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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 27

La lezione di oggi concerne ciò che amo definire il “paesaggio inesplorato”, che cosa è? Esso può arricchire il vostro testo e renderlo davvero originale.
Immaginate di raccontare un viaggio in auto di un anziano, le ruote sono sgonfie, lo aveva dichiarato poco prima di partire, piove, è di pessimo umore. Finché guida accade che un altro mezzo in velocità gli passa vicino e lui sterza bruscamente.
Tutto lascia presagire un’uscita di strada, un incidente e invece voi non rivelate nulla, né ora né dopo. Non si tratta di posticipare l’emergere degli eventi successivi a quella sterzata. La curiosità del lettore rimarrà nel buio, per sempre, un paesaggio inesplorato.

Qual è il senso di narrare un fatto che non si rivelerà? Quali possono essere i nessi con la storia del romanzo?

Una visione superficiale potrebbe consegnare un’unica risposta: non c’entra nulla. Invece, se ragionate con un punto di vista più sottile, vi accorgerete che un espediente letterario simile potrebbe rendere il testo ricco di suspense. Non solo. Utilizzare i paesaggi inesplorati dona un messaggio di ineluttabilità della vita: non ci sono risposte definitive. Esistono accadimenti di cui non saprete mai la versione finale, ci sono soltanto interpretazioni.
Inoltre, un paesaggio inesplorato coinvolge il lettore, egli crede di trovare la risposta ai suoi quesiti in un momento successivo, attirandolo verso la fine del romanzo, convinto che da qualche parte comprenderà i paesaggi che prima aveva visto. E invece non sarà così.

Ora pensate alla lezione di ieri: il confine diafano fra realtà e fantasia. Bene, immaginate di sfruttare entrambe le tecniche, lo so, non è semplice. Ciononostante l’abitudine a riflettere su di esse potrebbe portarvi a creare un romanzo particolare, dove finisce la realtà e inizia la fantasia? E la fantasia (o realtà) perché cade poi in un paesaggio inesplorato?

Lo ripeto fino alla nausea: ragionate sulla griglia, non improvvisate. Il rischio è un calderone di dati confusi. Siate precisi con i piani narrativi che volete rivelare, individuate eventuali confini diafani fra realtà e fantasia, scegliete i punti in cui affioreranno i paesaggi inesplorati.
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Commenti

Questo è molto bello.
Ho una domanda:
si dice sempre che ogni personaggio o evento debba essere funzionale al nostro racconto. Se così non fosse è un dettaglio superfluo e andrebbe 'ripulito'. Come si colloca allora questo "paesaggio inesplorato"?
Questo signore anziano e al sua auto che senso avrebbero poi se di senso (utilità per la nostra narrazione) non ne hanno?

Morena: domanda pertinentissimissima. La funzionalità di un personaggio o di un evento la si esprime spesso come necessità, quindi, se dettaglio superfluo, va eliminato. Sì e no, secondo me.
La funzionalità può essere legata anche ad un senso misterioso o di suspense proprio nel non raccontare alcune cose. Non è che la funzionalità debba sempre coincidere con la compiutezza della situazione, con un "tutto chiaro e palese", anzi.
Non confondiamo la compiutezza con l'intreccio. La funzionalità dell'intreccio ha un sapore necessario, mentre quella della compiutezza è una scelta stilistica.
Pensa al vago leopardiano, anche se vago non significa che è superfluo. Eppure il vago rimanda a tante cose comunque.
Mi rendo conto che dovremmo parlarne con calma, rischiamo di non capirci e fraintenderci. E qui, diciamocelo, stiamo alzando il livello di complessità.
A una prossima occasione, magari colgo la palla al balzo per parlarne ancora nei prossimi giorni e cercare di chiarire ulteriormente.

grazie. questo è davvero un argomento che può risultare ostico, ma è anche molto interessante. aggiunge mistero e atmosfera e ciò non guasta.

se può servire posto un mio brano dove c'è (credo) una cosa simile.
Anche se non ci tengo a renderlo pubblico ma insomma, un brano...

@Morena: nei commenti potete postare ciò che desiderate, se serve a rendere ancora più interessanti le lezioni. Grazie.

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