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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 38

Dire, fare, andare. Tre verbi che si usano di continuo. Fare questo e fare quell’altro, dire a Tizio e a Caio, andare di matto o andare via. Nella prosa bisognerebbe non abusarne, per non creare ripetizioni, per non essere troppo prevedibili.
Provate a rileggere le cartelle finora scritte, siete stati bravi o avete fatto questo errore?
In particolare nei dialoghi si tende ad utilizzare il verbo “dire”, provate a cercare espressioni diverse: replicare, sussurrare, ribattere, gridare, aggiungere, soggiungere, spiegare, descrivere, illustrare, sentenziare, ribadire, pronunciare, affermare, concludere, chiarire, dichiarare, ecc.
Per quanto concerne il verbo “fare”, si riscontrano di solito in eccesso far fare, far dire, fare morire, fare diventare, fare parlare, saper fare.
Le bollette vanno pagate, a me andrebbe bene, lui va dritto allo scopo, sono andati fino in fondo, in queste settimane non c’è nulla che va, ecc.

Il senso di questa lezione è di tentare una semplice riflessione su alcuni verbi che si adoperano con troppa frequenza. Dal mio punto di vista, quanto più un testo presenta dire, fare e andare nelle mille salse possibili, tanto più noto meno accuratezza qualitativa letteraria da parte dello scrittore. E se inviate il manoscritto a un editor serio (pensieri impetuosi mi sovvengono, ma stendiamo un velo pietoso), non potrà che notare certe debolezze.

Piccolo inciso. Fra le molte mail che mi giungono ogni giorno, leggete questa (non inserisco il nome e cognome).


Caro Morgan,

le scrivo per ringraziarla, seguo le lezioni ogni giorno (quando ho iniziato lei era già alla nona, ma mi sono messa alla pari). L’obiettivo delle cartelle invece non è ancora ottenuto, me ne mancherebbero una decina, ma sono fiduciosa, anche se non finissi al raggiungimento delle 100 lezioni, ma due mesi dopo, sarebbe comunque per me un trionfo. Il ritmo c’è, sono passata da una rassegnata pigrizia colpevolizzante a una moderata convinzione che ce la si possa fare. Di ciò non posso che ringraziarla, la volontà è stata scossa, la fiammella non ce l’ho messa io. Funziona, questo è il punto.
Un’altra cosa. Ho seguito un corso di scrittura creativa nella mia città nel 2006, dovevo spostarmi per una quindicina di km, dovevo pagare (non poco). Adesso, la sera, quando i bimbi sono a letto e mio marito sa che sono impegnata per almeno un paio d’ore in un progetto (ho applicato la lezione 3 alla lettera), accendo il pc, leggo la lezione, rifletto qualche minuto e mi butto a scrivere. Il corso di scrittura era stato interessante, tuttavia preferisco la sua modalità on line, addirittura del tutto gratuita (per non dire che mi sembra di trovare più stimoli nelle sue lezioni che in quelle del signor X, taccio per rispetto nei confronti di questo scrittore noto).
Complimenti e grazie.

Sono queste le mail che mi convincono nell’andare avanti con il blog Sul Romanzo. Non mi interessano i confronti con corsi di scrittura creativa o insegnanti, penso che sia una questione assai soggettiva. Però, la speranza di potere essere utile a qualcuno nella scrittura mi conforta, uno degli obiettivi che avevo in testa all’inizio era proprio l’utilità. E senza spendere centinaia di euro.
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Commenti

ottima lezione. con il verbo dire cerco sempre di stare molto attenta (me lo disse già Stephen King e da allora non ho più dimenticato).
con i verbi fare e andare non so, ma ora verificherò di sicuro.

@Morena: e vai con la verifica, facendo tutto bene, e non dire che poi non te l'avevo detto ;)

Ciao..ho scoperto ieri questo blog..probabilmenti è un pò tardi..però vorrei provarci lo stesso..
ciaooo
Fede

@Fede: benvenuta, non è mai tardi per creare un romanzo, riprendi le lezioni dalla prima e inizia fiduciosa.

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Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

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