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Scrivere un romanzo in 100 giorni - Lezione 26

L’intento di ieri era presentare un testo e fare concentrare chi legge sulle debolezze della scrittura. Sulla base delle lezioni fatte finora quante ne avete trovate? Se vi dico che ce ne sono più di venti vi stupisce? Più tardi farò un commento a questo post per evidenziarli.
Ora, voglio subito passare ad altro: il confine diafano fra realtà e fantasia potremmo chiamare la lezione di oggi.
L’utilizzazione della tecnica che vi presenterò mostra un sofisticato mezzo letterario per stupire il lettore, per farlo tornare bruscamente nella realtà, per renderlo ancor più curioso di comprendere il senso della storia narrata.

Immaginate di raccontare la spesa al supermercato di una signora con il figlio di due anni, carica sul carrello un pacco di biscotti, prende il sale, saluta un’amica, la fate poi arrivare alla cassa, esce e trova il suo ex marito che l’aveva lasciata andandosene con un’altra, vanno a prendere un caffè, lui gioca con suo figlio che non vedeva da circa un anno, parlano, ridono, lei piange, si abbracciano. Poi, d’improvviso tornate con la scena al momento in cui lei salutava l’amica dentro il supermercato. Sì, avete capito bene, tutto il resto era soltanto nella testa della donna, era un sogno, una fantasia mentre faceva la spesa. Il lettore lo scopre alla fine, nel momento in cui si torna alla scena che era stata già presentata.

Immaginate un romanzo colmo di scene simili, un romanzo psichico potremmo dire, e pensate alle continue domande di chi legge che esclama: ‘No, non è possibile che accada questo!’, e poi scopre che era una fantasia del protagonista.

Gestire tale tecnica non è semplice, vi servono appunti precisi, linee temporali ben evidenziate, nulla vi deve scappare. Ma il risultato potrebbe essere a dir poco interessante.
L’intreccio dei piani è fondamentale in questo caso, curatelo con attenzione. Non dovete sconvolgere le otto macrotematiche e le ventiquattro microtematiche, potete inserire una o più scene narrative che giocano fra realtà e fantasia lavorando sulla griglia.
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Marilena salutò Virginia, l'amica era in fila alla cassa vicina e lei non se ne era accorta fino al suo richiamo, poi mise il sale sul nastro della casa mentre Luca frignava per avere una caramella dal pacchetto appena comprato.
La cassiera andava piano: si vedeva che non era giornata. Marilena guardò fuori dalla vetrata e lo vide. Marco! è sempre bello... dai sbrigati, stupida, pensò guardando verso la cassiera dai gesti da bradipo. Spinse gli asparagi e il sale verso le mani della donna, Gessica diceva il cartellino sul petto, dai Gessica, datti una mossa prima che Marco se ne vada. Non lo vedeva da un anno, da quando se l'era preso quella stronza bionda con il culo grosso. ... e girati, dai, che voglio vederti. Lui si girò e la vide. Le fece segno ... che bello ritrovarti. Stai benissimo. Grazie, anche tu non sei male. Luca vieni in braccio da papà. Ma quanto sei bello! mi siete mancati tutti e due. che bello trovarci di nuovo tutti insieme. Marilena scoppiò a piangere e Marco la prese tra le braccia, lei e Luca insieme. Erano tutti e tre in un unico cerchio d'amore. Di nuovo come allora, come prima della stronza con il culo grosso.
... Marilena, Luca piange. Non lo senti, Marilena? Virginia la stava toccando sul braccio.
... cosa? ah, sì, scusa. Vieni qui, tesoro, vieni in braccio da mamma. Ora usciamo. ecco la caramella.
Marilena infilò tutto di nuovo nel carrello, senza borse, buttando tutto alla rinfusa, allungò il bancomat a Gessica e una caramella a Luca, digitò il pin, intascò carta e scontrino e si avviò.
All'uscita si guardò intorno. Lui non c'era.

