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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 50

Cinquantesima lezione. Il primo giro di boa davvero importante. Come procede? Potete fare meglio, sì, lo so, è normale. Invece che fissare quanto vi manca per essere alla pari con l’obiettivo di cartelle quotidiane, pensate a ciò che avete fatto e che prima non esisteva. Vi sentite già meglio? Forse.
Oggi affronto un argomento che vi sembrerà un po’ in anticipo sui tempi di marcia, non immaginate invece quanto possa influenzare ciò che andrete a scrivere nelle prossime settimane: il finale del romanzo.

No, non dovreste formularlo nei dettagli, bensì ipotizzare qualche possibilità. Avete in mano una parte del romanzo, come potrebbe finire la storia?.
In base alle ipotesi che produrrete sarete portati a marcare con più spazio alcune vicende piuttosto che altre, magari ritornerete sulla griglia ad aggiungere o a togliere un elemento all’interno di una microtematica. Io sono abbastanza convinto che abbiate già pensato un epilogo, non rendetelo definitivo, siate amanti dell’incertezza in questo caso, è lì dietro l’angolo, ma ancora non lo vedete, soltanto scrivendo vi sarà possibile intuirlo con più precisione. Una delle bellezze di scrivere un romanzo è stupirsi di un epilogo che non era affatto previsto, accade non di rado e sono sensazioni forti, lo vedrete.
Desiderate un finale a sorpresa? Oppure una rivalsa, una vittoria, una ricompensa morale? O una caduta, una distruzione, una tristezza rassegnata? O una tranquilla noiosa giornata senza clamori o sorprese per il protagonista? O, per i più desiderosi di sperimentare, vi potrebbero essere diversi finali.
Il finale rappresenta il più delle volte un messaggio di sintesi del narratore, come a dire: «Bene, ora che vi ho raccontato tutte queste storie, secondo me, va a finire così». Soprattutto negli scrittori esordienti v’è la necessità di fornire una morale al romanzo.

Vi lascio con un finale che ho molto amato, in ricordo di un siciliano che ho sempre letto emozionandomi, indovinate chi è, se volete.

- No, - continuò mia madre. - L’ho visto nei vostri libri di ragazzi, quando sei stato fuori.
- Bene, - dissi io. E la baciai su una tempia. - Ciao.
- Non vuoi salutarlo, lui? – mia madre chiese.
Io esitai, guardando il vecchio, poi dissi: - Lo saluterò un’altra volta. Lascialo stare -. E uscii dalla casa, in punta di piedi.
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Commenti

noooo
mi sono mangiata tutto il commento...
avevo scritto un mezzo romanzo :(

torno dopo

dicevo:
molto bello questo finale. non ho ancora letto questo libro. l'ho in lista da un po' ma ora lo metto in cima. (non dico il titolo per non togliere agli altri il piacere della scoperta)

e non dico che la lezione di oggi è una bella lezione, per non ripetermi troppo :)

e il resto l'ho scritto nel mio post di oggi.

Il giorno del giro di boa è, allo stesso tempo, un giorno molto bello e un giorno molto brutto.

giorgio

@Morena: un libro meraviglioso, almeno dal mio punto di vista. Sarà che lo sento affine per taluni aspetti.
Tu ti spendi troppo in belle parole nei confronti del blog, ci prendo gusto e poi quando meno me lo aspetto, patapunfate, una mazzata... stai covando, dì la verità :)

@Giorgio: se intendi ciò che si è riusciti a fare fino alla cinquantesima lezione, qui dalle mie parti si dice che fra il "nulla" e il "piuttosto" è meglio il "piuttosto". No? Dai, forza, rimaniamo concentrati e andiamo avanti, ognuno secondo i propri tempi, ma che deve necessariamente mettere in discussione se non sufficienti per raggiungere l'obiettivo delle cartelle.

No, nessuna mazzata. Se continuerai così. Altrimenti... mi farò sentire ;)

anche qui si dice che è meglio il "piuttosto". e io sono d'accordo.

ok allora. Sono dei vostri e mi schiero con il 'piuttosto'!

giorgio

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