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“Tu improvvisamente fai annunziare con un manifesto che la settimana prossima, giovedì o venerdì (insomma, immaginati il giorno in cui scrivi le tue appendici), al teatro Berg o in un locale appositamente preparato, ti esibirai nudo, e anzi in tutti i suoi particolari. Credo che si troveranno delle persone che ci staranno; spettacoli come quelli attirano in particolar modo la società moderna. Credo che verrà gente, e anche in gran numero; ma sarà forse per dimostrarti del rispetto? E se è così, in che cosa consiste il tuo trionfo?”.
[“Diario di uno scrittore” di F.Dostoevskij, Giulio Einaudi Editore, 1943]

Le ultime due domande sarebbe interessante rivolgerle a chi compie operazioni letterarie sfruttando il nudo, il sesso, l’eros. Inutile che faccia nomi. E vendono, cavolo se vendono.
È attraente per molti ciò che è sensuale, pruriginosamente malizioso. Anche in letteratura. L’eros è ovunque, dalle pubblicità all’arte, dai gossip politici alla chirurgia estetica. Per non parlare di trasmissioni televisive alle sette di sera, una in questo periodo: la sciacquina di turno in costume da bagno, inquadratura sulle chiappe mentre sale alcuni gradini e vai col liscio. E bambini che, soli a casa o in compagnia di genitori stanchi o soprappensiero o distratti, guardano capendo presto che i corpi hanno una funzione sociale importante. Giusto o sbagliato?.
Ho riletto un romanzo contemporaneo che non avevo più preso in mano da tempo: pieno di cazzi, figa, erezione, sega, ecc. Certo un chiamare le cose in modo diretto e crudo, altrettanto sicuro sfruttare quegli stessi modi per coinvolgere la psiche di chi legge. Mi chiedo se talvolta non si confonda la qualità letteraria con un linguaggio che alcuni definiscono vero, della strada, del bar sotto casa, vero rispetto al mondo, reale, non fittizio.

È così necessario l’eros ostentato per vendere? E il linguaggio senza mezzi termini per il sesso?.

Decenni fa era rivoluzionario un linguaggio della strada, un salto in avanti nella letteratura, buttando alle spalle i mostri sacri. Oggi a volte penso che si conoscano poco i grandi scrittori e si cominci con il linguaggio da bar perché di più non si riesce a fare. Alcuni vanno fieri della piccolezza che esprimono. Anche nel trattare il nudo o il sesso.

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Commenti

ci stiamo avviando (ci siamo già) verso un abbassamento di livello culturale. è vero che il sesso vende, ma è sempre una scelta quella che lo scrittore, l'autore di spettacoli e di testi per i programmi tv, fa.
la scelta se seguire ciò che sente o ciò che potrebbe dargli notorietà o successo.

il linguaggio secondo me deve essere vero, e cioè dentro il personaggio e dentro la storia.
in certi casi ci vogliono anche le parolacce. poi bisogna sempre saperle dosare.
e saperle dire.
come nella vita.

ho letto tutto credendo che fosse la lezione di oggi. e comunque, mi pare che sia una lezione, no?
visto che fa riflettere.

@Morena: parli di scelte, giusto. Le scelte si fanno in base alla testa. Ma se le teste sono sempre più omologate e materialiste, quali tipi di scelte si faranno?
Quel tuo "saperle dire" mi piace, la penso anch'io così. Non è la parolaccia in sé, è il momento e il modo.

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