[scritto in diretta. non so se ho capito bene. forse non ho mai usato questa tecnica. se correggi sarà un esempio utile. riporterò anche le correzioni nel mio blog]

Ecco il commento con gli errori del testo di ieri.

Anzitutto quelli più palesi legati a refusi, errori grammaticali, ecc.

1) De André non De Andrè, subito, nella prima riga.
2) Due volte "perchè" nella seconda riga, invece che "perché".
3) "la povertà mia mia", sesta riga, ripetizione di parola.
4) "predicatori,mi ritrovai", settima riga, non c'è lo spazio dopo la virgola.
5)"macherando un'istinto" all'inizio del dialogo, "istinto" è maschile, senza apostrofo.
6) Nello stesso rigo: "che avrei voluto gettargli contro". Sarà invece "gettarle" non "gettargli", ci si riferisce all'amica.
7) "adoro chi non ragiona sulle parole, sui significati, sullaverità", fra "sulla" e "verità" ci vuole uno spazio.
8) "E mi capitava di farlo con mamma, con nonna,con gli amici", ci vuole lo spazio dopo la virgola di "nonna".
9) "con tutte le pecorelle cristiane che la Domenica resuscitavano se stesse". La "domenica" con "d" minuscola, perché maiuscola?
10) "Non riuscivo più a credere a certe panzane:una donna", serve uno spazio dopo i due punti.
11) "un dio che si divide in tre dei e magari incontrandosi discutevano sulle proporzioni reciproche". Perché "discutevano", al passato? Non si lega a livello temporale, quindi, sarà "discutono".
12) «Non credere in niente, un senza Dio, ovvi no?», "ovvio", non "ovvi".
13) "Magari se fossi un pò meno ignorante ti renderesti conto", "po'", non "pò" (errore molto frequente questo perché lo si porta dagli sms sbrigativi che hanno imposto tale modalità).
14) "Perché essere atei significa essere senza dio, credere in nulla, secondo loro". "dio" diventa con la maiuscola, cioè "Dio".
15) «Scusami ancora, ma tu credi in Belzebù?» chiedevo.
«No, che cose stupide mi dici!
Non sono state chiuse le virgolette dopo "dici!".
16) «Esatto!».
«Capisco, e credi in afrodite?».
"Afrodite" con la maiuscola.
17) «Semplice: tu, sei atea verso decine e decine.."
Una pessima virgola fra soggetto e verbo.
18) "volevo non pensare ma con un acribia degna dell’orologio di Kant". "un'acribia", è femminile.
19) "Ne era valsa la pena?Ero più sereno esplorando territori sconosciuti?". Manca lo spazio dopo il punto di domanda.
20) "non faceva parte delle mie corde vocali, ahimé capitò". "Ahimè" non "ahimé".
21) "Mi fece una filippica infinita sul senso dell’ofesa". "Offesa", due effe.
22) «Che intendi dire? curioso.
Non ho chiuso le virgolette dopo il punto di domanda.
23) «Nel momento in cui io accosto in questo ordine le due parole cane e dio, tipo dicendo bello quel cane, dio lo ha creato, sembra che vadi tutto bene, se dico lo ha creato dio quel cane, già inizi ad irrigidirti, se dichiaro dio cane, apriti cielo, sono un maleducato irrispettoso!».
In questo periodo ci sono più errori, non sono evidenziate le frasi che il protagonista vuole marcare. Inoltre, c'è un orribile "vadi", da sostituire ovviamente con "vada".
24) "non vi curate di capire che la bibbia", la "Bibbia" con la maiuscola.
25) "quando il vostro cervello comincia a fumare,avete un ottima soluzione". Due errori: lo spazio dopo la virgola e "un'ottima" con l'apostrofo.

Li avevate visti? E questi sono solo errori, ripeto, di grammatica oppure refusi, ecc.

L'abito non fa il monaco, ma nel presentare magari il vostro testo a qualcuno lo fa eccome. Siate vigili.

