di ciò (con te)fino a stasera :)

@Annamaria: peccato per la recensione, ma hai compreso le ragioni dei limiti che ho posto. Non conosco il libro che citi, lo cerco. Grazie a te.

@Morena: come sai, più volte l'ho detto, se vi è la scelta al negativo (intendo l'escusione di qualcosa) dovrebbe essere una scelta consapevole. Fermo restando che in questo caso (ma sono gusti del tutto personali) un personaggio senza un'anima spirituale nei discorsi, nei comportamenti, ecc mi appare con minor sostanza letteraria. Ma ho letto e amato troppo i russi, mi rendo conto di essere fazioso. ;)

ora io devo capire bene: di cosa stiamo parlando esattamente?
parliamo di uno spessore psicologico del personaggio, o parliamo del fatto che lui debba avere un rapporto con la religione, sia in un senso sia nell'altro?
nel primo caso concordo. i personaggi piani non mi garbano e sto cercando di fare del mio meglio.
nel secondo caso non vedo la necessità di avere la sua opinione sulla religione e su argomenti attinenti.
Se tu ritieni che invece debba esserci, vorrei davvero potere capire perché.

@Morena: credo che tu sia d'accordo nel ritenere il campo della spiritualità assai più vasto del campo della religione.
Da qui partiamo per capirci.
Lo spessore psicologico di cui parli non è forse costituito anche di credenze, idee sull'aborto, idee sulla religione, idee sulla vita e la morte, idee sull'anima, idee sui destini dell'universo, idee sull'io, ecc? Giusto?
Non è forse associabile un segno della croce o una signora anziana con un rosario in mano a qualche tipo di messaggio che riguardi la spiritualità? E vi possono essere di fronte ai due esempi reazioni assai diverse nei personaggi.
La religione è forse l'aspetto più manifesto (si pensi alla partecipazione a un rito religioso) e per questo ho voluto iniziare la lezione con tale argomento, ma poi ci sono elementi molto più celati, come le idee sul matrimonio o il pregare in solitudine.
Non so se ci stiamo capendo Morena, ma io intendo farvi soffermare un attimo sul senso della spiritualità nei personaggi che è attinente alle loro storie, dai comportamenti agli argomenti che trattano, dalle idee all'approccio alla vita.

Grazie dell'ulteriore chiarimento, Morgan. Forse inizio a capire meglio. E forse ho solo equivocato soffermandomi solo su una parte delle frasi che avevi scritto. So che devo ancora ragionare molto su questa lezione che è più vasta di quanto sembrasse alla prima lettura (e già mi sembrava enorme).
Scusa se faccio domande all'apparenza inutili, ma quando non capisco divento insopportabile.
uh... disse lei, sperando di non risultare insopportabile sempre.

Bellissima questa lezione: un personaggio è fatto di comportamenti che derivano da ciò in cui crede, credi religiosi, giuridici, politici, non importa.Il personaggio si muove nel romanzo spinto dalle sue convinzioni più intime, ne sia cosciente o no.
Mariella

Ciao.
Mi sono agganciato al tuo blog in modo fortuito.
Mi sono fratturato un piede venerdì 17 luglio, lo stesso giorno nel quale Papa Ratzinger si è fratturato il polso dx. Le tv, però, hanno parlato solo di lui.
I medici che mi hanno operato si sono raccomandati di non appoggiarlo per almeno 40 gg utilizzando stampelle e/o carrozzella per muovermi.
Così, costretto a ciondolare per casa, mi trovo a passare e ripassare davanti al pc.
Decido di andare in internet e di trovare un corso, un metodo, qualcosa che mi aiuti a disciplinare il mio disordine scrittorio che mi porto dietro da anni, da decenni.
Cerca che ti cerca, finisco sul tuo "SulRomanzo" e da qualche giorno non riesco più a staccarmene.
Ho letto (velocemente) tutte le tue lezioni, con piacere e diletto, persino i post dei tuoi allievi e le tue risposte.
Ringrazio te e gli altri per queste ore di lettura e conseguenti riflessioni.
Inizio adesso.
Lo so, lo so: sono un "fuori corso" per età (59) e per iscrizione (lex. 67). Ma non dimentico di essere originario di una valle alpina famosa per aver regalato dei gran testoni, nel senso di testardi più che "geniacci", a parte il Giolitti che conosciamo tutti, i vari padre Lombardi del Vaticano (purtroppo, aggiungo io, zio Mauro de La Repubblica...
Finora scrivere mi è servito come atto consolatorio ("quando sono solo, scrivo e scivendo mi consolo" - Guccini).
Spero, vorrei trasformarlo in qualcos'altro.
ciao!

@Morena: le uniche domande inutili sono quelle che non vengono poste.

@Mariella: sì, esatto.

@Antonio: benvenuto. Anzitutto auguri per la frattura, certo che di venerdì 17...
Siamo noi a ringraziarti per avere apprezzato quanto finora fatto. La cosa bella di questo blog - credo - e vale anche per il sottoscritto - ovviamente - è che nessuno qui si ritiene "imparato", io propongo una linea (opinabile, sia chiaro) e si cerca di andare avanti con la scrittura. "Disciplinare il mio disordine scrittorio" dici, sei in buonissima compagnia, sono migliaia e migliaia le persone nella tua medesima situazione.
Non sei un fuori corso degno di nota, ci sono anche due signorine che seguono le lezioni, una di 68 anni e una di 72.
La cosa che ti raccomando, come ho fatto con altri in passato, è di non condensare le lezioni in pochi giorni, ma di seguirle giorno dopo giorno, lezione dopo lezione. Sei alla numero 1? Benissimo, hai di fronte 100 giorni, anche se altri sono più avanti.
A presto.

ciao, grazie per il commento.
Sì, adesso dopo la scorsa veloce-velocissima alle lezioni, ritorno alla n. 1 e... parto.
ciao

@ Antonio:
tifo per te.e per il tuo piede :)

@ Morgan:
ci sto ancora pensando. questa sarà per me la lezione più 'tosta'.

@morena
grazie!
ho già una fan!
notevole come inizio, no?!

@Morena: l'avevamo intuito, sì.

@Antonio: io se fossi in te mi guarderei bene dal dare troppa confidenza a Morena! :)

maddai... :)

In effetti ho sempre ritenuto deludente (se non ridicolo) quando alla morte di uno dei protagonisti il personaggio principale e altri rimangono impassibili, come se non fosse mai accaduto o non gliene importasse niente del loro migliore amico! Nella vita reale, io rimarrei a piangerci, a rifletterci, a rivivere quella scena all'infinito! Non dico di entrare nel prolisso, ma farci almeno un accenno succinto, altrimenti non è verosimile!
Forse non è molto attinente a questa lezione - al credo e alla spiritualità - ma è comunque uno di quei sconvolgimenti psicologici che cambieranno per sempre il personaggio.

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