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Intervista a Eliott Parker

Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinato alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.

Il mio avvicinamento alla scrittura è in due fasi. Il primo momento è all’età di 13–14 anni quando, stimolato dalla lettura dei gialli per ragazzi della Mondadori (I tre investigatori e gli Hardy Boys) scrissi a mia volta alcuni racconti gialli. Poi la mia vena di scrittore sembrò scomparire, sommersa dalle tante altre cose che via via hanno attirato la mia attenzione e le mie energie nell’adolescenza prima, nell’età giovanile ed adulta poi. In realtà la vena non era scomparsa ma solo sopita per riemergere poi quasi trent’anni. Ed il merito di questa “riemersione” è di mia moglie che un paio di anni fa, dopo essere rimasta affascinata da alcuni miei articoli e scritti professionali, mi stimolò a scrivere qualcosa di più creativo, un racconto ed un romanzo. E così, dopo poco tempo, è nata Penelope.

Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?

Sono sicuramente e decisamente spostato verso l’istinto creativo. I personaggi e le storie con le quali creo i miei romanzi mi vengono alla mente da sole senza un’elaborazione razionale. La razionalità interviene solo nella successiva fase di limatura ma senza incidere mai profondamente sulla struttura del romanzo.

Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.

Non sono affatto metodico nella mia attività di scrittore. Scrivo quando ne ho voglia, spinto solitamente dal desiderio di vedere ultimato ciò che ho iniziato. Non ho mai il problema dell’ispirazione, solo la stanchezza può spingermi a rimandare la stesura di un capitolo.

Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?

Non ci sono cose di cui sento la necessità mentre scrivo. Qualche volta accendo un buon sigaro o mi concedo un bicchiere di whiskey ma solo se ne ho voglia. Per scrivere utilizzo il mio pc portatile e scrivo in qualsiasi ambiente, dalla mia terrazza, alla camera, al giardino.

Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?

Non ho un grande rapporto con i grandi scrittori del passato. I miei studi prima e le letture poi me li hanno fatto ovviamente conoscere ed apprezzare ma paradossalmente non sono un grande lettore e le mie fonti principali di ispirazione sono la TV ed il cinema piuttosto che la letteratura. In ogni modo amo il primo Kundera, quello dello “Scherzo”, Asimov, S. S. Van Dine…

L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?

Abitare in un centro economico e quindi culturale è un grande vantaggio per uno scrittore. Io vivo in un piccolo centro e ne pago tutte le conseguenze. E’ difficile organizzare presentazioni, conoscere altri scrittori, contattare gli editori, partecipare ad eventi culturali. Da questo punto di vista Internet per ora è un grande bluff, può essere utile per acquistare un TV color o un computer ma da un punto di vista di sviluppo della propria attività offre pochi strumenti ad uno scrittore esordiente.

Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?

No, per il momento scrivere non ha cambiato il mio percorso di vita. Per un vero scrittore esordiente è molto difficile arrivare al grande pubblico, riuscire a pubblicare di per sé non è sufficiente. Spero che in futuro le cose cambino…

La ringrazio e buona scrittura.


Eliott Parker è nato quarantatrè anni fa. Cresciuto nella classica famiglia degli anni '70, dopo l’università si specializza nel personal coaching diventando esperto in comunicazione e sviluppo personale.
È felicemente sposato con Paola, una donna meravigliosa. Vive con sua moglie ed in compagnia dei loro due gatti, Sidney e Totoro.

Approda alla scrittura quasi per caso. Sin da piccolo amava leggere e scrivere (durante l'adolescenza ha anche composto un romanzo). Questa passione però è rimasta sopita per molti anni, sommersa da scelte personali e professionali che lo hanno portato lontano dalla scrittura. Scrittura che in questo periodo è rimasta perlopiù relegata a saggi, dispense ed articoli relativi alla sua professione.

Le cose sono cambiate quando sua moglie, con una laurea in lettere ed una testa piena di idee, ha avuto occasione di leggere ed apprezzare alcuni suoi brevi saggi, lodandone la scorrevolezza e la creatività ed esortandolo quindi a riprendere in mano la penna.

Eliott ha ricominciato così a seguire la propria vena creativa e dopo alcuni primi scritti è arrivato al suo primo romanzo, “Il colpevole”, primo di una serie. Infatti la protagonista, Penelope Guzman, gli ha raccontato un’interessante storia relativa ad un caso da lei seguito. Un’intrigante storia che ha deciso di condividere con tutti i lettori che la accompagneranno in questa affascinante avventura.

Per contattare l’autore vai sul sito www.penelopeguzman.com .Vi troverai anche le ultime news, aggiornamenti su Penelope Guzman e sul suo mondo ed anteprime esclusive per i lettori più affezionati.

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Commenti

deliziosa intervista. e mi pare delizioso pure Eliott Parker, con questo bel nomecognome. Non ho ancora letto il romanzo con Penelope Guzman ma mi propongo di farlo.
intanto vado a dare un'occhiata al sito

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