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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 33

“Alessia ed io eravamo al mare, volevamo chiacchierare, non soltanto fare un’uscita fra amiche; mi dice: «Amo il canto, lo sai?». E io: «Non ci sono mai riuscita, antiche paure famigliari». Era bello parlare con lei, le altre erano dure con me”.

Che cosa c’è che non funziona? Sì, le continue omofonie (mare/chiacchierare/fare/parlare, eravamo/volevamo, soltanto/canto, amiche/antiche, paure/dure). Sono orribili da leggere. Siate vigili, rendono un testo pesante, impresentabile se avete il desiderio di tentare una pubblicazione.
Altra cosa può essere il linguaggio d’un personaggio, caratteristico in tal senso, magari perché si diverte a farlo, vituperando chi ha di fronte o per un’esigenza grossolana poetica (in rima) che lo coinvolge da sempre.

Al medesimo modo attenti alle ripetizioni. Il vocabolario che abbiamo a disposizione nella lingua parlata di tutti i giorni, di gran lunga inferiore alla vastità dei lemmi italiani, è uno specchio che si riflette di continuo: c’è l’abitudine a ripetere taluni termini.
Pensate a una persona che frequentate, provate a cercare le parole che la contraddistinguono. Credete di ritenervi immuni dalla stessa “patologia”? E ciò ricade nella vostra scrittura.
C’è chi usa spesso “un po’” o “poi” o “insomma” o “va bene”, ecc. Ricordo un tale che amava il termine “indifendibile”, lo utilizzava ogni due tre minuti. Un altro che continuava a dirmi “ti ripeto”.
Il rischio è di portare in prosa continue ripetizioni senza accorgersene, influenzando in negativo il testo.
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Commenti

verissimo. questa lezione è da tenere vicino alla tastiera.

Cercherò di tenere alta la guardia. Nella rilettura cerco di pormi davanti al testo come se fosse stato scritto da un altro, ma non è semplice.

giorgio

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