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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 51

Nella lezione 41 vi parlavo di “sforzo consapevole”. Chiaro che esso emerge da un atto volitivo e ahimè la volontà è un argomento complesso. Mi sembra di sentirli alcuni di voi: «Vedi, alla fine non ce la farò mai», «tanto lo sapevo, sono un fallito», «continuo a rimandare, maledetto vizio», «possibile che a un certo punto mollo sempre?» e simili.
Non è che non ce la fate, non è che siete falliti, non avete un maledetto vizio e neppure mollate sempre. O meglio, ciò che vi accade è frutto di una prospettiva sbagliata, e voi, più o meno con consapevolezza, la replicate nella vita quotidiana. La prospettiva, anche se vi sembra contenuta nei fatti, è in realtà una causa volitiva. La vostra volontà, come un bimbo che impara a scrivere in prima elementare, va educata. Non importa che siate adolescenti o ottantenni, la volontà, e di conseguenza la prospettiva, la potete trasformare in pochi giorni. Si tratta di comprendere come fare con precisione.

Anzitutto dovreste pensare a un momento della vostra vita in cui vi siete messi a scrivere e avete provato la sensazione di non dovere smettere più, tanto eravate contenti di osservare una parola dietro l’altra sulla carta o sullo schermo del computer. Riportate alla mente quelle sensazioni, chiudete gli occhi. Ricordate con calma. Immaginate dove eravate, se c’era musica o silenzio, insomma dovreste essere in grado di visualizzare una seconda volta la scena a distanza di tempo. Concentratevi. Ora potete mutare i vostri appellativi in positivo: ce la faccio, sono in gamba, faccio ciò che devo fare, continuo a farlo. Ditevelo mentalmente più volte finché visualizzate. Gli occhi devono essere chiusi. La scena ricordata, le sensazioni e le frasi positive.

Questo cambio di prospettiva deve durare almeno una decina di minuti ogni giorno, abituatevi a farlo prima di mettervi a scrivere, magari tornando dal lavoro o mentre lavate i piatti. Ne constaterete i benefici, vi sembrerà di possedere una volontà più forte. Insistete nel farlo. La volontà si educa, ripeto.

Nota personale: ci fu un periodo anni addietro in cui ero spossato, mi svegliavo stanco, lo stress era a livelli assurdi, problemi di salute ed economici, insomma, una fase durante la quale mi dicevo di continuo che il mondo ce l’aveva con me, ero sfortunato (uso un eufemismo), i più sciocchini (altro eufemismo) ce la fanno sempre, sentenziavo: «La mia vita è brutta!», terzo eufemismo che inizia con la emme e finisce con la a. E rimandavo la scrittura fra brontolii, giudizi grossolani e demotivazione.
Poi, grazie all’aiuto di certe letture e una persona che mi consigliò alcune strategie psicologiche da quattro soldi (alla faccia dei quattro soldi, giacché funzionarono), cominciò a cambiare qualcosa. I problemi di salute c’erano ancora, quelli economici altrettanto, ma i miei lamenti iniziavano a diminuire, quando mi sedevo davanti al computer riuscivo a concentrarmi, non tutti i giorni con pari intensità, le migliorie tuttavia erano palesi. Mi dicevo che se impiegavo dieci minuti per una doccia, cinque per asciugarmi i capelli, una ventina per preparare il pranzo e altre necessità, se ritenevo necessario anche scrivere perché non fare lo stesso?.
Visualizzate ogni giorno e sforzatevi di educare la vostra volontà.

“Le cose non cambiano, noi cambiamo”.
[Henry David Thoreau]
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Commenti

Ciao Morgan. Chi non muore si rivede e, come vedi, mi faccio risentire. Periodo questo per me della serie "quello che hai detto tu", ma se non fosse per la testardaggine di voler fare non ci sarei riuscita: ho spedito il mio terzo romanzo al concorso Odissea e questi ultimi due mesi mi sono concentrata solo su di Lui, il Tomo che mi ossessionava!! Ma ora è fatta, i risultati fra sei mesi ed ora mi concentro sulle tue lezioni!! Forse non riuscirò a scrivere nulla in questi 50 giorni che mancano, ma forse varrà per il prossimo libro... ciao!

due "forse" uno dietro l'altro!! Uhuuu!!

la volontà va educata, come la scrittura.

e poi, a proposito della tua nota personale, che condivido in tutto, avrei anch'io una cosa da raccontare.

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