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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 55

Nonostante le rivelazioni di Tess Gallagher, Carver è e rimane un maestro del minimalismo, anche se comprendere le contingenze implicherebbe la considerazione del ruolo di Gordon Lish, suo editor di una vita.

Che cosa è necessario nella scrittura? Che cosa può essere eliminato?.
Sono due domande che lo scrittore affronta ogni volta che si appresta a creare storie, il confine fra necessità ed eliminazione è non di rado diafano.

Mentre scrivete, vi chiedete spesso se ciò che state inserendo nelle unità narrative sia importante o meno, e non vi è una legge universale che possa dipanare la lana letteraria, ahimè la scienza è un’altra faccenda. Malgrado l’incertezza degli strumenti, è di competenza dello scrittore vagliare di volta in volta scelte e azioni. L’enucleazione tolstoiana trova qui un suo senso, al pari di uno scultore che di fronte al marmo immagina la visione finale, frutto principalmente di eliminazione premeditata.
Il superfluo non deve di necessità essere soppresso, un romanzo non è un articolo di giornale, nel quale esistono le cinque W (who, what, when, where, why, cioè chi, cosa, quando, dove, perché), non si tratta di spiegare, ma di raccontare al lettore, il quale desidera essere trasportato in mondi letterari, non solo informato sulla storia per ciò che concerne la necessità.

La parola magica è equilibrio. E che cosa significa essere equilibrati? Credo che si possa parlare di proporzioni delle parti per intuirne la sostanza. Un esempio concreto, utilizzando un estremo. Immaginate un romanzo in cui la prima parte scandaglia la psiche di un signore nei suoi più diversi aspetti, fra dettagli e pensieri e prospettive. Accuratezza, analisi e argomentazione. Mentre la seconda parte sembra di continuo perdersi, la psiche diventa sogno, mito, leggende e pensieri confusi. Il rischio, nella seconda parte, è di palesare una situazione del tutto diversa, troppo lontana dall’esattezza incontrata in precedenza: la lettura potrebbe apparire marcata da accezioni negative, poco in sintonia con l’altra parte, in una parola, eliminabile.
Capite che scindere il necessario dal non necessario diviene tema complesso. Non tutto ciò che non segue una linea pattuita è da considerarsi inutile.

Comprendo che questa possa mostrarsi come una lezione difficile, non di facile apprendimento, e mi scuso se questa non è la sede idonea (per ragioni di spazio) per affrontare con calma un argomento così interessante, tuttavia desidero ricordare che il fulcro fra necessità ed eliminazione lo avete in mano voi, mentre scrivete. Siate severi con voi stessi.
L’indulgenza spensierata non vi donerà un romanzo con qualche elemento superfluo rispetto alla storia, bensì esso rischia di diventare un inno al superfluo.
Giusto lasciare spazio alla fantasia e all’estro, giustissimo seguire il flusso di abbandono alla scrittura, ma attenetevi il più possibile alla lezione 48 che citavo anche ieri, quella dei perché fra causa ed effetto.
Gestire il superfluo non è facile, Wilde docet.
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Commenti

ecco. l'equilibrio è ciò su cui mi interrogo maggiormente.
sto scoprendo tante cose della mia scrittura a lungo termine. quella a breve termine la conosco bene ma le differenze sono enormi.
è comunque tutto molto interessante. anche se non dovessi pubblicare questo libro, avrò imparato molte cose sulla scrittura (e in questo tu stai aiutando) e sulla 'mia' scrittura.
bilancio positivo, quindi.
comunque il secondo lo pubblico di sicuro :)

Anche questo è verissimo.
Personalmente trovo che l'equilibrio si raggiunge sfrangiando, levando e aggiungendo solo se nel complesso la cosa non è chiara.
Si deve lavorare come se si trattasse di un pezzo di marmo, mica una pagina.

Ma ovviamente, tutto è relativo...

@Morena: finché il bilancio è positivo allora va più che bene. ;)

@Cristina: sul marmo sono del tutto d'accordo, vero.

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