E non inizio neppure a considerare altri punti di vista: ritmo, scelte stilistiche, dialoghi, ecc. Non finirei più, ci sarebbero molti errori da considerare nel testo presentato.
La mia idea non era tanto quella di fare un'analisi critica e serrata al testo, quanto invece farvi lavorare con spirito critico alla ricerca delle informazioni che in queste settimane avete assorbito dalle lezioni.

@Morena: non c'è nulla da correggere dal punto di vista della tecnica, è perfetto, hai capito benissimo. Bingo! ;)

Grazie per il "bingo" :)

ritorno al post di ieri. Gli errori di grammatica e i refusi sono importanti. alla prima lettura qualcuno me lo ero perso, lo confesso, ma con calma li avrei recuperati tutti.
Però io credevo che tu ti riferissi anche agli errori di stile. Io vorrei quelli. Cioè, vorrei che tu sottolineassi quelli. Per vedere se combinano con i miei ;)

@Morena: va bene, rimane però il fatto che è una parte brevissima che decontestualizzata dal resto del racconto rischia di essere fraintesa. In ogni caso, dal mio punto di vista, gli errori sono questi. Cercati, voluti, come vi avevo detto.

1) L'io narrante non crea alcun tipo di suspense, dichiara già tutto nella prima parte. A che cosa servono i dialoghi se sappiamo come va a finire? Ecco, questa è una prima debolezza.

2) «Ma perché non ricominci a venire a messa?» mi disse Gessica.
Ecco, un nodo stucchevole è rappresentato da quella domanda, che, inserita nel contesto dialogico, appare quasi banale, infantile per una ragazza.

3) E poi: «Un po’ di rispetto Fabio!» quasi bramì l’amica. Sono amici, stanno ragionando, perché l'amica deve bramire? Perché deve quasi cacciare un urlo per spiegarsi? Stona, sembra esagerato.

4) Non c'è alcun senso del ritmo, monotono direi, uguale a se stesso dall'inizio alla fine. Non va bene, Fabio si sente solo e perso, bisogna usare il ritmo per fare emergere lo stato d'animo, invece il ritmo qui è brusco, veloce, non rende insomma l'inquietudine solinga del ragazzo. Sembra che quel giorno sia stato l'apice di una situazione ma il ritmo non lo abbraccia, non segue la scia. Rimane uguale, ripeto, dall'inizio alla fine.

5) All'inizio Fabio sostiene: "Nessuna verità; nessuna certezza;". Poi, invece è colmo di certezze contro la religione altrui, lo si intende dai dialoghi, come si legano le due cose, sembra disarmonico il tutto.

6)Osservate questo periodo: «Ma perché non ricominci a venire a messa?» mi disse Gessica.
«Dai, non rompere, lo sai come la penso, non mi piace chi non ragiona con serietà sulle parole, sui significati, sulla verità, li lascio volentieri a te i parolai dell’aldilà».
«Un po’ di rispetto Fabio!» quasi bramì l’amica.

"Mi disse Gessica" -> Un monologo interiore, l'io narrante.
"quasi bramì l’amica". -> Il narratore in terza persona, non possono legarsi le due.

Prima c'è un monologo interiore e poi il narratore è in terza persona.

7)La situazione concerne i pensieri di Fabio sulla religione, i pensieri dovrebbero essere resi con un uso massiccio di subordinate, quasi a rappresentare i ragionamenti, ma invece non è così.

Queste sono soltanto alcune debolezze, ma che rendono il testo poco interessante. Ce ne sarebbero altre, volendo.

zitta e prendo appunti.
avevo inziato a leggere ieri, in fretta causa problemi di lavoro e a parte il "mia mia" che balzava non avevo avuto tempo di cogliere altro, a parte che lo trovavo poco scorrevole.
dire qualcosa adesso sarebbe come commentare un cruciverba dopo aver letto la soluzione...

