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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 57

L’essere umano, nonostante l’evoluzione sociale, ammira il bene e il male non soltanto nella vita, altresì nel linguaggio; così accade che, malgrado l’osservazione fra le persone che redarguisce con sguardi o parole il comportamento altrui, non pochi si esprimano con volgarità, perché allora, siccome ne è uno specchio, la letteratura non dovrebbe contemplarla al medesimo modo?.
Non è possibile pensare un romanzo del tutto avulso dal vero linguaggio umano, ma ciò non significa che ogni due pagine vi debba essere una parolaccia.
Credo che dipenda dal gusto del narratore e, in realtà, immagino che una volgarità debba essere inserita nella prosa quando è in armonia con il resto delle parti. Vi ho già parlato di equilibrio, fondamentale.

Il medesimo equilibrio dovrebbe essere considerato nell’utilizzo di parole straniere; è comprensibile nella Russia dell’Ottocento una conversazione in lingua francese nell’alta borghesia; è altrettanto accettabile che due giovani universitari erasmus (uno spagnolo e uno svedese che trascorrono un anno in Italia) si esprimano a tratti in lingua inglese. Dipende dal contesto, dipende da chi parla.

Non tanto per le parole straniere, quanto invece per le volgarità, viviamo in un’epoca letteraria nella quale sembra che molti scrittori non riescano a trattenersi dal pronunciare una parolaccia o una bestemmia con una certa frequenza. Ciò che mi sento di raccomandarvi è di considerare, lo ripeto, un consapevole gusto per l’equilibrio, affinché le vostre pagine non diventino un’accozzaglia di volgarità che vada ad inficiare la bellezza dei contenuti.
Non nego il senso della presenza di parole straniere o di volgarità linguistica, esorto, al contrario, a farne un uso moderato e soprattutto confacente agli sviluppi narrativi.
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Commenti

e anche qui ci vuole equilibrio.
dosare è il segreto. ma la dose vuole 'giusta', come in pasticceria.

in un brano del mio romanzo uno dei lettori ha rimarcato che avevo usato troppe volte la parola "cazzo". ho risposto che i due personaggi erano alterati perché era un momento di crisi e c'era un'emergenza, quindi il linguaggio diventa più immediato e senza freni.
però sono andata a rileggermi il tutto molto attentamente e due o tre li ho tolti :)
ma l'ho fatto soppesando con grande attenzione, parola per parola.
gli altri secondo me ci vogliono.
e naturalmente ci saranno anche le revisioni finali. magari ne toglierò un altro. chi può dirlo?
ps. spero che qui la parolaccia fosse ammessa. nel caso mi scuso. quando si racconta, però, se non si mettono le parole che ci vogliono non ci si spiega bene, no?

Sì, sono d'accordo. Inutile scrivere cose /parole che non abbiano una giustificazione narrativa.
Ho letto che sei diretto in Sardegna, spero le cose vadano un po' meglio. E comunque è pazzesco che tutti quegli incendi siano per la maggior parte dolosi, fa davvero rabbia.

giorgio

ma torni, vero, prof? :)

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