Ciao Sul,
certo non volevo accantonare il cristianesimo con due parole.
Ho passato anni e dico anni giovanili a leggere, sia la Bibbia, sia i Vangeli. A leggere l'esegeta Gianfranco Ravasi, il poeta Padre David Maria Turoldo, la storia del cristianesimo e la sua diffusione ed influenza. A leggere gli Apocrifi e le vite dei santi. Traduzioni della Bibbia protestante, anglicana, ortodossa. In fondo, ci volevo fare una professione. Ma le contraddizioni erano troppe e la voglia di sapere molta così iniziai a leggere anche saggi di religioni comparate. Così passai al Corano, al Talmud, al Bhagavad-Gita, alle varie correnti buddiste bramando di conoscere la verità assoluta. Non l'ho trovata. Ho trovato invece molta umanità e ben poca divinità :)
Ora non credo più alle religioni rivelate ma non nego l'esistenza di uno o più Dei nell'infinito universo.
Ora sto leggendo il libro di Corrado Augias e Remo Cacitti: Inchiesta sul cristianesimo (come si costruisce una religione) e lo trovo straordinario come solo può essere Augias.
Tornando a quest'ultima lezione devo dire che provo sempre una profonda delusione se non inganno lo scoprire che la scena che mi teneva col fiato sospeso si rivela poi essere una fantasia o, peggio, un sogno.
Grazie come sempre,
Alex
P.S. Se trovi errori non li ho messi apposta... :D

@Sonia: e vai con gli appunti! ;)
@Alex: la mia era una provocazione, non mi sembri il tipo che fa battute secche senza senso. Un giorno ti racconto il mio percorso spirituale, sono stato come la Rai: di tutto e di più. ;)

Solo una parola:FORTE!

Aveva appena passato il banco dei surgelati, ultimo pedaggio da pagare al piccolo Tommaso: una scatola di ghiaccioli; con quel caldo di fine Luglio anche ad Anna era venuta voglia di qualcosa di fresco. Si avviò alle casse cercando la fila più corta.
"Ciao Anna!"
Una voce amica, da una delle corsie, attirò la sua attenzione.
"Ciao Cinzia, anche tu intenta a fare spese?" la classica domanda scontata le uscì di bocca senza un reale interesse, voleva solo tornare a casa. Una veloce discussione sul passare del tempo l'annoiò per i successivi 5 minuti, alla fine salutò l'amica e si diresse nuovamente alle casse. Le colonne ora le apparivano più lunghe e provò un certo fastidio verso l'amica, quasi fosse colpa sua se adesso le toccava perdere ancora più tempo, un sospirò le uscì fuori mentre volse lo sguardo a quella coppia nella fila di fianco.
Sistemò in fretta la spesa nel bagagliaio e tornò a riposizionare il carrello per riprendersi l'euro. Vi era uno zingaro appoggiato al palo che chiedeva l'elemosina, ma quando andò per porgergli l'euro gli scivolò di mano. Inseguì la monetina in fuga per qualche metrò e si chinò per raccoglierla e lì, la sua mano, si intrecciò con quella di Lui...Era davvero Lui.
"Ciao Anna!"
"Ciao Francesco, anche tu intento a fare spese oggi?" Questa volta la domanda scontata era tutt'altro che priva di interesse. Tommaso si mise a gridare: "Papà, papà! Prendimi in braccio". Francesco non si fece pregare, da un anno non vedeva suo figlio. "E con Serena come va?" Chiese lei, ingenuamente speranzosa. "Non va, è finita" Si limitò a dire lui, ma fu come se quelle parole gliele avesse cantate tanta fu la sua gioia nell'ascoltarle.
Si diressero nel bar di fronte al supermercato, un caffé tra amici si erano detti, ma per Anna era molto di più, era l'inizio di una nuova vita era..."E' il suo turno signora". "Come? Ah si mi scusi!" Imbarazzata Anna si affrettò a mettere sul nastro la spesa. Tommaso di nascosto aveva messo nel carrello alcuni extra, ma non lo rimproverò, sperava solo che nessuno l'avesse vista perdersi nei suoi sogni, temeva che potessero leggere la sua disperazione.
Attendendo il conto guardò con occhi persi il parcheggio, lo zingaro c'era davvero e ringraziava la coppia della fila di fianco, che gli aveva lasciato l'euro di mancia.

Vabbé, io c'ho provato!

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